Baghdadhope
“Baghdad ha perduto la sua bellezza e non ne è rimasto che il nome.
Rispetto a ciò che essa era un tempo, prima che gli eventi la colpissero e gli occhi delle calamità si rivolgessero a lei, essa non è più che una traccia annullata, o una sembianza di emergente fantasma.”
Ibn Battuta
Baghdad, 19 luglio 2014
16 aprile 2026
Padre Albert Hisham Naom: nomina a direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali del patriarcato caldeo
Padre Karam Shamasha: segretario personale del nuovo patriarca caldeo e direttore della segreterai patriarcale
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Padre Shamasha ha conseguito un dottorato e un master in teologia morale presso la Pontificia Accademia Alfonsiana di Roma, un diploma in studi religiosi presso la Pontificia Università Gregoriana, un diploma in formazione sacerdotale presso la Congregazione per il Clero, una laurea in teologia presso la Pontificia Università Urbaniana, un diploma in filosofia e teologia presso il Pontificio Collegio di Babele e una laurea in traduzione presso l'Università di Mosul.
In ambito accademico e amministrativo, attualmente ricopre la carica di Vice Rettore per gli Affari Accademici e Istituzionali presso l'Università Cattolica di Erbil ed è docente di teologia morale in diverse università e istituzioni ecclesiastiche tra le quali la Walsh University negli Stati Uniti; la Pontificia Università Urbaniana di Roma; l'Istituto Diocesano di Formazione Teologica e Pastorale; l'Istituto di Educazione Cristiana di Dohuk ed Erbil e il Pontificio Collegio di Babilonia per la Filosofia e la Teologia.
Nel suo ministero pastorale Padre Shamasha è parroco della parrocchia di Mar Korkis a Tellsquf, nella diocesi caldea di Alqosh. In precedenza ha prestato servizio nelle parrocchie di Alqosh e Tellsquf. È inoltre attivo nel lavoro ecclesiale e caritatevole attraverso la sua collaborazione con diverse organizzazioni, tra cui Hope for Christians of Iraq e Aiuto alla Chiesa che Soffre.
Sua Beatitudine esprime la sua fiducia in questo ministero e affida a Padre Shamasha questa responsabilità, chiedendo a Dio di rafforzarlo con la Sua grazia affinché possa adempierla fedelmente e saggiamente, per il bene della Chiesa e al servizio del popolo di Dio.
29 maggio 2026. A Baghdad la cerimonia dell'insediamento del nuovo patriarca caldeo: Mar Paulus III Nona
La cerimonia si terrà il prossimo 29 maggio, in concomitanza della festa del Venerdì Santo, nella cattedrale caldea di San Giuseppe a Baghdad e sarà guidata dalle parole di Marco (5:36) “Non abbiate paura. Abbiate solo fede.”
12 aprile 2026
Monsignor Emil Shimoun Nona è il nuovo patriarca della chiesa caldea. Assumerà il nome di Mar Paolo III
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| Foto Karamlesh Chaldean |
L'8 gennaio 2010 si è svolta la sua cerimonia di ordinazione per mano dell'allora patriarca Mar Emmanuel III Delly presso il Monastero di Dair al Sayida di Alqosh diventando, all'epoca, il più giovane vescovo del mondo.
Diventare arcivescovo di Mosul si rivelò subito difficile se poco più di un mese dopo la sua ordinazione Monsignor Nona si trovò a dover far sentire il suo grido d'allarme per la situazione della comunità cristiana a Mosul. Grido d'allarme che divenne grido disperato quando nel 2014 la città fu "presa" dalle truppe dell'ISIS che ne fecero la capitale irachena del loro "califfato," che segnarono le case dei cristiani con la lettera "NUN", che in arabo è la "N" iniziale di Nazareno e che obbligarono alla fuga le famiglie cristiane che, ancora, dopo tanti anni, sono tornate in pochissime.
Monsignor Nona fu così costretto ad abbandonare la città ed il 7 marzo 2015 fu insediato come Arcivescovo dell'Eparchia caldea di San Tommaso Apostolo per l'Australia e la Nuova Zelanda.
10 aprile 2026
Sinodo della chiesa caldea: i vescovi partecipanti
1. Al Naufali Habib
5. Kalabat Francis
Vescovo USA est
6. Kassarji Michael
Vescovo di Beirut
7. Khoshaba Gargees Imad
Arcivescovo di Tehran ed Amministratore Patriarcale di Urmia (Iran)
8. Maqdassi Mikha P.
Vescovo emerito
10. Moussa Najib Mikhael O.P.
Arcivescovo di Mosul
11. Nona Emil S.
Arcivescovo di Australia e Nuova Zelanda
12. Shaba Azad Sabri
Vescovo di Dohuk
13. Shabi Felix (Saeed) Dawood
Vescovo di Zakho ed Amministratore patriarcale diocesi di Alqosh
14. Sirop Saad
Amministratore apostolico diocesi USA ovest
15. Soro Bawai
Vescovo dimissionario del Canada
16. Warda Bashar M.
Arcivescovo di Erbil
17. Yaldo Basel
Vescovo ausiliare di Baghdad e titolare di Bethzabda
Udienza ai membri del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei
9 aprile 2026
Messaggio di commiato del Cardinale Louis Raphael Sako, Patriarca della chiesa caldea dal 2013 al 2026
Mentre mi preparo a lasciare la Sede Patriarcale di Baghdad per trasferirmi in seminario ad Ankawa/Erbil, desidero rivolgere loro questo messaggio di commiato. Innanzitutto, ringrazio Dio per tutte le benedizioni che mi ha elargito e tutti coloro che mi sono stati fedeli durante il mio ministero. Esprimo inoltre la mia gratitudine a tutti coloro che mi hanno contattato dopo le mie dimissioni: patriarchi, cardinali, vescovi, sacerdoti orientali e stranieri e persone di ogni fede. Le loro parole mi hanno profondamente commosso. Prometto loro che non li dimenticherò nelle mie preghiere.
Sono lieto di unirmi alla Chiesa caldea nella preghiera per i nostri vescovi riuniti a Roma, affinché il Signore li illumini e li aiuti a scegliere tra loro il più adatto a essere il loro padre, colui che incarna la loro unità e ne assicura la vitalità; colui che ama e serve il popolo, gioisce di esso ed esso gioisce di lui. A questo proposito, affermo di non aver contattato alcun vescovo per chiedergli di votare per un candidato in particolare. La mia assenza dal conclave è espressione del mio rispetto per la coscienza dei vescovi nella loro scelta. Chiunque diffonda tali menzogne e altre simili non ha una coscienza.
Negli ultimi 13 anni la Chiesa caldea ha attraversato una trasformazione qualitativa, fondata su autenticità, unità e rinnovamento, come si riflette nel mio motto patriarcale.
4 aprile 2026
Iraq, tra Mossul e Erbil una Pasqua vissuta sulla croce
La tensione sul terreno
Viaggio in Siria e Iraq, dove la Pasqua si celebra a porte chiuse. «Credere, nonostante tutto»
Irene Funghi, Agnese Palmucci
«A Damasco, tra timori di islamizzazione, minacce e stanchezza latente»
La decisione di limitarne lo svolgimento nelle chiese è arrivata il 29 marzo assieme alla condanna da parte dei patriarchi delle Chiese presenti nel Paese di quanto accaduto ad al-Suqaylabiyah, nella regione di Hama, segno evidente di un clima di tensione dilagato in tutta la Siria. Nel piccolo villaggio, dopo un diverbio tra un gruppo di musulmani e dei cristiani che nei loro locali vendevano alcol, un centinaio di giovani dei villaggi circostanti è tornato sul luogo, determinato a devastare la zona e incutere timore. Così, nel raid, è stata distrutta in una piazza anche una statua della Madonna.
Affermazioni che valgono anche per i massacri conto gli alauiti, che a Homs avvengono quasi quotidianamente e «a volto coperto». Anche per questo lì i riti pasquali si erano già tenuti in forma dimessa, senza dimostrazioni pubbliche anche lo scorso anno. «Non è una buona testimonianza – spiega l’arcivescovo – festeggiare, fingendo che vada tutto bene». La paura, però, rimane quella di una volontà «di islamizzazione, che non fa stare i nostri fedeli tranquilli». Tanto più se «ciò che accade è il frutto di aver lasciato che le armi si concentrassero nelle mani dei soli sunniti, che sentono di poter compiere vendette e ingiustizie impunemente».
«Passa il messaggio che i cristiani siano degli alcolizzati», spiega Mourad. Così le comunità hanno fatto proprie le disposizioni dei capi religiosi «per motivi di sicurezza, ma anche per chiedere al governo di prendere posizione e impegnarsi per ritirare le armi che alcuni gruppi e tribù detengono senza autorizzazione».
A spiegarlo è l’ispettore dei salesiani del Medioriente don Simon Zakerian, di origine siriana e in questi giorni in visita alle comunità di Aleppo, Damasco e in un villaggio vicino a Homs.
Una cautela entrata già nella pastorale da tempo: «Organizziamo gli spostamenti dei giovani a piccoli gruppi, senza dare nell’occhio, e facciamo attenzione a non far vedere ragazzi e ragazze che camminano insieme, usanza non sempre accettata dagli islamici. E appena veniamo a sapere che la tensione sale interrompiamo le attività», racconta il salesiano. Che non nega: «Dopo anni di guerra la gente è stanca».
«Affamata e malata, senza possibilità di cura», aggiunge Mourad, anche lui all’opera in questi giorni per aiutare la comunità a «meditare sull’umiltà che permette a Gesù di accogliere la sofferenza come una forza, capace di superare quella degli uomini e delle armi dei potenti».
«Così noi cristiani di Baghdad viviamo la fede, anche se intorno a noi resta la paura»
Anche l’arcivescovo di Erbil, Bashar Matti Warda in un’intervista ad Ewtn News ha confermato che, per esigenze di sicurezza, in questi giorni i riti sono limitati alle Messe, alle preghiere serali e alla Via Crucis, strettamente all’interno delle chiese. Dall’inizio della guerra, nell’arcidiocesi sono interrotte tutte le attività di catechismo e gli incontri dei giovani nelle parrocchie. Non si sono svolte neppure le processioni della domenica delle Palme, manifestazioni tra le più attese e partecipate dai cattolici d’Iraq, soprattutto nelle diocesi della piana di Ninive, dove si concentra il maggior numero di cristiani. La tradizione si è fermata soltanto in circostanze eccezionali, tra cui gli anni di sfollamento forzato per l’avanzata di Daesh e la pandemia da Covid-19.
Nella capitale irachena, ha aggiunto Marina, che lavora nell’università della città, durante la Quaresima le comunità cristiane hanno continuato a organizzare momenti di preghiera verso la Pasqua, adottando via via precauzioni sempre maggiori. «Come cristiana irachena - ha concluso la ragazza - ho imparato a vivere, pregare, lavorare anche in mezzo alla sofferenza e al timore, affidandomi a Dio». Forse questa è già Pasqua.
Iraqi Christians: Living in the Shadow of the Cross
April 3, 2026
Security fears prompt changes to Holy Week and Easter celebrations in Iraq
3 aprile 2026
Iraq: card. Sako, “Amatevi con il cuore. L’unico antidoto a un mondo diviso”
“Il comandamento dell’amore consegnato da Gesù nell’Ultima Cena come testamento spirituale rimane oggi l’urgenza più grande per la Chiesa e per il mondo”.
A ribadirlo in una sua riflessione in vista della Pasqua è il card. Louis Raphael Sako, già patriarca caldeo, diffusa attraverso i canali patriarcali. In una società segnata da “divisioni, conflitti, paure e distorsione della verità”, anche a causa dell’uso improprio dei social media e dell’intelligenza artificiale, il patriarca indica nell’amore evangelico “la via per ricostruire fiducia e relazioni autentiche” e ricorda che l’amore cristiano “non è un sentimento astratto né uno slogan”, ma nasce da una relazione concreta, da incontri reali con persone ‘di carne e ossa’: famiglia, comunità, parrocchia, vicini, colleghi.
"È a partire da queste relazioni quotidiane — sostiene — che si costruiscono la pace, l’unità e la riconciliazione”. Riprendendo i versetti di Giovanni, “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, il patriarca parla di un amore che “riempie il cuore di pace” e diventa segno visibile del Vangelo in un mondo lacerato.
E invita i cristiani a essere “profeti dell’amore e servitori della riconciliazione”, seguendo la misura dell’amore trinitario: un amore che unisce e non divide. Il messaggio si chiude con le parole della preghiera quaresimale del rito caldeo — “Che l’amore non cessi tra noi fino alla fine del mondo” — e con la certezza che “chi ama rimane vivo, mentre il malvagio è già morto anche se cammina”.
In his Farewell Message Jesus says: “Love each another with your heart!”
26 marzo 2026
Zakho Chaldean Catholic Eparchy Offers Condolences to PM Barzani Over Peshmerga Casualties
The message comes in the aftermath of an Iranian deadly attack with six missiles earlier this week that targeted Peshmerga positions in the Soran area, resulting in multiple casualties and drawing widespread reactions from political, religious, and civil society figures.
In its closing remarks, the Eparchy expressed hope for lasting peace and security, particularly as the region approaches significant religious observances, underscoring the importance of unity and resilience during times of crisis.
I hope that the next Patriarch will be
I write these wishes based on what I have personally experienced over 13 years.
24 marzo 2026
‘Solidarity is more than just a concept’ — Warda looks to future for Chaldean Catholic Church
Aram Pano, sacerdote de Irak: una vocación de la guerra
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| Fotografia Patriarcado Caldeo |
«¡Gracias por invitarme a hablar con nuestros amigos de habla hispana! ¡Shlama o shina o taibotha dmaria saria ild kol!, que en arameo quiere decir “la paz, la tranquilidad y la gracia de Dios esté con todos ustedes», saluda Aram.
La llamada a Servir al Señor
Una persecución tras otra
La Facultad de Comunicación de la Santa Cruz
Gerardo Ferrara





