venerdì, marzo 22, 2013

 

Guerra in Siria. Caritas a sostegno dei civili, mons. Audo: la pace è possibile


La guerra in Siria rischia di contagiare il vicino Libano: in scontri tra opposte fazioni nella città di Tripoli del Libano sono morte oggi almeno 5 persone. Ieri, in Siria, un attentato kamikaze ha colpito la moschea di Iman, nel distretto di Mezzeh, al centro di Damasco, causando almeno 15 vittime, tra cui un importante capo religioso legato al regime. Intanto, un'inchiesta sul presunto utilizzo di armi chimiche in Siria, dopo le accuse rivolte martedì scorso dal regime ai ribelli per il lancio di un razzo armato con sostanze chimiche vicino ad Aleppo, è stata annunciata dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha chiesto ''un accesso al Paese senza restrizioni'' per poter condurre le indagini.
E per chiedere a Dio la pace in Siria, si è tenuta ieri sera, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, una veglia di preghiera. A promuoverla è la Caritas Internationalis che in Siria coordina gli aiuti alla popolazione in collaborazione con le Caritas nazionali.
Il collega Jean Pierre Yammine ha sentito in proposito mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria, presente all'evento:
 
Io sono stato invitato dalla Caritas Internationalis per vedere, insieme ai nostri collaboratori nel mondo, come poter organizzare gli aiuti in Siria. Come sa, le Caritas di Europa, degli Stati Unti e del Canada sono molto interessati al nostro lavoro e ci aiutano in diversi programmi in Siria, che Caritas divide in sei regioni. In ogni regione abbiamo un centro Caritas che è organizzato per portare aiuti ai differenti gruppi.
Materialmente che tipo di aiuti riuscite ad offrire?

In questa crisi la gente non lavora. Posso dire che i siriani sono ormai divenuti tutti poveri: questa è la verità! E’ necessario quindi, prima di tutto, organizzare gli aiuti alimentari per le famiglie in ogni regione. Questo rappresenta la prima emergenza. Poi c'è tutto l’aspetto medico-sanitario: quindi l’aiuto medico per i bambini, per i malati, per le donne e per le persone anziane. Anche qui, in ogni regione, ci sono programmi di aiuto. Abbiamo poi fatto il programma per l’inverno, per aiutare la gente a sopportare il freddo. Ci sono programmi per i bambini nelle scuole. Cerchiamo poi di aiutare a cercare una casa per coloro che sono profughi in Siria.

Se vogliamo chiudere con una parola di speranza, cosa può dirmi?

La speranza, prima di tutto, è quella di andare avanti perché la pace è possibile. Dobbiamo fare tutto quello che possiamo, ma anche pregare e chiedere ai potenti di scegliere la pace al posto della violenza e degli interessi politici e economici.

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