"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

18 giugno 2007

Queste barbarie devono finire con l’intervento della comunità internazionale:Monsignor Philip Najim


Liberato in Iraq padre Hani, dopo 12 giorni di prigionia

di Amedeo Lomonaco

A Baghdad è stato rilasciato, dopo 12 giorni di prigionia, il sacerdote cattolico di rito caldeo Hani Abdel Ahad.
Il sacerdote caldeo, rapito lo scorso 6 giugno a Baghdad insieme con 5 giovani cristiani subito liberati, è stato rilasciato ieri nella capitale irachena. E’ in buone condizioni di salute e non ha subito maltrattamenti. Ma la situazione dei cristiani in Iraq, spesso vittime di sequestri e persecuzioni, continua ad essere drammatica. Il sequestro di padre Hani, avvenuto tre giorni dopo il barbaro assassinio a Mossul di padre Ragheed Gani e di tre suoi subdiaconi, è solo l’ultimo di una tragica serie di rapimenti. I sequestri di sacerdoti in Iraq sono legati soprattutto a questioni economiche perché sono una fonte di guadagno ma sono anche un modo per seminare terrore e indurre i cristiani alla fuga. Gli effetti di questa campagna sono purtroppo evidenti. Nel quartiere di Dora a Baghdad, in passato abitato da molte famiglie cristiane, la fuga è spesso una necessità. Anche l’area di Amiriya, roccaforte sunnita, sta diventando una “zona minata” per i cristiani. Nella capitale irachena, ad eccezione di rari casi, sono ormai rimasti solo quei cittadini cristiani che non sono riusciti a trasferirsi in zone più sicure del Paese o all’estero. Le minacce di morte non risparmiano, poi, neanche i musulmani che cercano di aiutare i cristiani.
Quali sono adesso le speranze per i cristiani in iraq, dopo la liberazione di padre Hani? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto al procuratore apostolico per i caldei in Italia, mons. Philip Najim

Clicca su "leggi tutto" per l'intervista di Radiovaticana a Monsignor Philip Najim
"Certamente siamo felici della liberazione di padre Hani dopo 12 giorni di prigionia. Speriamo che i rapimenti non accadano più perché sono uomini che hanno dedicato la loro vita a servire tutta la comunità irachena, senza distinzione tra musulmani e cristiani."
Il rapimento di padre Hani è avvenuto tre giorni dopo il barbaro assassinio a Mossul di un sacerdote caldeo e di tre subdiaconi. Quando finirà e come potrà finire questa barbarie?
"Queste barbarie devono finire con l’intervento della comunità internazionale; come ha sottolineato ieri il Santo Padre ad Assisi, la comunità internazionale deve intervenire e porre fine a questa tragedia che riguarda tutto il Medio Oriente, specialmente l’Iraq. Noi preghiamo sempre, continuiamo a pregare affinchè la comunità internazionale almeno consideri questa situazione come una situazione umanitaria. Si deve porre fine a questa tragedia e promuovere la pace in Iraq."
Dunque è necessario l’intervento della comunità internazionale; ma come reagisce in Iraq la comunità musulmana a questi sequestri e alle persecuzioni contro i cristiani?
"I musulmani sono amareggiati di quello che accade ai cristiani e di quello che accade a loro perché queste azioni non fanno parte della storia del popolo iracheno. Queste sono forze oscure che vengono dal di fuori del Paese per creare queste divisioni. Il popolo iracheno è sempre stato unito e i fratelli musulmani soffrono e sono amareggiati; non accettano quello che accade ai loro fratelli iracheni cristiani in Iraq."