"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

27 dicembre 2010

Natale: La "Via Crucis" dei cristiani sulla stampa irachena

La 'via crucis' dei cristiani in Iraq arriva sulle prime pagine dei giornali del Paese in occasione delle festivita' natalizie. Il quotidiano Al Sharq dedica ampio spazio all'appello lanciato dal premier Nouri al-Maliki alle comunita' di fedeli affinche' "non permettano che Al Qaeda vinca". "Fuggire dall'Iraq a causa delle minacce terroristiche - ha affermato il premier - danneggerebbe gravemente una componente sociale (quella cristiana, ndr) "molto importante per il popolo iracheno." Il giornale, tuttavia, sottolinea come i cristiani abbiano deciso ugualmente di abolire feste e celebrazioni pubbliche per la paura di nuovi attacchi, dopo che l'organizzazione di Osama Bin Laden li ha definiti "bersagli legittimi".
"Al Qaeda ha trasformato il Natale dei cristiani in Iraq in un giorno di dolore e sofferenza"
a causa dell'attentato alla chiesa siro-cattolica di Baghdad: questa la riflessione del quotidiano Al Nahar mentre Al Sharq al Awsat rende noto che la polizia del Kurdistan ha sventato un attacco contro i cristiani in programma proprio durante le feste natalizie. Chiese prive di decorazioni, niente messa di mezzanotte e celebrazioni ridotte alla sola liturgia: per le comunita' cristiane e' stato un vero e proprio Natale blindato e all'insegna del lutto. Una decisione presa dalla Conferenza episcopale, riunitasi ad Erbil, in ricordo delle 46 vittime della strage avvenuta alla vigilia di Ognissanti nella cattedrale di Baghdad. Ma anche una scelta obbligata a causa del clima di paura che regna nel Paese dopo il turbine di violenze contro i fedeli. Il piano speciale varato dal governo iracheno in difesa dei cristiani, con un massiccio spiegamento di poliziotti intorno ai luoghi di culto e telecamere nelle chiese, ha funzionato: le funzioni si sono infatti svolte tranquillamente, senza imprevisti degni di nota.
Una cristiana, tuttavia, e' rimasta uccisa oggi in seguito all'esplosione di una bomba diretta contro una pattuglia di soldati Usa nella provincia di Salahaddin. La donna era in viaggio col marito, che e' rimasto ferito, verso Mossul, dove avrebbe dovuto prendere parte ad alcune celebrazioni natalizie.
Particolarmente significativa, invece, la partecipazione alle cerimonie svoltesi a Mansour da parte di Ammar Al-Hakim, il leader del Consiglio Supremo islamico in Iraq, un partito sciita: la sua presenza dal forte significato simbolico e' stata salutata con favore dal patriarca caldeo Emmanuel Delly. Nei giorni scorsi, comunque, Al Qaeda non aveva perso l'occasione per farsi sentire: in una email arrivata all'arcivescovo di Kirkuk, Louis Sako, lo Stato islamico dell'Iraq aveva promesso di far pagare ai cristiani "un prezzo altissimo" se non fossero state liberate "due sorelle egiziane convertite a forza al cristianesimo". La minaccia era di ripetere nella citta' curda la carneficina avvenuta a Baghdad.
E proprio la chiesa in cui il 31 ottobre scorso un commando di terroristi compi' un bagno di sangue, e' stata il fulcro delle celebrazioni natalizie. Sulla facciata dell'edificio campeggiava un grande poster con le foto delle vittime e l'immagine di un Cristo sanguinante. Malgrado il clima di intimidazione, circa 300 persone hanno deciso di assistere alla funzione. L'interno dell'edificio reca ancora i segni dell'assalto, con le mura sfregiate dai fori dei proiettili e i banchi in legno completamente distrutti. Cosi' i fedeli si sono dovuti accomodare su sedie di plastica. "Non ripareremo nulla, almeno per il Natale", ha spiegato all'AGI un sacerdote della cattedrale, Aisar Saaed. La chiesa, infatti, si e' gia' trasformata in un santuario: "i fedeli - ha raccontato padre Saaed - arrivano qui per conoscere i luoghi in cui si e' consumato l'attacco. Si fermano a pregare e ad accendere ceri per i martiri. Si inginocchiano davanti alla cripta, sotto l'altare, dove sono sepolti i due sacerdoti assassinati il 31 ottobre scorso, padre Waseem e padre Thair". Una sorta di silenzioso pellegrinaggio nato spontaneamente e quasi "per miracolo", ha sottolineato padre Saaed. E questo, ha concluso il sacerdote, "e' certamente un segno di speranza".