"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

8 febbraio 2021

Papa in Iraq: card. Filoni, “segnale per tutto il Paese. Manderà un segno alla comunità Yazida”


La visita di Papa Francesco in Iraq (5-8 marzo) “è un segnale inviato all’intero Paese. Per il Pontefice è una testimonianza che la terribile situazione creata dal conflitto del 2003 poteva essere evitata. Un conflitto illegittimo e sconsiderato” alla luce delle tensioni e di tutte le forme di terrorismo che ne sono seguite.
Così il card. Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, presenta il viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq. In un’intervista al quotidiano francese La Croix, il cardinale che è stato nunzio apostolico in Giordania ed Iraq (2001-2006) si dice certo che “Papa Francesco manderà un messaggio, un segno, anche alla minoranza yazida che ha patito sofferenze immense” per mano dello Stato Islamico. Per il porporato, la visita “incoraggerà il dialogo tra cristiani, musulmani e altre minoranze nel Paese, e la comprensione reciproca”. 
Spiega il card. Filoni: “In Iraq le persone vivono più o meno insieme. Ma ci sono pregiudizi molto forti. Quando ai bambini viene insegnato che i cristiani e gli ebrei sono infedeli, è ovvio poi che il dialogo ne risenta. Il dialogo deve avvenire tra credenti di diverse religioni, ma anche tra i musulmani, soprattutto tra sciiti e sunniti. Senza dubbio la visita del Papa può incoraggiare questa forma di ecumenismo intra-musulmano”. 
Nell’intervista, il cardinale auspica “leggi eque nei confronti delle minoranze. La legge – ribadisce – non può essere basata sull’Islam o sulla Sharia. Le leggi devono imporre il rispetto dei diritti di tutti, non solo della maggioranza. Sono tutti figli di un paese in guerra. I cristiani non dovrebbero essere tollerati come una concessione della maggioranza, ma dovrebbero sentirsi pienamente a casa. Molti musulmani riconoscono che i cristiani hanno contribuito allo sviluppo del Paese e hanno il diritto di viverci in pace”.