By Baghdadhope* - Patriarcato Caldeo
Con una lettera ufficiale inviata all'amministratore patriarcale della chiesa caldea, Monsignor Habib H. Al-Naufali, il Cardinale Louis Raphael Sako, dimessosi pochi giorni fa dalla carica patriarcale ha annunciato la sua intenzione di non partecipare al sinodo che dovrà nominare il suo successore perché "non si possa dire che sono intervenuto, ho influenzato o sostenuto un candidato piuttosto che un altro."
Nella lettera il Cardinale Sako ha annunciato anche la sua intenzione di lasciare la sede patriarcale di Baghdad per trasferirsi ad Ankawa, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, per "vivere in pace, in serenità e gioia" e di non "interferire negli affari del futuro patriarca."
In questi momenti, considerando quanto l'Iraq, e proprio il nord ed Erbil, la capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno, siano in stato di massimo allarme a causa della guerra Israele/USA contro l'Iran che ha provocato danni alle infrastrutture, (aeroporto di Erbil in primis) feriti e morti, non è prevedibile quando il Cardinale Sako potrà trasferirsi.
La situazione fa inoltre pensare che anche per le difficoltà o addirittura l'impossibilità a raggiungere la zona il prossimo sinodo potrebbe tenersi non più in Iraq ma altrove, magari a Roma. Si tratterà pur sempre di un sinodo "delicato" che dovrà sostituire non un patriarca deceduto o molto malato, come è stato nel casi dei predecessori del Cardinale Sako, il patriarca Mar Raphael I Bedaweed e Mar Emmanuel III Delly, ma di un patriarca in salute che pur avendo già superato i limiti di età due anni fa era stato incoraggiato a proseguire la sua missione da Papa Francesco.
Un sinodo che dovrà anche affrontare dei dissidi interni alla chiesa che hanno portato alcuni vescovi a prendere posizione contro lo stesso patriarcato disertando dei sinodi, esprimendo pubblicamente le proprie contrarietà o agendo non in armonia con le sue direttive, lo scandalo che solo qualche giorno prima delle dimissioni del Cardinale Sako ha portato all'arresto da parte delle autorità americane con l'accusa di appropriazione indebita il vescovo degli Stati Uniti occidentali, Monsignor Emmanuel H. Shaleta e la nomina delle sede vacante di Alqosh (nord dell'Iraq) dopo l'improvvisa scomparsa, lo scorso giugno, del suo vescovo Monsignor Thabet Mekko.
La situazione fa inoltre pensare che anche per le difficoltà o addirittura l'impossibilità a raggiungere la zona il prossimo sinodo potrebbe tenersi non più in Iraq ma altrove, magari a Roma. Si tratterà pur sempre di un sinodo "delicato" che dovrà sostituire non un patriarca deceduto o molto malato, come è stato nel casi dei predecessori del Cardinale Sako, il patriarca Mar Raphael I Bedaweed e Mar Emmanuel III Delly, ma di un patriarca in salute che pur avendo già superato i limiti di età due anni fa era stato incoraggiato a proseguire la sua missione da Papa Francesco.
Un sinodo che dovrà anche affrontare dei dissidi interni alla chiesa che hanno portato alcuni vescovi a prendere posizione contro lo stesso patriarcato disertando dei sinodi, esprimendo pubblicamente le proprie contrarietà o agendo non in armonia con le sue direttive, lo scandalo che solo qualche giorno prima delle dimissioni del Cardinale Sako ha portato all'arresto da parte delle autorità americane con l'accusa di appropriazione indebita il vescovo degli Stati Uniti occidentali, Monsignor Emmanuel H. Shaleta e la nomina delle sede vacante di Alqosh (nord dell'Iraq) dopo l'improvvisa scomparsa, lo scorso giugno, del suo vescovo Monsignor Thabet Mekko.
Ma come si elegge un patriarca delle chiesa caldea?
Secondo il Codice di Diritto Canonico delle Chiese Orientali (CCEO)
Secondo il Codice di Diritto Canonico delle Chiese Orientali (CCEO)
Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale deve riunirsi nella residenza patriarcale (Baghdad) oppure in un altro luogo da designare dall’Amministratore della chiesa patriarcale (Monsignor Al Naufali) col consenso del Sinodo permanente.
L'ultimo sinodo permanente si è riunito a Baghdad nel novembre 2025 ed era composto dal patriarca Cardinale Mar Louis Sako, dall'attuale amministratore patriarcale sede vacante Monsignor Habib H- Al Naufali, il più anziano per ordinazione tra i vescovi del Sinodo permanente; .dal Vicario patriarcale Monsignor Basel Yaldo, dal vescovo di Tehran, Monsignor Imad Khoshaba e dal vescovo della California ora coinvolto dalle questioni giudiziarie succitate Monsignor Emmanuel H. Shaleta.
L'ultimo sinodo permanente si è riunito a Baghdad nel novembre 2025 ed era composto dal patriarca Cardinale Mar Louis Sako, dall'attuale amministratore patriarcale sede vacante Monsignor Habib H- Al Naufali, il più anziano per ordinazione tra i vescovi del Sinodo permanente; .dal Vicario patriarcale Monsignor Basel Yaldo, dal vescovo di Tehran, Monsignor Imad Khoshaba e dal vescovo della California ora coinvolto dalle questioni giudiziarie succitate Monsignor Emmanuel H. Shaleta.
Il sinodo per la nomina del nuovo patriarca deve avvenire entro un mese a partire dalla data di vacanza della sede patriarcale (10 marzo da Bollettino ufficiale della Santa Sede) fermo restando un tempo più lungo (ma non eccedente i due mesi) stabilito dal diritto particolare.
Ad avere voce attiva nella elezione del nuovo patriarca sono solo i membri del Sinodo dei vescovi che, legittimamente convocati, hanno un grave obbligo di partecipare all'elezione.
Se qualche vescovo ritiene di avere "giusto impedimento" e non poter partecipare al sinodo deve esporre le sue ragioni al Sinodo ed a decidere sulla legittimità di tale impedimento saranno i vescovi presenti all'inizio delle sessioni dello stesso.
Una volta fatta la convocazione, e tolti i vescovi che non partecipano al sinodo per legittimo impedimento, se due terzi di quelli che vi partecipano sono presenti il sinodo può procedere all'elezione.
Ad essere eletto patriarca sarà il nominato che ha riportato due terzi dei voti a meno che per diritto particolare non sia stabilito che dopo almeno tre scrutini infruttuosi sia sufficiente la sola maggioranza dei voti.
Ad essere eletto patriarca sarà il nominato che ha riportato due terzi dei voti a meno che per diritto particolare non sia stabilito che dopo almeno tre scrutini infruttuosi sia sufficiente la sola maggioranza dei voti.
Se entro quindici giorni dalla prima riunione il Sinodo non ha ancora eletto il nuovo patriarca la questione passa direttamente nelle mani del Sommo Pontefice, Leone XIV in questo caso.
Dal momento della sua elezione a patriarca il prescelto ha due giorni di tempo per decidere se accettare la carica.
Se lo fa l'eletto deve richiedere per iscritto al Pontefice la comunione ecclesiastica e nel frattempo non può né convocare sinodi e né nominare vescovi. Il nuovo patriarca potrà esercitare validamente il suo ufficio solo successivamente all'intronizzazione.
Il Cardinale Sako, in quanto patriarca che ha rinunciato alla propria carica, conserverà il suo titolo ed gli onori soprattutto nel corso delle celebrazioni liturgiche, avrà diritto all'assegnazione, con il suo consenso, di una degna abitazione e che gli si forniscano i mezzi, provenienti dai beni della Chiesa, per il suo decoroso sostentamento. (Can. 62 CCEO)
Se lo fa l'eletto deve richiedere per iscritto al Pontefice la comunione ecclesiastica e nel frattempo non può né convocare sinodi e né nominare vescovi. Il nuovo patriarca potrà esercitare validamente il suo ufficio solo successivamente all'intronizzazione.
Il Cardinale Sako, in quanto patriarca che ha rinunciato alla propria carica, conserverà il suo titolo ed gli onori soprattutto nel corso delle celebrazioni liturgiche, avrà diritto all'assegnazione, con il suo consenso, di una degna abitazione e che gli si forniscano i mezzi, provenienti dai beni della Chiesa, per il suo decoroso sostentamento. (Can. 62 CCEO)



