"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

1 giugno 2026

Il Patriarca di Baghdad dei Caldei membro del Dicastero per le Chiese Orientali

30 maggio 2026

Papa Leone XIV stamane ha annoverato tra i Membri del Dicastero per le Chiese Orientali il Patriarca di Baghdad dei Caldei, Polis III Nona.
Lo scorso 24 aprile lo stesso Papa Leone aveva concesso l’Ecclesiastica Communio richiesta, in conformità al Canone 76 § 2 del CCEO, dal Patriarca canonicamente eletto il 12 aprile 2026 dal Sinodo dei Vescovi della propria Chiesa sui iuris, celebrato a Roma.
Il Patriarca era succeduto al dimissionario Cardinale Louis Raphael I Sako. Il Patriarca Polis III Nona è è nato il 1º novembre 1967 ad Alqosh, nel Kurdistan iracheno. Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale l'11 gennaio 1991 a Baghdad ed il 5 maggio 2009 il Sinodo della Chiesa cattolica caldea lo ha eletto arcieparca di Mosul dei caldei, con l'assenso di Benedetto XVI. Il 15 gennaio 2015 era diventato eparca di San Tommaso Apostolo di Sydney dei caldei, in Australia.


Discorso del Cardinale Prefetto Sua Eminenza Claudio Gugerotti in occasione della solenne intronizzazione del Patriarca di Baghdad dei Caldei

29 maggio 2026

Beatitudine, 
questo è un giorno storico per la Chiesa caldea e per la Chiesa universale; è un giorno storico anche per questa nobile terra dell’Iraq. Attorno a Lei, in questa solenne intronizzazione quale Patriarca di Baghdad dei Caldei, sono raccolte alte autorità ecclesiastiche, cattoliche e di altre confessioni, esponenti di altre religioni, autorità civili e rappresentanti delle istituzioni sociali e diplomatiche. E questo non soltanto per la solennità dell’atto che stiamo compiendo, ma per onorare la storia di un popolo e di una Chiesa.
Sono lieto di essere presente anch’io, a nome del Santo Padre Leone XIV, per esprimerLe il suo augurio, la sua solidarietà nell’impegno a vivere nella piena comunione e il sostegno fraterno per il bene di tutti.
La Chiesa caldea ha una storia carica di mistero e per molti aspetti sorprendente. Chiesa di apostoli e dei primi successori degli apostoli, che attinge le sue radici direttamente alla terra di Gesù; terra straordinariamente missionaria, che raggiunse i luoghi estremi del mondo predicando il Vangelo di Cristo alle popolazioni più diverse e spesso con esito pienamente fecondo: una predicazione missionaria che non nasce dal potere politico, ma anzi spesso è ammirata dal potere politico per la sua straordinaria forza di convincimento, per la ricchezza della dottrina, per la cultura e la limpidezza dei costumi; una Chiesa che riuscì a collocare, nell’ambito di regni molto spesso non cristiani, i propri figli in posizione di alti dignitari per la fiducia che incuteva.
E questo ben prima che arrivassero esponenti della Chiesa occidentale, ad assistere meravigliati alla forza e all’incisività dei vostri figli; sviluppatasi anche istituzionalmente, essa diede origine a un’elaborazione filosofica e teologica di altissimo livello nei monasteri e in sedi universitarie famose e meritatamente stimate, con l’opera di traduttori di antichi scritti della cultura greca, facendo così da ponte con il mondo europeo, insieme ad altri noti traduttori arabi, per riversarvi quella illustre cultura che fu per molti aspetti imitata e seguita anche nel mondo romano e, più avanti, da alcuni dei più illustri teologi della Chiesa cattolica occidentale; le Chiese dell’India meridionale sono ancora oggi testimonianza vivente di quanto l’impronta della vostra Chiesa abbia raggruppato e costituito una delle cristianità più feconde e affascinanti del mondo intero.
Il martirio, poi, è un altro elemento costitutivo della vostra storia: testimonianza eroica senza risparmio di vite umane, con coerenza e fedeltà fino a tempi recenti. Ed ora la vostra presenza sempre più diffusa in varie terre del mondo a causa dell’instabilità di questo nostro caro e ferito Medio Oriente: una presenza accolta e stimata, ammirata anche per la sua capacità di adattamento ai nuovi ambienti e alle nuove situazioni, e contemporaneamente legatissima alle proprie radici, alla propria storia, alla propria tradizione.
Non può che essere profondamente toccante essere presenti oggi a questo atto con cui lo Spirito Santo Le affida la sua funzione di Padre e Capo della Chiesa caldea. Le viene consegnato tutto questo enorme patrimonio, oggi spesso custodito, come direbbe l’apostolo, in vasi di creta a causa della precarietà della situazione generale del Paese e soprattutto dell’area in cui esso è collocato.
A Lei guardano con piena fiducia i suoi vescovi che l’hanno scelta, i sacerdoti, i religiosi e le religiose insieme a tutto questo meraviglioso popolo di Dio che vede nella continuità delle funzioni attribuiteLe la permanente mano paterna di Dio che non abbandona chi gli appartiene. Le chiediamo fedeltà alle tradizioni di questa sua Chiesa, gioia di condividerle con le altre Chiese e con tutte le espressioni religiose, per una testimonianza che renda il mondo più buono, più sereno, più disponibile alla speranza, più capace di crescita e soprattutto più devotamente proteso verso il regno dei cieli e il ritorno del nostro Signore Gesù Cristo, quando verrà nella gloria per raccogliere il rotolo della storia e consegnarlo nelle mani del Padre.
La liturgia, la catechesi, la testimonianza di carità, la solidarietà partecipe con i poveri, la formazione culturale e spirituale del clero, la pastoralità di una presenza costante in mezzo ai suoi fedeli, come padre e fratello davvero affettuoso e sollecito, la priorità assoluta alla predicazione del Vangelo su altri interessi umani pur legittimi, ma pericolosi se collocati al primo posto: questa è una sfida spirituale e ascetica prima ancora che di carattere disciplinare o politico.
Tenga cari questi suoi fedeli, Beatitudine: essi sono la sua famiglia; li accolga nell’abbraccio spirituale della sua preghiera quotidiana e nell’assistenza altrettanto quotidiana della cura e della solidarietà. Essi vogliono un padre, un maestro, ma soprattutto un esempio di santità. E non soltanto loro, ma in questo momento tutta la Chiesa guarda a Lei come a una straordinaria opportunità per una nuova primavera, che conferisca al mondo lo stesso stupore grato che portò tante popolazioni nel passato ad accogliere la vostra testimonianza, fino alla Cina e all’India, e a farsi con voi cercatori del volto del Padre di ogni misericordia. Beatitudine, il suo è un popolo di grande profondità religiosa.
C’è bisogno, con il calore della sua presenza, di far sbocciare una vita nuova, di dare conforto ai cuori smarriti, di dare coraggio per intraprendere cammini nuovi, incarnando la ricchezza della tradizione nelle quotidiane necessità e sfide della vita moderna. A ciò guardano soprattutto i vostri giovani, con tanta fiducia.
Il Santo Padre Le augura, mentre la attende a Roma per la Celebrazione pubblica della Comunione Ecclesiastica che già Le ha concesso, di serbare in una profonda umiltà la pienezza dell’autorità, per dimostrare misericordiosa tenerezza al figlio prodigo, perché abbia il coraggio di rivolgersi al padre e di tornare dalla sua vita di dissipazione. Noi non vogliamo, non possiamo accettare che la voce della Chiesa caldea debba affievolirsi a causa delle circostanze storiche o politiche; noi vogliamo che questa terra sacra possa essere, ancor più che in passato, il luogo di pellegrinaggio non soltanto verso luoghi di antica fede, ma verso comunità che danno ispirazione e ammirazione per la loro fedeltà a Cristo. Queste non sono parole di circostanza, ma nascono dalla certezza che tutto ciò è possibile perché è già custodito nel cuore dei fedeli di questa Chiesa e nel ministero dei suoi predecessori.
Il servizio del clero, dei religiosi e delle religiose sia il compito del giardiniere che si prende cura del suo giardino senza calcoli, senza ambizioni, senza falsità, ma con piena trasparenza di costumi e di mezzi, anche economici. E su di Lei, Beatitudine, noi invochiamo la costante benedizione di Dio, il soffiare dello Spirito Santo, di cui i vostri antichi padri furono cantori insuperati, e soprattutto la quotidiana presenza del Cristo crocifisso e risorto, unico Signore della storia e della vita, giudice del mondo e fratello nell’umanità.
La Santa Sede rimane al suo fianco, a sua disposizione, pronta a collaborare per tutto quanto possa essere utile a rinforzare ciò che aiuti questa Chiesa a compiere ancora una volta la sua missione, che non è riservata a un territorio ristretto ma che, anche a causa della presente diaspora, continua a diffondersi e ad essere il nucleo di ispirazione per tanti popoli e per tanti individui. Perché questo accada noi preghiamo ardentemente Dio, affinché custodisca le sue intenzioni e il suo spirito di servizio, nella fedeltà al Successore di Pietro, nella piena collegialità di un’esperienza sinodale, così ricca nelle Chiese d’Oriente, nella collaborazione paterna e amorosa soprattutto dei vescovi che si sentono responsabili non della piccola o grande porzione loro affidata, ma della Chiesa intera come successori degli apostoli.
Ci auguriamo che possiate vivere con tanta fraternità, con tanta disponibilità, con tanta ammirazione reciproca, allontanando piccole o grandi cause di opposizione e di polemica, e vivendo invece la pacificazione che nasce proprio da quella Eucaristia, che rimane la fonte di ogni buona azione e di ogni autentica speranza. Amen.