By Asia News
30 agosto 2026
Papa Leone XIV ha pubblicato ieri una lettera apostolica in forma di motu proprio intitolato Mutua concordia con il quale ha introdotto una nuova disciplina per le Chiese Orientali che tocca molto da vicino alcune comunità cattoliche dell’Asia.
Il provvedimento mira ad affrontare i casi di grave e irrimediabile rottura dei rapporti tra un patriarca e il Sinodo dei vescovi della propria Chiesa, attribuendo ai Sinodi – in determinate condizioni e con l’assenso del Papa - la facoltà di rimuovere un patriarca o un arcivescovo maggiore.
L’obiettivo dichiarato è quello di valorizzare la responsabilità dei Sinodi e ristabilire, nelle situazioni più gravi, l’unità e la comunione ecclesiale.
Il provvedimento mira ad affrontare i casi di grave e irrimediabile rottura dei rapporti tra un patriarca e il Sinodo dei vescovi della propria Chiesa, attribuendo ai Sinodi – in determinate condizioni e con l’assenso del Papa - la facoltà di rimuovere un patriarca o un arcivescovo maggiore.
L’obiettivo dichiarato è quello di valorizzare la responsabilità dei Sinodi e ristabilire, nelle situazioni più gravi, l’unità e la comunione ecclesiale.
All’interno della Chiesa cattolica le Chiese Orientali si caratterizzano non solo per il rito diverso da quello latino ma anche per una propria normativa canonica disciplinata dal Codice dei canoni delle Chiese Orientali, che riconosce specifiche potestà ai Sinodi.
Attualmente sono sei quelle patriarcali: la Chiesa maronita (libanese), la Chiesa caldea (irachena), la Chiesa siro-cattolica, la Chiesa greco-melchita (molto diffusa in tutto il Medio Oriente), la Chiesa armeno-cattolica e la Chiesa copto-cattolica.
Attualmente sono sei quelle patriarcali: la Chiesa maronita (libanese), la Chiesa caldea (irachena), la Chiesa siro-cattolica, la Chiesa greco-melchita (molto diffusa in tutto il Medio Oriente), la Chiesa armeno-cattolica e la Chiesa copto-cattolica.
A questo vanno però aggiunte anche le quattro Chiese arcivescovili maggiori cui – specifica il motu proprio Mutua concordia – le nuove regole sulla possibilità di rimuovere la guida eletta dal Sinodo si applicano per analogia: la Chiesa greco-cattolica ucraina, la Chiesa greco cattolica-rumena e le due Chiese indiane di rito orientale: quella siro-malabarese e quella siro-malankarese.
La nuova normativa - che va a modificare i canoni 106 e 126 del Codice dei canoni delle Chiese Orientali ed è entrato immediatamente in vigore - stabilisce che, qualora il patriarca o l’arcivescovo maggiore non adempiano agli obblighi previsti dal Codice, il Sinodo possa essere convocato anche dal vescovo più anziano per ordinazione episcopale, qualora il Patriarca non provveda alla convocazione.
Nel caso di una grave causa riconosciuta dal Sinodo, quest’ultimo potrà chiedere al patriarca di rinunciare all’ufficio. Se questi rifiutasse, il Sinodo potrà procedere a una votazione segreta: per la rimozione saranno necessari almeno i due terzi dei membri aventi diritto di voto. Il motu proprio specifica che al patriarca dovrà essere garantito il pieno diritto alla difesa.
La decisione non sarà comunque definitiva senza l’assenso del Papa.
Come avviene per l’elezione, al pontefice spetterà infatti di verificare che il voto dei Vescovi sia stato espresso liberamente e senza indebite pressioni, assumendo così un ruolo di garanzia.
Nell’introduzione alla lettera apostolica papa Leone XIV specifica che “qualora il sacro legame tra il Pater et Caput e gli altri vescovi venisse irreparabilmente compromesso, ciò comporterebbe una grave ferita cui dover porre rimedio, come sollecitato anche da numerosi presuli orientali”.
Dietro a queste parole non è difficile leggere alcune dolorose situazioni che hanno provocato negli ultimi anni gravi divisioni all’interno di alcune di queste Chiese. Particolarmente dura - ad esempio – in India è stata la spaccatura all’interno della Chiesa siro-malabarese che nel 2023 portò alle dimissioni dell’arcivescovo maggiore, il card. George Alencherry.
Le nuove norme emanate da Leone XIV mirano dunque a colmare una lacuna del Codice delle Chiese orientali, ma anche a rafforzare il ruolo dei Sinodi nella gestione dei conflitti interni alle comunità.
Dietro a queste parole non è difficile leggere alcune dolorose situazioni che hanno provocato negli ultimi anni gravi divisioni all’interno di alcune di queste Chiese. Particolarmente dura - ad esempio – in India è stata la spaccatura all’interno della Chiesa siro-malabarese che nel 2023 portò alle dimissioni dell’arcivescovo maggiore, il card. George Alencherry.
Le nuove norme emanate da Leone XIV mirano dunque a colmare una lacuna del Codice delle Chiese orientali, ma anche a rafforzare il ruolo dei Sinodi nella gestione dei conflitti interni alle comunità.