"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

12 marzo 2013

6, 12, 13, 19, 24

by Don Renato Sacco

No, non sono numeri da giocare, anche se la pubblicità del gioco aumenta sempre più.
Sono date, più che numeri. E i protagonisti sono le persone, non i numeri.
Il 6 marzo scorso c’è stata a Baghdad la cerimonia dell’ “intronizzazione” del nuovo Patriarca caldeo, Mar Louis Raphael I Sako. Mons. Sako è un amico, da sempre. Sono contento di essere stato presente a condividere quel giorno di festa e di speranza. Louis Sako è un uomo di pace e di dialogo. Nella capitale irachena - ancora schiacciata dalle conseguenze della guerra, blindata da muri, transenne e filo spinato, dove non si respira una buona aria anche per l’insicurezza e la paura che sono palpabili e si materializzano in una schiera infinita di Checkpoint e soldati armati fino ai denti – sono risuonate parole di speranza: “Non abbiate paura” ha detto mons. Sako davanti a una moltitudine immensa di gente, di capi religiosi e politici arrivati da ogni dove. Una moltitudine di gente diversa giunta non credo solo per ossequiare il Patriarca, ma per dare e ricevere speranza di vita e di pace.

Il 12 marzo inizierà il Conclave. Quanti numeri abbiamo letto in questi giorni: cardinali, paesi, statistiche. Ma quello ciò conta di più sono le persone, in particolare una: la Terza Persona della SS. Trinità
 
Il 13 marzo è il quinto anniversario del rapimento e dell’uccisione di mons. Faraj Rahho, vescovo di Mosul (Iraq) rapito e ucciso nel 2008. Forse una data un po’ dimenticata. E con lui quante persone da ricordare, quante vittime, quanti innocenti rapiti e uccisi. Che commozione abbracciare, l’altro giorno a Baghdad, persone di Mosul incontrate più di dieci fa. Sì, perché vivere a Mosul oggi non è proprio una cosa facile.
 
Il 19 marzo 2003, nella notte, iniziano i bombardamenti su Baghdad: la seconda guerra del Golfo. Sono passati dieci anni. Quante persone uccise? Ferite? Quanta gente ha perso tutto? Sarà forse il caso di ricordare, nei giorni in cui si parla molto di Conclave e di Papi, quanto continuava a ripetere Papa Giovanni Paolo IIla guerra è avventura senza ritorno!”. E che dire del modo in cui è stata raccontata da giornalisti e giornaliste “embedded” (arruolati)? E chi si è preso la briga di misurare il tasso di radioattività a Baghdad e in tutte le zone colpite da uranio impoverito? I cinghiali della Valsesia contaminati forse da Chernobil (1986) di cui si parla in questi giorni, ci dovrebbero far riflettere anche su ben altre conseguenze alle persone.

Il 24 marzo 1980 veniva ucciso, mentre celebrava la Messa, mons. Oscar Arnulfo Romero, Vescovo di El Salvador. Un martire dei nostri giorni, anche se non canonizzato. Difensore dei poveri. Con il suo martirio si ricordano anche tutti gli altri missionari martiri.

Sono date da non dimenticare. Che cosa hanno, o dovrebbero avere, in comune? Credo un modo di vedere le situazioni partendo dalle persone. Come si legge nell’editoriale di Mosaico di pace, marzo 2003, “un punto di osservazione come postazione obbligata. Gli ultimi”.

7 marzo 2013

Il Patriarca Rai: Presto un summit tra i Patriarchi ortodossi e cattolici del Medio Oriente

By Fides, 6 marzo 2013

“Stiamo preparando un incontro di tutti i Patriarchi ortodossi e cattolici del Medio Oriente, per promuovere l'unità tra i cristiani e affrontare insieme i problemi e le sofferenze che ci troviamo a condividere in questo difficile momento storico”. Lo annuncia all'Agenzia Fides il cardinale Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, in questi giorni a Roma per partecipare al Conclave.
Il summit con i Patriarchi mediorientali sarà un momento importante nella fitta rete di contatti ecumenici che hanno coinvolto negli ultimi mesi il Capo della Chiesa maronita, creato cardinale da Benedetto XVI al Concistoro del 24 novembre 2012. All'inizio di quello stesso mese, S. B. Rai aveva presenziato all'intronizzazione del nuovo Papa copto ortodosso Tawadros II. Il 10 febbraio scorso è stato lui l'unico Patriarca presente all'intronizzazione del nuovo Patriarca greco-ortodosso di Antiochia Yohanna X Yazigi, avvenuta a Damasco. Nei prossimi giorni avrebbe dovuto prender parte all'inizio del ministero del nuovo Arcivescovo di Canterbury Justin Welby (impegno cancellato a causa del Conclave). E conta di onorare presto l'invito ricevuto a visitare il Monte Athos. “Le possibilità di ritornare a una completa unità” spiega a Fides il Patriarca Rai “viene studiata a alti livelli. Intanto, noi possiamo vivere la comunione sul piano concreto dell'annuncio evangelico e della condivisione delle iniziative sociali, caritative e culturali. Si tratta di un ecumenismo concreto, senza troppi discorsi. E' l'ecumenismo che tanti batttezzati già vivono nella loro quotidianità”.
S. B. Rai ha avuto incontri recenti anche con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e con l'Arcivescovo ortodosso di Atene Hieronymos. Dal 26 febbraio al 1 marzo, prima di venire a Roma per il Conclave, il Patriarca Rai ha visitato la capitale russa su invito del Patriarca di Mosca Kirill. Durante la trasferta moacovita, Il Capo della Chiesa maronita ha avuto lunghi colloqui con lo stesso Kirill e con il Metropolita Hilarion (responsabile del dipartimento del Patriarcato di Mosca per le relazioni esterne) intorno alla attuale condizione dei cristiani in Medio Oriente. S. B. Rai a Mosca ha incontrato anche il Presidente della Duma Sergej Naryshkin con alcuni suoi collaboratori, manifestando apprezzamento per la linea a favore di un negoziato tea regime e opposizione assunta dalla Russia in merito al conflitto siriano. 

6 marzo 2013

Beatitude Louis Raphael I Sako’s homily for the Holy Mass in the day of his enthronement as Patriarch of the Chaldean Church.

By Baghdadhope * 

Baghdadhope publishes its translation of:  
 
Beatitude Louis Raphael I Sako’s homily for the Holy Mass in the day of his enthronement as Patriarch of the Chaldean Church.
Tuesday March 6, 2013,
St Joseph's Cathedral - Baghdad

(Lectures: Isaiah’s commission 6:1-9, 1 Timothy 4:12-16, The Good Shepherd. John10:11-17)

"Don’t be afraid!”

1. "Don’t be afraid!" So many times Jesus repeated these words before and after his resurrection! Today I wonder:  what effect do these words have on us who live every day in a condition so difficult that we don’t know where it will take us?
Jesus reprimanded his disciples in the boat in the middle of the rough sea because they were afraid, “You of little faith, why are you so afraid?” he said. (Mt 8: 26). This reprimand is addressed also to us who are afraid because we have to renew our faith, our community and our unity.
What we experienced in terms of suffering, trouble and bloodshed of our martyrs, can, if we wish, incorporate us in the mystery of Christ, help us to recognize the presence of God among us, strengthen our hope that the Holy Spirit changes and improves men and women’s hearts. The storm must cease, as the consistent  cohabitation must be lived. We have to solve our problems and our crisis, to go back authentically to our noblest sentiments, to reunite and renew ourselves spiritually, humanly and socially.

2. In the midst of the troubles we live the voice of Jesus, the Good Shepherd, calls us with love and hope and makes us forget the fear to get to fraternity, fellowship and unity among us. To get all this we must love, warmly welcome the other, share what we have with generosity and joy. This attitude makes our faith and our hope grow, and comforts us. Only in this way everything will become easier, more beautiful and more meaningful.

3. Authenticity is linked to the needed renewal. Do not accept it means to live in the past. For this reason we will update our  liturgy and our teaching methods, we will renew with determination and courage the structures of our Church in the spirit of the Second Vatican Council and of the Apostolic Exhortation "Church in the Middle East," so that the faithful can understand, and better participate in its rituals in order to draw closer to Christ and to their church. Our Synod, to be held from June 5, has to this end a full and urgent agenda.

4. As for emigration its causes are many: sectarian, religious or economic ... The most serious problems for Christians are security and freedom. If security and freedom will be granted the Christians will remain in their country, otherwise they will leave it. I do not encourage anyone to leave the country but to stay and continue on his own path because it is a requirement of faith and patriotism.

5. My agenda is to work with everyone in the Chaldean Church as a group, in the spirit of authenticity, unity and renewal. I will work with my brothers the bishops, the priests, the nuns, the faithful, men and women, for the good of the Church and of the people. On this occasion I appeal to the daughters and sons of our Chaldean Church in Iraq, our country, and around the world: I greet them and thank them for their prayers for me and for the church, and I thank them especially for their living testimony of Christ. Despite the difficulties they have shown their being near the Church, even in times of trouble. Their devotion and generosity and the sacrifice of their life are a vivid example we are proud of. To all of them I say as in the book of Revelation: "Be thou faithful unto death and I will give thee a crown of life" (Rev. 2: 10)
As for working with other churches I will work with them to do everything possible to strengthen the Christian presence in this country and to offer the testimony of unity and love. We will work in a special way and in all fields with the Assyrian Church of the East to achieve unity. This year, God willing, will be the last year in which we will celebrate Easter according two different calendars because in the future in Iraq Easter will be celebrated on the same date.
With our Muslim brothers, whom God loves as He loves us, we will analyze the points of convergence and we will respect the differences between us. It is God’s will if we have been created as different.

6. I ask for your prayers for the Lord to help me to continue what my predecessors have begun in this Patriarchal See: to be strong in our faith, to spread the message of Christ with purity, to realize the will of God in my life and in the life of the Church He has entrusted to me.

Thank you! May God give us the strength and be with us to serve the Church, the homeland, the people.

Maran Ata! Come, Lord Jesus!

Speech by His Beatitude, Louis Raphael I Sako, Chaldean Church Patriarch for the ceremony of his enthronement

By Baghdadhope*

Baghdadhope publishes its translation of the

Speech by His Beatitude,
Louis Raphael I Sako, Chaldean Church Patriarch
for the ceremony of his enthronement
March 6, 2013, St Joseph's Cathedral - Baghdad


1. I thank you with all my heart for your presence and your participation to the ceremony for my enthronement. I, Louis, your brother sharing the tribulations, the kingdom and the wait in Jesus (Rev 1:9) came to you from Mosul, where I grew up,  studied and served as a priest, and from Kirkuk, the city of the eternal fire, where I served as a bishop and that I left in tears to be back today in Baghdad, the city of peace, where in the past I directed the Patriarchal Seminary and taught at the Faculty of Theology of Babel College. I thank God and my fellow bishops in the Patriarchal Synod for choosing me thus allowing me to return to Baghdad as a Patriarch, as a Father who opens his heart and his mind to everyone following the motto that marks my path: authenticity, unity and renewal. The world around us has changed and we must change too: the Church must be renewed because a renewal is needed and to not accept it means to live in the past. We will therefore update our liturgy and our teaching methods and we will renew, with determination and courage, the structures of our Church in the spirit of the Second Vatican Council and the Apostolic Exhortation "The Church in the Middle East," so that the faithful can understand and better participate in its rituals in order to draw closer to Christ and to their Church.

2. I am not naive to not see the situation we are in and the challenges and the dangers we face, and I refuse to close my eyes not to see them. My responsibility is huge and heavy, but I have great hope in you because together we can face reality with courage, objectivity and lucidity.

3. The Chaldean Church is the church with the highest number of faithful in Iraq and I express my sincere desire to work with the Assyrian Church of the East and the other churches, especially through the '"Assembly of Heads of Christian Churches" to get the Christian unity for which our Lord Jesus Christ prayed, and to witness together His love, His forgiveness and His salvation. Together with the Assembly of Catholic Patriarchs I would like to study how to apply the instructions set in the Apostolic Exhortation "The Church in the Middle East" in our local reality strengthening the sense of community and living our testimony.

4. I will work with my Muslims, Yazidis and Mandaeans brothers, our brothers in our homeland, to consolidate the foundations of coexistence and spread the values of justice, freedom and equality insisting on dialogue with my esteemed brothers, the Muslim leaders, Shiites and Sunnis. I thank God for having always had an excellent relationship with them both in Mosul and in Kirkuk where they, thanks to that relationship, used to say to me: "You're different." Today, starting from our peaceful religious mission open to our brothers in humanity, I renew my desire to work together to spread the culture of dialogue, peace, familiarity, brotherhood and mutual respect, and for our churches and mosques being  spiritual and human centers as God the Merciful wants them to be. In this way God’s will and the beatitude assured by Jesus to  the peacemakers will be accomplished.

5. As a Church we are not far from the events that occur, but we follow them attentively and praying without seeking privileges or pursue personal interests. We would like to build bridges of love and cooperation with all religious and ethnic components in order to promote coexistence and give dignity to everyone. Starting from a national and human duty I implore all the rulers and the politicians to adopt the tools of dialogue, moderation and conciliation, and to avoid all forms of intolerance, hatred and violence. The last years have been full of dangers and the fear of death still looms over our people. This situation cannot end if not through love, cooperation and loyalty towards our homeland. Stop blood and destruction! True greatness is in service, in sacrifice and in sowing what is good and honorable, not through predominance.

6. Peace is a project to be realized through integration and harmony, when everyone feels responsible for his acts and opens his mind to welcome everyone without discrimination. When everyone respects  the other our society can get rid of many problems. Our prayer and our hope are addressed to the quick return of peace and stability in our plagued country for its spiritual, scientific, economic and social recovery.

7. At this point I turn my attention to the Christians and I say to them: I know your fears, but I invite you to raise their barriers and to experience the reality with faith and hope. You are not a minority in this country, you have been living here for two thousand years and you are originally from this country. Together with the Muslims who came from the Arabian peninsula you have contributed to the building of Arab and Muslim culture through translations, writings and the "Bayt al-Hikma" (House of Wisdom). You lived with them the good and the bad. Why the little flock is still afraid? Rediscover your identity, read the depth of, reality, understand well the meaning of your presence and your testimony. Stay together to be a vibrant community that contributes to the building of the future of your country. Do not isolate yourself and do not emigrate whatever pressures you are under can be, this is your country and the contribution you can give to it does not depend on your number but on your attitude. If the migration continues at its present pace, God forbid, there will be a day in which the Middle Eastern Christians will be just part of the past after having been a source of life. If the Christians stay in their country or not is an Arab and Muslim responsibility.

8. Greetings and thanks.

9. I ask for your prayers so that the Lord will help me to continue what my predecessor had started in this Patriarchal See: to be strong in our faith, to spread the message of Christ with purity, to realize the will of God in my life and in the life of the Church He has entrusted to me. I say as Isaiah sad: "Here am I, send me" (Isaiah 6:8).
Thank you! May God give us the strength and be with us to serve the Church, the homeland, the people.

Omelia della Santa Messa per l'intronizzazione di Mar Louis Raphael I Sako a Patriarca di Babilonia dei Caldei

By Baghdadhope* 

Baghdadhope pubblica il testo integrale dell'Omelia della Santa Messa di 
Sua Beatitudine  Mar Louis Raphael I Sako 
celebrata il 6 marzo 2013 
nella  Cattedrale Caldea di San Giuseppe a Baghdad

(Letture: La vocazione d'Isaia 6:1-9, Timoteo 4:12-16, Il buon pastore Giovanni 10:11-17) 
"Non abbiate paura"

1. "Non abbiate paura!" Quante volte lo ripete Gesù prima e dopo la sua resurrezione! Oggi mi chiedo: che effetto hanno queste parole su di noi che viviamo ogni giorno in una condizione talmente difficile che ancora non sappiamo dove ci condurrà?
Gesù rimproverò i suoi discepoli sulla barca in mezzo al mare agitato perché avevano paura: "perché avete paura, uomini di poca fede?" disse. (Mt 8: 26). Questo rimprovero è rivolto anche a noi che siamo impauriti perché dobbiamo rinnovare la nostra fiducia, la nostra comunione e la nostra unità.
Ciò che abbiamo vissuto in termini di sofferenza, di tribolazione e del sangue versato dei nostri martiri, può, se vogliamo, incorporarci al mistero di Cristo, aiutarci a riconoscere la presenza di Dio tra di noi, rafforzare la nostra speranza che lo Spirito Santo cambi e migliori i cuori degli uomini e delle donne. La tempesta dovrà passare, come la convivenza coerente dovrà essere vissuta. Dobbiamo risolvere i nostri problemi e le nostre crisi, ritornare autenticamente ai nostri sentimenti più nobili, unirci e rinnovarci spiritualmente, umanamente e socialmente.
2. In mezzo alle difficoltà che viviamo la voce del Buon Pastore Gesù ci chiama, con amore e speranza, e ci fa dimenticare la paura per farci raggiungere la fraternità, la comunione e l'unità tra di noi. Per avere tutto ciò si deve amare, accogliere l'altro calorosamente, condividere ciò che abbiamo con generosità e gioia. Tale accoglienza fa crescere la nostra fede e la nostra speranza, e ci consola. Solo in questo modo ogni cosa diventerà più facile, più bella ed avrà più senso.
3. L'autenticità è legata al rinnovamento che è necessario. Non accettarlo significa rimanere nel passato. Per questa ragione aggiorneremo la nostra liturgia e i nostri metodi di insegnamento, rinnoveremo con determinazione e coraggio le strutture della nostra Chiesa secondo lo spirito del Concilio Vaticano II e l'Esortazione Apostolica "Chiesa in Medio Oriente", perché i fedeli possano capire, e meglio partecipare ai suoi riti al fine di avvicinarsi di più a Cristo ed alla loro Chiesa. Il nostro Sinodo, che si svolgerà dal 5 di giugno, ha a proposito un'agenda piena ed urgente.

4. Per quanto riguarda l’emigrazione tante sono le sue cause: settarie, religiose od economiche... Il cristiano ha problemi soprattutto di sicurezza e di libertà. Se la sicurezza e la libertà saranno offerte il cristiano rimarrà nel suo paese, altrimenti emigrerà. Non incoraggio nessuno a lasciare il Paese, ma a restare e continuare il suo percorso perché è una esigenza di fede e patriottismo.
5. Il mio programma è lavorare con tutti nella Chiesa Caldea come un gruppo unito, nello spirito di autenticità, unità e rinnovamento. Collaborerò con i miei confratelli vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli, uomini e donne, per il bene della Chiesa e della gente. In quest'occasione mi rivolgo alle figlie ed ai figli della nostra Chiesa Caldea in Iraq, il nostro paese, ed in tutto il mondo: li saluto e li ringrazio per le loro preghiere per me e per la chiesa, e li ringrazio soprattutto per la loro testimonianza viva di Cristo. Nonostante le difficoltà essi hanno mostrato vicinanza alla loro chiesa, anche nei tempi di tribolazione. La loro devozione e la loro generosità fino al sacrificio della vita sono un esempio vivo del quale siamo orgogliosi. A ciascuno di loro dico ciò che dice il libro dell'Apocalisse: "Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita" (Ap 2: 10)
Per quanto riguarda il lavoro con le altre chiese collaboreremo con esse per fare di tutto per rafforzare la presenza cristiana in questo paese ed offrire testimonianza di unità e d'amore. Collaboreremo in modo speciale ed in tutti i campi con la Chiesa Assira d'Oriente per raggiungere l’unità. Quest'anno, a Dio piacendo, sarà l'ultimo anno in cui festeggeremo la Pasqua secondo due calendari diversi perché nel futuro in Iraq la Santa Pasqua sarà celebrata nella stessa data.
Con i nostri fratelli musulmani, che Dio ama come ama noi, approfondiremo i punti di avvicinamento tra di noi e rispetteremo i punti di differenza. È la volontà di Dio ad averci creati diversi.
6. Chiedo la vostra preghiera perché il Signore mi aiuti a continuare ciò che i miei predecessori avevano cominciato in questa Sede Patriarcale: tenere salda la fede con fedeltà, diffondere il messaggio di Cristo con purezza, compiere la volontà di Dio nella mia vita e nella vita della Chiesa che Egli mi ha affidato.
Grazie! Che Dio ci dia la forza e ci accompagni per servire la Chiesa, la Patria, la gente.
Maran Ata! Vieni, Signore Gesù !

Discorso della cerimonia di intronizzazione di Mar Louis Raphael I Sako a Patriarca di Babilonia dei Caldei

By Baghdadhope*

Baghdadhope pubblica il testo integrale del discorso di Sua Beatitudine,
 
Louis Raphael I Sako, Patriarca della Chiesa Caldea
per la cerimonia della sua intronizzazione celebrata il 6 marzo 2013 nella Cattedrale Caldea di San Giuseppe a Baghdad

1. Vi ringrazio di cuore per la vostra presenza e la vostra partecipazione alla cerimonia per il mio insediamento.  Io Louis, vostro fratello compartecipe nella tribolazione, nel regno e nell'attesa in Gesù (Ap 1:9) sono venuto a voi da Mosul, dove sono cresciuto, ho studiato ed ho servito come sacerdote, e da Kirkuk, la città del fuoco eterno, dove ho servito come vescovo e che ho lasciato in lacrime per poter tornare oggi a Baghdad, la città della pace, dove un tempo ho diretto il Seminario Patriarcale ed ho insegnato alla Facoltà di Teologia del Babel College. Ringrazio Dio ed i miei confratelli vescovi nel Sinodo Patriarcale per avermi scelto permettendomi così di tornare a Baghdad come Patriarca, come un Padre, cioè, che apre il suo cuore e la sua mente a tutti seguendo il motto che segna il mio percorso: autenticità, unità e rinnovamento. Il mondo intorno a noi è cambiato ed anche noi dobbiamo cambiare: la Chiesa deve rinnovarsi perché il rinnovamento è necessario e non accettarlo significa vivere nel passato. Aggiorneremo perciò la nostra liturgia ed i nostri metodi di insegnamento e rinnoveremo, con determinazione e coraggio, le strutture della nostra Chiesa secondo lo spirito del Concilio Vaticano II e l'Esortazione Apostolica "Chiesa in Medio Oriente", perché i fedeli possano capire e meglio partecipare ai suoi riti al fine di avvicinarsi di più a Cristo ed alla loro Chiesa.
 

2. Non sono così ingenuo da non vedere la situazione in cui ci troviamo e le sfide ed i pericoli che dobbiamo affrontare, e rifiuto inoltre di chiudere gli occhi per non vederle. La mia responsabilità è grandissima e pesante, ma ho grande speranza in voi perché insieme possiamo affrontare la realtà con audacia, obiettività e chiarezza.
 

3. La Chiesa Caldea è la chiesa con il più alto numero di fedeli in Iraq ed io esprimo il mio sincero desiderio di lavorare con la Chiesa Assira d'Oriente e le altre chiese, soprattutto attraverso l'Assemblea dei Capi delle Chiese Cristiane per arrivare all'unità dei cristiani per la quale ha pregato nostro Signore Gesù Cristo, e testimoniare tutti insieme il suo amore, il suo perdono e la sua salvezza. Con l'Assemblea dei Patriarchi Cattolici vorrei studiare il modo attraverso il quale applicare le indicazioni dell'Esortazione Apostolica "La Chiesa in Medio Oriente" nella nostra realtà locale rafforzando il senso della comunità e vivendo la testimonianza.

4. Lavorerò anche con i miei fratelli musulmani, Yazidi e Mandei, i nostri fratelli in Patria,  per consolidare i fondamenti della convivenza e diffondere i valori di giustizia, libertà e l'uguaglianza insistendo sul dialogo con miei onorati fratelli leader musulmani, sciiti e sunniti. Ringrazio Dio per aver sempre avuto ottimi rapporti con loro sia a Mosul che a Kirkuk  dove essi, proprio grazie a tali rapporti, mi dicevano: "tu sei diverso!". Oggi, partendo dalla nostra pacifica missione religiosa aperta ai nostri fratelli nell'umanità, rinnovo il mio desiderio di lavorare insieme per diffondere la cultura del dialogo, della pace, della familiarità, della fraternità e del rispetto reciproco, e perché le nostre chiese e moschee siano centri spirituali ed umani come li vuole Dio Misericordioso. In questo modo si compieranno la volontà di Dio e la beatitudine data da Gesù agli operatori di pace.

5. Come Chiesa  non siamo lontani dagli eventi che accadono, ma li seguiamo con attenzione e preghiera senza ricercare privilegi o inseguire interessi personali. Vorremmo costruire ponti di amore e collaborazione con tutte le componenti religiose ed etniche al fine di promuovere la convivenza ed offrire la dignità umana a tutti. Partendo da un dovere nazionale e umano imploro tutti i governanti ed i politici di adottare gli strumenti del dialogo, della moderazione e della conciliazione, e di evitare tutte le forme di intolleranza, odio e violenza. Gli ultimi anni sono stati pieni di pericoli e la paura della morte incombe ancora sul nostro popolo. Tale situazione non finisce se non con l'amore, la collaborazione e la lealtà verso la Patria. Basta sangue e distruzione! La vera grandezza sta nel servizio, nel sacrificio e nel seminare ciò che è buono ed onorevole, non nel predominio.

6. La pace è un progetto che si compie attraverso l'integrazione e l'armonia, quando ognuno si sente responsabile del suo agire ed espande i suoi orizzonti per accogliere tutti senza discriminazione. Quando tutti si rispetteranno la nostra società si libererà di molti problemi. La nostra preghiera e la nostra speranza sono rivolte al veloce ritorno della pace e della stabilità nella nostra Patria tormentata perché possa rialzarsi spiritualmente, scientificamente, economicamente e socialmente.

7. A questo punto  mi rivolgo ai cristiani in modo particolare e dico loro: conosco le vostre paure, ma vi invito a sollevarne le barriere ed a vivere la realtà con fede e speranza. Voi non siete una minoranza in questo Paese, voi siete qui da duemila anni e siete all'origine di questo Paese. Con i musulmani venuti dalla penisola araba avete contribuito alla costruzione della cultura araba e musulmana attraverso le traduzioni, gli scritti e la "Bayt Al-Hikma" (La Casa della Sapienza). Avete vissuto insieme a loro il bene e il male. Perché ha ancora paura il piccolo gregge? Riscoprite la vostra identità, leggete la realtà nel profondo, comprendete bene il senso della vostra presenza e della vostra testimonianza. Unitevi per essere una comunità vivace che contribuisce alla costruzione del futuro del vostro Paese. Non isolatevi e non emigrate, qualunque siano le pressioni cui siete sottoposti; questa è la vostra terra e il contributo che ad essa potete dare non dipende dal vostro numero ma dal vostro atteggiamento. Se la migrazione continuerà con i ritmi attuali, Dio non voglia, arriverà un giorno in cui i cristiani mediorientali saranno solo una parte del passato dopo essere stati fonte di vita. Il rimanere dei cristiani nella loro patria è una responsabilità degli arabi e dei musulmani.

8. Saluti e ringraziamenti.

9. Chiedo la vostra preghiera perché il Signore mi aiuti a continuare ciò il mio predecessore aveva cominciato in questa Sede Patriarcale: tenere salda la fede con fedeltà, diffondere il messaggio di Cristo con purezza, compiere la volontà di Dio nella mia vita e nella vita della Chiesa che Egli mi ha affidato. Perciò come Isaia dico: "eccomi, manda me" (Is 6:8). 
Grazie! Che Dio ci dia la forza e ci accompagni per servire la Chiesa, la Patria, la gente.

تنصيب غبطة أبينا مار لويس روفائيل الأول ساكو جاثيليقاً بطريركاً على الكلدان

by Fr. Paulus Sati

بحضور كنسي مميز ورسمي رفيع بدأت صباح اليوم مراسيم تنصيب غبطة مار لويس روفائيل الأول ساكو كجاثيليق وبطريرك على كنيسة المشرق الكلدانية الكاثوليكية في كاتدرائية مار يوسف الكلدانية في بغداد. دخل أساقفة الكنيسة الكلدانية يتبعهم بطاركة الروم والسريان والآثوريون فضلاً عن ممثلي كل الكنائس الشقيقة في زياح مهيب على أنغام وتراتيل طلبة الدير الكهنوتي البطريركي. كما حضر ممثلون عن الدولة العراقية يتقدمهم رئيس الوزراء السيد نوري المالكي والسيد أسامة النجيفي رئيس البرلمان والعديد من الساسة كما السفراء المعتمدين. تقدم رتبة التنصيب كل من أصحاب النيافة مار حنا زورا، مطران كندا، مار أنطوان أودو، مطران حلب، مار رمزي كرمو، مطران طهران ومار جاك إسحاق، ثم قام جميع الأساقفة الكلدان والبطاركة بوضع اليد اليمنى عل البطريرك كعلامة حلول الروح القدس. بعد التجليس تقدم أساقفة الكنيسة الكلدانية وقبلوا يد البطريرك رمزاً لطاعتهم وسلموا عكاز الرعاية الخاص بهم لحامليه من الشمامسة كرمز لوجود راعي واحد في تلك اللحظة وهو أبينا البطريرك

 في كلمته أمام الحضور شدد أبينا البطريرك على أهمية المكون العراقي المسيحي الأصيل للنهوض بهذا البلد، كما أشار إلى روح التسامح والمودة التي تجمع بين العراقيين كافةً وإستشهد بالحاضرين داخل الكنيسة، اللذين قال عنهم أن نصفهم من المسلمين. وفي سياق كلمته بين غبطته عن دراية بالوضع الحالي الصعب للوطن والتركة الثقيلة والمسؤولية الجسيمة الملقاة على عاتقه من أجل النهوض بالكنيسة والوطن. ووجهة أبينا البطريرك الشكر لجميع الحاضيرين لحفل التنصيب وشكر على الخصوص سلفه البطريرك الكاردينال مار عمانوئيل دلي لبقائه بأرض الوطن رغم كل الصعاب. ثم تفضل السادة رئيس الوزراء ورئيس البرلمان بإلقاء كلماتهم حيث أشادوا بدور غبطة أبينا البطريرك بالتقريب بين الجميع وعدم التفريق بينهم. حضر حفل التنصيب أيضاً عدد من الكهنة الكلدان العاملين في أوربا مع الوفود المرافقة لهم يتقدمهم الخورأسقف فيليب نجم والآباء مهند الطويل، صبري أنار، ماهر ملكو، حبيب النوفلي. ندعوا جميعاً لأبينا البطريرك بالموفقية والنجاح في مهامه الجديدة بشفاعة العذراء مريم سيدة العراق

Mar Louis Raphael I Sako. A Baghdad la cerimonia di intronizzazione

By Baghdadhope*

La lista dei partecipanti alla celebrazione per l'intronizzazione di Mar Louis Raphael I Sako a Patriarca di Babilonia dei Caldei che si è tenuta questa mattina nella cattedrale caldea di San Giuseppe nel quartiere di Karrada a Baghdad è lunghissima.
Il rango delle personalità religiose, politiche e civili che sono intervenute è tale da sottolineare l'importanza che la chiesa tutta e l'Iraq in genere dà alla nomina di Mar Sako avvenuta lo scorso 1 febbraio a Roma. Tra esse, per citarne solo alcune: Mar Gregorios III Laham, Patriarca della Chiesa Melchita, Mar Ignatius Joseph Younan III, Patriarca della Chiesa Siro Cattolica, Mar Addai II, Patriarca della Chiesa Antica d'Oriente, Mons. Giorgio Lingua, Nunzio Apopstolico in Giordania ed Iraq ed il Primo Ministro iracheno Nouri al Maliki.

Il nuovo patriarca caldeo è visto da tutti come "l'uomo del rinnovamento" e rinnovamento è il termine che più gli è vicino. Perchè è contenuto nel suo motto insieme ad  autenticità ed unità ma soprattutto perchè fin dal suo arrivo a Baghdad alla metà di febbraio il nuovo patriarca ha dimostrato di ricercarlo non solo a parole ma nella pratica.
Lo testimoniano i molti comunicati ufficiali del Patriarcato tesi a riorganizzare la chiesa caldea passata attraverso un periodo difficilissimo della sua storia. Il comunicato che ha "congelato" ogni transazione finanziaria riguardante il patriarcato ed i diversi enti ed organizzazioni ad esso collegati nel periodo intercorrente tra l'arrivo del nuovo Patriarca nella sua sede a Baghdad e la sua intronizzazione di oggi. Quello con il quale è stata chiesta la restituzione del denaro, delle proprietà e dei veicoli del Patriarcato. Una richiesta, come è scritto nel comunicato, che non è un atto di accusa contro qualcuno in particolare ma riflette il desiderio di chiarire la situazione finanziaria del Patriarcato ridandogli il giusto prestigio e reinfondendo la fiducia nelle sue istituzioni specialmente alla luce delle precarie condizioni di salute del Patriarca Emerito, Cardinale Emmanuel Delly, negli ultimi anni. Un desiderio di trasparenza e rettitudine espresso chiaramente dalla frase che chiude il comunicato: "l'incorruttibilità rende vicini a Dio" (Sap 6:19)  
Il comunicato che ha chiarito come nessuno, in nessuna veste, sia autorizzato a parlare a nome della chiesa caldea la cui unica voce ufficiale è quella del Patriarcato. O quello che ha stabilito le nomine, sia dell'entourage più vicino al patriarca sia della commissione finanziaria del Patriarcato. Nomine che colpiscono per la giovane età di tutti i prescelti: sacerdoti di Baghdad come Padre Albert Hisham nominato responsabile delle comunicazioni, Padre Robert Jarjis responsabile dell'archivio patriarcale, ma anche richiamati dall'estero come Padre Sakfan Matti Younan, ora segretario personale del Patriarca. Come giovani sono anche i membri del clero che compongono la commissione finanziaria: Padre Douglas Al Bazi e Padre Nawzat B. Hanna ma anche i due più giovani vescovi caldei, Mons. Bashar Matti Warda, Arcivescovo di Erbil e Mons. Emil S. Nona Arcivescovo di Mosul.
Più di questi comunicati, comunque, a segnare una nuova linea per la chiesa caldea è stata la riunione che il 18 di febbraio il Patriarca ha avuto con i sacerdoti della Diocesi di Baghdad. Negli ultimi anni, infatti, a causa delle malferme condizioni di salute del Patriarca Emerito Delly i sacerdoti lamentavano una scarso collegamento tra loro ed il Patriarcato con il quale sembrava difficile avere quel tipo di relazione utile a farli crescere nella loro vita pastorale e spirituale. Proprio l'aspetto che invece Mar Sako ha dichiarato in quella riunione di voler curare con incontri regolari e soprattutto spalancando ai sacerdoti le porte del Patriarcato. Incontrandoli in gruppo e singolarmente il Patriarca
ha chiesto loro di aprire una nuova pagina e di concentrarsi sull'aspetto spirituale della loro vita in quanto esempio per gli altri, e sull'amore per la gente da servire con sollecitudine e trasparenza, come fece Cristo, il Buon Pastore.
"Il mondo intorno a noi è cambiato ed anche noi dobbiamo cambiare: la Chiesa deve rinnovarsi perché il rinnovamento è necessario e non accettarlo significa vivere nel passato." 
Ecco le parole con le quali nel discorso per la cerimonia della sua intronizzazione Mar Sako ha riassunto e spiegato
la sua linea di condotta futura.
Linea di condotta che se da una parte "innova" dall'altra "conferma" quella da sempre avuta da Mar Sako nei confronti del dialogo e del problema dell'emigrazione dei cristiani dall'Iraq.
Il dialogo, ha detto Mar Sako, è necessario con le altre chiese attraverso le istituzioni che le rappresentano e con le altre componenti religiose del paese  perchè solo attraverso esso si può realizzare pace che potrà portare alla rinascita dell'Iraq. 
Per quanto riguarda l'emigrazione dei cristiani Mar Sako ha ribadito il loro essere iracheni a tutti gli effetti perchè radicati nella storia e nella cultura del paese, invitandoli a non avere paura ed a non lasciarlo per non diventare parte del suo passato.
Rinnovare la chiesa, dialogare con tutti e frenare la fuga dei cristiani non saranno compiti facili, e Mar Sako lo ammette quando dice che la sua responsabilità è "grandissima e pesante". Allo stesso tempo però non bisogna perdere le speranze e non bisogna avere paura del futuro che il nuovo patriarca augura a tutti gli iracheni migliore del passato.

5 marzo 2013

S. B. Louis Sako : « Créer pour les chrétiens les conditions d’une vie digne et sûre »

by Anne-Bénédicte Hoffner

S. B. Louis Raphaël Ier Sako, nouveau patriarche des chaldéens élu le 1er  février à Rome, est installé mercredi 6 mars à Bagdad, dans la cathédrale Saint-Joseph. 
Ce fervent défenseur du dialogue espère poursuivre, à l’échelle internationale, le travail entamé dans son ancien diocèse de Kirkouk.
Quelle sera votre priorité comme patriarche des chaldéens ?
S. B. Louis Raphaël I
er Sako : Sur le plan pratique, il me faut d’abord réorganiser la curie patriarcale à Bagdad, car mon prédécesseur vivait seul et faisait tout. Ce sera l’occasion d’embaucher des jeunes chrétiens qui cherchent du travail, et j’ai déjà commencé ! Il faut également trouver des évêques à la hauteur pour les sièges vacants : nous les choisirons le 5 juin, au cours d’un synode qui se tiendra à Bagdad et auquel j’ai demandé à tous les évêques de venir, même ceux de la diaspora.
Et puis, il y a tous les autres chantiers, comme la réforme liturgique qui n’a encore jamais eu lieu dans notre Église : nous célébrons la messe selon un missel ancien et chaque diocèse a son missel. Nous devons mettre à jour notre liturgie, afin qu’elle parle à l’homme d’aujourd’hui, qu’elle lui donne un sens et beaucoup d’espérance. Notre clergé se lamente parce que les jeunes vont ailleurs, vers d’autres Églises chrétiennes. C’est évident, ils veulent comprendre, vivre et s’engager ! Je n’oublie pas la réforme de la formation des séminaristes et des religieux et religieuses. Notre avenir dépend beaucoup de la bonne qualité de notre clergé !
Il nous faut aussi trouver une nouvelle pastorale adaptée à nos temps, revoir la discipline… Bien sûr, je ne dois pas rêver, mais il faut commencer. Je n’ai pas beaucoup de temps, je dois mettre les choses sur le bon chemin.
Pourquoi le choix de vos frères évêques s’est-il porté sur vous, alors que désormais une majorité des chaldéens vivent en exil ?
Les fidèles ont beaucoup prié, y compris des musulmans. Le premier jour, lors des votes au sein du synode des évêques à Rome, les voix montaient et descendaient. Mais l’après-midi du deuxième jour, les voix se sont portées sur moi. Un de nos évêques a dit : « C’est un appel. » Je me suis alors retourné vers eux et je leur ai dit : « Si vous êtes prêts à travailler avec moi, en équipe, et à m’aider, j’accepte. Sinon, choisissez quelqu’un d’autre ! »
Je crois que nos évêques sont conscients de la gravité de la situation en Irak. Ils savent que si notre Église est forte en Irak, elle le sera aussi en diaspora. Ils attendent une Église bien organisée, réformée selon une ligne orientale authentique, et très active sur le plan œcuménique. C’est pour cela que j’ai choisi comme devise pour mon patriarcat : « Authenticité, unité et renouveau. »
Quel est l’état de la communauté en Irak ?
L’émigration menace notre existence millénaire sur place. Il faut négocier avec le gouvernement central et le gouvernement du Kurdistan pour encourager les chrétiens à rester, en leur créant des conditions d’une vie digne et sûre, mais aussi encourager ceux qui sont dans les pays voisins à revenir. S’il y a la sécurité et la liberté, ils restent. Sinon, ils partent. Je suis encouragé par les réactions de nos fidèles et des musulmans. Je connais les défis mais en même temps je suis confiant !
Pourrez-vous poursuivre à Bagdad, et donc à l’échelle du pays, le travail entamé à Kirkouk en faveur d’un dialogue entre toutes les composantes de la société irakienne (ethniques comme religieuses) ?
En général, les Irakiens sont ouverts et modérés. Cette culture de violence interconfessionnelle vient plutôt de l’extérieur. Avec les musulmans, il faut continuer le dialogue et renforcer la confiance. Il faut les aimer, les aider à lire leur religion d’une manière nouvelle, pas à la lettre. Une exégèse est nécessaire, mais aussi pour nous, chrétiens du Moyen-Orient !
Il nous faut sortir de l’apologétique et de la polémique pour présenter notre foi dans un vocabulaire simple et clair, un langage théologique compréhensible. Je pense que le dialogue courageux et sincère, dans un langage compréhensible et désintéressé, est possible. Mon expérience au sein du diocèse de Kirkouk, les nombreux contacts et amitiés noués, m’ont appris beaucoup. J’essaierai sans être présomptueux !

Libano. I caldei. La legge elettorale e le elezioni. Ma anche un nuovo convento e gli auguri al nuovo Patriarca

By Baghdadhope*
Mons. Michael Kassarji e Mar Melis Zaia

Il 9 febbraio nel villaggio di Ain Sabeeh, a circa 10 km da Beirut, è stata posata la prima pietra del convento delle Suore Caldee Figlie di Maria Immacolata che sarà dedicato a San Raffaele Arcangelo.
Alla cerimonia erano presenti il Vescovo caldeo di Beirut, Mons. Michael Kassarji, il Vicario Apostolico di Beirut, Mons. Paul Dahda, diversi sacerdoti, le suore che vivranno nel convento guidate dalla loro Superiora, Madre Philip Korma ed il presidente del Consiglio Supremo dei Caldei in Libano, Antoine Hakim, oltre a fedeli e rappresentanti di varie associazioni.  

Il giorno prima il vescovo caldeo, Mons. Kassarji, accompagnato da una delegazione di sacerdoti aveva accolto nella sede dell’Eparchia Shaker Aoun, vice presidente del Partito Falangista Libanese, incontro durante il quale Mons. Kassarji ha ribadito la volontà della chiesa caldea di collaborare con tutte le forze politiche del paese sottolineando l’importanza della giusta rappresentanza per tutte le comunità in vista delle elezioni parlamentari previste per giugno. (Nota)
Sempre per trattare il problema dell’equa rappresentanza delle diverse comunità cristiane nelle prossime elezioni Mons. Kassarji ha poi incontrato il 22 febbraio il presidente del Partito Falangista Libanese Sami Gemayel nella sede del partito.
I partecipanti all’incontro hanno ribadito la necessità di garantire i diritti di ognuno mettendo fine ai pregiudizi che colpiscono le minoranze.
Anche i caldei, per quanto non  rappresentanti cristiani di maggioranza, entrano quindi nel gioco politico che riguarda le proposte per la nuova legge elettorale in Libano che avrebbe dovuto essere approvata a gennaio dal Parlamento ma che ancora trova ostacoli nelle tre diverse posizioni a riguardo espresse dalle forze politiche del paese.
Lasciando da parte la politica e tornando alla Chiesa c’è da registrare la visita, lo scorso 20 febbraio, fatta a Mons. Kassarji da Mar Melis Zaia, Arcivescovo dell’Australia e della Nuova Zelanda della Chiesa Assira dell’Est che ha approfittato per porgere i suoi auguri per la nomina di Mons. Louis Sako a nuovo patriarca della Chiesa Caldea sottolineando la necessità di stringere i legami che già uniscono le due chiese sorelle. Una necessità che non si può considerare slegata dall’apertura a questo corso annunciata da Mar Sako già il giorno dopo la sua nomina avvenuta a Roma il 1 febbraio scorso quando aveva espresso il desiderio che il dialogo tra le due chiese interrottosi anni fa potesse riprendere.

Per una spiegazione sulle proposte di legge elettorale in Libano si consiglia di leggere su Osservatorio Iraq l’intervista di Giacomo Galeno a Rony al-Asaad, responsabile della Ong Civil Campaign for Electoral Reform (CCER)

4 marzo 2013

Iraq. Quando la cultura fa la pace

By Osservatorio Iraq
by Maria Letizia Perugini

Si è concluso il primo corso di formazione per i bibliotecari delle minoranze irachene organizzato presso la Biblioteca di Baghdad. Nonostante le violenze che insanguinano il paese anche in questi giorni, i libri della riconciliazione portano pace e dialogo.
Nell’ambito del progetto “I libri della riconciliazione”, 11 bibliotecari delle minoranze caldea, cattolica, siriaca ortodossa, baha’i, yazida e mandea, hanno seguito un corso di formazione sulla conservazione degli antichi manoscritti iracheni, un patrimonio unico al mondo. Per la prima volta dal 2003, quando molti di loro hanno rischiato la vita per salvare queste preziose opere da distruzioni e saccheggi, lo scorso 28 aprile venti rappresentati delle minoranze irachene si sono incontrati a Erbil, nel nord dell’Iraq, per discutere di salvaguardia della millenaria cultura irachena.
Con loro anche Saad Eskander, (oggi ex) direttore della Biblioteca e Archivio nazionale di Baghdad, e Faruq Hanna, responsabile del Museo Siriaco della città, oltre a ricercatori universitari ed esperti dell’Istituto per il patrimonio culturale curdo.
L’incontro di Erbil, il primo di questo genere dalla caduta di Saddam Hussein, è diventato subito un'importante occasione di scambio e di conoscenza tra i rappresentati dei vari gruppi, un primo passo volto a ricostruire una fiducia messa a dura prova sia dalle persecuzioni del regime dell’ex dittatore verso molte delle minoranze presenti all’incontro, sia dai difficili anni del post-invasione, caratterizzati da un acuirsi delle tensioni interconfessionali, che troppo spesso sfociano in sanguinosi attacchi ai danni di alcuni gruppi (cristiani e yazidi in primis).
“Nell'Iraq di oggi, la collaborazione tra le minoranze è la via maestra per garantirne la sopravvivenza e per combattere i tentativi di assimilazione da parte dei gruppi maggioritari”, osserva Saad Eskander, apprezzato storico curdo, che si è guadagnato la stima internazionale per la sua azione di difesa del patrimonio nazionale.
Dopo aver vissuto molti anni in esilio durante il regime di Saddam, Eskander è tornato in patria per partecipare alla resistenza, e dal 2003 ha lavorato ininterrottamente per restituire alla capitale irachena uno dei centri della sua vita intellettuale.
Nei roghi e saccheggi seguiti all’invasione anglo-americana, si stima che la Biblioteca di Baghdad abbia perso per sempre il 25% del suo patrimonio, tra libri e riviste storiche, così come il 60% degli archivi nazionali e la quasi totalità delle collezioni di fotografie e mappe storiche.
Dai preziosi manoscritti con le prime traduzioni in arabo di Aristotele a importanti documenti della più recente storia irachena, fino alle rare edizioni di Averroè e Avicenna. Sono andate perdute anche le “Mille e Una Notte”, i trattati matematici di Omar Khayyam e i manuali di storia sulla civilizzazione sumera, per citarne solo alcuni.
E una biblioteca che perde la memoria collettiva di un popolo rischia di diventare una cattedrale nel deserto.
Oggi, grazie a un lungo lavoro di riconciliazione tra le diverse comunità, Un ponte per… è riuscito a ricostruire un clima di fiducia reciproca che ha permesso lo scorso 28 febbraio di realizzare questo primo training nella rinata Biblioteca Nazionale di Baghdad, che adesso è tornata ad essere un luogo-simbolo per l’intero paese.
Uno spazio in cui la cultura è diventata uno strumento di pace e di dialogo tra le varie minoranze, nonostante la violenza ancora imperante in tutto il paese, e soprattutto nella capitale.
Ed è così che lo scorso giovedì, i bibliotecari di Baghdad, formati a loro volta nell’ambito del progetto "La Casa dei Libri", hanno insegnato ai loro colleghi delle diverse comunità come conservare e restaurare il proprio patrimonio librario ed archivistico in loro possesso.
Contro una strategia della tensione che sta seriamente mettendo a rischio la coesistenza pacifica e la sopravvivenza di molti gruppi, questo percorso di due anni si concluderà con un censimento della storia letteraria di ciascuna comunità.
E tutte le attività saranno svolte - secondo le intenzioni dei promotori del progetto -, creando occasioni di dialogo e momenti di studio comuni tra tutte le minoranze coinvolte, con l’obiettivo di unire laddove le violenze contribuiscono invece a dividere.

1 marzo 2013

Il Patriarca caldeo prega per Benedetto XVI, per Mons. Raho e per gli iracheni "martiri della fede e della patria"

By Baghdadhope*

Si è svolta ieri nella cattedrale caldea di San Giuseppe a Baghdad una Santa Messa presieduta dal Patriarca caldeo, Mar Louis Raphel I Sako, in memoria di Mons. Faraj Paulus Raho, l'Arcivescovo caldeo di Mosul rapito ed ucciso cinque anni fa nella sua città.
Alla presenza del Nunzio Apostolico Monsignor Giorgio Lingua, dei due vicari patriarcali caldei, Mons. Shleimun Warduni e Mons. Jacques Isaac, di Mons. Ephrem Yousef Abba, vescovo siro cattolico di Baghdad e di Mons. George Panamthundil, Segretario della Nunziatura, il patriarca Sako ha anche pregato per il Santo Padre Benedetto XVI nelle ultime ore del suo pontificato affermando come egli abbia dato una "lezione di umiltà e della grandezza della missione della Chiesa" e per i Cardinali chiamati ad eleggere il nuovo Papa.
Alla vigilia del 10° anniversario della guerra contro l'Iraq il Patriarca Sako ha voluto anche ricordare tutti gli iracheni delle diverse fedi che in questi anni hanno perso la vita "ingiustamente ed inutilmente" definendoli "martiri della fede e della patria"

28 febbraio 2013

What Is the Future for Iraq's Last Christians?

By Zenit

Patriarch Louis Raphaël I Sako of the Chaldean Church, the archbishop of Baghdad, told Catholic charity Aid to the Church in Need that Christians are continuing to leave Iraq for a number of reasons, but the key factor is the lack of security.
The patriarch, who was elected Jan. 31, said: "They are leaving the country because there is no stability. Another reason is the rise of fundamentalism."
"Christians have lost their trust in the future. They are disappointed."
Patriarch Raphaël added that "security and freedom" were the most important issues for the survival of the Church in Iraq.
"When they feel secure, free and equal with the others, they will stay, otherwise they will leave."
According to Church sources, Christians in Iraq have plummeted from 1.4 million in 1987 to perhaps fewer than 250,000 today.
Many Christians who fled initially to the north of Iraq have since departed there as well, unable to find jobs or housing or because they have been reluctant to settle in a region that continues to experience sporadic acts of violence.
Bomb attacks in Kirkuk and Tuz Khurmatu last month left at least 30 people dead and more than 200 wounded. The violence was politically motivated.
The leader of Iraq’s Chaldeans said: "Security is also needed for non-Christians, but they are the majority and normally they belong to tribes, giving them more protection."
Even in the north, Christians have been targeted by Islamists – although events such as the mass torching of Christian-owned business in Zakho in December 2011 are rare.
Patriarch Raphaël said: "Fundamentalism does not accept Christians. ... Extremists think that the reason for their predicament is the West, i.e. Christians."
He added: "The whole situation is bad. There is tension between the government and the opposition, also between the central government and the Kurdish regional government."
"Everyone is waiting for an improvement. We hope for a real reconciliation between the partners."
Patriarch Raphaël said that Christians are important in helping to provide cohesion in an unstable region.
Speaking to Catholic media agency AsiaNews earlier this month, he said: "The Pope appealed to me so that we remain, as in the past, a bridge for all, between Christians and Muslims and between Iraqi citizens."
"Among other things, I brought the greetings of two imams, a Shiite and a Sunni, and he was pleasantly surprised and thanked them."
The new Chaldean leader described to ACN how Pope Benedict XVI welcomed him: "He said: ‘My congratulations and my prayers. I am happy that the fathers of the synod were united. I hope you can stimulate the dialogue in your country.’"
"Please pray for the unity of churches and Christian politicians," the patriarch said, "that we can work together as one team and devise a concrete strategy to keep Christians in their homes and hoping."

27 febbraio 2013

Sacerdote irakeno: Paese unito e dialogo con l’islam, nel solco di Benedetto XVI


Benedetto XVI ha sempre "guardato con molta attenzione alle Chiese del Medio Oriente", a conferma dell'importanza di una minoranza religiosa che resta un "fattore di unità" in un contesto frammentato e diviso. Così un sacerdote irakeno, accordo in piazza San Pietro per assistere all'ultima udienza generale di papa Ratzinger, ha voluto sottolineare l'estrema attenzione riservata a un'area del mondo particolare, teatro di violenze e guerre, ma allo stesso tempo foriera di grandi esempi di fede e testimonianza. Un'attenzione e una sensibilità confermati anche dal fatto che il Pontefice "ha voluto introdurre la lingua araba nelle udienze".  
P. Basel Yaldo, sacerdote caldeo del Pontificio Collegio di Sant'Efrem, nativo di Baghdad, ha partecipato all'udienza in compagnia di p. Samer e p. Nehad, entrambi di Mosul, nel nord dell'Iraq, confermando idealmente il progetto di unità di cui sono protagonisti i cristiani irakeni.
"Siamo molto grati al Papa
- sottolinea p. Basel - per quanto ha fatto per la Chiesa in Iraq e nella regione mediorientale, a cominciare dall'ultimo viaggio apostolico compiuto proprio in uno dei Paesi della regione, il Libano". La nostra presenza, aggiunge anche a nome degli altri due sacerdoti, è un "atto di ringraziamento a Sua Santità".

Il sacerdote ricorda l'attenzione di papa Ratzinger che ha promosso un Sinodo delle Chiese del Medio oriente e ha riaffermato, in più occasioni, la centralità dei cristiani nella regione.
"Siamo un fattore di unità del Paese, sin dall'antichità" racconta p. Basel, "fin dal primo secolo dopo Cristo quando San Tommaso ha gettato le basi per la fondazione della prima Chiesa. Siamo fieri di essere cristiani del Medio oriente e vogliamo essere di esempio agli altri". E aggiunge: "Non è questione di minoranza e maggioranza, ma soprattutto di qualità della nostra presenza nel Paese".
Per il futuro dell'Iraq, p. Basel è speranzoso e intravede "buone prospettive" partendo dall'elezione del nuovo Patriarca, sua Beatitudine Mar Louis Raphael I, che saprà continuare il lavoro di dialogo e collaborazione con la maggioranza musulmana, come indicato da Benedetto XVI. "Il Papa nel rapporto con l'islam - conclude il sacerdote irakeno - ha cercato un dialogo schietto e sincero. Egli ha compiuto molti passi nel cammino di dialogo con il mondo islamico, ma è una strada ancora lunga da percorrere."

Nuovo gruppo militante sciita minaccia sunniti e cristiani

By Fides

Quello che tutti temono è un ritorno della violenza settaria che per anni ha insanguinato il paese: famiglie di un quartiere sunnita di Baghdad hanno ricevuto nelle scorse settimane avvertimenti e minacce dall’Esercito di Mukhtar, nuovo gruppo militante musulmano sciita che sta terrorizzando la popolazione civile con slogan del tipo: “Andatevene o inizierà la vostra grande agonia”.
Secondo gli osservatori, il gruppo, che avrebbe contatti con la Guardia Rivoluzionaria iraniana, intende riaccendere nel paese tensioni settarie che esplosero all’domani dell’arrivo delle truppe americane, poi lentamente diminuite a partire dal 2008, e vuole colpire, in particolare, i sunniti e le altre minoranze religiose. Una simile ondata di violenza potrebbe facilmente annullare i fragili passi avanti che l’Iraq ha compiuto negli ultimi anni, a livello politico, economico e sociale.
La minoranza sunnita in Iraq ha più volte indetto manifestazioni pubbliche, lamentando “una discriminazione da parte del governo in carica”, mentre gruppi estremisti sunniti hanno aumentato attacchi su larga scala contro obiettivi prevalentemente sciiti. Le forze di sicurezza irachene, presenti in diversi quartieri di Baghdad, cercano di garantire maggiore sicurezza alla popolazione civile, ma molti temono l’insorgere di un autentico conflitto confessionale.
In questa situazione, i cristiani iracheni restano l’anello debole della società: stretti nel conflitto fra sciiti e sunniti, vittime di gruppi terroristi che considerano le minoranze religiose “ospiti indesiderate” nel paese. Consci della criticità del momento e delle sfide future, i leader cristiani, e in particolare il nuovo Patriarca Caldeo, S. Ecc. Mons Luis Sako, chiedono a tutti i cittadini di “abbandonare interessi personali, partigiani, anche religiosi e confessionali” e si appellano ai rappresentanti della politica, della società e delle comunità religiose “ perché lavorino per il bene dell’Iraq e per la pace del popolo iracheno”.

Le attese dell'Iraq

By Baghdadhope*

Nel giorno dell'ultima udienza generale di Papa Benedetto XVI pubblichiamo l'intervista rilasciata al SIR da Mar Louis Raphael I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei a Daniele Rocchi

“Il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui l’ho fatto fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze”.
Con queste parole Benedetto XVI ha spiegato la sua scelta di rinunciare al Pontificato. Lo ha fatto domenica 24 febbraio, nel corso del suo ultimo Angelus, davanti a oltre 200mila persone, accorse a salutarlo in piazza San Pietro. Rinunciare al ministero petrino, dunque, non significa abbandonare la Chiesa. Commentando l’episodio evangelico della Trasfigurazione, il Pontefice ha detto di sentire “questa parola in modo particolare rivolta a me in questo momento della mia vita” e ha ricordato “il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo”. “La preghiera - ha aggiunto - non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni”.
Sull’impatto che queste parole hanno avuto sulle Chiese mediorientali, sulle voci incontrollate di intrighi e di lotte di potere, nonché sulle loro attese per il prossimo Pontefice, Daniele Rocchi, per il Sir, ha posto alcune domande al neo-patriarca di Babilonia dei caldei (Baghdad), Louis Raphael I Sako.
Ascoltando le parole del Papa, pronunciate durante il suo ultimo Angelus, cosa ha pensato?

“Ammiro questo gesto profetico, ricco di un’umiltà molto profonda. Il Papa non fugge dalla responsabilità ma è consapevole che, nelle sue condizioni fisiche, non può continuare la sua missione. Quindi lascia il suo posto a un altro che il Signore indicherà per guidare la Chiesa in questo momento critico. Benedetto XVI è per noi tutti, cardinali, vescovi, patriarchi, religiosi, laici un modello da seguire. Egli ci ricorda che dobbiamo servire la Chiesa e non il contrario”

In questi giorni i media parlano di lotte e intrighi di potere all’interno della Curia Romana. La Segreteria di Stato è intervenuta con una nota per smentire e per denunciare il tentativo di condizionare il prossimo Conclave. Come sono state accolte queste notizie dai cristiani mediorientali?

“Siamo tutti sotto shock nel leggere sui giornali notizie che parlano di lotte di potere all’interno della Chiesa, di prelati che non hanno una condotta di vita pura e morale, di guerre intestine. Io credo che Benedetto XVI sia stato molto coraggioso nell’assumere gravi decisioni relativamente alla pedofilia, come in Irlanda e altrove. Ha avuto anche il coraggio di confessare che rappresentanti della Chiesa avevano sbagliato. Anche in questo ha mostrato tutta la sua grandezza”.

Tutte queste storie che impatto hanno sull’immagine e sulla testimonianza della Chiesa nel mondo islamico?

“Credo ci voglia un supplemento di credibilità. Purtroppo abbiamo un poco perduto la nostra credibilità e le persone non si accontentano più delle parole ma vogliono gesti coerenti di vita. La gente cerca esempi concreti da seguire nella vita quotidiana. Il Sinodo per il Medio Oriente, del 2010, non a caso s’incentrava sulla comunione e sulla testimonianza da vivere, come Chiese orientali, ma anche fra cristiani. Non dobbiamo vivere nei formalismi. Dal futuro Papa mi attendo un grande sostegno per stimolare l’unità tra le Chiese cristiane e il dialogo con l’Islam. Non siamo mandati solo per il gregge ma per tutti, perché tutti attendono l’annuncio della Parola di Dio. Il mondo si attende qualcosa dalla Chiesa e noi pastori, in primis, lo sentiamo, lo avvertiamo. Ho ricevuto poco fa due gruppi di leader islamici che mi hanno confermato che si attendono qualcosa di diverso da noi”.

Che Pontefice si augura esca dal Conclave?

“Aspettiamo un Papa che sia un padre e un uomo coraggioso. Una persona che conosca bene la situazione e che sappia guidare la Chiesa con chiarezza e senza compromessi. Prego per un Pontefice che pensi a una nuova pastorale per la Chiesa, che rinnovi la disciplina, che l’avvicini ancora di più ai giovani, per esempio, che sappia comunicare il Vangelo, con un linguaggio ancora più comprensibile, a questo mondo assetato di speranza. Recentemente, come Chiesa caldea, abbiamo vissuto il nostro Sinodo e, in quell’occasione, noi vescovi abbiamo potuto verificare che, quando è il divino a guidare l’uomo, allora si va verso il bene. Al contrario, quando l’uomo vuole sopravanzare il divino, allora c’è lo stallo. Io credo che lo Spirito Santo donerà alla sua Chiesa un ottimo Papa”

Avete organizzato liturgie e preghiere per accompagnare Benedetto XVI in questi suoi ultimi giorni da Papa e sostenere i cardinali che entreranno in Conclave?

“Il prossimo 28 febbraio avremo, nella cattedrale di Baghdad, una liturgia ecumenica per tutti i martiri iracheni, mons. Paulos Faraj Raho, padre Ragheed Ganni e tanti altri. Nello stesso tempo, pregheremo per Benedetto XVI, perché aiuti con la sua presenza e preghiera la Chiesa. Domenica 3 marzo, poi, celebreremo una messa per tutti i cardinali che entreranno in Conclave affinché lo Spirito Santo possa suscitare in loro la giusta scelta. In tutte le parrocchie pregheremo per Benedetto XVI e i cardinali”

Patriarca, prima parlava di speranza: c’è ancora speranza per l’Iraq?

“L’Iraq vive nell’incertezza, oggi potrebbe essere una giornata tranquilla, ma domani chissà. Non abbiamo stabilità, la situazione è precaria sotto ogni profilo, sociale, economico, politico, ma non dobbiamo perdere la fiducia e la speranza di ricostruire il nostro Paese. In Iraq ci sono tantissime persone di buona volontà con cui è possibile lavorare e collaborare per un futuro migliore non solo per i cristiani ma per tutti”.

25 febbraio 2013

Iraqis, foreign teams work together to excavate ancient sites

by Khalid al-Taie

The Iraqi Ministry of Tourism and Antiquities on Monday (February 18th) announced it has authorised six foreign teams to start archaeological excavations at a number of ancient sites.
"As part of its work programme for the current year, the ministry has reached agreements with six archaeological teams from Italy, the United Kingdom and the Czech Republic," Hakim al-Shammary, director of the tourism minister's media office, told Mawtani.
The teams will begin excavations at a number of sites, particularly in the south, he said.
"Among the sites to be excavated are ancient hills such as Tal Abu Tuwaira in the city of al-Nasiriya, Tal al-Baqarat in al-Kut and Tal Abu Shathar in Maysan province, as well as other sites in al-Dalmaj marshes," he said.
Iraqi archaeologists and excavators will work alongside these teams to acquire additional skills, using advanced equipment to salvage relics and identify historical periods, and learning how to preserve the pieces, al-Shammary said.
"The return of foreign archaeology teams to the country, as a result of the stable security situation, will give great momentum to ministry efforts and plans for the excavation of archaeological treasures," he said.
Geographic surveys indicate that more than 40,000 archaeological sites throughout Iraq have yet to be excavated and studied, al-Shammary said.
The ministry hopes to increase the number of foreign excavation teams, not only so they can support officials through excavation, "but also to help us undertake the special projects of maintaining and rehabilitating archaeological and heritage sites, with their expertise and advanced technologies", he said.

Working together

New agreements with these teams "come as part of the ministry's opening up to all the countries that in the past worked alongside Iraq to return stolen pieces" and helped safeguard the country's archaeological treasures and maintain and develop its museums, said Abbas al-Quraishi, director of the ministry's artefact recovery department.
"Italy, the United States and the United Kingdom were among the first countries to send archaeological teams to Iraq, and helped enrol many Iraqi excavators and archaeologists in training courses to develop their skills," he told Mawtani.
"We look forward to increasing their presence on our various archaeological projects," he said.
Al-Quraishi said local excavation teams today "have considerable skills in the search and extraction of archaeological pieces, and were able in the past to uncover numerous relics at various sites."

One of their most important discoveries involve finding the oldest church in Iraq, whose construction dates to about 120 years before the appearance of Islam, at al-Uqaiser archaeological site in Karbala province,
he said.

Meanwhile, Hussein al-Sharifi, a member of parliament's tourism and archaeology committee, told Mawtani it is important to give Iraqi archaeologists the opportunity to take part in exploration and maintenance courses outside the country.
"Local archaeological capacities, particularly those in the field of excavation, are considered good," but offering Iraqis the opportunity to train on world-class equipment and devices would be advantageous, he said.

21 febbraio 2013

Caritas summit in Amman, help for Syrian refugees

By Misna

“This morning we had the opportunity to speak with King Abdullah about the situation of Syrian refugees. Jordan is facing an unprecedented influx of people with few resources: thus did say to MISNA Bishop Giorgio Bertin, Bishop of Djibouti and President of Caritas Somalia, who has been visiting Amman for the meeting of Caritas Middle East and North Africa.
“People fleeing conflict and violence are hungry. We are talking about 380,000 people including many women and children in Jordan alone, in addition to many in Lebanon and 15,000 in Turkey. These days we are discussing how to coordinate aid and projects to provide support for the refugee camps that have sprung up near the country’s borders,” said the Bishop, pointing out that for those who remain in Syria the situation is equally, if not more, difficult. ”
“The families have difficulty finding enough food,” said the Chaldean Bishop of Aleppo and president of Caritas Syria, Bishop Antoine Audo, who was also in the Jordanian capital for the international Caritas meeting. Apart from the most vulnerable, even people, once members of the  middle class are suffering, who have trouble and feel shame at having to seek help from charitable institutions,” observed the Bishop of Syria’s second largest city, the scene of violent clashes that led to the closure of more than 80% of the jobs that existed before the conflict.
For this reason, the Jordanian king has called for the opening of humanitarian corridors in the country to improve the living conditions of the Syrian population and to reduce the influx of refugees headed for the Hashemite Kingdom.
This year, the summit in Amman is being attended by more than 40 bishops, priests and heads of the various national structures. The meeting was also attended by auxiliary Chaldean bishop of Baghdad Shlemon Wardouni, President of Caritas Iraq, and Cardinal Robert Sarah, and the Pontifical Council Cor Unum.

20 febbraio 2013

Mar Louis Raphael I Sako: il rapimento è un peccato grave agli occhi di Dio

By Baghdadhope*

Con un comunicato ufficiale il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Mar Louis Raphael I Sako, si è appellato ai rapitori di Yousef Sha'ya, rapito due giorni fa a Kirkuk, la città di cui Mar Sako è stato arcivescovo fino alla sua recente nomina a patriarca. 
Yousef Sha'ya, si legge nell'appello, è un uomo di ottanta anni che non ha nessun rapporto con la politica e che ama la sua città tanto da esservi tornato per trascorrervi il resto della sua vita dopo aver vissuto all'estero. 
Il rapimento, continua il comunicato, è un peccato grave per ogni religione e di esso si dovrà rendere conto a Dio. La speranza è che questa pratica inaccettabile per l'essere umano possa avere fine.
Inizia così il compito del nuovo patriarca che non dovrà solo riorganizzare la chiesa caldea passata attraverso anni difficilissimi, quanto occuparsi della situazione tutt'altro che stabile del paese. Dei rapimenti, ad esempio, che sebbene diminuiti rispetto a qualche anno fa continuano a fare vittime, molte delle quali innocenti. Degli attentati che ancora provocano morte e distruzione. Della fuga verso l'estero di cittadini che non sopportano più di vivere nel pericolo e nell'incertezza del futuro. Di tutte quelle cose, insomma, di cui i media non parlano più come se l'Iraq fosse improvvisamente diventato un paese "normale".Tra un mese, quando ricorrerà il decimo anniversario dell'ultima guerra all'Iraq, quei media ricorderanno Baghdad sotto le bombe e probabilmente valuteranno se era o meno il caso di scatenarvi l'inferno, se non sarebbe stato il caso di valutare altre ipotesi, o di pensare prima a cosa sarebbe successo alla caduta del regime.
Resterà da vedere da che punto di vista lo faranno. Valuteranno i costi della guerra dal punto di vista dei soldati della coalizione morti in battaglia? O di quelli di cui non si conosce il numero che in quella guerra sono rimasti feriti o mutilati? Ci diranno quanti sono i soldati che vi hanno perso la testa?
Ma soprattutto: parleranno degli iracheni? Di quelli morti e di quelli profughi in patria o all'estero? Di quelli che non saranno mai curati per la Sindrome Post Traumatica da Stress perchè non ci sono abbastanza psicologi ed esperti in Iraq? Dei bambini che ancora oggi nascono deformi per l'uso di armi vietate nel 1991 ed ancora nel 2003?
Ci racconteranno le storie di chi in tutti questi anni ha resistito al terrore, alle minacce, alla violenza?
Forse si. Per adesso però gli iracheni sono soli a combattere.
E se non hanno altre armi lo fanno con le parole.
Proprio come il patriarca caldeo con il suo appello ai rapitori dell'anziano di Kirkuk.

19 febbraio 2013

Arriva la rivendicazione della serie di sanguinosi attacchi ieri in Iraq: gruppo affiliato a al Qaeda


Lo Stato Islamico dell'Iraq, gruppo affiliato ad al-Qaeda, ha rivendicato gli ultimi attentati contro la comunita' sciita a Baghdad e costati la vita ad almeno 28 persone. 13 le autobomba esplose in 6 diversi quartieri lunedì. Ieri anche l’attacco contro un oleodotto nella raffineria di Baji. Nell'intervista di Cecilia Seppia, la preoccupazione di mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad:

La situazione non è facile. E’ una situazione molto dolente, terribile, perché ormai non c’è alcuna sicurezza da noi.
Tredici autobombe esplose solo a Baghdad, in quartieri a maggioranza sciita. Quindi, ancora una volta, dietro a queste azioni c’è la faida perenne, la lotta per il potere tra sunniti e sciiti…
Bisogna allontanarsi dagli interessi personali, partigiani, anche religiosi e confessionali. Questo solo il Signore lo potrebbe fare: dare la grazia, affinché possano vedere solo il bene dell’Iraq e la tranquillità del popolo iracheno.
I sopravvissuti a queste esplosioni, avvenute per lo più in mercati e quindi in zone molto frequentate, hanno riferito di uno scenario di guerra. Come stanno reagendo le autorità e soprattutto la Chiesa, anche nei confronti dei fedeli: cosa si dice loro per incoraggiarli, per tranquillizzarli?
Certamente il governo è a disagio: tutto questo non è certo buono per la sua stabilità, per il suo operato. Questa cosa non finirà! Bisogna avere uno spirito di sacrificio, bisogna avere uno spirito capace di allontanarsi dagli interessi personali: tutti vogliono solo il bene personale… Questo è egoismo! D’altra parte siamo in Quaresima e noi preghiamo per la pace. Non abbiamo nient’altro: i nostri fedeli soffrono; i nostri cittadini soffrono; i nostri bambini soffrono; gli anziani, i malati e i giovani soffrano. Perciò chiediamo la grazia del Signore. Io dico solo: noi vogliamo la pace, allora preghiamo e cerchiamo la pace. Adesso specialmente, in questo periodo di Quaresima, noi diciamo ai nostri fedeli di pregare, di andare avanti con fiducia nel Signore.
Come stanno vivendo i cristiani questo momento in Iraq: qual è la situazione, la condizione dei cristiani, che sappiamo essere una minoranza nel Paese?
Non ci sono azioni particolari contro i cristiani. Certamente tutto questo influisce sull’ambiente generale del Paese. Purtroppo il fenomeno dell’emigrazione è ancora in atto, perché vedendo queste disgrazie, si domandano: chi garantisce la nostra vita? Chi garantisce la sicurezza della nostra famiglia?

Giordania. Il direttore della Caritas: La visita del cardinale Sarah mostra la sollecitudine di tutta la Chiesa per i profughi siriani”

By Fides

“Solo in Giordania, i profughi fuggiti dalla Siria sono 380mila, e continuano a aumentare di giorno in giorno. La visita del cardinale Robert Sarah testimonia la sollecitudine di tutta la Chiesa davanti a questa emergenza umanitaria immane, che non possiamo affrontare solo con le nostre forze”.
Così dichiara all'Agenzia Fides Wael Suleiman, direttore di Caritas Giordania, commentando la trasferta nel Regno Hashemita del cardinale Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum. Nella giornata di oggi il cardinale Sarah incontra duecento famiglie di profughi siriani presso la parrocchia cattolica latina di Zarqa. Domani il Porporato aprirà ad Amman i lavori dell'assemblea annuale dell'organismo regionale di collegamento tra le 17 agenzie nazionali Caritas del Medio Oriente e del Nord Africa (Caritas MONA), proponendo alcune riflessioni relative al Motu Proprio Intima Ecclesiae natura, il documento pontificio sul servizio della carità pubblicato lo scorso 1° dicembre.
Quest'anno, al summit delle Caritas del Medio Oriente e del Nord Africa saranno presenti più di 40 tra vescovi, sacerdoti e responsabili laici e religiosi delle diverse strutture nazionali. All'incontro è annunciata la partecipazione del vescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo, presidente di Caritas Siria, e del vescovo caldeo ausiliare di Baghdad Shlemon Wardouni, presidente di Caritas Iraq. Domani pomeriggio i lavori dell'Assemblea punteranno l'attenzione sull'emergenza siriana, cercando di definire strategie coordinate davanti alle urgenze umanitarie e assistenziali collegate al conflitto. Domani è previsto anche un incontro di tutti i partecipanti al summit con il Re Abdallah II di Giordania.

15 febbraio 2013

A Baghdad il nuovo patriarca caldeo. S.B. Louis Raphael I Sako

By Baghdadhope*

Accolto all'aeroporto dal Nunzio Apostolico Mons. Giorgio Lingua e dai due vicari patriarcali, Mons. Shleimun Warduni e Mons. Jacques Isaac il nuovo patriarca della chiesa caldea, S. B. Louis Raphael I Sako è giunto ieri a Baghdad.  
Dopo il pranzo consumato nella sede del patriarcato il patriarca si è trasferito nella chiesa di San Giuseppe nel quartiere centrale di Karrada dove si è svolta la cerimonia di benvenuto cui hanno partecipato diverse personalità del mondo politico, civile e religioso cristiano e musulmano.
Tra i prelati presenti oltre al già citato Nunzio Apostolico ed ai due Vicari Patriarcali c'erano, il Patriarca Emerito della chiesa caldea, Cardinale Emmanuel Delly; Mons. Bashar M. Warda, arcivescovo caldeo di Erbil; Mons. Emmanuel Dabaghian, vescovo armeno cattolico di Baghdad; Mons. Ephrem Yousef Abba vescovo siro cattolico di Baghdad, Mons. Athanase Matti Matoka, vescovo emerito siro cattolico di Baghdad e diversi esponenti delle altre chiese presenti in Iraq.
Secondo quanto riportato da Ankawa.com nel discorso di benvenuto Mons. Giorgio Lingua ha sottolineato come il compito del neo patriarca sia una "grossa sfida"; sfida alla quale S.B. Sako ha risposto affermando di voler lavorare "per il bene della chiesa, dei cristiani e dell'Iraq"
Lavorerà, ha aggiunto il patriarca, con tutti i cristiani rimasti in Iraq, componente viva del paese a dispetto del loro numero, con i sacerdoti per rinnovare la chiesa, con le chiese sorelle così come con i sunniti, gli sciiti e gli esponenti delle altre religioni in nome della coesistenza e dell'essere non concittadini ma fratelli.