mercoledì, ottobre 19, 2016

 

S.B Il Patriarca Sako ha partecipato ad una task force per discutere del futuro dell'Iraq tenutasi a Berlino dal 17 al 19 ottobre

By Patriarcato Caldeo
Tradotto ed adattato da Baghdadhope

Sua Beatitudine, il Patriarca Louis Raphael Sako, accompagnato da Sua Eccellenza, Vescovo Ausiliare Basilio Yaldo, ha partecipato ad una task force per discutere del futuro dell'Iraq tra il 17 ed il 19 ottobre 2016 a Berlino - Germania
L'incontro è stato organizzato dalla Fondazione Konrad Adenauer, affiliata al Partito dell’Unione Democratica Cristiana (CDU) in Germania. Il moderatore è stato l'ambasciatore statunitense, il signor Rayan Crocker. L'argomento era, come sottolineato dal signor Crocker, presentare alla nuova amministrazione americana una visione sul futuro dell'Iraq e in particolare delle sue minoranze.

 Nella presentazione S.B il Patriarca si è focalizzato su:
• Alcune zone dell'Iraq sono ancora occupate dall’ ISIS (Daesh), ed in esse i civili vengono uccisi, massacrati, sfollati a milioni, le case sono in rovina e le infrastrutture distrutte giornalmente, servendo così l'agenda politica occidentale. I paesi occidentali "responsabili" dovrebbero, pertanto, sforzarsi di fermare tale sofferenza quotidiana del nostro popolo, sostenere la liberazione di tutte le nostre terre e migliorare le possibilità di riconciliazione perseguendo una risoluzione pacifica dei conflitti. Ci auguriamo che la liberazione di Mosul e la pianura di Ninive che è iniziata abbia successo. Spero che ci sarà una visione chiara, saggia e unica basata sulla realtà che consentirà di evitare i successivi disordini, e contribuire a raggiungere la pace, al fine di riportare la stabilità in questa parte del mondo e fermare gli spargimenti di sangue, i danni e la tragedia dei profughi. Spero che la liberazione di Mosul e la pianura di Ninive che è iniziato abbia successo. Questo è un segno di speranza per tutti noi.
Dopo la liberazione e la fine di questi conflitti, i governi occidentali coinvolti dovrebbero aiutare i profughi a tornare alle loro case; mettere in sicurezza le aree di conflitto; fornire ai profughi protezione completa; ripristinare i loro diritti e restituire le loro proprietà; contribuire alla ricostruzione delle città; compensare i danni provocati e sostenere il restauro del patrimonio culturale e religioso di tutte le sue componenti.
Successivamente gli iracheni saranno in grado di delineare una visione realistica per il loro futuro, sulla base di una complessiva riforma nazionale e di una road-map dello sviluppo attraverso un dialogo civile e sereno che tenga conto delle loro convinzioni etiche e politiche nazionali, lontane dalla mentalità di conflitto e vendetta.
In Iraq è necessaria la creazione di uno standard di cittadinanza in cui tutte le persone siano integrate sulla base della dignità e dell'uguaglianza, indipendentemente dalla loro religione o etnia. Le Nazioni Unite e le altre istituzioni dovrebbero spingere per il cambiamento di alcuni punti della Costituzione e il rispetto dei diritti umani. La libertà e la democrazia sono uno scopo per tutti. Nessuna forza al mondo può imporle attraverso le armi. La religione e lo stato devono essere separati.
Per quanto riguarda la situazione dei cristiani,
S.B ha sottolineato l'importanza per i cristiani di essere saggi, razionali e realistici, smettendo gli atteggiamenti di neutralità e di non intervento, ma piuttosto assumendosi le responsabilità nel partecipare e nell’avere un impatto positivo nell’apportare modifiche coerenti con le loro aspirazioni. In questo modo i cristiani potranno ottenere i loro diritti ed essere liberati dalla discriminazione e dall’intolleranza attraverso un dialogo con i loro partner in patria.
S.B ha concluso che perché i cristiani sopravvivano è necessario per loro impegnarsi nel processo politico e partecipare attivamente alle attività che perseguono la costruzione e lo sviluppo della patria basati sulla cittadinanza, sul rispetto delle leggi e delle responsabilità, e la diffusione dell’uguaglianza, della libertà e dei valori di nazionali di partenariato.

"In breve, ciò di cui abbiamo bisogno è essere incoraggiati a rimanere nella nostra patria sperando in un futuro promettente. I cristiani iracheni amano la terra in cui le loro radici risalgono a migliaia di anni fa e vorrebbero rimanerci,  a dispetto di tutto.
"

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