"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

9 ottobre 2008

Vicinanza del Sinodo dei Vescovi ai cristiani dell'Iraq

Fonte: Zenit

El Sínodo de los Obispos transmite su cercanía a los cristianos en Irak


Sínodo transmite proximidade aos cristãos no Iraque

La congregazione generale di questo mercoledì pomeriggio del Sinodo dei Vescovi si è conclusa manifestando la vicinanza della Chiesa universale ai cristiani dell'Iraq.
L'Arcivescovo Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo, ha preso la parola prima di congedarsi dai presenti per ricordare che in questi giorni ricorre il compleanno del Cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei.
Benedetto XVI ha scambiato uno sguardo con il Patriarca e si è unito all'applauso dei presenti.
Il Patriarca è nato il 6 ottobre 1927 a Telkaif ed è stato ordinato sacerdote caldeo a Mosul il 21 dicembre 1952. E' Patriarca dal 3 dicembre 2003 e Cardinale dal 24 novembre 2007.
Il suo patriarcato è stato caratterizzato dalla persecuzione subita dalle comunità cristiane del Paese e dall'esodo dei fedeli in cerca di un futuro sereno in altri luoghi.
Dopo l'assemblea, in alcune dichiarazioni a ZENIT il Patriarca ha chiesto le preghiere dei cattolici del mondo per i cristiani dell'Iraq e la mobilitazione perché vengano riconosciuti i loro diritti.
Secondo quanto ha reso noto la “Radio Vaticana”, il 7 ottobre tre cristiani – due dei quali padre e figlio – sono stati uccisi a Mosul mentre lavoravano. “Ancora una volta, le vittime avevano l'unica 'colpa' di essere cristiani”, ha affermato l'emittente pontificia.

8 ottobre 2008

L'appello da Mosul "Stiamo morendo!"

By Baghdadhope

La città di Mosul è purtroppo tornata all'attenzione internazionale per l'ondata di violenze che hanno colpito la sua comunità cristiana nelle ultime settimane. Sia Monsignor Philip Najim, Procuratore della Chiesa Caldea presso la Santa Sede sia Monsignor Louis Sako, Arcivescovo caldeo di Kirkuk si sono oggi appellati perchè quelle violenze cessino. Alle loro accorate parole si aggiungono adesso quelle che Padre Amer Youkhanna, sacerdote del clero di Mosul che vive a Roma ha riferito a Baghdadhope: "Le persone con cui ho parlato oggi a Mosul mi hanno detto di non avere altre parole per definire ciò che sta succedendo se non che si tratta di uno sterminio. Noi stiamo morendo, mi hanno detto, e bisogna che la nostra voce venga ascoltata. Le famiglie che sono rimaste a Mosul non hanno soldi per fuggire, non saprebbero dove andare, e così rimangono chiuse nelle case ad aspettare. E' una situazione terribile, forse mai, prima d'ora, la comunità cristiana di Mosul ha vissuto un tale periodo di terrore. Chi vuole instaurare lo stato islamico in Iraq con capitale Mosul vuole che la città non abbia più neanche un cristiano tra i suoi abitanti."

Appeal from Mosul: "We are dying"

By Baghdadhope

"Estamos muriendo", este es el llamado que se hace desde Mosul par Temas de interés católicos blogspot

Appel des chrétiens de Mossoul : «Nous sommes en train de mourir» Zenit

Llamamiento de los cristianos iraquíes: “¡Estamos muriendo!” Zenit

The city of Mosul is again on the international scene for wave of violence that hit its Christian community in recent weeks. Both Msgr. Philip Najim, the Procurator of the Chaldean Church to the Holy See and Msgr. Louis Sako, the Chaldean archbishop of Kirkuk appealed today for the stop of the violence. To their heartfelt words we must add now those that Father Amer Youkhanna, a priest from Mosul now living in Rome said to Baghdadhope: "The people I talked to today in Mosul told me that they have no other words to define what is happening unless that it is an extermination. We are dying, they told me, and we need our voice be heard. The families that remained in Mosul have no money to flee, thay don't know where to go, and so they remain here, locked in their homes waiting. It 's a terrible situation, perhaps never before now the Christian community in Mosul experienced such a period of terror. Who wants to establish the Islamic state in Iraq with Mosul as its capital wants the city no longer have even a Christian among its inhabitants. "

Iraq: Violenze anti cristiane, Sako (Kirkuk) agli abitanti di Mosul "fermate gli attacchi"

Fonte: SIR

Le violenze che hanno segnato in questi giorni Mosul, con la morte di 6 cristiani, tra cui un commerciante disabile, hanno spinto oggi mons. Louis Sako a lanciare un appello, in qualità di presidente della Commissione per il dialogo interreligioso dei vescovi iracheni, agli abitanti della città. “Mosul – si legge nel testo giunto al Sir – è un esempio di civiltà e di coesistenza per questo i suoi nobili abitanti non dovrebbero consentire che tali atti violino i diritti dei suoi pacifici abitanti. Siamo davanti alla violazione dell’unità nazionale che richiede a tutti di essere vicini specialmente in queste circostanze che vedono il nostro Paese sotto occupazione”.
“I cristiani iracheni – ricorda mons. Sako – non vogliono altro che una vita decente e pacifica, vogliono cooperare con tutti per costruire la stabilità per il bene della loro nazione così come hanno fatto sempre lungo la loro storia. Chiediamo a tutti gli uomini di buona volontà – conclude l’appello - di condannare questi attacchi e di preservare la presenza cristiana in questa storica città”.
L’appello di mons. Sako segue quello lanciato, sempre oggi, dal procuratore caldeo presso la Santa Sede, padre Philip Najim che parla di “omicidi mirati” di cristiani a Mosul e di comunità terrorizzate e costrette alla fuga.

Anti-Christian violence, Sako (Kirkuk) to the population of Mosul, ”Stop the attacks"

Source: SIR

The violence that over these days has affected Mosul, with the death of 6 Christians, including a disabled shopkeeper, has driven mgr. Louis Sako to make an appeal today, in his quality as the president of the Commission for Inter-Religious Dialogue of the Iraqi Bishops, to the city’s population.
“Mosul – states the text received by SIR – is an example of civilisation and cohabitation; that’s why its noble inhabitants should not let such deeds breach the rights of its peaceful inhabitants. This is a violation of the national unity, which demands that everyone be close to each other, especially in this predicament that sees our country occupied”.
“The Iraqi Christians – recalls mgr. Sako – want nothing but a dignified, peaceful life, they want to cooperate with everyone to build stability for the good of their country, as they have always done, all through their history. We ask all the men of good will – concludes the appeal – to condemn such attacks and make Christians stay in this historical city”.
Mgr. Sako’s appeal follows the one made, also today, by the Chaldean Procurator to the Holy See, Father Philip Najim, who speaks of “planned murders” of the Christians in Mosul and terrorised communities forced to leave the country.

Najim (Roma): "Fermate le uccisioni degli iracheni e rispettate i loro diritti.”

By Baghdadhope

Dichiarazione pervenuta a Baghdadhope di Mons. Philip Najim, Procuratore della Chiesa Caldea presso la Santa Sede.

"In queste ultime settimane stiamo assistendo ad una nuova, ennesima, ondata di violenza che sta colpendo la comunità cristiana di Mosul dove gruppi armati penetrano nei quartieri dove vivono i cristiani ed uccidono a caso chi trovano sulla propria strada. Sono omicidi a sangue freddo compiuti alla luce del giorno e davanti a decine di testimoni, come se questi gruppi volessero dimostrare il proprio poter operare impunemente, il proprio controllo della città. Decine di famiglie di Mosul sono fuggite o perché direttamente minacciate o perché terrorizzate, e le poche che hanno deciso di rimanere vivono barricate nelle proprie case e non osano uscirne, neanche per portare i bambini a scuola. Lo scopo è, chiaramente, seminare il terrore per completare l’opera di svuotamento della città della sua antichissima componente cristiana iniziata ormai da anni.
A queste violenze si è aggiunta la cancellazione dell’articolo 50 dalla legge che fissa le regole per le prossime elezioni dei consigli provinciali che garantiva, nella sua prima stesura, la rappresentatività in seno ai tali consigli delle minoranze del paese. Una mossa, questa, che le priverebbe dei propri diritti in quanto composte da cittadini iracheni che devono avere uguali diritti rispetto a quelli che compongono la maggioranza. Cittadini che hanno sempre dimostrato la propria lealtà nei confronti dello stato e che ne costituiscono parte essenziale.
Perché, è questa la domanda che poniamo al mondo, gli iracheni cristiani devono subire tali attacchi? Perché ci uccidono e ci negano i nostri diritti?
In questo difficile periodo per l’Iraq tutto e le comunità minoritarie in particolare noi ci appelliamo alla comunità internazionale perché ascolti la nostra voce, difenda i nostri diritti, rompa il muro di silenzio che circonda questa questione.
Noi chiediamo che le istituzioni e le organizzazioni internazionali – le Nazioni Unite, i capi di governo, le associazioni che si occupano dei diritti umani – facciano pressione sul governo iracheno perché reintegri l’articolo 50 al più presto e senza modifiche.
Allo stesso governo iracheno ricordiamo l’enorme responsabilità di cui è investito: creare le condizioni per la riconciliazione patriottica dello stato per riportare nel paese la pace e la sicurezza di cui necessita per lo sviluppo e per l’effettiva applicazione dei principi democratici che non possono prescindere dal rispetto dei diritti delle minoranze.
Chiedere, pretendere i nostri diritti, è doveroso. Noi apparteniamo alle minoranze ma rappresentiamo una parte importante della storia del paese che sempre è stata caratterizzata dalla coesistenza delle diverse parti del suo tessuto sociale. Non chiediamo nulla più di quanto ci spetta: i diritti che ci devono essere garantiti naturalmente in quanto cittadini iracheni.
Ai componenti del governo iracheno ricordiamo, inoltre, come il dono della vita sia per tutti un dono di Dio, e chiediamo quindi che si ponga fine alle ondate di violenza perché non c’è pace senza il rispetto della vita umana. Non si tratta di protezione delle minoranze ma, lo ricordo ancora, della protezione che un governo ha il compito di assicurare a tutti i suoi cittadini, a prescindere dalla loro fede o dalla loro etnia.
Solo garantendo tali diritti il governo iracheno potrà dimostrare di essere veramente deciso a fare del paese una nazione democratica. Che le parole si trasformino in fatti: fermate le uccisioni degli iracheni e rispettate i loro diritti.”

Najim (Roma): "Stop the killing of Iraqis and respect their rights."

Statement by Msgr. Philip Najim, the Prosecutor of the Chaldean Church to the Holy See received by Baghdadhope.

Translated by Baghdadhope

“In the last weeks we witnessed a new, another, wave of violence affecting the Christian community of Mosul where armed groups enter neighborhoods where Christians live and kill at random those who are on their way. They are cold-blooded murders made in daylight and in front of dozens of witnesses, as if these groups wanted to show how they can operate with impunity and their control of the city. Dozens of families fled Mosul because directly threatened or because terrorized, and the few who decided to remain live in their homes and dare not to go out, even to bring the children to school. The aim is clearly to sow the terror to complete the work to empty the city of its ancient Christian component that began several years ago. To such violence it must be added the abolition of Article 50 from the law that sets the rules for the forthcoming elections of provincial councils which ensured, in its first draft, the representative within such councils of the minorities in the country. A move, this, that would deprive them of their rights as Iraqi citizens who should have equal rights to those making up the majority. Citizens who have always proved their loyalty to the state of which they form an essential part. Why, is this the question we make to the world, the Iraqi Christians have to suffer such attacks? Why to kill us and to deny us our rights? In this difficult period for Iraq, and for all the minority communities in particular, we call on the international community to listen to our voice, to defend our rights, to break the wall of silence that surrounds this issue. We ask that institutions and international organizations - the United Nations, the heads of government, associations involved in human rights - put pressure on the Iraqi government to restore Article 50 as soon as possible and without changes. To the Iraqi government we recall the enormous responsibility it has: to create the conditions for the patriotic reconciliation of the country to restore the peace and the security it needs for its development and for the effective implementation of democratic principles that cannot be irrespective of the rights of its minorities. To ask, to demand our rights, it’s a duty. We belong to minorities but we represent an important part of the history of the country which has always been characterized by the coexistence of the different parts of its social fabric. We do not ask anything more than what we have the right to ask for: the rights that must be guaranteed to us as Iraqi citizens. To the members of the Iraqi government we recall as the gift of life for everyone is a gift from God, and so we ask for an end to the waves of violence because there is no peace without the respect of human life. The question is not the protection of minorities but, I underline again, the protection that a government has the task of ensuring to all its citizens, with no consideration of their faith or the ethnic group they belong. Only by ensuring these rights the Iraqi government can demonstrate to be really resolute to make the country a democratic nation. Words must come into action: stop the killings of Iraqis and respect their rights. "

I cristiani non spariranno. Il patriarca di Baghdad dei caldei, Mar Emmanuel III Delly, al Sinodo dei vescovi

Fonte: Sir

di Daniele Rocchi

"Sono qui a Roma al servizio della Chiesa affinché Gesù sia sempre più conosciuto non soltanto nella Scrittura ma vissuto dai fedeli. Questo è il mio dovere qui al Sinodo, ascoltare la Parola per farla poi vivere anche dai fedeli in Iraq".
In queste parole tutto il senso della presenza del card. Emmanuel III Delly, patriarca di Baghdad dei caldei, al Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio, in corso a Roma. Il SIR lo ha incontrato durante una pausa dei lavori per fare il punto sulla situazione in Iraq.
Eminenza, le violenze contro i cristiani in varie parti del mondo non accennano a diminuire. In Iraq i cristiani, specie in alcune zone, sono minacciati, costretti a convertirsi, a lasciare le loro proprietà, le donne a indossare il velo. Perché tutte queste persecuzioni?
"Ho sempre detto che i cristiani sono come tutti gli iracheni, la loro sorte è quella degli iracheni e la sorte degli iracheni è quella dei cristiani. Vale la pena ricordare che dal 2003 ad oggi, le chiese danneggiate e saccheggiate sono state sette, forse otto, non di più. Le moschee distrutte invece sono state 135. Ci sono stati cristiani ed anche sacerdoti e vescovi rapiti per denaro. Penso in particolare al compianto mons. Rahho, arcivescovo di Mosul, che credo sia morto prima del suo rilascio. I responsabili delle moschee che non hanno pagato, poiché non avevano da pagare, sono stati uccisi".
Ma si può parlare di persecuzione?
"La situazione in cui versa la Chiesa irachena è difficile. La persecuzione non è diretta ma indiretta: penso, per esempio, a delle leggi emanate in cui si vieta di erogare e bere alcoolici o di aprire locali che vendono questi prodotti. Ora i proprietari di questi negozi sono in maggioranza cristiani. Questa legge ha toccato i cristiani più dei musulmani ed è servita per ribadire agli altri Paesi islamici che anche l'Iraq lo è".
Un altro esempio potrebbe essere la recente abrogazione dell'art.50 dalla legge elettorale dei Consigli provinciali che nega alle minoranze alcuni seggi di rappresentanza. Cosa pensa di questa decisione del Parlamento?
"Dopo le proteste seguite all'annullamento dell'art.50 abbiamo ricevuto delle promesse relative al suo ripristino. Quando il Parlamento abrogò l'articolo rimasi molto scontento e, per questo, ho cominciato a lavorare per la difesa dei diritti di tutte le minoranze, specie dei nostri cristiani. Ho potuto parlare con i rappresentanti e responsabili politici, ho scritto lettere al presidente della Repubblica, del Parlamento, al premier, ai vice presidenti della Repubblica, al capo religioso Al Sistani pregando loro di adoperarsi per restituire i diritti alle minoranze. Tutti hanno promesso di impegnarsi in questa direzione. Gli stessi cristiani hanno manifestato pacificamente contro l'annullamento dell'art.50 sfilando in preghiera con le candele accese. Ora speriamo di avere una risposta positiva. È stato importante far sentire la nostra voce, pacifica. Se non l'avessimo fatto forse in futuro avrebbero deciso cose peggiori di queste".
Si calcola che circa la metà dei cristiani iracheni abbia lasciato il Paese spinta dalla violenza religiosa, settaria e dalla mancanza di sicurezza...
"I cristiani sono una minoranza e tendenzialmente sono benestanti. Ma in questa situazione, in cui mancano i servizi più elementari, sanità, elettricità, scuole, lavoro, si trovano in grande difficoltà come i loro confratelli musulmani. Ma i cristiani non sono abituati a questo e sono emigrati, credendo di trovare altrove una situazione migliore. Molti si sono rifugiati in altri Paesi arabi, lasciando la loro chiesa, i loro beni e forse torneranno adesso che hanno finito il denaro. Ma coloro che sono riparati in Europa difficilmente faranno ritorno".
Si va, allora, verso un Iraq senza cristiani?
"L'Iraq non resterà mai senza cristiani. I cristiani rimarranno e saranno sempre di più. Sono ottimista. I nostri padri hanno sofferto più di noi e sono stati uccisi e perseguitati nel IV e V secolo, durante l'occupazione mongola e in epoche più recenti dai turchi, ma sono sempre rimasti. Oggi, nonostante tutto, stiamo meglio di prima, abbiamo la libertà di culto, non religiosa - le conversioni dall'Islam non sono ammesse - possiamo costruire chiese e cappelle. Solo a Baghdad i caldei hanno 33 chiese e 28 parrocchie, 5 case di religiose. Le chiese della capitale sono in totale 54".
I fedeli che sono rimasti come vivono?
"La Chiesa continua la sua vita: le parrocchie sono aperte, i nostri sacerdoti coraggiosi celebrano e predicano. I giovani sono tantissimi. Prima di partire per Roma ne ho incontrati circa 800 tra i 18 e i 25 anni. I pericoli che mettono a repentaglio la sicurezza e l'incolumità sono tanti ma andiamo avanti lo stesso. I nostri cristiani sono provati nella fede che sentono sempre di più al punto di vantarsene. Da parte nostra ci impegniamo affinché i cristiani seguano l'insegnamento del Vangelo, siano fedeli allo Stato, compiano i loro doveri e siano di buon esempio per tutti così da costruire con i confratelli musulmani questo Paese torturato da tanti anni".
Nascono vocazioni in una situazione così difficile?
"Certamente anche se sono diminuite. La ragione è soprattutto nell'emigrazione. Molte famiglie hanno portato via i loro giovani. E lo stesso è accaduto anche per quelle famiglie che avevano figli in seminCorsivoario. La paura che attanaglia Baghdad, Mossul e Bassora ha spinto molti a lasciare il seminario e queste città. Così abbiamo deciso di trasferire momentaneamente il seminario ed il Babel college, la facoltà teologica, ad Ankawa, nel nord dell'Iraq. Quando sarà ristabilita la sicurezza e la pace tutto tornerà nelle loro sedi ordinarie. Oggi gli alunni sono 24 caldei e 4 siri. Abbiamo studenti anche da altri Paesi, 2 da Essen in Germania, 1 dalla Turchia, 1 dall'Iran. Ma ci sono vocazioni anche in Usa. Questo calo si sente anche per gli istituti e le congregazioni religiose. Per valutare e studiare la situazione a gennaio del 2009 avremo il Sinodo della Chiesa caldea".
Con tutte le difficoltà che ha presentato, qual è il contributo che i cristiani possono dare alla ricostruzione dell'Iraq?
"Noi amiamo i nostri fedeli e questi sono attaccati alla fede che professano e, dunque, alla speranza che è Cristo. Certamente c'è anche chi, tra i fedeli, sacerdoti e gli stessi vescovi, mostrano un certo pessimismo, ma tutti sono convinti che l'Iraq risorgerà. Noi siamo parte della Chiesa universale che sentiamo vicino in questi tempi difficili, ed il Papa ce lo ha ricordato spesso. Ai cristiani spetta amare il proprio Paese, lavorare materialmente e spiritualmente insieme con i confratelli musulmani per la sua ricostruzione".
L'Iraq è un Paese molto ricco di risorse naturali, come il petrolio. Non teme che l'interesse delle potenze internazionali sia rivolto solo allo sfruttamento di queste e poco al Paese e ai suoi abitanti?
"Non ho paura che potenze internazionali possano mettere le mani sulle ricchezze irachene. Potranno creare delle difficoltà ma non potranno certo impedire all'Iraq di risorgere. Per questo dico ai responsabili dei governi e delle Istituzioni irachene di fare tutto il possibile per la salvezza del popolo iracheno a livello sociale, economico, politico e culturale e dare così pace e sicurezza. Quando ci saranno pace e sicurezza avremo un Paese modello per tutto il Medio Oriente".

7 ottobre 2008

Iraqis Unite to Restore Minority Representation Law

Source: New York Times

By
Erica Goode and Stephen Farrell

The protest was small but determined. About 75 Christians and others gathered at a church here on Monday to demand that the Iraqi Parliament reinstate a section of an earlier version of the provincial elections law that ensured political representation for Iraq's minorities.
The provision, which allowed for provincial council seats for Christians and two other minority groups, was dropped before Parliament approved the elections law on Sept. 24.
The protesters, holding lighted candles, marched from the front steps of Mar Yousef Church in central Baghdad to the church’s garden, where church leaders gave speeches and a brief prayer was said.
“We have a question mark at this point about why our government is rejecting us,” said Thair al-Sheekh, a priest at Sacred Heart Church in Baghdad, who attended the late afternoon gathering.
“They told us we don’t have a place in our government, and we don’t know why.”
Parliament’s removal of the provision for minorities, he said, was the most significant political development for Christians since American troops overthrew Saddam Hussein in 2003.
“I think it is the first time our government said that they don’t want the Christians to stay here,” he said. “This is what we understand from this decision.”
The organizers of the protest said that they were pleased with the turnout and happy that several tribal leaders and other Muslim representatives from a council in the Karada neighborhood came to show their support.
But some participants said that they were disheartened by the relatively small size of the gathering. Many Christians stayed away out of fear of bombings or other violence, they said.
“My friends are afraid, and they said I was mad to come here,” said a 50-year old woman who identified herself as a high school physics teacher but requested anonymity to avoid reprisals.
“But I don’t care about death,” the woman said, adding that she came to stand up for her religion and her political rights.
Marwan Arkan, 20, said that the situation for Christians in Iraq was still perilous. Last week, he said, he was kidnapped by gunmen as he walked to Sacred Heart Church, where he works. The kidnappers held him for three days, he said, beat him and finally let him go, for reasons that were unclear to him.
“I thought that they kidnapped me because they wanted to reach our priest, but why did they do that?” Mr. Arkan asked. “Did they want to threaten us?”
He said that when Parliament dropped the provision for minorities from the provincial elections law,
“they canceled us from Iraq, as if someone had kicked you out of your house.”
The law, passed on Sept. 24, still requires the approval of a three-member presidential panel led by President Jalal Talabani before it can take effect, clearing the way for elections to be held in most of the country early next year.
In passing the law, Parliament set aside the most contentious issue it faced, how to resolve a bitter dispute among Kurds, Turkmens, Christians and others over control of the oil-rich northern city of Kirkuk.
The provision on minorities that was removed from a draft version of the law provided 13 provincial council seats for Christians and 2 seats for two small minority groups, Yazidis and Shabeks, in six provinces.
Younadim Kanna, head of the Assyrian Democratic Movement and the only Christian member of Parliament, said that the presidential panel had indicated it would approve the elections law, but that it would also recommend to Parliament that the measure dealing with minorities be reinstated. Mr. Kanna said he hoped to present to the speaker of the Parliament on Tuesday a petition signed by 50 members requesting that the lawmakers vote again on the set-asides for minorities.
More than a million Christians once lived in Iraq, but their numbers have dwindled to 500,000 or fewer.
The United Nations has expressed strong support for the concerns of Christians and other minorities about the election law. Sheik Khalid al-Attiya, the deputy speaker of the Parliament, also called for the article to be put back into the law. “There was no intention, in fact, to exclude the minorities,” Mr. Attiya said, adding that the removal of the article was
“an unintentional mistake.”
But Mr. Kanna said arguments over the seats allotted for Yazidis and Shabeks, and resistance to the provision within two large Shiite political parties, had led to the measure being dropped.

Click on "leggi tutto" for the whole article by NYTimes
Also on Monday, city officials in Baghdad announced that the government had chosen a division of a French company, Suez Environment, to build a water treatment system for eastern Baghdad. The contract, worth about $1 billion, would include the construction of a large water treatment plant to serve the Rusafa district, which includes Sadr City, a sprawling, impoverished Shiite neighborhood with two million residents. Four foreign companies had bid on the contract, the officials said.
In the north of Iraq, Turkish bombers attacked Kurdish separatist rebels on Monday in a mountainous region near the borders with Turkey and Iran. No casualties were reported.
Mezgen Amad, a leader of the Kurdistan Workers Party, or P.K.K., also disputed on Monday a claim by the Turks that the Kurdish rebels had killed 15 Turkish soldiers on Friday. Mr. Amad said that 62 Turkish soldiers and 9 fighters from the P.K.K. had been killed in the clash, which lasted for five hours.
"We want peace; we want to stop the fight,” Mr. Amad said. “Turkey has to solve the Kurdish issue in Turkey and give us our constitutional and cultural rights.”
Reporting was contributed by Riyadh Mohammed, Atheer Kakan and Ali Hameed from Baghdad, Sabrina Tavernise from Istanbul, and an Iraqi employee of The New York Times from Iraqi Kurdistan.

Manifestazione pacifica a Baghdad a sostegno dell'art.50

By Baghdadhope

Fonte: Ankawa.com

Si è svolta, come annunciato stamani da
Baghdadhope, una pacifica manifestazione nel quartiere di Karrada a Baghdad che ha visto riuniti esponenti cristiani e musulmani in difesa dei diritti delle minoranze irachene, in pericolo dopo la cancellazione dalla legge che regola le prossime elezioni dei consigli provinciali dell’articolo 50 che assegnava a quelle minoranze 13 seggi in sei province.
Alla manifestazione hanno partecipato esponenti del clero, della politica e delle associazioni irachene cristiane. Monsignor Shleimun Warduni per la chiesa caldea, Monsignor Gewargis Sliwa per quella Assira dell’Est, oltre a rappresentanti delle chiese siro cattolica e greco ortodossa. Presente erano anche Abdallah Al Naufali che dirige l’ufficio governativo per gli affari dei non musulmani, il capo della sezione di polizia di Karrada, lo sciita Wael Abdul Latif della coalizione politica Iraqi National List e molti partiti politici cristiani.
La manifestazione, partita dalla chiesa di Saint Joseph a Karrada ha raggiunto con un corteo durante il quale molti partecipanti hanno portato una candela accesa la sede di un’associazione benefica caldea. Molti gli interventi ma unico l’appello delle parti: reinserire l’articolo 50 nella legge elettorale in rispetto dei diritti delle minoranze.

6 ottobre 2008

Peaceful demonstration in Baghdad in support of art.50

By Baghdadhope

Source: Ankawa.com

As announced by
Baghdadhope this morning, a peaceful demonstration took place in the district of Karrada in Baghdad gathering Christians and Muslims representatives in defense of the rights of Iraqi minorities, in danger after the cancellation by the law governing the forthcoming elections of provincial councils of the Article 50 which assured to those minorities 13 seats in six provinces. The event was attended by representatives of the clergy, politics and Iraqi Christian associations. Msgr. Shleimun Warduni for the Chaldean Church, Msgr. Gewargis Sliwa for the Assyrian Church of the East, as well as representatives of the Syriac Catholic church and Greek Orthodox church. Present were also Abdallah Al Naufali, head of the governmental office for the affairs of non-Muslims, the chief of the police section of Karrada, the Shiite Wael Abdul Latif of the politic coalition Iraqi National List and many Christian political parties.
The event started from the church of Saint Joseph in Karrada and reached, with a procession during which many participants brought a candle lit, the seat of a Chaldean charitable institution. Many the speeches but only one appeal of the presents: revoke the cancellation of Article 50 from the electoral law in respect of minorities rights.

Art.50, la solidarieta di sciiti e sunniti alla minoranza cristiana di Kirkuk

Fonte: SIR

Rappresentanti di organizzazioni politiche e religiose arabe, curde, turkmene, sunnite e sciite hanno visitato il vescovado caldeo Kirkuk per esprimere la loro solidarietà alla minoranza cristiana dopo che nei giorni scorsi il Parlamento iracheno ha abolito l’art. 50 della legge elettorale dei Consigli provinciali che garantiva 15 seggi in sei province alle minoranze: 13 ai cristiani, uno agli Shabak ed uno agli Yazidi. A riferirlo al Sir è lo stesso arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako: “tutta la delegazione – afferma – ha espresso la ferma convinzione che i cristiani sono una presenza fondamentale nel Paese elogiandone cultura e civiltà. Non è possibile, quindi, che siano emarginati dalla vita politica ed esclusi dal mosaico che compone l’amato Iraq”. Da parte sua mons. Sako ha ringraziato per la visita ed espresso “un sincero ringraziamento e il vivo apprezzamento per la solidarietà mostrata” dalla delegazione ribadendo che “questo è un momento importante per cristiani iracheni ai quali si chiede di restare uniti”.

Art.50, the solidarity of Shiites ans Sunnis with the Christian minority of Kirkuk

Source: SIR

Photo: Ankawa.com

Delegates of Arab, Turkish, Turkoman, Sunni and Shiite political and religious organisations visited the Chaldean bishopric in Kirkuk to express their solidarity with the Christian minority after the Iraqi Parliament had repealed, a few days ago, art. 50 of the electoral law of the Provincial Councils, which gave 15 seats to the minorities in six provinces: 13 to Christians, one to Shabak and one to Yazidi. This was told to SIR by the archbishop of Kirkuk, mgr. Louis Sako: “all the delegation – he states –
expressed the firm belief that Christians are a fundamental presence in the country, praising their culture and civilisation. They cannot therefore be cast out of the political life and excluded from the mosaic that the beloved Iraq puts together”. Mgr. Sako thanked them for the visit and expressed his “sincere thanks and real appreciation for the solidarity” shown by the delegation and insisted that “this is an important time for the Iraqi Christians who are called to stay united”.

Mons. Warduni (Baghdad) “Il mondo ci sta lasciando soli”

Intervista di Baghdadhope

“Perché in Europa, in Italia, nessuno si sta mobilitando per la questione dell’articolo 50?”
Il tono di Monsignor Warduni da Baghdad è di profonda delusione. Si riferisce alla legge elettorale per le prossime elezione dei consigli provinciali che nella sua prima stesura – bocciata dal consiglio presidenziale – conteneva un articolo, il numero 50, che riservava 15 seggi in sei province alle minoranze: 13 ai cristiani, uno agli Shabak ed uno agli Yazidi. Articolo che però, al momento della ripresentazione della legge da parte del parlamento per la nuova approvazione del consiglio presidenziale è stato
cancellato.
Il consiglio presidenziale ha approvato la legge elettorale ma ha anche invitato i parlamentari a reintrodurre l’articolo 50, non siete soddisfatti?
“Assolutamente no. Noi ci aspettavamo la revoca della sua cancellazione non una sua revisione. Non possiamo essere soddisfatti. Siamo, anzi, molto preoccupati.”
Ci sono state molte manifestazioni in Iraq contro la cancellazione dell’articolo 50. Cosa intendete fare ora che la situazione sembra sospesa in attesa della decisione del parlamento?
“Continuare a far sentire la nostra voce sperando che il nostro appello venga raccolto, non solo in Iraq ma anche nel mondo. Ci sono in gioco i nostri diritti di cittadini, appartenenti ad una minoranza, è vero, ma sempre cittadini iracheni. Non interessa a nessuno?”
Lei, Monsignore, cosa farà?
“Tutto quello che posso. Oggi, ad esempio, ne parlerò nel corso di un incontro che avremo anche con dei musulmani nella chiesa di San Giuseppe, e poi nella sede di un’associazione di beneficenza caldea. Con me ci sarà forse Monsignor Gewargis Sliwa, vescovo della Chiesa Assira dell’Est. E’ necessario parlare, spiegare, far aumentare la consapevolezza di tutti su questo problema, su questa negazione dei nostri diritti. Speriamo solo che molta gente possa intervenire a questi incontri. A Baghdad c’è ancora molta paura, la gente ha paura di uscire per timore di attentati suicidi. Questa è la nostra vita: la legge che ci dimentica, l’elettricità che manca, il pericolo di morire in ogni momento.”

“Il mondo ci sta lasciando soli”
conclude sconsolato Monsignor Warduni, ed in queste poche parole riecheggia il lamento della comunità cristiana irachena che sale agli onori della cronaca solo in poche occasioni, per lo più nefaste. Così il mondo intero si è – giustamente - interessato della sorte di Monsignor Faraj Paulus Rahho, il vescovo caldeo di Mosul rapito lo scorso febbraio e ritrovato cadavere il mese dopo, mentre la “questione dell’articolo 50” non sta ottenendo la stessa attenzione. Certo non si tratta di un rapimento, di una morte, di una delle solite notizie di violenza provenienti dall’Iraq, eppure a ben guardare si tratta di un vero e proprio infanticidio, quello della tanto vantata “democrazia irachena” che il mondo pretende sia in cammino verso il suo pieno sviluppo.
Che democrazia sarà se già dai suoi primi passi dimostra di non tenere in considerazione le proprie minoranze? Nessuno, che faccia parte del governo iracheno o abbia una posizione pubblica, ha mai risparmiato parole di rispetto verso i “fratelli cristiani,” ma la cancellazione dell’articolo 50 dimostra che erano solo parole, e che nella pratica gli iracheni cristiani non devono temere solo le azioni violente ma anche quelle legali.
E che democrazia è la nostra che ignora la lotta degli iracheni cristiani per poter rimanere nel proprio paese? Dove sono le associazioni ed i partiti sempre pronti ed attenti a difendere i diritti delle minoranze in questa occasione? Quali sono gli interessi che spingono al silenzio?
Come si fa a chiedere, sperare, che gli iracheni cristiani rimangano in patria per preservare le radici di una cristianità antichissima - loro ma anche nostra - a queste condizioni?
In Italia non c’è una comunità irachena cristiana numericamente importante tanto da poter organizzare una protesta o farsi ascoltare dai media.
Questa assenza può bastare a giustificare l’indifferenza? Dobbiamo davvero ammettere che Monsignor Warduni ha ragione a dire che stiamo lasciando soli gli iracheni cristiani?

Msgr. Warduni (Baghdad) "The world is leaving us alone"

Interview by Baghdadhope

"Why in Europe, in Italy, anyone is doing something about the question of article 50?"
The tone of Msgr. Warduni from Baghdad is of profound disappointment. He is referring to the electoral law for the next election of the provincial councils that in its first draft - rejected by the presidential council - contained an article, the number 50, which reserved 15 seats to minorities in six provinces: 13 to Christians, one to the Shabaks and one to the Yazides. An article that at the time of the resubmission of the law for approval by the parliament to the presidential council had been cancelled.
The presidential council approved the electoral law but called also on parliamentarians to reintroduce the article 50, are you not satisfied?
"Absolutely not. We expected the withdrawal of its cancellation and not its review. We cannot be satisfied. We are, indeed, very worried."
There have been many demonstrations in Iraq against the cancellation of art. 50. What do you intend to do now that the situation appears to be suspended pending the decision of the parliament?
"To continue to make our voices heard, hoping that our appeal will be collected, not only in Iraq but around the world. What are involved are our rights of citizens, belonging to a minority, it is true, but Iraqi citizens in any case. Nobody cares?"
And you, what will you do?
"Everything I can. Today, for example, I will speak in a meeting that we will have also with some Muslims in the church of Saint Joseph, and then in a Chaldean charitable institution. With me there will be perhaps Msgr. Gewargis Sliwa, bishop of the Assyrian Eastern Church. It is necessary to talk, to explain, to increase awareness of everyone on this issue, this denial of our rights. We only hope to meet many people in these meetings. In Baghdad there is still a lot of fear, people are afraid to go out for fear of suicide attacks. This is our life: the law that forgets us, the electricity that lacks, the danger of dying at any moment."

"The world is leaving us alone"
is Msgr. Warduni’s disconsolate conclusion and these few words re-echo the complaints of the Iraqi Christian community, in the headlines only in a few occasions, mostly negative. So the world was - rightly – interested in the fate of Archbishop Faraj Paulus Rahho, the Chaldean bishop of Mosul abducted last February and found dead a month later, while the "issue 50" is not getting the same attention. Certainly this is not a kidnapping, a death, or one of the usual reports of violence from Iraq, yet when carefully viewed it is a real infanticide, that of the so much praised "Iraqi democracy" that the world pretends to see on the path towards its full development.
What kind of democracy will it be if already from its first steps it shows not to consider its own minorities? Nobody, that is part of the Iraqi government or has a public position, has never spared words of respect for the "Christian brothers," but the cancellation of article 50 shows that they were just words and that in practice Iraqi Christians must fear not only the violent actions but the legal ones too.
And what kind of democracy is our that ignores the fight of Iraqi Christians to remain in their own country? Where are the associations and the parties always ready and attentive to defend the rights of minorities in this occasion? What are the interests that lead to silence?
How can we ask or hope that Iraqi Christians remain in their homeland to preserve the roots of an ancient Christianity - theirs but ours too - in such a condition?
In Italy there is not an Iraqi Christian community numerically so important to organize a protest or make itself heard by the media. Can this absence be sufficient to justify the indifference?
Do we really have to admit that Msgr.Warduni is right when he says that we are leaving the Iraqis Christians alone?

Mosul, la strage senza fine dei cristiani iracheni

Fonte: Asia News

Mosul, the relentless slaughter of Iraqi Christians

Nuovo attacco contro i cristiani a Mosul: ieri pomeriggio un gruppo armato ha assassinato Hazim Thomaso Youssif, di 40 anni. L’agguato è avvenuto di fronte al negozio di abbigliamento di sua proprietà, a Bab Sarray; non si conosce ancora l’identità del commando omicida, ma si sospetta che vi sia la mano dei fondamentalisti islamici, in una città da tempo teatro di uccisioni contro la comunità cristiana.
Nello stesso giorno è stato ucciso un altro ragazzo di soli 15 anni, Ivan Nuwya, anch’egli di fede cristiana. Il giovane è stato freddato a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione nel quartiere di Tahrir, di fronte alla locale moschea di Alzhara.
Una fonte di AsiaNews a Mosul denuncia ad “il clima di panico” nel quale vive la comunità cristiana, le cui stragi continuano “nell’indifferenza” dei media che “non riportano nemmeno i crimini che vengono commessi". Parlando della realtà di Mosul, la fonte sottolinea che la città “è diventata l’olocausto dei cristiani” e non si vedono segni di miglioramento nonostante gli sforzi compiuti nella lotta al terrorismo.
Si fa sempre più grande il tributo di sangue versato dalla diocesi di Mosul in questi ultimi anni, a partire dal tragico rapimento di mons. Paulo Farj Rahho, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita il 13 marzo scorso in un terreno abbandonato poco fuori la città. Durante l’agguato che ha preceduto il sequestro del presule sono morti i tre uomini che erano con lui e fungevano da scorta, massacrati dai terroristi.
Nel 2007 i morti registrati nella comunità cristiana irachena sono stati 47, di cui almeno 13 solo a Mosul: fra di loro ricordiamo p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno, e altri due preti.
Tra il 6 e il 17 gennaio di quest’anno, inoltre, si sono succeduti una serie di attacchi contro beni e proprietà cristiani, quando un’ondata di attacchi bomba ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.
L’ultimo episodio di violenza risale invece al 2 settembre scorso, quando si è concluso in maniera tragica il rapimento di un medico 65enne Tariq Qattan, rapito e ucciso nonostante la famiglia avesse sborsato una somma di 20mila dollari per il rilascio. Due giorni prima era stato rapito e ucciso un altro cristiano, Nafi Haddad.

3 ottobre 2008

Source: Zenit

Kirche im Irak: Wir werden der Angst nicht nachgeben

L'articolo 50 torna al Parlamento

By Baghdadhope

Fonte: AFP

La AFP ha riferito oggi dell’approvazione della legge elettorale per i consigli provinciali da parte dei tre membri della presidenza del Consiglio, il presidente iracheno Jalal Talabani ed i due vice presidenti Adel Abdel Mahdi e Tareq al-Hashemi.
Per quanto riguarda l'articolo 50 una fonte ufficiale, che è un membro del PUK ed era presente alla riunione, ha detto alla AFP che "Il Consiglio di Presidenza ha invitato i parlamentari a ripristinare la clausola"



Article 50 goes back to Parliament

By Baghdadhope

Source: AFP

Today AFP reported the approvation of the electoral law for the provincial councils by the three-member presidency council, the president of Iraq Jalal Talabani and the two vice presidents Adel Abdel Mahdi and Tareq al-Hashemi.
As for the article 50 an official source who is a member of PUK and was present at the meeting, told AFP that “The presidency council called on MPs to reinstate the clause.”

2 ottobre 2008

Iraq: nuovo anno accademico al Babel College

By Baghdadhope

Periodo di grande lavoro per la gerarchia caldea in Iraq. Dopo l’inaugurazione del nuovo edificio del
Seminario maggiore di Saint Peter ad Ankawa si è svolta il primo ottobre l’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’unica facoltà teologica cristiana del paese, quel Babel College che, nato a Baghdad, ha dovuto essere trasferito ad Ankawa nel gennaio 2007 per motivi legati alla pericolosità di Dora, il quartiere a sud della capitale dove ha sede.
Assenti il Patriarca della Chiesa Caldea, Cardinale Mar Emmanuel III Delly, chiamato a Roma per partecipare al Sinodo dei Vescovi indetto dal Santo Padre e Monsignor Shleimun Warduni tornato a Baghdad per svolgere la sua funzione di Patriarca vicario e per presenziare alla cerimonia di apertura del corso di catechismo dedicato ai bambini più piccoli nella sua chiesa della Vergine Maria, la cerimonia è stata condotta da chi da anni è l’anima del college, il suo Rettore, e Patriarca Vicario per gli Affari Culturali, Monsignor Jacques Isaac.
Presenti erano anche Monsignor Louis Sako, Arcivescovo di Kirkuk, Monsignor Andraos Abouna, Patriarca Vicario per gli affari del clero, Padre Bashar Warda e Padre Fadi Lyon, rispettivamente Rettore e Vice Rettore del Seminario Maggiore Caldeo, Padre Denis Como, padre spirituale dei seminaristi, sacerdoti di diverse diocesi, un nutrito gruppo di suore caldee, docenti e studenti.
La cerimonia è stata caratterizzata da una liturgia della parola officiata nell’aula magna del collegio da Monsignor Isaac che, in occasione dell’anno Paolino ha preso spunto dalle lettere del santo per riflettere sul tema della vocazione e mettere a paragone il percorso di studi che i seminaristi compiono alla permanenza di San Paolo in Arabia, periodi entrambi di riflessione, fortificazione della fede e preparazione alla missione.. Proprio in onore del Santo la sessione di studio che anche quest’anno porterà alcuni studenti a conseguire il baccalaureato – la tredicesima nella storia del Babel College - sarà a lui dedicata.

In un’intervista con Baghdadhope, Monsignor Isaac si è detto molto soddisfatto della giornata e fiducioso sul futuro dell’istituzione “una grande risorsa per il nostro popolo e la chiesa dell’Iraq. Nella nostra facoltà ci sono studenti caldei, siro cattolici, ma anche della Chiesa dell’Est e dell’Antica Chiesa dell’Est e l’atmosfera è di vero ecumenismo. Anche l’organizzazione della facoltà è migliorata dopo i primi tempi di confusione successivi al suo trasferimento da Baghdad ad Ankawa. I corsi sono regolari, la guida degli studenti è stata già distribuita, abbiamo organizzato una settimana culturale dedicata allo studio della vita e delle opere di San Paolo ed abbiamo il sogno di poter organizzare un pellegrinaggi nei luoghi del santo in Siria e Turchia.”

Interrogato su una possibile riapertura della sede di Baghdad tuttora occupata dai soldati americani il vescovo non ha potuto specificare una data. La zona di Dora è ancora pericolosa ed i soldati USA non hanno comunicato le loro intenzioni ma, “se non altro abbiamo potuto riaprire a Baghdad, nella chiesa del Sacro Cuore, la sede dell’Istituto delle Scienze Religiose che forma i futuri catechisti e che sarà diretto da Padre Sa’ad Sirop Hanna. Un grande segno di coraggio, speranza e fede per tutti gli iracheni cristiani.”

Iraq: new academic year at Babel College

By Baghdadhope

It’s a time of hard work for the Chaldean hierarchy in Iraq. After the inauguration of the new building of the major seminary of Saint Peter on October 1 there was the one of the new academic year of the only Christian theological faculty in the country, the Babel College the original seat of which is in Baghdad and the activitis of which had to be transferred to Ankawa on January 2007 due to the danger of the Dora neighborhood in the south of the capital where it is. Absent the Patriarch of the Chaldean Church, Cardinal Mar Emmanuel III Delly, in Rome to attend the Synod of the Bishops called by the Holy Father and Mgr. Shleimun Warduni returned to Baghdad to perform his function of Patriarch vicar and to attend the opening ceremony of the course of catechism dedicated to children in his church of the Virgin Mary, the ceremony was conducted by who since years ago is the soul of the college, its rector and Patriarch Vicar for Cultural Affairs Mgr. Jacques Isaac.
Also present were Mgr. Louis Sako, Archbishop of Kirkuk, Mgr. Andraos Abouna, vicar patriarch for the Affairs of the clergy, Father Bashar Warda and Father Fadi Lyon, respectively Rector and Vice Rector of the major Chaldean seminary, Father Denis Como, spiritual father of the seminarists, priests from different dioceses, a large group of Chaldean nuns, teacher and students.
The ceremony was marked by a liturgy of the word officiated in the Aula Magna of the college by Mgr. Isaac who, on the occasion of the year dedicated to Saint Paul started from his letters to reflect on the theme of vocation and making a comparison between the path of study of the seminarists and the stay of St. Paul in Arabia, both periods of reflection, strengthening of faith and preparation for the mission. Just To Saint Paul the session for the students who will get the baccalaureate this year – the 13th in the history of Babel College – will be dedicated and named.

In an interview with Baghdadhope, Mgr.Isaac said he was very pleased with the day and confident about the future of the institution "a great resource for our people and the church of Iraq. In our faculty there are Chaldeans and Syriac Catholics students, but also students belonging to the Church of the East and to the Ancient Church of the East and the atmosphere is of real ecumenism. Even the organization of the faculty has improved since the early days of confusion following its transfer from Baghdad to Ankawa. The courses are regular, the study guide has already been distributed, we have organized a cultural week dedicated to the study of the life and works of St. Paul and we have the dream to organize a pilgrimage to the places of Saint Paul in Syria and Turkey."
Questioned about a possible reopening of the Baghdad still occupied by US soldiers the bishop could not specify a date. The Dora area is still dangerous and U.S. soldiers have not communicated their intentions but, "we could reopen in Baghdad, in the Church of the Sacred Heart, the headquarters of the Institute of Religious Sciences for the teaching to the future catechists and that will be led by Father Sa'ad Sirop Hanna. A great sign of courage, hope and faith for all Iraqi Christians ."

Il rappresentante speciale del Segretario Generale Staffan de Mistura sollecita il ripristino dell'articolo 50 della legge elettorale

Fonte: UNAMI

Tradotto da Baghdadhope


Baghdad-2 ottobre 2008 - Il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l'Iraq (SRSG) Staffan de Mistura ha riferito della preoccupazione delle Nazioni Unite per la cancellazione dell'articolo 50 sui diritti delle minoranze dalla legge elettorale provinciale votata il 24 settembre 2008.
De Mistura ha detto: "Mi ha sorpreso e deluso che l'articolo 50 non sia stato incluso nella legge sulle elezioni provinciali" aggiungendo che "l'articolo 50 ha il sostegno dei gruppi minoritari, di gruppi politici e dell’UNAMI e dovrebbe essere reintegrato nella legislazione al più presto possibile in modo che le minoranze possano partecipare alle prossime elezioni che si terranno in data ancora da stabilire entro il 31 gennaio 2009. "
Il Rappresentante speciale del Segretario Generale ha sottolineato che la tutela dei diritti umani delle minoranze in Iraq, è fondamentale per un Iraq democratico: "L'articolo 50 è una forte indicazione del fatto che Iraq è una nazione pronta a tutelare i diritti politici delle minoranze come previsti nella Costituzione".
Egli ha ribadito che l'UNAMI continuerà nelle sue consultazioni con i leaders politici e con i gruppi minoritari per garantire che l'articolo 50 possa essere ripresentato al Consiglio dei Rappresentanti una volta tornati dalla festività dell’Eid al-Fitr, così che possa essere reintegrato al più presto possibile.
L'UNAMI, ha aggiunto, condivide la preoccupazione espressa dal Primo Ministro Nuri Al Maliki e da altri dirigenti iracheni sulla cancellazione dell’articolo 50, ed invita tutti i gruppi politici a reintrodurlo nella legge, entro e non oltre il 15 ottobre, quando la Indipendent High Electoral Commission inizierà la procedura di nomina dei candidati.

SRSG Staffan de Mistura Urges Reinstating Article 50 in the Election Law

Source: UNAMI

Baghdad-2 October 2008- The Special Representative of the United Nations Secretary General for Iraq (SRSG) Staffan de Mistura said the United Nations is concerned at the extraction of Article 50 bearing on minority rights, from the provincial election law passed on 24 September 2008.
Mr. de Mistura said, “I was surprised and disappointed that Article 50 was not included in the provincial elections law.” He added, “Article 50 has the backing of minority groups, political blocs and UNAMI and should now be reinstated into the legislation as soon as possible so minorities can participate in the upcoming elections to be held sometime before 31 January 2009.”
The SRSG emphasized that protecting the minorities human rights in Iraq, is fundamental to a democratic Iraq. He said, “Article 50 is a strong indication Iraq is a nation ready to protect the political rights of minorities as founded in the Constitution.”
He reiterated that UNAMI will continue in its consultations with political leaders and minority groups to ensure that Article 50 can now be reintroduced into the Council of Representatives when they return after Eid al-Fitr, so the article can be passed as soon as possible.
He said that UNAMI shares the concern expressed by Prime Minister Nuri Al Maliki and other Iraqi leaders over the extraction, and calls on all political blocs to reintroduce Article 50 into the law, no later than 15 October, when the Independent High Electoral Commission opens candidate nomination.

Monsignor Sleiman: i cristiani in Iraq sono perseguitati

Fonte: ZENIT

Prelate Says Iraqi Christians Longing to Leave


Existe una “auténtica persecución” contra los cristianos en Irak

"Autêntica perseguição" de cristãos no Iraque

Mgr Sleiman déplore l’incessante persécution des chrétiens en Irak

Parla l'Arcivescovo di rito latino di Baghdad
Un Arcivescovo di Baghdad ha avvertito che la paura continua a far sì che i cristiani abbandonino l'Iraq, ma ha anche sottolineato nuovi segnali di speranza.
In una valutazione franca e diretta della crisi in Iraq compiuta durante l'annuale Evento di Westminster di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) sabato scorso, l'Arcivescovo Jean Sleiman ha affermato che una “paura paralizzante” attanaglia ancora le comunità cristiane del Paese.
L'Arcivescovo della comunità cattolica di rito latino dell'Iraq, composta da 5.000 fedeli, ha sottolineato che la maggior parte dei cristiani vuole abbandonare il Paese nonostante il declino della violenza a Baghdad e nei dintorni e la ricostruzione massiccia che ha luogo nel nord curdo.
La continua emigrazione dall'Iraq rappresenta un disastro per la comunità cristiana, che è passata da un milione di fedeli nel 2003 ai quasi 400.000 attuali.
Dopo una breve introduzione da parte del Direttore Nazionale di ACS del Regno Unito, Neville Kyrke-Smith, l'Arcivescovo Sleiman ha affrontato il tema principale.
“L'emigrazione resta il sogno della maggior parte delle persone”, ha rivelato. “La speranza di emigrare – anche quando non è realistica – rappresenta una sorta di salvezza per la gente”.
“Una reale persecuzione” resta la maggiore minaccia per i cristiani in certe zone, ha affermato il presule, aggiungendo che in altre regioni “la coesistenza sotto pressione” significa che i cristiani sono costretti ad adottare pratiche islamiche, incluso nel modo di vestire, e sono stati esortati ad andarsene.
Hanno ascoltato l'Arcivescovo nella Westminster Cathedral Hall più di 420 persone, un numero record per il Westminster Event di ACS.
Il presule ha ribadito il suo messaggio negli incontri con i rappresentanti governativi e i Vescovi del Regno Unito, tra cui il Cardinale Cormac Murphy-O'Connor, Arcivescovo di Westminster.
Sleiman, che prima del suo discorso nella Westminster Cathedral Hall ha celebrato una Messa solenne per ACS nella Cattedrale di Westminster, ha sottolineato che ci sono nuovi segnali di speranza che provengono da organizzazioni e strutture caritative come ACS.
Dopo l'intervento dell'Arcivescovo Sleiman, i sostenitori di ACS hanno ascoltato il resoconto del responsabile stampa britannico dell'organizzazione, John Pontifex, che è stato in Iraq, dove è stato chiesto ad ACS di aiutare una serie di progetti pastorali e umanitari.
Il lavoro di ACS prosegue nonostante gli spostamenti dei cristiani da Baghdad, Mosul e altre regioni, dove per l'Arcivescovo Sleiman continuano le persecuzioni e le violenze contro le minoranze.
Il presule ha avvertito di come il crescente estremismo islamico stia riducendo i non musulmani a cittadini di seconda classe.
I commenti del carmelitano libanese sono arrivati dopo che il Parlamento iracheno ha annunciato il progetto di abolire nei consigli provinciali la quota di seggi riservati ai gruppi minoritari, inclusi i cristiani.
L'Arcivescovo ha detto che quanti cercano rifugio nel nord curdo subiscono uno sfruttamento mascherato da atti di generosità e buona volontà visti nei progetti di ricostruzione di chiese da parte del Governo regionale.
Il direttore generale della Caritas, ha ricordato il presule, ha ringraziato un funzionario curdo per aver costruito case per gli sfollati di Baghdad, ma il funzionario gli ha detto: “Lo abbiamo fatto per noi [curdi]. Sappiamo che ve ne andrete e queste case saranno nostre”.
L'Arcivescovo Sleiman ha detto che anziché sistemare i cristiani nel nord “il modo migliore di difendere non solo i cristiani ma tutti i cittadini è ripristinare in Iraq lo Stato di diritto”.
Allo stesso modo, ha criticato i progetti per una cosiddetta enclave per i cristiani attorno alle antiche Pianure di Ninive, paragonando l'idea alla promozione di un “ghetto”.
E' intervenuto all'evento anche il Segretario Generale Internazionale di ACS, Pierre-Marie Morel, che ha parlato dei problemi che i cristiani affrontano negli ex Paesi sovietici, tra cui Uzbekistan, Kazakistan e Georgia.
Il responsabile stampa Pontifex ha analizzato le difficili condizioni dei cristiani durante le Olimpiadi di Pechino, iniziando il suo intervento con alcuni filmati registrati di nascosto che mostrano un Vescovo cinese sotto la custodia della polizia.

CCEE: I presidenti: "fermare le violenze contro i cristiani in India e Iraq"

Fonte: SIR

(dall’inviato SirEuropa a Esztergom – Ungheria) - Una richiesta ai governi e alle istituzioni europee di “intervenire in ogni modo” per far cessare violenze contro i cristiani in India, e di “aprire le porte” anche alle minoranze religiose in Irak che fuggono dal loro Paese: lo affermano oggi i presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), riuniti in questi giorni a Esztergom, in Ungheria. “Siamo preoccupati per le notizie su quanto continua ad accadere in Orissa (India) – sottolineano -, dove martedì scorso un’altra donna cristiana è stata uccisa e altre 300 case sono state bruciate. Esprimiamo la nostra solidarietà ai cristiani del Paese e ai loro Pastori, e chiediamo ai Governi e alle Istituzioni d’Europa di intervenire in ogni modo per far cessare queste violenze che, secondo le nostre informazioni, hanno causato, dal 23 agosto ad oggi, 60 morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di persone in fuga”.
I vescovi europei esprimono preoccupazione anche per “la situazione dei cristiani e delle altre minoranze religiose dell’Irak, molti dei quali hanno dovuto fuggire dalla loro patria per le difficoltà di vivere liberamente la loro fede”. Chiedono perciò ai responsabili dei Paesi europei “di aprire le porte a queste persone, quale obbligo fondato sul rispetto dei diritti umani”. I vescovi guardano, inoltre, “con apprensione” all’evolversi della situazione in alcuni Paesi dell’Africa e dell’America Latina, “in cui è sempre più minacciata la dignità umana, la libertà di espressione e di religione”.