"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

23 ottobre 2007

Iraq. La testimonianza di padre Afas dopo la liberazione: invito i cristiani a restare a Mossul


By Mathilde Auvillain e Giancarlo La Vella

Proprio nel corso della sua visita pastorale a Napoli, è giunta al Papa la notizia della liberazione in Iraq dei due sacerdoti cristiani, di rito siro-cattolico, rapiti nei giorni scorsi a Mossul, nel nord del Paese. “Benedetto XVI ha accolto con grande gioia la notizia della positiva conclusione del sequestro dei due religiosi, per i quali domenica scorsa il Santo Padre aveva lanciato all’Angelus un accorato appello”. Lo ha detto ai giornalisti il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. “Abbiamo intensamente partecipato a questo dramma e seguito la vicenda di padre Mazen Ishoa e di padre Pius Afas con grande preoccupazione – ha detto ancora padre Lombardi – e l’avvenuto rilascio è il segno di una pace che speriamo possa svilupparsi. L'auspicio del Papa – ha concluso – è che eventi del genere non si ripetano più”. Sulla drammatica esperienza vissuta, Mathilde Auvillain, della nostra redazione francese, ha contattato telefonicamente a Mossul proprio uno dei due sacerdoti rapiti, padre Pius Afas:

Clicca su "leggi tutto" per le interviste di Radiovaticana a Padre Pius Afas ed a Monsignor Basel George Casmoussa
"Non abbiamo subito nessuna tortura, nessuna pressione. Assolutamente no. Abbiamo vissuto dei momenti molto difficili, in cui, però, non sono mai mancate la fiducia, la speranza e la preghiera. Noi siamo stati molto contenti e molto grati della grande solidarietà che abbiamo ricevuto a livello mondiale e delle tante preghiere che si sono elevate per noi e che ci hanno tanto aiutato e sostenuto, così come l’appello del Santo Padre. Ieri mattina, ci hanno liberato in un quartiere, dove abbiamo preso un taxi, dal quale ci siamo fatti portare direttamente nella nostra Chiesa e già ieri, nel pomeriggio, abbiamo celebrato la Messa insieme. Molte erano le persone presenti in segno di ringraziamento al Signore. E’ stato veramente molto molto emozionante."
Voi avete incoraggiato i cristiani a rimanere a Mossul...
"Assolutamente. Noi siamo molto preoccupati che si mini l’amicizia con i nostri fratelli musulmani, con i quali conviviamo da secoli. E questo lo abbiamo detto anche ai nostri rapitori: noi non vogliamo rovinare questa amicizia, perdere questa fraternità islamo-crisitana. Noi restiamo, quindi, in Iraq e non siamo disposti a cedere, perché siamo – cristiani e musulmani insieme – per la pace tra gli iracheni."
Quanto è stato importante per voi l’appello del Papa?
"L’appello ci ha dato un grande coraggio: l'appello affinché i nostri rapitori ci lasciassero è stato certamente un grande, grande sostegno."

Il sequestro di padre Ishoa e padre Afas è solo l’ultimo degli attacchi compiuti contro la comunità cristiana in Iraq. Con quale stato d’animo i cristiani stanno vivendo questo momento?
Giancarlo La Vella lo ha chiesto a mons. Basile Georges Casmoussa, arcivescovo siro-cattolico di Mossul:
"Siamo molto preoccupati per il futuro. Noi rappresentiamo soltanto una minoranza in Iraq e molti cristiani iracheni sono spinti a lasciare le loro case a Baghdad e a Mossul. Ci sono molte famiglie che vanno via da questi luoghi. Alcune volte vengono minacciati affinché lascino le loro case, ma altre volte vengono esortati a convertirsi all’Islam in cambio della libertà; in caso contrario saranno costretti ad andarsene. Ci sono molti episodi del genere fra i cristiani e questo aumenta nella comunità la preoccupazione per il futuro. Normalmente i nostri rapporti sono sempre stati buoni con la popolazione musulmana, con i quali conviviamo in spirito di amicizia e collaborazione. Ma ora, con questa corrente fondamentalista che combatte la presenza delle truppe americane, la situazione è diventata estremamente pericolosa per noi."

21 ottobre 2007

Commozione a Moncalieri (TO) per la liberazione a Mosul dei due sacerdoti rapiti sabato scorso

By Luigia Storti

“Dopo 2000 anni la mia chiesa sta ancora lottando, anche se non con le armi, è ancora perseguitata, ancora una chiesa di martiri, ma ancora esiste. La sua stessa sopravvivenza è la sua missione.”
I fedeli della chiesa di San Vincenzo Ferreri a Moncalieri (TO) hanno appena finito di ascoltare queste parole che hanno concluso l’omelia che oggi, giornata mondiale missionaria, è stata dedicata appunto alla chiesa missionaria di Cristo nel mondo. A pronunciarle è stato, non con senza emozione, un giovane sacerdote iracheno, Padre D. Dawood, da poco tempo collaboratore della chiesa.
La lunga storia della sua chiesa, iniziata nel primo secolo dopo Cristo, e la narrazione delle varie persecuzioni che l’hanno colpita, hanno commosso l’uditorio che ha ben capito il messaggio del sacerdote: una chiesa è missionaria non solo quando diffonde la Parola di Dio, ma anche quando la conferma con la sua stessa sofferenza, con il suo stesso resistere, con il sacrificio dei milioni di cristiani che in quelle terre d’oriente hanno dato la vita pur di non tradirla.
Il silenzio in chiesa è carico di cristiana partecipazione, ed è rotto dalla preghiera che i due celebranti, Don Giuseppe Orsello e Padre Dawood elevano a Dio a protezione di quella e di tutte le chiese perseguitate ed in difficoltà nel mondo.
Ed è proprio alla fine di quella preghiera, “un segno” commenterà poi Padre Orsello, che una certa agitazione si trasmette nella chiesa. Uno degli accompagnatori del sacerdote iracheno ha appena ricevuto un messaggio: “Padre Pius e Padre Mazen sono stati liberati.” La voce si diffonde ma nessuno sa come fare a dare la notizia. Spinto da chi gli è vicino l’accompagnatore si fa coraggio e si avvicina all’altare chiedendo a gesti di poter parlare. “Mi scuso per l’interruzione, ma ho appena ricevuto un messaggio dall’Iraq: i due sacerdoti rapiti sono liberi ed ho pensato che tutti voi voleste saperlo!” dice.
La prima reazione è di stupore. Non succede spesso che i fedeli di una chiesa siano partecipi in prima persona della notizia della liberazione di due sacerdoti rapiti. Chi ha dato l’annuncio si gira verso l’altare e conferma in inglese ciò che Padre Orsello sta riferendo in italiano a Padre Dawood:
“They have been released, they are free”
“E’ sicuro?” “Si”
Sono quasi indescrivibili le emozioni che in quel momento passano negli occhi del sacerdote, lui stesso vittima di un rapimento in Iraq. Felicità, stupore, commozione, addirittura incredulità. I suoi stessi gesti le dimostrano. Le mani alla testa, le labbra che pronunciano più volte: “Mio Dio! Mio Dio!” l’abbraccio con Padre Orsello che ripete il felice annuncio ai fedeli che finalmente sciolgono la tensione in un lungo applauso liberatorio. La commozione è palpabile. Una donna si alza dalle prime file e porta al commosso Padre Dawood un fazzoletto di carta, la chiesa è illuminata dai sorrisi di tutti.
La Santa Messa continua e finisce in un clima di felicità, anche il coro canta più forte oggi.
“Ci sono particolari della liberazione?” chiedo a Padre Dawood che, appena finita la Messa ha chiamato l’Iraq per la conferma della notizia, “stanno bene?”
“Non lo so, ma non mi importa”
risponde, “se anche gli hanno tagliato una mano la cosa importante è che siano liberi, e vivi.”
Ecco, in questa piccola storia che per un caso viene da una chiesa della provincia italiana c’è tutta la lunghissima storia della chiesa irachena, perseguitata, mutilata, ma ancora viva, proprio come Padre Pius Affas e Padre Mazen Isho’a, liberati oggi a Mosul dopo 9 giorni di prigionia, e come lo stesso Padre Dawood che qui l’ha testimoniata con il suo essere vivo.
Ed oggi, felice.”

20 ottobre 2007

Un appello per i cristiani iracheni rifugiati in Libano dal vescovo caldeo: Mons. Michel Kassarji

Fonte: altomilaneseinrete.it

Per il ciclo d’incontri organizzato dalla Fondazione San Giacomo: “QUID EST VERITAS? Testimoni della verità”, nuovo appuntamento giovedì 25 ottobre alle ore 21:15 al Teatro Sociale di Busto Arsizio (VA) in piazza Plebiscito,1. Ospite d’eccezione, insieme a Rodolfo Casadei inviato speciale di Tempi, S.E. Mons. Michel Kassarji vescovo Caldeo a Beirut che interverrà su un tema di grande importanza: “Un appello per i cristiani iracheni rifugiati in Libano”. L’evento ha il patrocinio della Città di Busto Arsizio.
Il Vescovo Caldeo a Beirut Mons. Kassarji parlerà della situazione dei cristiani Caldei Iracheni che scappano dal loro Paese e si rifugiano, in cerca di futuro, in Libano, unica nazione con una presenza cristiana ancora organizzata. Rodolfo Casadei è autore di reportage periodici sul settimanale Tempi che a partire dall’estate 2007 hanno contribuito a richiamare l’attenzione sulla situazione drammatica di questa comunità cristiana, che Mons. Kassarji sta personalmente sostenendo. Il Vescovo ha raccontato che oggi sono oltre 2.000 le famiglie rifugiate. Nessuno dei componenti ha permessi di soggiorno, ed è nella più completa clandestinità, con immaginabili riflessi sulla scelta dei modi con cui sopravvivere. Una clandestinità tollerata e non perseguita dalle autorità, ma che li destina a vivere come fantasmi, senza medicine, assistenza, diritti e identità civile: senza alcuna soluzione per il futuro, che si auspica invece che gli organismi politici internazionali sappiano ideare.
Gli incontri, ad ingresso gratuito, sono aperti a tutti gli interessati, con registrazione obbligatoria prima dell’inizio.
Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria della Fondazione, telefono: 0331.336.390

Baghdad: un missionario, la grazia ed i passeri (replica dal 2005)

Fonte: MISNA

di Massimo Zaurrini
Sono passati due anni da quando la MISNA raccolse, per la giornata missionaria del 2005, questa testimonianza da Baghdad, ma, purtroppo, le parole di padre Manuel Hernandez restano ancora di grande attualità

Clicca su "leggi tutto" per la testimonianza raccolta da MISNa nel 2005
“Aspetta che ti faccio sentire come cantano i passeri che ogni giorno vengono a rifugiarsi nei 25 metri quadri di giardino che abbiamo nella nostra casa”: padre Manuel Hernandez, missionario spagnolo dei Carmelitani scalzi, apre la finestra della sua camera nella casa conventuale dell’ordine a ridosso della 'zona verde', la più militarizzata al centro di Baghdad, ma invece del cinguettio dei passeri attraverso la cornetta arriva fino a Roma solo il suono inconfondibile degli spari di un’arma automatica. Brevi raffiche separate da neanche due secondi di silenzio. In quei brevi istanti di pace, riesco effettivamente a sentire un debole cinguettio. “Hai sentito?” mi chiede Manuel dall’altra parte. Sono confuso, gli chiedo di confermarmi quello che le mie orecchie non possono vedere...Lui si mette a ridere. “Anche i passeri non ne possono più – continua padre Hernandez – ormai da alcuni giorni c’è un nutrito gruppo di volatili che ha preso l’abitudine di venirsi a rifugiare sugli alberi del nostro piccolo giardino. Nei giorni scorsi ho assistito a scene incredibili, hanno combattuto a poca distanza da casa nostra e mi sembrava di essere finito dentro un film di guerra americano. Sembrava una delle puntate di Rambo. A differenza tua mi sono abituato al suono delle armi e come accade per chi abita vicino a una ferrovia ormai non le sento quasi più, mentre mi godo la voce di queste piccole creature che mi vengono a trovare”.
Il suono delle raffiche continua a distrarmi, padre Manuel se ne accorge e chiude la finestra. “Ci sei adesso?” mi dice sempre ridendo. Non riesco a non chiedergli chi glielo faccia fare di stare li, se non ha mai pensato di andarsene e qual è il senso della sua missione in quell’inferno in terra che ormai sembra diventata Baghdad. “Mai come in questo periodo mi ritengo ‘pieno di grazia’– dice lui, mentre intuisco che sta teneramente sorridendo della mia ingenua curiosità laica – perché sto soffrendo con questa gente, sto condividendo il loro dolore e la loro tristezza, la loro gioia e le loro speranze, insomma in poche parole sto dividendo la loro stessa esistenza cercando di trasmettere tutto l’amore che ho a disposizione”.
“Gocce d’acqua in mezzo al deserto”, questa è l’immagine con cui Manuel sintetizza il ruolo di un missionario secondo la sua filosofia di vita. “Cerchiamo di essere un esempio, di insegnare, ma soprattutto di imparare da chi ci circonda - conoscendo ormai da tempo questo missionario spagnolo posso assicurare a tutti che le sue parole non sono retorica - come la Chiesa, la gerarchia intendo, dovrebbe imparare da noi missionari. Troppo spesso, invece, continua a parlare con un linguaggio extraterrestre che la gente non comprende. Io non condivido i toni politici e diplomatici con cui la gerarchia si esprime e sono convinto che non li condividerebbe neanche Gesù che per aver parlato chiaramente venne messo su una croce” prosegue il missionario. “Ad esempio – continua padre Manuel – in questi giorni si è aperto il processo contro Saddam Hussein per crimini di guerra e contro l’umanità. Giustissimo che venga processato. Ma perché nessuno si adopera per mettere alla sbarra anche i capi di quei paesi che ogni anno distruggono tonnellate di cibo per evitare che i prezzi di alcuni prodotti agricoli si abbassino troppo sui mercati internazionali, mentre milioni di persone muoiono ogni anno per fame? Che cos’è questo se non un crimine contro l’umanità?"
Non rispondo, non riesco mai a rispondere alle domande di Manuel. “In materia di condivisione – aggiunge, tornando sul tema di questa giornata missionaria – dovremo imparare proprio dalle vittime dei nostri comportamenti, da quei paesi del Medio Oriente e dell’Africa che stanno alla periferia di questa epoca e dove i valori umani, quelli veri, sono più forti di quanto pensiamo. In questo mondo di ingiustizia vengono negati i diritti fondamentali, come quello di vivere e di mangiare, a milioni di persone e poi ci confortiamo l’anima dando un po’ di elemosina quando si producono disastri e dimostrando tutta la nostra misericordia. Non è certo questa la strada. Finchè non ci si sveglierà al mattino rendendosi conto che siamo tutti dalla stessa parte, quella dell’umanità, non ci aiuteremo a vicenda”.
Appena rientrato dal suo paese d’origine, con ancora negli occhi le immagini delle ondate di aspiranti immigrati abbattersi sulle recinzioni delle enclavi di Ceuta e Melilla, il missionario continua: “Guarda all’immigrazione. Dopo aver rubato per secoli a questa gente le loro materie prime impedendo intanto che potessero sviluppare una propria industria, ora ci stupiamo e ci interroghiamo sul perché si gettano sui fili spinati. Le nostre società sono schiaviste. Cos’è, se non una nuova forma di schiavitù, costringere milioni di uomini e donne giovani, nel fiore degli anni, ad abbandonare la propria terra, i propri cari per lanciarsi contro un filo spinato nel tentativo di raggiungere una condizione migliore di quella a cui i nostri paesi democratici li hanno relegati?”. Anche a questa domanda non riesco a rispondere.
“C’è un passerotto sul balcone” si interrompe improvvisamente Manuel. “Ti saluto e vado a recuperare un po’ di pane e glielo sbriciolo, prima che qui fuori ricomincino a girare Rambo” mi dice, prima di riagganciare la cornetta.


19 ottobre 2007

Il Nunzio apostolico in Iraq segue la vicenda dei due sacerdoti sequestrati

Fonte: Zenit

La Santa Sede, attraverso il Nunzio apostolico in Iraq, segue la situazione dei due sacerdoti siro-cattolici sequestrati sabato scorso e lavora per la loro liberazione. Secondo quanto rivelato giovedì dalla “Radio Vaticana”, a confermarlo è stato l’Arcivescovo Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione vaticana per le Chiese Orientali, recentemente chiamato alla porpora cardinalizia dal Santo Padre. “Stiamo facendo il possibile ed anche il Papa ha fatto un appello per la loro liberazione domenica scorsa all'Angelus”, ha detto il porporato a margine della presentazione dell’ultimo numero della rivista italiana di geopolitica “Limes”. “Stiamo aspettando le informazioni per vedere cosa si può fare attraverso il Nunzio apostolico”, che “sta a Baghdad e quindi lì, in nome del Papa e della Santa Sede, siamo in contatto anche con il Patriarca Delly III (di Babilonia dei Caldei, Iraq), anch’egli destinato a diventare Cardinale il 24 novembre.Con grande preoccupazione per la situazione in Iraq, Benedetto XVI ha rivolto domenica un appello per l’immediata liberazione di questi “due buoni sacerdoti dell'Arcidiocesi siro-cattolica di Mosul, minacciati di morte”. Padre Mazin Ishoa, di 35 anni, e padre Pius Afas, di 60, si stavano dirigendo dal centro di Mosul (loro città d’origine) alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima, nel quartiere di al-Faisaliya – dove erano attesi per la celebrazione di un funerale –, quando sono stati sequestrati da un numero imprecisato di uomini armati nel quartiere di al-Thawara.

El representante papal en Irak, pendiente de los dos sacerdotes secuestrados

Fuente: Zenit

La Santa Sed
e, a través del nuncio apostólico en Irak, sigue la situación de los dos sacerdotes siro-católicos secuestrados el pasado sábado y trabaja por su liberación. De acuerdo con las e
misiones del jueves de «Radio Vaticano», así lo confirmó la víspera el arzobispo Leonardo Sandri, prefecto de la Congregación vaticana para las Iglesias Orientales --recién llamado a la púrpura cardenalicia por el Santo Padre--.
«Estamos haciendo lo posible, y también el Papa ha hecho el domingo pasado, en el Ángelus, lanzó una petición por su liberación», expresó el prelado al margen de la presentación del número de «Limes» [revista italiana de geopolítica].
«Además, estamos esperando informaciones para ver qué se puede hacer a través del nuncio apostólico» --apuntó-- quien «se encuentra en Bagdad y por lo tanto allí, en nombre del Papa y de la Santa Sede, permanecemos en contacto también con el Patriarca Delly III» (de Babilonia de los Caldeos, Irak) –que igualmente será creado cardenal el próximo 24 de noviembre--.
Con gran preocupación por la situación en Irak, Benedicto XVI hizo el domingo un llamamiento por la inmediata liberación de estos «dos buenos sacerdotes de la archidiócesis siro-católica de Mosul, amenazados de muerte». El padre Mazin Ishoa, de 35 años, y el padre Pius Afas, de 60, se dirigían desde el centro de Mosul (de donde ambos son originarios) a la parroquia de Nuestra Señora de Fátima, en el barrio de al-Faisaliya –donde se les esperaba para la celebración de un funeral--, cuando fueron secuestrados por un número impreciso de hombres armados en el barrio al-Thawara.

Irak : Restera-t-il encore des chrétiens ?


«Les chrétiens sont pris pour cible car ils refusent le recours à la violence : ils n’ont pas de milice pour se défendre ou se venger et représentent donc des proies faciles »
a déclaré Marc Fromager, directeur de l’Aide à l’Eglise en Détresse (AED), réagissant à l’enlèvement de deux prêtres Irakiens le 13 octobre à Mossoul. «Dans le même temps, nous recevons une lettre de 138 dignitaires musulmans qui assurent que “les musulmans et l'Islam ne sont en aucune manière contre les chrétiens”. Nous nous en réjouissons et espérons que ces autorités condamneront également et sans réserve ce genre d’actes anti-chrétiens» poursuit-il.
Le 13 octobre dernier, le Père Mazer Ishoa Mattoka et le Père Pios Affas ont été enlevés dans le district de Faisaliya, dans le Nord de Mossoul, alors qu’ils étaient en route pour l’église Notre-Dame de Fatima, où ils allaient assister à des funérailles. Mgr Andreas Abouna, évêque auxiliaire chaldéen de Bagdad, a immédiatement appelé tous les chrétiens à prier pour la libération de ces deux prêtres, en insistant sur le caractère anti-chrétien de leur enlèvement. Dans un entretien à l’AED il a ajouté que les chrétiens d’Irak, et particulièrement ceux de Mossoul, «sont prisonniers d’une lutte pour le pouvoir sans merci entre différentes factions d’extrémistes. Nous ne sommes ni des marionnettes qu’on manipule à l’envie, ni du bois de chauffage dont on se débarrasse en le jetant au feu» a-t-il poursuivit. Mgr Basilios Georges Casmoussa, évêque syrien catholique de Mossoul –lui-même enlevé le 17 janvier 2005- a pour sa part dénoncé la politique de la communauté internationale «qui sacrifie [les chrétiens d’Irak] sur l’autel de ses intérêts politiques et économiques».La ville de Mossoul est le dramatique théâtre de violences anti-chrétiennes. De nombreuses églises y ont été attaquées et profanées. En octobre 2006, un prêtre de l’Eglise orthodoxe syriaque a été décapité. Le 3 juin 2007, le Père Ragheed Ganni, et trois diacres, y ont été assassinés. Les chrétiens n’ont aujourd’hui pas d’autre solution pour échapper à la mort que de fuir en Jordanie ou en Syrie.

Mosul: In attesa di notizie a poche ore dall'ultimatum

Fonte: MISNA

“Siamo in attesa di notizie, per il momento non ci sono novità sulla sorte dei nostri due fratelli, che si trovano ancora nelle mani dei loro sequestratori”.
A poche ore dallo scadere dell’ultimatum, monsignor Basile Georges Casmoussa, Arcivescovo siro-cattolico di Mosul, conferma alla MISNA l’assenza di sviluppi significativi nella vicenda di padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, i due sacerdoti sequestrati a Mosul, il 13 ottobre scorso. A proposito delle dichiarazioni rilasciate ad un sito di informazione iracheno, sull' ‘indifferenza’ dimostrata dal governo di Baghdad per la sorte dei cristiani in Iraq, Casmoussa, che in questi giorni ha portato avanti i negoziati con i rapitori, ha precisato che “non si trattava di una critica al governo, era una constatazione su uno stato di fatto: le autorità hanno un potere molto limitato sul territorio, e non possono garantire la protezione dei cittadini, cristiani o musulmani che siano”. L’ultimatum dei rapitori, secondo le informazioni ricevute dall’arcivescovo nelle ultime telefonate con i rapitori, scade domani mattina.

Mosul: A few hours missing to the expire of the ultimatum

Source: MISNA

“We are still waiting for some news but by now nothing is known about the fate of our two brothers who are still in the hands of their kidnappers.” A few hours are missing to the expire of the ultimatum, and the syriac catholic bishop of Mosul, Mgr. Basel George Casmoussa, confirms to MISNA the absence of any progress in the kidnapping of Fr. Pius Afas and Fr. Mazen Ishoa.
In regard of the declarations made to an Iraqi news website about the “indifference” showed by the government of Baghdad about the fate of the Christians in Iraq, Mgr. Casmoussa, who is is heading the negotiations with the kidnappers, has clarified that it “was not a criticism of the government but a remark of the reality: authorities have a very limited power of control of the territory and cannot guarantee citizens’ protection, whether Christians or Muslims.” According to the information given by the kidnappers to the Archbishop the ultimatum will expire tomorrow morning.”


Translated and adapted by Baghdadhope

Mosul: silenzio dei rapitori. Arcivescovo incontra i familiari dei rapiti

Fonte: MISNA

Scade domani il termine fissato dai rapitori per il pagamento del riscatto, "ma sia ieri che stamattina non abbiamo ricevuto alcuna telefonata da parte loro”: lo ha detto alla MISNA monsignor Basile Georges Casmoussa, l’Arcivesvoco siro-cattolico di Mosul che sta conducendo le trattative con gli autori del sequestro di padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa. Casmoussa ha anche incontrato uno dei familiari dei rapiti: “Padre Pius non ha nessuno, ho visto perٍò il fratello di padre Mazen dicendogli di restare fiducioso e di continuare a pregare”.

Mosul: no news from the kidnappers. Archbishop of Mosul meets the relatives of one of the kidnapped priests

Source: MISNA

Mgr. Basel George Casmoussa, the syriac catholic Archbishop of Mosul who is heading the negotiations with the kidnappers of Fr. PiusAfas and Fr. Mazen Ishoa, declared to MISNA that with the ultimatum for the delivery of the ransom established by the captors by tomorrow “we had no call call from them neither yesterday nor today.” Mgr. Casmoussa met the realatives of one of the two priests: “Fr. Pius has no relatives but I met Fr. Mazen’s brother and told him to be confident and to pray.”

Translated and adapted by Baghdadhope

18 ottobre 2007

Preti rapiti a Mosul, vescovo denuncia l’indifferenza del governo


Sul sito in arabo Ankawa.com mons. Casmoussa dice che dal rapimento dei due sacerdoti nessun politico è intervenuto in alcun modo. L’appello alla preghiera e alla pace.

Ė una critica diretta al governo centrale e alle autorità politiche locali “indifferenti” alla sorte dei cristiani in Iraq, quella che oggi lancia l’arcivescovo siro-cattolico di Mosul, mons. Basile George Casmoussa, dalle pagine del sito internet in arabo Ankawa.com. Dal 13 ottobre mons. Casmoussa è impegnato in una difficile trattativa per il rilascio di due suoi sacerdoti rapiti da un gruppo non identificato sabato scorso. “Nessun politico ci ha chiamati – dice il vescovo – nemmeno per esprimerci solidarietà, non vi è stato nessun tipo di intervento”, eppure conoscono tutti la scadenza fissata dai rapitori e l’ingente somma richiesta per il riscatto.
Mons. Casmoussa si rivolge poi alla comunità cristiana e chiede di “continuare a pregare perché abbiamo bisogno di pace”; ricorda infine che i “cristiani d’Iraq sono fedeli al loro Paese e rispettano tutti gruppi” che lo popolano.
Le parole di Casmoussa sono sentite dai fedeli come un seno della preoccupazione con la quale il presule sta seguendo gli sviluppi della vicenda. Finora nessuna novità sulla sorte di p. Mazen Ishoa, 35 anni, e p. Pius Afas, 60 anni. Per il pagamento del loro riscatto (1 milione di dollari) i rapitori – ha reso noto l’arcivescovo siro-cattolico – hanno fissato una scadenza al prossimo 20
ottobre.

Abducted priests in Mosul, bishop slams government indifference

Sources: Ankawa.com abcd Asia News

Mgr Casmoussa
expresses his views on Ankawa.com, an Arabic-language website. Since the two clergymen went missing, no politician has lifted a finger for them. The prelate appeals for prayer and peace.

Mgr Basile George Casmoussa, the Syro-Catholic archbishop of Mosul, has criticised head on both the central government and local authorities, guilty in his view of ‘indifference’ towards the fate of Christians in Iraq. He did so on Ankawa.com, an Arabic-language website.
The prelate has been involved in the difficult negotiations for the release of the two clergymen who were kidnapped last Saturday by an unknown group.
“Not one single politician has called us just to express their solidarity. Not one step of any kind has been taken,” he said, this despite the fact that everyone knows the deadline set by the kidnappers and the huge ransom they demanded.
In addressing the Christian community, Mgr Casmoussa calls on its members “to continue praying, because we need peace,” reminding everyone that “Iraqi Christians are loyal to their country and respectful of every group” who calls it home.
For many faithful, the archbishop’s words are a sign of the concern with which he is following the affair. But so far nothing new is known of the fate of Fr Mazen Ishoa, 35, and Fr Pius Afas, 60.
The kidnappers have demanded that a ransom of a million dollars be paid by October 20, Mgr Casmoussa said.

A Beirut l’incontro annuale dei patriarchi delle chiese orientali.

Fonte: Ankawa.com

Il tema dell’incontro di quest’anno è: “La presenza cristiana in Oriente con particolare riferimento alla situazione in Iraq ed alle pressioni che mirano alla loro emigrazione dall’Iraq e dall’intero Medio Oriente.”


In Beirut the annual meeting of the Patriarchs of the Oriental Churches.
The main topic of the meeting is: “Christian presence in the East with particular reference to the situation in Iraq and to the pressures aiming at Christian emigration from Iraq and the Middle East.”

Mosul: attesa dopo la proroga concessa dai rapitori

Fonte: MISNA

“Sono lunghe ore di attesa qui a Mosul, aspettiamo una telefonata dei rapitori”:
monsignor Basile Georges Casmoussa mantiene intatta la speranza e alla MISNA dice di restare in fiduciosa attesa di notizie su padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, sequestrati sabato scorso a Mosul. Ieri sera lo stesso presule aveva informato della proroga di 72 ore concessa dai rapitori per il pagamento del riscatto: “abbiamo ricevuto una proroga di 72 ore per la consegna del riscatto, ma i rapitori rimangono fermi sulle loro posizioni”e rassicurato sulle condizioni dei sacerdoti. “La nuova scadenza – aveva detto alla MISNA monsignor Casmoussa – è sabato, ho potuto sentire brevemente la voce dei due padri, poi qualcuno ha interrotto la conversazione”. “Preghiamo e ci facciamo forza l’un l’altro – dice riferendosi ai suoi confratelli – e preghiamo perché il Signore ci sostenga e sostenga padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, in questo momento così difficile”.

Mosul: Long wait after extention conceded by kidnappers

Source: MISNA

“It is a long wait here in Mosul. We are waiting for a phone call from the kidnappers”,
said to MISNA the Syrian Catholic Archbishop of Mosul, Basile Georges Casmoussa, expressing confidence of soon receiving news of Father Pius Afas and Fr. Mazen Ishoa, abducted last Saturday in the northern Iraqi city. The Archbishop last night referred that the kidnappers had conceded 72 more hours for the payment of a ransom: “we have received a 72 hour extension for the delivery of the ransom, but the kidnappers are upholding their positions” and that he was reassured of the condition of the two priests. “The new deadline is Saturday”, Archbishop Casmoussa told MISNA, “I was able to briefly hear the voices of the priests, but then someone broke off the conversation”. Moreover he added, “let us pray and give each other strength – addressing his fellow brothers – and let us pray such that the Lord supports us and supports father Pius Afas and father Mazen Ishoa, in this very difficult time"

17 ottobre 2007

Vaticano: Annuncio di Concistoro per la creazione di nuovi cardinali

Fonte: Vaticano

Al termine dell’Udienza Generale di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato per il prossimo 24 novembre un Concistoro nel quale procederà alla nomina di alcuni nuovi Cardinali.
Queste le parole del Santo Padre:
Ho ora la gioia di annunciare che il 24 novembre prossimo, vigilia della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo, terrٍ un Concistoro nel quale, derogando di una unità al limite numerico stabilito dal Papa Paolo VI, confermato dal mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica Universi dominici gregis (cfr n. 33), nominerٍ diciotto Cardinali. Ecco i loro nomi:
1. Mons. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali;
2. Mons. John Patrick Foley, Pro-Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;
3. Mons. Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;
4. Mons. Paul Joseph Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum";
5. Mons. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana, Vicario Generale per lo S.C.V. e Presidente della Fabbrica di San Pietro;
6. Mons. Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici;
7. Mons. Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di S.R.C.;
8. Mons. Agustيn Garcيa-Gasco Vicente, Arcivescovo di Valencia (Spagna);
9. Mons. Seلn Baptist Brady, Arcivescovo di Armagh (Irlanda);
10. Mons. Lluيs Martيnez Sistach, Arcivescovo di Barcellona (Spagna);
11. Mons. André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi (Francia);
12. Mons. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia);
13. Mons. Théodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar (Senegal);
14. Mons. Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay (India);
15. Mons. Francisco Robles Ortega, Arcivescovo di Monterrey (Messico);
16. Mons. Daniel N. DiNardo, Arcivescovo di Galveston-Houston (Stati Uniti d’America);
17. Mons. Odilio Pedro Scherer, Arcivescovo di Sمo Paulo (Brasile);
18. Mons. John Njue, Arcivescovo di Nairobi (Kenya).
Desidero inoltre elevare alla dignità cardinalizia tre venerati Presuli e due benemeriti ecclesiastici, particolarmente meritevoli per il loro impegno al servizio della Chiesa:
1. S.B. Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei;
2. Mons. Giovanni Coppa, Nunzio Apostolico;
3. Mons. Estanislao Esteban Karlic, Arcivescovo emerito di Paranل (Argentina);
4. P. Urbano Navarrete, S.I., già Rettore della Pontificia Università Gregoriana; e
5. P. Umberto Betti, O.F.M., già Rettore della Pontificia Università Lateranense.
I nuovi Porporati provengono da varie parti del mondo. Nella loro schiera ben si rispecchia l'universalità della Chiesa con la molteplicità dei suoi ministeri: accanto a Presuli benemeriti per il servizio reso alla Santa Sede, vi sono Pastori che spendono le loro energie a diretto contatto con i fedeli.
Affidiamo i nuovi eletti alla protezione di Maria Santissima, chiedendoLe di assisterli nelle rispettive mansioni, affinché sappiano testimoniare con coraggio in ogni circostanza il loro amore per Cristo e per la Chiesa.

Un onore per il patriarca Delly e per la Chiesa in Irak, sotto la persecuzione

Fonte: Asia News

By Paul Dakiki
Primi commenti a caldo sulla nomina cardinalizia del patriarca di Baghdad. “Un segno della paternità del papa verso il popolo irakeno”.
“Il Santo Padre ha concesso un onore a sua Beatitudine, il patriarca Emmanuel Delly, nominandolo cardinale. Ma è un onore per tutta la Chiesa in Iraq, così provata anche in questi giorni dalla persecuzione, l’emigrazione, i rapimenti dei sacerdoti e l’insicurezza”. Mons. Michel Kassarji, vescovo caldeo di Beirut, commenta così per AsiaNews la nomina cardinalizia del Patriarca di Baghdad, annunciata stamane da Benedetto XVI. Il card. Emmanuel Delly - primo porporato dell'Iraq - si trova in questi giorni a Beirut per un raduno con tutti i patriarchi del Medio Oriente.
Mons. Kassarji continua “È certo un privilegio per lui e per la Chiesa. Anche lui sta soffrendo come tutti i cristiani in Iraq: è stato minacciato di morte, la sua chiesa ha subito attentati, è costretto a vedere i suoi fedeli partire per l’estero, emigrando”.
“È un grande onore!”
gli fa eco una suora caldea da Baghdad. “Penso – continua - che questa nomina è un modo per il papa di mostrare la sua attenzione paterna verso tutti i cristiani irakeni e la popolazione. La gente vive nella miseria, l’abbandono, l’insicurezza e la violenza. C’è proprio bisogno di testimoni e di padri che prendono a cuore il nostro destino”.
Emmanuel III Delly, 80 anni appena compiuti - lo scorso 6 ottobre - è originario di Telkaif, nell'Iraq del nord. Nel 1952 era stato ordinato sacerdote della Chiesa caldea e 10 anni dopo - il 16 dicembre 1962 - è divenuto vescovo. Nel 1967 aveva ricevuto il titolo di arcivescovo, sebbene, sotto il precedente Patriarcato, svolgesse la carica di vescovo ausiliario di Baghdad.
Nel dicembre 2003, è stato eletto Patriarca di Babilonia dei caldei, succedendo a mons. Rophael Bidawid I, morto nel luglio dello stesso anno. L’elezione di Delly a Patriarca aveva messo fine a una situazione di stallo: la scelta del nuovo Patriarca era particolarmente delicata a causa della situazione irachena, con l’occupazione militare americana e forti tensioni intestine, che peraltro si sono almeno in parte riproposte nel corso del sinodo della Chiesa caldea del giugno scorso.
La comunità caldea, di antiche origini, è sparsa in tutto il mondo dagli Stati Uniti e Canada, fino all'Iran, Libano, Egitto e Siria e conta circa 1,5 milioni di fedeli. Il loro centro rimane da millenni l'Iraq, con Baghdad quale sede del Patriarcato, dove i caldei erano circa 800mila prima del 2003. La feroce persecuzione dei cristiani in atto nel Paese del Golfo ha costretto numerose famiglie ad oltrepassare i confini e oggi in Iraq i caldei, secondo stime non ufficiali, sono poco più di 200mila.
Dopo un lungo silenzio il leader della Chiesa caldea nel maggio scorso ha raccolto e rilancia con forza gli appelli di vescovi e clero iracheno, perché i responsabili fermino la “persecuzione interna ed esterna” che colpisce i cristiani in Iraq. Ai politici ha chiesto di non rimanere a guardare, ed ha usato parole dure anche contro le truppe Usa: “Dio non gradisce quello che state facendo al nostro Paese”.

Ultimatum per i due sacerdoti rapiti a Mosul: 72 ore per pagare il riscatto

Fonte: Asia News

Lo hanno comunicato stamattina i sequestratori all’arcivescovo siro-cattolico, secondo il quale i due sacerdoti “stanno bene”. Finora, però, nessun contatto diretto con p. Ishoa e p. Afas.
Solo 72 ore di tempo per mettere insieme l’ingente somma di denaro (un milione di dollari) necessaria a liberare i due sacerdoti siro-cattolici rapiti a Mosul lo scorso 13 ottobre. I sequestratori, di cui l’identità è sconosciuta, non si muovono dalle loro condizioni e oggi in una “breve telefonata” all’arcivescovo siro-cattolico, mons. Basile George Casmoussa, hanno ribadito le loro richieste e fissato una scadenza per il pagamento. Lo riferisce ad AsiaNews lo stesso presule, secondo il quale p. Mazen Ishoa e p. Pius Afas “stanno bene”. L’arcivescovo, che segue di persona le trattative, riporta le assicurazioni dei rapitori: “Mi hanno detto che i nostri sacerdoti stanno bene, la richiesta del pagamento di un riscatto è rimasta invariata”. Mons. Casmoussa sottolinea, però, che “finora non ci sono stati contatti diretti con i nostri due sacerdoti”. Egli invita poi a “non smettere di pregare: è l’unica, la migliore cosa che possiamo fare”.
Proprio il fatto che non vi siano prove certe della salute di p. Ishoa e p. Afas, è motivo di preoccupazione per molti cristiani in Iraq, che hanno vissuto e testimoniato tragiche esperienze di rapimenti in passato. “Spesso – ricordano – è successo che anche a pagamento del riscatto avvenuto, i sequestratori abbiano ucciso i loro ostaggi, cristiani e no”.

Ultimatum for two priests abducted in Mosul, 72 hours to pay the ransom

Source: Asia News

Captors reiterate their demand to Syro-Catholic archbishop, who says the two priests are doing well. So far though, no direct contact with Fathers Ishoa and Afas.

There are only 72 hours to raise the huge sum (a million US dollars) needed to free two Syro-Catholic priests abducted on Saturday in Mosul. Their unknown captors are sticking to their original demand which they reiterated in a “brief telephone call” to Syro-Catholic archbishop, Mgr Basile George Casmoussa, in which they also set a deadline for payment. The prelate himself told AsiaNews about it, adding that the Fr Mazen Ishoa and Fr Pius Afas “are doing well.”
The archbishop, who is personally following the negotiations, repeated the captors’ reassurances. “They told me,” he said, “that our priests are doing well, [but] the demand for payment remains unchanged.”
Mgr Casmoussa stressed however that “so far there have been no direct contacts with the two priests,” urging everyone “not to stop praying. It is the only and best thing we can do.”
The fact that there is no evidence about Fathers Ishoa and Afas’s well-being is cause of concern to Christians in Iraq, many of whom have gone through the same tragic kidnapping experiences in the past, mindful that “often captors kill their hostages, whether Christian or not, after a ransom is paid.”

16 ottobre 2007

Notizie contraddittorie da Mosul sulla sorte dei due sacerdoti rapiti sabato

By Baghdadhope

Fonti MISNAabcd
Asia News

Alle 9.59 di questa mattina l’agenzia MISNA ha riportato le parole di Monsignor Basel Gorge Casmoussa, il vescovo siro cattolico di Mosul, che in queste ore tiene i contatti con i rapitori, e secondo cui: “Padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa stanno bene, questa mattina abbiamo parlato per telefono con i loro rapitori, la speranza di rivederli presto resta viva” confermando in questo modo il proseguimento delle trattative per liberare i due sacerdoti rapiti sabato scorso ed aggiungendo che “la cosa più importante in questo momento è mantenere aperta la porta del dialogo, la speranza è quella di poter riabbracciare molto presto i due sacerdoti il cui rilascio è stato vincolato al pagamento di un riscatto.”
Le parole di Monsignor Basel Beorge Casmoussa riportate però alle 12.01 da Asia News che cita anonime “fonti ecclesiastiche legate alla diocesi siro-cattolica” sono diverse. Nell’articolo si dice che ..il presule…ha risposto “di non avere una somma così alta e dall’altra parte del telefono hanno chiuso la comunicazione”. “Da allora – continuano le fonti – non si sa nulla, noi cristiani continuiamo a pregare, è l’unica cosa che possiamo fare, ma abbiamo molta paura e siamo preoccupati dell’assenza di notizie sulla sorte dei nostri due sacerdoti”. Un passaggio che contraddice quello di speranza riportato da MISNA e che è attribuito alle fonti nella versione italiana dell’articolo di Asia News ed allo stesso Monsignor Casmoussa in quella inglese.

Clicca su “leggi tutto” per gli articoli di MISNA ed Asia News

MISNA 9.59 16 ottobre 2007
MOSUL: NUOVO CONTATTO CON RAPITORI, SACERDOTI RAPITI “STANNO BENE”
Padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa stanno bene, questa mattina abbiamo parlato per telefono con i loro rapitori, la speranza di rivederli presto resta viva”: la voce di monsignor Basile Georges Casmoussa è stanca, ma le sue parole, raccolte telefonicamente questa mattina dalla MISNA che lo ha contattato a Mosul, confermano il proseguimento delle trattative per liberare i due sacerdoti rapiti sabato scorso. “La cosa più importante in questo momento è mantenere aperta la porta del dialogo, la speranza è quella di poter riabbracciare molto presto i due sacerdoti il cui rilascio è stato vincolato al pagamento di un riscatto” ha aggiunto, parlando con la MISNA, l’Arcivescovo siro-cattolico di Mosul che in queste ore tiene i contatti con i rapitori.

Asia News 12.01 16 ottobre 2007
APPRENSIONE PER I DUE SACERDOTI A MOSUL: I RAPITORI HANNO SOSPESO I CONTATTI
Da quando è stata comunicata l’impossibilità di pagare l’elevato riscatto richiesto per p. Ishoa e p. Afas, i sequestratori non si sono fatti più sentire. I cristiani pregano, mentre a Baghdad continuano le minacce e l’esercito turco spara su un villaggio cristiano in Kurdistan.C’è apprensione e preoccupazione tra i cristiani iracheni in patria e all’estero: da più di 24 ore si sono persi i contatti con i sequestratori dei due sacerdoti siro-cattolici rapiti lo scorso 13 ottobre a Mosul. A raccontarlo ad AsiaNews fonti ecclesiastiche legate alla diocesi siro-cattolica. Intanto da Baghdad continuano ad arrivare notizie di minacce e il confronto tra curdi e Turchia al confine colpisce un villaggio cristiano.
Domenica i rapitori, la cui identità risulta ancora sconosciuta, hanno chiesto un riscatto di un milione di dollari al vescovo mons. Basile George Casmoussa per la liberazione di p. Mazen Ishoa, 35 anni, e p. Pius Afas, di 60. Il presule, anche lui rapito e poi rilasciato due anni fa, ha risposto “di non avere una somma così alta e dall’altra parte del telefono hanno chiuso la comunicazione”. “Da allora – continuano le fonti – non si sa nulla, noi cristiani continuiamo a pregare, è l’unica cosa che possiamo fare, ma abbiamo molta paura e siamo preoccupati dell’assenza di notizie sulla sorte dei nostri due sacerdoti”. Dopo la guerra, la comunità dei siro-cattolici a Mosul si è ridotta a circa 300 famiglie, seguite da soli tre sacerdoti.
La sensazione più diffusa tra i cristiani iracheni è che il mondo li ha abbandonati. “Solo il Papa si ricorda di noi”, confidano ad AsiaNews alcuni laici e religiosi siro-cattolici. P. Ishoa e p. Afas sono solo l’ultimo esempio della minaccia che incombe sui cristiani d’Iraq. Il sito Ankawa.com racconta la storia di 11 famiglie cristiane costrette in questi giorni a lasciare Baghdad per via delle intimidazioni ricevute. Ad alcune è successo che appena gli uomini delle milizie, per lo più sciite, hanno saputo che un loro figlio era è emigrato, si sono recati dal padre accusandolo: “Tuo figlio è un traditore, lavora per gli americani, quando torna per le ferie fallo venire al nostro ufficio”. Così il padre è costretto ad avvertire il figlio di non fare mai più ritorno a casa, prende il resto della famiglia e parte per il nord o i Paesi confinati.
Dalla capitale i cristiani lamentano la completa “impotenza” di fronte a questi casi di minacce e soprusi. “Siamo l’unica comunità – spiegano – a non voler organizzare una propria milizia; ora in Iraq vince solo la violenza e chi è armato e i cristiani non fanno paura. Il governo non esiste: in altri casi che riguardano sciiti o sunniti spesso si aprono indagini almeno formali, ma per noi non si scomoda nessuno”.
E in Kurdistan, fino a pochi mesi fa oasi di pace e rifugio per i profughi interni, la situazione va peggiorando. La Turchia preme ai confini per colpire i ribelli curdi. Il 14 ottobre l'esercito turco ha annunciato il bombardamento di una zona della frontiera nord dell'Iraq come rappresaglia per gli attacchi dei miliziani del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) infiltratisi nel Kurdistan iracheno. Il villaggio colpito, Enishke, è cristiano.

Contradictory news come from Mosul about the fate of the two priest kidnapped last Saturday.

By Baghdadhope

Sources: MISNA abcd Asia News

At 10.38 this morning Misna agency reported the words of Mgr. Basel George Casmoussa, the syriac catholic bishop of Mosul, who in these hours is handling the contacts with the kidnappers, and according to whom: “Father Pius Afas and Fr. Mazen Ishoa are well. We spoke on the phone this morning with their kidnappers and our hope for their prompt return remains strong” confirming in this way the continuation of negotiations for the release of the two priests and adding that “the most important thing in this moment is to keep dialogue open, in hope of obtaining very soon the release of our priests, for which they have demanded the payment of a ransom.”
But Mgr Basile George Casmoussa’s words reported at 13.11 by Asia News agency that cited anomymous “Church sources in the Syro-Catholic diocese” are different. In the article it is said that …the prelate… said he “told them that he did not have that kind of money and they hung up.” Since then we have had no news. We Christians continue to pray; it is only thing we can do. But we are very afraid and worried about the lack of information about the fate of our two priests” a passage contradicting the hopeful one reported by MISNA and that is attributed to Mgr. Casmoussa in the English version of the article by Asia News and to the “church sources” in the Italian one.

Click on “leggi tutto” for the articles by MISNA and Asia News
MISNA: 10.38 AM October 16 2007-10-16
MOSUL: NEW CONTACT WITH KIDNAPPERS, PRIESTS “ARE WELL”
“Father Pius Afas and Fr. Mazen Ishoa are well. We spoke on the phone this morning with their kidnappers and our hope for their prompt return remains strong”, said to MISNA the Syrian Catholic Archbishop of Mosul, Basile Georges Casmoussa, in a tired voice, however confirming the continuation of negotiations for the release of the two priests abducted last Saturday. “The most important thing in this moment is to keep dialogue open, in hope of obtaining very soon the release of our priests, for which they have demanded the payment of a ransom”, added to MISNA the Syrian Catholic Archbishop of the northern Iraqi city, who in these hours is handling the contacts with the kidnappers.

Asia News 13:11 October 16 2007
ANGST OVER TWO MISSING PROIESTS IN MOSUL; CAPTORS SUSPEND CONTACTS.
Captors have ceased all contacts after the Church said it could not pay the ransom demanded for Fathers Ishoa and Afas. Christians are praying but in Baghdad threats continue. On the border, the Turkish army strikes at a Christian village in Kurdistan.
Iraqi Christians are concerned and anxious both at home and abroad. For more than 24 hours there have been no contacts with the people who abducted two Syro-Catholic priests last Saturday in Mosul, this according to Church sources in the Syro-Catholic diocese who spoke to AsiaNews. From Baghdad reports about threats against Christians continue as confrontation between Kurds and Turkey continue along the border, affecting a Christian village.
The unknown captors who took Fr Mazen Ishoa, 35, and Fr Pius Afas, 60, demanded a million dollar ransom from Mgr Basile George Casmoussa for their liberation. The prelate, who was also kidnapped and released two years ago, said he “told them that he did not have that kind of money and they hung up. Since then we have had no news.”
“We Christians continue to pray; it is only thing we can do. But we are very afraid and worried about the lack of information about the fate of our two priests,”
he explained.
As a result of the war Mosul’s Syro-Catholic community dropped to about 300 families with three priests ministering to their needs.
Most Iraqi Christians feel they have been abandoned by the world. “Only the Pope has remembered us,” some Syro-Catholics lay people and clergymen told AsiaNews.
Fathers Ishoa and Afas are the latest example of the threat that hangs over Iraq’s Christians. Ankawa.com reports that recently 11Christian families have been forced out of Baghdad as a result of intimidation. Some have been visited by mostly Shia militiamen who, upon learning that some young men had emigrated, went to the father to accuse the son: “Your son is a traitor. He is working for the Americans. When he comes back, tell him to come to our office.”
The net result has been that the father was forced to tell the son not to come back, packed up himself and took the entire family to the north or to neighbouring countries.
In the capital Christians admit to complete “helplessness” vis-à-vis such threats and abuse.
“We are the only community that has not set up its own militia,” they say. “At present in Iraq only violence and those who are armed win; Christians scare no one. The government does not exist. In some cases involving Shiites or Sunnis investigations are formally launched but for us no one could be bothered.”
And in Kurdistan, which was a haven of peace and a refuge for internally displaced people, things are getting worse.
Turkey is putting pressure on the border to strike at Kurdish rebels.
On Sunday the Turkish army announced it bombed an area along Iraq’s northern border in retaliation against attacks by fighters for the Kurdish Workers’ Party (PKK) who had infiltrated Iraqi Kurdistan. The village that was hit, Enishke, is Christian

15 ottobre 2007

Mosul: trattative in corso per la liberazione dei sacerdoti rapiti

Fonte: MISNA
Trattative sono in corso per la liberazione di padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, i due sacerdoti rapiti a Mosul sabato. Lo riferiscono fonti della MISNA a Mosul esprimendo ottimismo sulla possibilità che i due siano liberati molto presto, “forse oggi stesso”. Padre Afas e padre Ishoa erano stati bloccati da un numero imprecisato di uomini armati sabato pomeriggio intorno alle 16 mentre si trovavano nel quartiere al-Thawra: i sacerdoti si stavano dirigendo nella chiesa di Fatima, nel quartiere di al-Faisaliya, dove erano attesi per la celebrazione di un funerale. “Non possiamo dire di più per non compromettere le trattative - hanno riferito le fonti della MISNA – ma restiamo fiduciosi”. Padre Afas, 60 anni, è stato direttore di una rivista cattolica, padre Ishoa è stato ordinato sacerdote poco tempo fa. Secondo alcune fonti, i rapitori sarebbero criminali comuni e avrebbero chiesto un riscatto. Ieri Papa Benedetto XVI, nell’Angelus domenicale, unendosi a quanti hanno a cuore “il futuro della regione", si è rivolto ai rapitori: “Faccio appello a loro perché rilascino prontamente i due religiosi e ribadisco ancora una volta che la violenza non porta a nulla”.
“Per quanto mi risulta i due padri Pius Afas e Mazen Ishoa sono ancora nelle mani dei loro rapitori”: lo ha detto monsignor Basile Georges Casmoussa, arcivescovo di Mosul di rito siro-cattolico, contattato dalla MISNA nella città settentrionale irachena. Le parole dell’arcivescovo smentiscono la notizia diffusa stamani dall’agenzia di stampa AINA (Assyrian international news agency), secondo la quale i due sarebbero stati liberati ieri. “La notizia non è vera, l’ultimo contatto con i rapitori è stato ieri sera quando hanno telefonato chiedendo il pagamento di un riscatto di 1 milione di dollari. Una cifra che non è nelle nostre possibilità” ha aggiunto l’arcivescovo di Mosul parlando con la MISNA. “Questa mattina abbiamo richiamato più volte i rapitori, ma finora non abbiamo avuto risposta. Siamo comunque fiduciosi e preghiamo per la liberazione dei nostri due sacerdoti” ha concluso monsignor Casmoussa.
Stamattina fonti della MISNA avevano espresso ottimismo sulla possibilità che i due sacerdoti possano essere liberati molto presto, “forse oggi stesso”

Mosul: negotiations underway for release of two kidnapped priestsapiti

Source: MISNA

Negotiations are underway for the liberation of Father Pius Afas and Fr. Mazen Ishoa, the two priests kidnapped on Saturday in Mosul, in northern Iraq. MISNA sources in Mosul expressed optimism on the possibility that the priests may be freed soon, “maybe even today”. Fr. Afas and Fr. Ishoa were ambushed by an unspecified number of gunmen on Saturday afternoon at around 4:00p.m in the neighbourhood of Al-Thawra on their way to the Fatima Church for a funeral celebration. “We cannot say more for the risk of compromising the negotiations, but we are hopeful”, referred the MISNA sources. Fr. Afas, 60, directed a Catholic magazine and Fr. Ishoa was ordained priest a short while ago. According to some sources, the kidnappers are common criminals and have demanded a ransom. Pope Benedict XVI yesterday in his Sunday Angelus, joining all those who have the good of the country and of the region at heart, made an appeal to the kidnappers: “I call on the abductors to rapidly liberate the two clerics and I reiterate that violence does not resolve the tensions”. “As far as I know the two priests, Father Pius Afas and Fr. Mazen Ishoa, are still in the hands of their kidnappers”, said Archbishop Basile Georges Casmoussa, head of the Syrian Catholic Church in Mosul, contacted by MISNA in the northern Iraqi city. The Archbishop’s words in fact deny a report this morning by the Assyrian International News Agency (
AINA) of the release yesterday of the priests. “The news is untrue, the last contact with the kidnappers was last night when they phoned to demand a $1-million ransom. A sum that is not within our possibilities”, added to MISNA the Archbishop from Mosul. “This morning we tried to call the kidnappers back many times, but so far without response. We are however hopeful and pray for the prompt release of our fathers”, concluded Archbishop Casmoussa. MISNA sources this morning had expressed optimism on the release of the priests, “maybe even today”.

Overcrowding and Kurdification threaten Christians in northern Iraq

Source: Asia News

AsiaNews talks to a group of Iraqi Christians who are back in Italy after a long visit to northern Iraq, the area in which two Syro-Catholic priests were recently abducted. Christians experiencing persecution in Baghdad and Mosul are fleeing to this area, but their flight is causing a lot of problems. They face discrimination; their arrival is pushing prices up, especially rents; and their presence is putting trains on local health services. Under the circumstances the Church is drawing strength from Fr Ragheed Gani’s martyrdom. Every Sunday a large number of people join his parents at his tomb in Karamles to pray for peace.

The abduction of two other priests in Mosul highlights the plight of Iraq’s Christian community, caught between terrorism and religious persecution. Christians have fled Mosul and Baghdad for northern Iraq as a result of daily death threats and the constant danger of suicide bombers, but what the find is equally tragic and difficult to bear.
The Nineveh Plain and Iraqi Kurdistan have become the community’s last place of resort but Christian villages are increasingly overcrowded, a situation which is creating social tensions and causing problems of coexistence among people whose main dream is going home.
Despite being targeted by terrorists and common criminals now more than ever, Christian Churches have continued their activities, albeit in a more limited way, “with great faith and certainty that a new Iraq will be born out of all this blood one day;” a hope Catholic sources in northern Iraq tell AsiaNews which is
“nurtured day after day by the sacrifice of Fr Ragheed Gani whose tomb is visited every Sunday by young and old alike, seeking the strength to go on.”
More to come.