"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

7 febbraio 2008

La CCCB/CECC chiede al primo ministro Harper di aiutare gli iracheni cristiani


In una lettera al Primo Ministro Stephen Harper, la Conferenza Canadese dei Vescovi Cattolici (CCCB/CECC) ha chiesto al Governo del Canada a prestare particolare attenzione alla situazione dei cristiani iracheni che vogliono lasciare il proprio paese a causa delle minacce e degli attentati. Monsignor V. James Weisgerber, Arcivescovo di Winnipeg e presidente in carica della CCCB, ha osservato che "dagli eventi dell'11 settembre 2001 l'accento è stato posto sul rafforzamento delle misure di sicurezza, e il Canada è diventato meno accogliente per i richiedenti asilo". La sua lettera indica anche che negli ultimi due anni le comunità cristiane in Iraq hanno affrontato una violenza sempre maggiore e che i cristiani sono stati costretti a cercare rifugio in Giordania, Siria e Libano nella speranza di ricevere i visti per i paesi occidentali o per il Kurdistan settentrionale. Monsignor Weisgerber ha chiesto al primo ministro Harper di "intervenire in modo che particolare l'attenzione sia data ai cristiani iracheni nei consolati canadesi."
Anche se il ministro della Cittadinanza e Immigrazione ha recentemente annunciato misure atte a velocizzare i ricongiungimenti familiari dei profughi iracheni, il presidente della CCCB ha detto di sperare che il governo del Canada aumenti il numero massimo di profughi iracheni ammessi nel paese così come accaduto durante la crisi del Kosovo e durante la guerra in Sierra Leone. Il Presidente della CCCB ha constatato che un certo numero di diocesi cattoliche hanno accordi di sponsorizzazione con il governo federale e sono pronte ad assistere i profughi iracheni, ma il governo deve far sì che queste risorse possano essere sfruttate.

Clicca su "Leggi tutto" per la lettera della CCCB tradotta ed adattata da Baghdadhope


Onorevole Stephen Harper,

P.C., M.P. Primo ministro del Canada

Langevin Bldg.

80 Wellington Street

Ottawa, Ontario K1A 0A2

Egregio Signor Primo Ministro,

secondo le informazioni ricevute dalla Conferenza Canadese dei Vescovi Cattolici da parte delle autorità della Chiesa, incluso un messaggio di forte preoccupazione pronunciato da Papa Benedetto XVI in data 11 gennaio 2008 ed una condanna degli attentati pronunciata lo stesso giorno dall'Imam di Kirkuk che li ha definiti come contrari all'Islam, le comunità cristiane in Iraq stanno affrontando una violenza sempre crescente. Negli ultimi due anni i cristiani hanno convissuto con omicidi, sequestri e minacce non ricevendo protezione dalle autorità militari o politiche. Nel 2008 gli attentati sono già stati quattro, compresi quelli del 6 e del 9 gennaio, quando i cristiani sono stati presi di mira a Baghdad, Mosul e Kirkuk. Nel giugno scorso un sacerdote cattolico caldeo e tre suddiaconi sono stati uccisi a Mosul e due chiese sono state attaccate a Dora, a sud di Baghdad. La situazione sta costringendo molti iracheni cristiani a fuggire per cercare rifugio in Giordania, Siria e Libano, nella speranza di ricevere il visto per l'Occidente o per il Kurdistan settentrionale.

Il problema dei cristiani in Iraq è essenzialmente un problema di esclusione. Gli estremisti nazionalisti chiedono ai cristiani di convertirsi all'Islam ed in caso di rifiuto li considerano come persone che hanno abbandonato le proprietà ed il paese. I cristiani non sono più in grado di praticare la loro fede, le donne sono obbligate a indossare il velo ed alcuni crocifissi sono stati rimossi dalle chiese. Coloro che scelgono l'esilio sono veri rifugiati politici. Essi vorrebbero tornare alle loro case, ma la speranza di un ritorno alla pace e alla concordia tra iracheni cristiani e musulmani sembra loro irraggiungibile.

Il Canada è stato e continua ad essere un luogo sicuro per molti rifugiati politici provenienti da tutto il mondo. Tuttavia, dagli eventi dell'11 settembre 2001 l'accento è stato posto sul rafforzamento delle misure di sicurezza, e il Canada è diventato meno accogliente per coloro che sono in cerca di asilo. Se il governo canadese senza dubbio ha validi motivi per l'adozione di questo corso, i vescovi cattolici del Canada chiedono che si intervenga in modo che particolare l'attenzione sia data ai cristiani iracheni richiedenti i visti nei consolati canadesi.
E' drammatico constatare come tali situazioni continuino nel mondo oggi. Come vescovi siamo consapevoli del fatto che il Canada abbia continuato ed addirittura aumentato gli interventi diplomatici nel tentativo di influenzare i leader politici che non rispettano i diritti umani e fanno ricorso alla violenza per raggiungere i propri fini. Nonostante l'inerzia e indifferenza di altre parti del mondo il Canada può contribuire ad alleviare le sofferenze di coloro che sono vittime di ingiustizie e rappresaglie e certamente gli iracheni cristiani sono tra essi. Allo stesso tempo, accogliendo con favore un recente annuncio da parte del Ministro della Cittadinanza e dell’Immigrazione sull’accelerazione delle pratiche di ricongiungimento familiare dei profughi iracheni, rispettosamente auspichiamo maggiori risorse in questo campo.
Il ricongiungimento familiare non può però essere l'unica risposta alla crisi dei rifugiati iracheni ed il nostro invito al governo canadese è di considerare l'aumento del numero massimo di profughi iracheni ammessi nel paese come successo ad esempio durante le crisi del Kosovo e della Sierra Leone. Circa 20 diocesi cattoliche hanno accordi con il governo federale e sono pronte ad assistere i profughi iracheni in aggiunta ad altre comunità canadesi ed a diverse agenzie, ma il governo del Canada deve far sì che queste risorse possano essere sfruttate.
Nella speranza, Signor Primo Ministro, che il Suo governo mostri la strada alle nazioni democratiche e prenda l'iniziativa di alleviare le sofferenze di tutti i cittadini iracheni in cerca di asilo, Le chiediamo di fare il possibile perché i funzionari consolari canadesi siano attenti ai bisogni dei rifugiati iracheni e pronti ad aiutarli ad iniziare una nuova vita nella sicurezza del nostro Paese.


Cordiali saluti,

Monsignor V. James Weisgerber

Arcivescovo di Winnipeg

Presidente Conferenza Canadese dei Vescovi Cattolici