By Vatican News
28 agosto 2026
“Una palingenesi” che unisce Oriente e Occidente cristiani, necessaria per far rinascere la speranza soprattutto dinanzi al rischio di estinzione, alle minacce, alla violenza che non fanno intravedere una via d’uscita.
A sottolinearlo è il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, nel suo intervento al Meeting di Rimini, lo scorso 24 agosto. La speranza, per il porporato, trova forza nello Spirito capace di generare “un nuovo soffio di vita” e che ci fa riscoprire fratelli, permette di far fiorire l’ecumenismo e restituisce la capacità di essere creature “capaci di Dio” anche tra le macerie materiali.
A sottolinearlo è il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, nel suo intervento al Meeting di Rimini, lo scorso 24 agosto. La speranza, per il porporato, trova forza nello Spirito capace di generare “un nuovo soffio di vita” e che ci fa riscoprire fratelli, permette di far fiorire l’ecumenismo e restituisce la capacità di essere creature “capaci di Dio” anche tra le macerie materiali.
“Il cristianesimo – ha sottolineato il cardinale - è una realtà plurale, che non è soltanto la cultura di casa nostra, soprattutto quella di ieri perché oggi la sua presenza appare più precaria e talvolta persino contrastata con forza”.
Una pluralità che è ricchezza nella diversità, “espressione della creatività dello Spirito Santo che ci rende una sinfonia che può arricchire la sensibilità di tutti noi”. Per il prefetto, “il mondo orientale è oggi al centro della guerra: essa imperversa, distrugge e contrappone perfino orientali a orientali, cattolici a cattolici, ortodossi a ortodossi, cioè credenti nello stesso Signore, ma per i quali è ancora più difficile conservare l’unità del corpo di Cristo che è la Chiesa”.
Una pluralità che è ricchezza nella diversità, “espressione della creatività dello Spirito Santo che ci rende una sinfonia che può arricchire la sensibilità di tutti noi”. Per il prefetto, “il mondo orientale è oggi al centro della guerra: essa imperversa, distrugge e contrappone perfino orientali a orientali, cattolici a cattolici, ortodossi a ortodossi, cioè credenti nello stesso Signore, ma per i quali è ancora più difficile conservare l’unità del corpo di Cristo che è la Chiesa”.
Difficile sopravvivere
Una storia difficile iniziata nel passato e che oggi continua ad essere scritta con l’inchiostro della violenza, “fratelli e sorelle ortodossi sono minacciati di estinzione e fuggono in gran parte dalle loro terre d’origine, così impregnate dei passi stessi di Cristo, per cercare sicurezza in altri luoghi, perché – ha aggiunto Gugerotti - si sentono pesantemente minacciate dopo aver veduto le stragi compiute dall’Isis o aver sperimentato i bombardamenti e la violenza senza limiti di guerre che non conoscono tempo, perché non hanno scopo se non quello di contrapporre nazionalismi o di obbedire alla logica dei pochi mercanti padroni del mondo”.
Un contesto in cui è difficile sopravvivere.
Un contesto in cui è difficile sopravvivere.
Come allora parlare di ecumenismo se è in gioco la possibilità di rimanere in vita e quando alcune Chiese ortodosse sono contrapposte violentemente tra di loro? È la domanda che il cardinale ha posto sottolineando che “l’essenzialità nella ricerca della sopravvivenza pulirà il volto della Chiesa sia dal consumismo, sia dal rischio di un facile irenismo”.
Essere una cosa sola vuol dire anche mettere in discussione il senso di esclusività che spesso gli occidentali lamentano nei confronti degli orientali, contrastando il mondo del consumo che spesso rende “belve nelle nostre reazioni violente all’interno stesso delle nostre case, abitate da uomini delle caverne, che si accoltellano per un nulla”. Da qui la necessità di una speranza nello Spirito che rigenera.
Essere una cosa sola vuol dire anche mettere in discussione il senso di esclusività che spesso gli occidentali lamentano nei confronti degli orientali, contrastando il mondo del consumo che spesso rende “belve nelle nostre reazioni violente all’interno stesso delle nostre case, abitate da uomini delle caverne, che si accoltellano per un nulla”. Da qui la necessità di una speranza nello Spirito che rigenera.
Un nuovo soffio
“La guerra non è mai un bene, - ha aggiunto Gugerotti - ma la finta pace quando non è più pace, ma trionfo del sopruso e dell’ideologia, di una morale identitaria che ci fa sentire popolo privilegiato più che cristiano coerente, può nascondere essa stessa pericoli mortali per la vita spirituale”. “In questo preciso tempo – ha evidenziato - in cui non sappiamo cosa i potenti della terra potranno inventare dall’oggi al domani, dove la comunicazione è funzionale all’effetto, e soprattutto alle fluttuazioni dei mercati astutamente anticipate e quindi sfruttate a proprio vantaggio, lo Spirito promuoverà un esito purificatorio anche sulla stanchezza del nostro cristianesimo”. La pace, ha affermato il porporato, può cominciare subito, senza aspettare trattati o risoluzioni politiche, nel silenzio e nella preghiera ad esempio dei Padri d’Oriente. “Ogni ecumenismo ma anche ogni rispetto e perfino ogni gusto della varietà nasce da questo moto dell’anima, inatteso e misterioso, che ci libera - ha concluso il Prefetto del Dicastero per le Chiese orientali - dal soffermarci sui dettagli marginali che abbiamo messo al centro della vita e ci restituisce la capacità di essere creature ‘capaci di Dio’ anche tra le macerie materiali”.