martedì, luglio 22, 2014

 

Cristiani in Iraq. Mons Nona: basta parole occorre solidarietà concreta


Sempre più drammatica la situazione dei cristiani in Iraq, costretti alla fuga dall’avanzata violenta dello Stato islamico: un esodo di tremila persone, secondo l’Unicef.
Particolarmente grave la situazione a Mosul dove gli jiihadisti hanno occupato chiese e conventi, bruciato l’arcivescovato siro-cattolico e imposto ai cristiani o la protezione o la conversione.
Papa Francesco continua a far sentire la sua vicinanza, come conferma la telefonata di domenica al patriarca di Antiochia dei siro cattolici, Ignatius Youssef III Younan, e l’udienza di oggi al nunzio apostolico in Iraq e in Giordania, mons. Giorgio Lingua. “Ora abbiamo bisogno di solidarietà concreta e coraggiosa da parte di tutti”, fanno sapere oggi i vescovi iracheni riuniti a Baghdad.
L’appello riecheggia nelle parole di mons. Amel Shamon Nona, arcivescovo caldeo di Mosul, intervistato da Gabriella Ceraso:
 Abbiamo fatto un appello a tutto il mondo spiegando quello che è successo ai cristiani di Mosul: un crimine contro l’umanità. Abbiamo chiesto inoltre tre cose molto importanti: la protezione per noi e tutte le altre minoranze, poi di supportare le famiglie fuggite dalla città di Mosul e di trovare case e scuole per queste famiglie che hanno lasciato tutto.
Quindi, un appello alla comunità internazionale e alla comunità locale…
A tutti gli uomini dell’Iraq e di tutto il mondo di trovare una via d’uscita e soprattutto per la città di Mosul, dove c’è un patrimonio di Chiese e manoscritti importantissimi per la nostra storia, patrimonio di tutta l’umanità.
E’ di qualche ora fa la notizia che il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato le persecuzioni. Forse questo aiuterà?
Sicuramente ci aiuterà, ma abbiamo bisogno di cose reali. Abbiamo sentito tante dichiarazioni, tanti appelli ma la nostra gente ha bisogno di sicurezza perché i cristiani di tutto l’Iraq hanno molta paura.
Abbiamo notizia, le chiedo di confermarla, di tanti gesti di solidarietà dei musulmani nei confronti dei cristiani, sotto forma di accoglienza, sotto forma addirittura di manifestazioni pubbliche, in particolare a Baghdad. Domenica scorsa, alcuni musulmani si sono presentati con la lettera “N” sui loro vestiti, quella stessa lettera che era stata simbolo da parte dei jihadisti di persecuzione…
A Baghdad erano presenti circa 100 persone che hanno dimostrato la loro solidarietà verso tutti i cristiani. Ci sono stati anche altri gesti nella città di Mosul: alcuni musulmani hanno accompagnato dei cristiani fuori dalla città con le loro macchine. Sì, ci sono gesti di solidarietà ma non così tanti.
Secondo lei, a cosa stiamo assistendo? Ci sono alcuni giornalisti che addirittura parlano di “pulizia religiosa”…
Sì, è vero. È un termine brutto ma è reale, è quello che è successo e sta succedendo. È proprio così.
Nella riunione che avete compiuto con il Patriarca le parole del Papa vi hanno accompagnato, sono state ribadite?
Le parole del Papa ci danno una grande forza. Aspettiamo che anche tutti gli altri cristiani mostrino solidarietà con azioni concrete. Ci sono anche altre Chiese che hanno cominciato a dimostrare solidarietà ma vogliamo di più: che tutti i cristiani in tutto il mondo mostrino questa solidarietà, senza aver paura di parlare di questa tragedia.
Cosa dirà alla comunità che segue dopo questo incontro?
Non portiamo le parole ma portiamo le azioni, le parole non fanno niente oggi. L’importante sono le nostre reazioni contro quello che è successo.
C’è più paura o più coraggio in questo momento tra voi?
Ci sono entrambe le cose. Non da parte nostra, ma c’è comunque un po’ di disperazione da parte dei nostri fedeli perché, dal 2003 fino ad oggi, c’è questa situazione terribile di persecuzione. Per questo ci sono sia paura che coraggio. Non dobbiamo negare che tantissime famiglie cristiane e sacerdoti hanno lavorato in modo molto coraggioso nell’accogliere le famiglie e aiutarle a vedere il futuro in un modo migliore.

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