“Baghdad ha perduto la sua bellezza e non ne è rimasto che il nome.
Rispetto a ciò che essa era un tempo, prima che gli eventi la colpissero e gli occhi delle calamità si rivolgessero a lei, essa non è più che una traccia annullata, o una sembianza di emergente fantasma.”
Ibn Battuta
Baghdad, 19 luglio 2014
20 aprile 2010
Iraq: churches as the target of al Qaeda, confirmed by Msgr. Warduni
18 aprile 2010
Un nuovo vescovo per la chiesa siro cattolica negli USA: Mons. Yousef Benham Habash
By Baghdadhope*Foto by Ankawa.com
Fonte delle notizie: Radiovaticana, The Tidings, Ankawa.com
Dal 17 febbraio del 2009, quando Mar Ignatius Joseph III Younan fu intronizzato in Libano come nuovo patriarca della chiesa siro cattolica la sede della diocesi di Our Lady of Deliverance di Newark per i siri cattolici negli Stati Uniti ed in Canada che aveva presieduto dal 1996 era vacante.
Il 12 aprile scorso il Santo Padre, Benedetto XVI, ha nominato come vescovo di quella diocesi il corepiscopo Mons. Yousef Benham Habash, parroco della chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Los Angeles.
Mons. Habash è nato a Qara Qosh (Iraq) il 1 giugno 1951. Dopo i primi studi compiuti nel suo villaggio natale Mons. Habash entrò all'età di 10 anni nel monastero di Mar Benham ed a quella di 14 in quello di San Giovanni a Mosul. Dopo aver servito nell'esercito per un anno e mezzo, e vista la chiusura del seminario di Mosul, il 23 settembre del 1972 entrò nel seminario patriarcale di Charfé in Libano e successivamente studiò filosofia e teologia presso l'università del Santo Spirito a Kaslik, sempre in Libano. Tornato in Iraq fu ordinato sacerdote il 31 agosto del 1975 nella chiesa della Vergine a Qara Qosh dall'allora vescovo di Mosul, Mons. Cyrille Emmanuel Benni. Nel 1983 fu inviato al servizio dei fedeli nella chiesa del Sacro Cuore a Bassora ma nel 1992 tornò a Qara Qosh. Il 14 giugno del 1996 divenne sacerdote della neo istituita (6 novembre del 1995) diocesi di Our lady of Deliverance che ha sede ad Union City, nel New Jersey. Dopo avere servito la chiesa siro cattolica anche a Chicago (Illinois) Mons. Habash fu trasferito nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Los Angeles.
In un'intervista dello scorso marzo Mons. Habash aveva sottolineato il peggioramento della situazione della comunità cristiana in Iraq successivamente alla guerra del 2003. Pur riconoscendo la durezza del regime di Saddam Hussein nei confronti di tutta la popolazione irachena il vescovo aveva ricordato come "prima del 2003 a Mosul non scorrevano fiumi di sangue come oggi. I cristiani non morivano come mosche." Negli ultimi tempi invece, aveva spiegato il pralato, i cristiani sono diventati vittime della persecuzione perchè considerati da molti musulmani come alleati dell'Occidente e perchè presi nel mezzo nella lotta per il predominio nell'Iraq del nord in corso tra arabi e curdi.
Secondo il Patriarca Mar Ignatius Joseph III Younan il 45% dei 160.000 siri cattolici del mondo pur originari del Medio Oriente vive al di fuori del suoi confini.
A new bishop for the Syriac Catholic Church in the USA: Msgr. Yousef Benham Habash
Sources of the news: Radiovaticana, The Tidings, Ankawa.com
Since February 17 2009, when Mar Joseph Ignatius III Younan was enthroned in Lebanon as the new patriarch of the Syriac Catholic Church the see of the Diocese of Our Lady of Deliverance of Newark for the Syriac Catholics in the United States and Canada that he had chaired since 1996 was vacant. On April 12 2010, the Holy Father, Benedict XVI has appointed as bishop of that Diocese the Chorepiscopus Yousef Benham Habash, parish priest of the Church of the Sacred Heart of Jesus in Los Angeles.
Msgr. Habash was born in Qara Qosh (Iraq) on June 1, 1951. After the first studies in his native village Msgr. Habash entered at the age of 10 in the monastery of Mar Benham and at that of 14 in the seminary of Saint John in Mosul. After serving in the Iraqi army for a year and a half, and due to the closure of the seminary in Mosul, on September 23 1972 he entered the patriarchal seminary of Charfé in Lebanon and later studied philosophy and theology at the University of the Holy Spirit in Kaslik, in Lebanon too. Back in Iraq he was ordained priest on August 31, 1975, in the church of the Virgin in Qara Qosh by the then bishop of Mosul, Msgr. Cyrille Emmanuel Benni. In 1983 he was sent to serve the faithful in the Sacred Heart Church in Basra but in 1992 he went back to Qara Qosh. On June 14 1996 he became a priest of the newly established (November 6, 1995) Diocese of Our Lady of Deliverance, which is based in Union City, New Jersey. After serving the Syriac Catholic Church also in Chicago (Illinois) Msgr. Habash was transferred to the Church of the Sacred Heart of Jesus in Los Angeles.
12 aprile 2010
Prima comunione a Baghdad: preservare il passato guardando al futuro



Una cerimonia particolare si è svolta negli scorsi giorni nella chiesa caldea di Mar Eliya a Baghdad.
35 tra bambini e bambine hanno ricevuto la prima comunione.
Fin qui niente di strano, anche nei periodi più bui che l'Iraq ha attraversato il sacramento della prima comunione è sempre stato somministrato, anche se solo a pochi bambini.
Ciò che ha reso unica la giornata è stata la richiesta fatta dal parroco della chiesa alle famiglie dei bambini di vestirli in modo diverso rispetto agli anni passati. Così è stato che all'altare si sono presentati piccoli uomini e piccole donne che indossavano i vestiti tradizionali dei villaggi di provenienza delle loro famiglie cuciti dalle donne di casa.
Padre Douglas Al Bazi ha spiegato a Baghdadhope il perchè di questa scelta controcorrente.
"Quando ho proposto di far indossare ai bambini i vestiti tradizionali le famiglie erano perplesse fino al punto di parlarne direttamente con il nostro patriarca, il Cardinale Mar Emmanuel III Delly, che mi ha chiesto il perchè di quella richiesta. La mia risposta è stata che mi sembrava il modo giusto per affermare la nostra identità che è fatta di liturgia, lingua, cibo, tradizione ma anche di abbigliamento. Non si tratta di un ritorno al passato, quanto piuttosto del desiderio di vivere il presente e pensare al futuro senza perdere ciò che ci ha reso ciò che siamo."
E' la prima volta che la cerimonia della prima comunione prevede gli abiti tradizionali?
"Per quanto ne sappia io negli ultimi decenni sì. Molti anni fa si usava vestire i bambini e le bambine come degli sposi in miniatura. Nel duro periodo dell'embargo si usò invece vestirli come piccole suore e piccoli monaci. Perchè non con gli abiti tradizionali?"
Gli abiti sono quindi rappresentativi delle tradizioni dei villaggi o anche delle città?
"La maggior parte delle famiglie dei bambini viene da villaggi del nord come Tel kaif, Batnaya o Tellesqof. Ma ce ne sono alcune originarie di Mosul ed in quel caso i bambini sono indistinguibili nell'abbigliamento dai bambini arabi. C'è anche un bambino che viene da un villaggio a maggioranza assira e che quindi veste con gli abiti tradizionali assiri."
Le famiglie erano perplesse dunque, e poi?
"Poi però la cerimonia è piaciuta a tutti tanto che anche chi aveva portato dei vestiti di ricambio da fare indossare ai bambini una volta finita ha preferito che rimanessero vestiti in modo tradizionale. Noi siamo iracheni e cristiani, quelle sono le nostre tradizioni. Ricordarle potrà solo arricchire il nostro bagaglio culturale. I colori ed i decori non hanno tolto nulla alla sacralità del momento che è stata a lungo preparata dal catechismo, ma sono certo che rimarranno per sempre nei ricordi di quei bambini e dei loro genitori."
First communion in Baghdad: preserving the past looking at the future


"When I proposed to make the children wear the traditional clothes their families were perplexed to the point of talking directly with our Patriarch, Cardinal Mar Emmanuel III Delly, who asked me the reason of my request. My answer was that I think it is the right way to assert our identity which is made of liturgy, language, food, tradition but also clothes. This is not a throwback, but rather a desire to live the present and look to the future without loosing what made us who we are."
Is it the first time that the first communion ceremony includes traditional clothes?
"As far as I know in the last decades yes. Many years ago they used to dress the children like little newlyweds. In the harsh embargo time they used instead to be dressed like little monks and nuns. Why do not use the traditional clothes?"
"Most of the families of the children are from villages in the north such as Tel kaif or Batnaya or Tellesqof. But there are some coming from Mosul and in that case the children were indistinguishable from the Arab children in clothing. There was also a child from an Assyrian village who was wearing the traditional Assyrian clothes."
You said that in the beginning the families were perplexed, and then?
"Then everyone enjoyed the ceremony so that even those who had brought some spare clothes to be weared by the children after it preferred them to remain dressed in the traditional way. We are Iraqi Christians, those are our traditions. Remembering can only enrich our culture. The colours and the decorations did not not diminish the sacredness of the moment that had been prepared by the catechism, but I am sure that will remain forever in the memories of those children and their parents. "
11 aprile 2010
Il destino di un cimitero cristiano in Iraq


A circa 25 km a nord-est di Baghdad, lungo una strada polverosa e larga non lontana da quella che unisce la capitale a Baquba, sorgono dei cimiteri. Fianco a fianco, su terreni che circa 50 anni fa furono concessi gratuitamente dal governo alle diverse chiese per i propri riti funebri, riposano cristiani di diverse confessioni.
Tra quei cimiteri c'è quello caldeo che il patriarca vicario, Mons. Shleimun Warduni, ha visitato nelle scorse settimane.
Baghdadhope ha chiesto a Mons. Warduni il perchè delle disastrose condizioni in cui versa quel luogo e che sono testimoniate dalle foto scattate da Padre Douglas Al Bazi.
"I motivi sono diversi" ha dichiarato il presule, "per prima cosa l'area in cui si trova il cimitero per molti anni è stata molto pericolosa, certamente il cimitero è stato saccheggiato dai ladri che si sono impadroniti del marmo delle lapidi e del ferro ma soprattutto è stato mal costruito e mal conservato." "Il terreno in molti casi non ha retto il peso delle successive costruzioni. All'inizio alle famiglie veniva concesso uno spazio dove seppellire i propri morti vicini, poi si iniziarono a costruire tombe singole, successivamente queste tombe cominciarono ad essere ornate da piccoli monumenti funebri e da poco si è tornati a maggiore semplicità con tombe ornate dalle sole lapidi."
A chi è affidata la gestione del cimitero?
"Il cimitero fu voluto dal compianto patriarca Mar Raphael Bedaweed che ne affidò la gestione alla Chaldean Charity Association. Pur tenendo conto delle difficoltà di operare lavori di manutenzione la chiesa si augura che essi vengano svolti al più presto così come espressamente richiesto dal patriarca, Cardinale Mar Emmanuel III Delly. Per adesso la zona è stata recintata ed affidata ad un guardiano. Il rispetto dei morti è nella tradizione cristiana e non dobbiamo dimenticare che all'interno dell'area c'è anche una piccola cappella dove si svolge la commemorazione dei defunti. Per questa ragione la chiesa caldea farà il possibile perchè il luogo torni ad essere l'oasi di pace che merita."
Può sembrare strano che in un paese dove si fa fatica a vivere si pensi ai cimiteri ma la normalizzazione passa anche attraverso la loro sorte perchè, come ha detto Padre Al Bazi commentando le foto "la sofferenza non appartiene ai soli cristiani vivi, ma anche a quelli morti."
The fate of a Christian cemetery in Iraq


Baghdadhope asked to Msgr. Warduni the reason of the disastrous conditions of the place shown by the photographs taken by Father Douglas Al Bazi.
Who is responsible for managing the cemetery?
"The cemetery was built by the late Patriarch Mar Raphael Bedaweed who entrusted its management to the Chaldean Charity Association. Even taking into account the difficulty of making maintenance works the church wants them to be carried out as soon as possible as expressly required by the patriarch, Cardinal Mar Emmanuel III Delly. In the meanwhile the area was fenced and entrusted to a guardian. Respect for the dead is in the Christian tradition and we must not forget that within the area there is also a small chapel for the All Soul's Day celebration. For this reason Chaldean church we will do everything possible for the place to be again the oasis of peace it deserves to be. "
It may seem strange thinking of cemeteries in a country where living is hard but the normalization is made also by their fate because, as Father Al Bazi said commenting the photos "suffering does not belong only to living Christians but to passed away too."
9 aprile 2010
Iraq: anno sacerdotale, raduno dei sacerdoti ad Ankawa
Si svolgerà dal 18 al 21 aprile, ad Ankawa, un raduno nazionale dei sacerdoti iracheni, voluto dal patriarcato caldeo di Baghdad, per celebrare l’Anno sacerdotale con a tema il sacerdozio e le vocazioni. A dare la notizia al Sir è mons. Shlemon Warduni, vicario patriarcale caldeo di Baghdad: “a presiedere sarà il patriarca caldeo il card. Mar Emmanuel III Delly e sono attesi numerosi sacerdoti e religiosi dalle diverse diocesi del Paese. In questi giorni di incontro avremo modo di parlare del sacerdozio oggi e del ruolo della famiglia per promuovere le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Speriamo che ci siano le condizioni di sicurezza per consentire una grande partecipazione”. Nell’ordine del giorno, sottolinea il presule, non è previsto nessun dibattito sullo scandalo degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi della Chiesa cattolica: “al Pontefice – ribadisce mons. Warduni - va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Siamo di fronte ad attacchi strumentali contro la Chiesa che condanna questi atti terribili ed è decisa a fare pulizia e a rendere giustizia alle vittime. E’ il momento in cui i cristiani devono restare uniti per fronteggiare questi attacchi che vogliono infangare la Chiesa e la moltitudine di sacerdoti e religiosi che con lealtà e purezza di spirito portano avanti la loro missione pastorale a favore degli ultimi”.
Iraq: year for priests, gathering of priests in Ankawa
The national gathering of Iraqi priests organised by the Chaldean Patriarchate of Baghdad to mark the Year for Priests is due to be held in Ankawa from 18 to 21 April on the theme priesthood and vocations. The news was relayed to SIR by the Chaldean patriarchal vicar of Baghdad Mgr. Shlemon Warduni: “Cardinal Mar Emmanuel III Delly will preside at the celebration and many priests and religious from various Iraqi dioceses are expected to come. The gathering will be the occasion to speak about priesthood today and the role of the family in promoting vocations to priesthood and religious life. We hope that security conditions will be such as to allow a wide participation”. As for the agenda, the bishop highlights that there won’t be any debate on the scandal of child abuse committed by priests and religious of the Catholic Church: “We assure the Pope of our full solidarity and closeness”, declared Mgr Warduni. “We are faced with the exploitation of attacks against the Church which, for its part, condemns these terrible acts and is determined to clean up and render justice to the victims. Christians are now called to remain united to face these attacks aimed at discrediting the Church and the many priests and religious who are carrying out their pastoral mission, with faith and purity of soul, at the service of the least”.
8 aprile 2010
Iraq: Mons. warduni (Baghdad) "siamo nel caos, manca la legge"
“Siamo nel caos. Mancano la legge e la sicurezza. Non sappiamo cosa può accaderci fra un attimo. Possiamo solo confidare nel Signore”. Così il vicario patriarcale caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, commenta al Sir l’ondata di violenza e di bombe che in questi ultimi giorni hanno devastato la capitale provocando decine di morti e centinaia di feriti. Secondo diversi analisti si tratterebbe di un avviso contro le trattative per il nuovo Governo, dopo il voto del 7 marzo che ha visto vincere di soli due seggi di scarto il blocco laico di Iyyad Allawi contro quello del premier uscente Nouri al Maliki. “La formazione del nuovo Governo – dichiara il vescovo caldeo - non si sa come andrà a finire. Ci sono tanti interessi in ballo, dei partiti ma ci sono anche interventi esterni”. Nonostante ciò, aggiunge, “le comunità cristiane hanno potuto celebrare la Pasqua in relativa tranquillità, anche a Mosul. Solo domenica di Pasqua, dopo le 11.30, quando abbiamo udito scoppi tremendi all’esterno ci sono stati dei fedeli che hanno lasciato la chiesa ma la maggioranza e rimasta a pregare. Ed quello che continueremo a fare per il nostro Paese e per tutto il suo popolo”.
7 aprile 2010
Easter Mass attendance renews hope in times of strife
By John Pontifex
A leading archbishop has spoken of renewed hopes for the survival of Christianity in one of Iraq’s most troubled regions after Easter celebrations passed off peacefully – with increased numbers attending the services.
Archbishop Amil Nona said altogether up to 1,500 people attended Chaldean-rite Easter Mass in the northern Iraqi city of Mosul – an increase on previous years.
Speaking on Tuesday 6th April in an interview with Aid to the Church in Need, the Archbishop of Mosul said the Easter celebrations gave “new hope”, especially after the all important 7th March general elections.
A spate of violence against Christians in Mosul ahead of the elections prompted an exodus of more than 3,500 faithful – up to half of the city’s Christian population – who fled mostly to villages in the nearby Nineveh plains. Many have since returned.
Archbishop Nona said the faithful now had “new hope”.
He went on: “The people clearly feel more confident after the elections. They have faith that things will now improve.”
The archbishop added: “The Easter celebrations went very, very well. I am really happy about the way it went and it was clear the people felt happy too. You had people coming to the church who had not come for two or three years.”
Archbishop Nona explained that security was high with armed men outside the four churches in Mosul where the Chaldean-rite Catholic services were held.
The Holy Week Triduum services went ahead as usual except that liturgies normally held in the evening including the Easter Vigil were brought forward to daylight hours to reduce the security risk.
But the archbishop said it was “too difficult” at this stage to say whether such hopeful reports would encourage a return of some of the thousands of Christians who fled Mosul in the years of anti-Christian violence and security breakdown following the fall of Saddam.
Since 2003, the Chaldean-rite Catholic community in Mosul has dwindled by two thirds.
Archbishop Nona’s account was one of a number of reports of peaceful Easter celebrations in Iraq.
It comes against a backdrop of violence in Baghdad where at least five people died and 140 were injured in six separate explosions.
Archbishop Louis Sako sent Aid to the Church in Need a message describing peaceful Easter celebrations in the northern city of Kirkuk.
In his account, reported by Catholic news agency, AsiaNews, the Archbishop of Kirkuk wrote that a delegation of local government officials and Muslim religious leaders attended the Catholic religious services in the city.
And in another sign of hope for the Church in Iraq, the Daughters of Mary Immaculate, also known as the Chaldean Sisters, provided Easter packages for 750 poor families.
The families are among refugees currently living in villages outside the ancient Christian city of Zakho, close to the border with Syria and Turkey.
The food hampers, which included sugar, rice, chocolate and eggs, were funded by Aid to the Church in Need, which has helped to provide Easter and Christmas hampers for Christians in the region since 2008.
The food hamper project is coordinated by Father Bashar Warda, a senior Catholic priest.
Speaking from outside Erbil, the regional capital of Kurdish-controlled northern Iraq, Father Warda said that the initiative had once again been a great success.
He explained that, compared with last year, the number of items in each hamper was reduced to enable outreach to more families.
They face extreme poverty having fled their homes further south. Many are desperate to start a new life abroad.
Father Warda said: “The people were very happy to receive their hampers. The situation for them is very difficult and they are very grateful for the help they receive.”
The signs of new hope for Christians in Iraq will come as a major boost for Archbishop Nona, who at 42 became the Catholic Church’s youngest archbishop.
Ordained bishop in January, he replaced Archbishop Paulos Faraj Rahho of Mosul, who was kidnapped outside his cathedral in February 2008.
He died in captivity two weeks later and his body was buried in a shallow grave not far from the centre of the city.
6 aprile 2010
Pasqua in Iraq: i cristiani invocano la pace per il Paese
Le violenze e gli attentati con morti e feriti di questi giorni, non hanno impedito ai cristiani iracheni di festeggiare la Pasqua. A Kirkuk una delegazione di funzionari governativi e leader musulmani locali hanno partecipato alla Veglia pasquale e alla Messa. Una testimonianza di solidarietà alla comunità cristiana, vittima nelle ultime settimane di una serie di attacchi mirati e costretti in migliaia alla fuga verso zone più sicure o all’estero. Mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, riferisce ad AsiaNews che la chiesa era gremita e le donne hanno colorato migliaia di uova “per distribuirle ai fedeli e ai rappresentanti del governo”. Una famiglia musulmana ha preparato un enorme pane da distribuire ai presenti. Circa 500 bambini che frequentano le classi del catechismo, invece, hanno offerto i soldi risparmiati in Quaresima ai poveri della città, compresi i musulmani. “Il bambino che ha portato il denaro all’altare – sottolinea mons. Sako – ha detto che ‘con la preghiera’ si vince il male e il terrorismo”. Durante l’omelia l’arcivescovo di Kirkuk ha sottolineato che “la risurrezione di Cristo ci ricorda i valori del perdono, della riconciliazione, della pace e della vita”. Il sacrificio e l’amore di Gesù, ha aggiunto il prelato, sono “la magna charta per una vita umana dignitosa”. Egli ha inoltre spiegato che “l’emigrazione è un esilio; dobbiamo rimanere nella nostra terra e rendere testimonianza della nostra fede cristiana”. “Nella chiesa cristiana e nelle moschee – ha continuato mons. Sako – si impara l’amore, la tolleranza e la cooperazione, per essere più vicini a Dio”. Per questo gli iracheni, sulla base delle norme della legge e dei valori spirituali, devono “lavorare per la riconciliazione” e superare le divisioni, che sono “segni della morte: l’unità è il simbolo della vita”. In quest’ottica, secondo il prelato, sarà importante “la formazione del nuovo Parlamento e del nuovo governo, capaci di imporre l’ordine e garantire stabilità”.
2 aprile 2010
29 marzo 2010
Council of Christian Church Leaders: “We ask the government for peace and security”
"We're waiting to see which direction and what guidelines the new government will follow. We hope that the government's plans call for peace and security.” This is what Fides learned from Archbishop Avak Asadourian, Primate of the Armenian Orthodox Church of Iraq and Secretary General of the Iraqi Council of Christian Church Leaders, which brings together leaders of 14 Christian churches in the country. Commenting on the results of the elections, the Archbishop tells Fides about some good signs: "Many citizens have participated in the vote. There was a high level of participation among Christians, as well. Now all we are waiting to see is which direction the government will take. We hope that the guiding principle of action will be to ensure peace and security to the nation, as this is the basis for genuine democracy and for rebuilding infrastructure and work." On the sentiments among leaders and the Christian community, the Archbishop told Fides: "The Christians have hopes for a stable and strong government. We are citizens of Iraq and we have been in this land, our home, for millennia. Politicians leading the country say they hope that Christians will remain in the country and continue to contribute. We ask them not to remain in good intentions, but to put them into practice through works," ensuring a peaceful life to Christian minorities, who are still under fierce attack. On direct commitment in politics, Archbishop Asadourian says: "There are now 5 Christians in Parliament and this is a step forward from the previous Parliament, where there was only one. But it's not enough. We encourage lay Christians to become involved in social life and engage in good politics, to support Christian values such as respect for human dignity and fundamental human freedoms."
Asia/Iraq: Il Consiglio dei leader cristiani: “Al nuovo governo chiediamo pace e sicurezza”
“Aspettiamo di vedere quale direzione e quali orientamenti seguirà il nuovo governo. Auspichiamo che le linee programmatiche dell’azione di governo siano pace e sicurezza”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Avak Asadourian, Primate della Chiesa Armena Ortodossa dell’Iraq e Segretario Generale del “Consiglio dei Leader delle Chiese cristiane dell’Iraq”, che riunisce i capi di 14 Chiese cristiane del paese.
Mosul: bimbo cristiano di tre anni ucciso da un'esplosione
Ennesima vittima cristiana a Mosul. Un bambino di soli tre anni è morto, sabato 27 marzo, per le ferite riportate a causa di un’esplosione provocata da una bomba posta nei pressi della sua abitazione. Nell’attentato sono rimasti feriti anche i familiari del piccolo. A confermare la notizia al Sir è l’arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Emil Shimoun Nona che fornisce dettagli dell’accaduto: “secondo la polizia l’attacco non era diretto all’abitazione della famiglia cristiana ma, forse, ad una chiesa vicina. I terroristi, due, scoperti e fermati dalla polizia si sono dati alla fuga lasciandosi dietro l’ordigno che è esploso nei pressi dell’abitazione causando la morte del piccolo e gravi ferite agli altri componenti che sono ricoverati in ospedale. Ieri mi sono recato in visita alla famiglia per portare tutto il conforto della comunità locale”. “Speriamo che il prossimo Governo sappia arginare questa violenza – afferma l’arcivescovo - la popolazione ha bisogno di riconciliazione, di pace e di stabilità, condizioni necessarie per riprendere la via della rinascita. Siamo ottimisti perché notiamo anche la speranza e la voglia del popolo di camminare in questa direzione”.
28 marzo 2010
26 marzo 2010
A new Syriac Orthodox priest in Mosul
Source of the news: Syriac Orthodox Patriarchate
Give to Ceasar What Is Ceasar’s (Lk 20:25)
25 marzo 2010
Young people from Rome and Erbil virtually together
By Baghdadhope*I giovani di Roma ed Erbil virtualmente insieme
In occasione del 25° anniversario della prima Giornata Mondiale della Gioventù celebrata a Roma nel 1985 e del 10° aniversario della GMG di Tor Vergata oggi pomeriggio il Santo Padre incontrerà i giovani di Roma e del Lazio dalle ore 19.00 alle ore 21.30 in Piazza San Pietro.
"Ormai è diventata una tradizione attesa dai giovani quella di ritrovarci in comunione spirituale con i giovani che si preparano alla GMG" ha dichiarato Padre Atto a Baghdadhope
Mons. Tomasi: in aumento le violenze contro le minoranze religiose, i cristiani i più colpiti
La tutela del diritto alla libertà religiosa è particolarmente importante in quanto “i valori religiosi sono un ponte per tutti i diritti umani”. Ma questo diritto è oggi ripetutamente oltraggiato da pregiudizi, discriminazioni e violenza. E’ quanto ha affermato ieri l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio dell’Onu di Ginevra, in occasione della 13.ma Sessione del Consiglio dei diritti umani nella città elvetica.
24 marzo 2010
IRAQ - In tanta sofferenza. I cristiani iracheni verso la Pasqua
Domenica 28 Marzo, domenica delle Palme, prenderà il via la Settimana Santa. La passione, la morte e la resurrezione di Cristo, celebrate attraverso riti suggestivi e antichi, saranno vissute con animo particolare dai cristiani iracheni, sia dentro che fuori i confini nazionali. Le violenze cui sono sottoposti ormai da anni, con furia crescente, hanno fatto della Chiesa irachena una comunità di martiri, che vive giornalmente sulla sua pelle, la passione di Cristo, in una sorta di calvario del quale sembra non si veda la fine, ovvero la risurrezione. Un calvario che porta le croci di sacerdoti e vescovi, di tanti uomini e donne costretti alla fuga, umiliati, rapiti, uccisi. Le cifre raccolte dall'Agenzia Fides, della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, tramite fonti delle Chiese locali in Iraq, offrono un quadro esauriente di questa sofferenza: dal 2003 a oggi, circa 2.000 cristiani iracheni sono stati uccisi in diverse ondate di violenza; fra il 27 febbraio e il 1 marzo 2010, 870 famiglie, per oltre 4.400 fedeli, hanno lasciato Mosul a causa della violenza anticristiana; nell'ottobre 2008, oltre 12.000 cristiani sono fuggiti da Mosul per un'ondata di violenza; il 40% dei rifugiati iracheni all'estero (circa 1,6 milioni in totale) sono cristiani (fonte Unhcr); il 44% degli iracheni che hanno fatto domanda di asilo in Siria sono cristiani. Per l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), nel 2009 l'Iraq è risultato il secondo Paese al mondo per richieste di asilo, circa 24 mila domande, preceduto solo dall'Afghanistan con 26.800; il numero complessivo dei cristiani in Iraq, nel 1987, era di 1,4 milioni, nel 2003 era passato a 1,2 milioni, nel 2009 si è dimezzato scendendo a 600 mila, molti dei quali sono sfollati interni.
Un gregge impaurito.
Sofferenza immeritata.
Iraq: Vescovi di Baghdad e Mosul, "il futuro governo fermi la strage dei cristiani"
“Sta crescendo il numero degli iracheni che vogliono un Paese gestito dalla ragione e dalla legge piuttosto che dalla confessione e dall’etnia. C’è desiderio di uno Stato di diritto, e questo mi sembra un fatto molto positivo”. In attesa di conoscere i risultati definitivi, che con molta probabilità saranno resi noti il 26 marzo, mons. Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo di Baghdad dei latini, commenta così al Sir il voto del 7 marzo in Iraq. Lo spoglio dei voti, giunto al 95% del totale, vede, al momento, un testa a testa fra il premier uscente Nuri al Maliki e Yyad Allawi, con un leggero vantaggio del primo. “Gli appelli alla laicità in vista del voto – spiega il presule - sono stati recepiti anche in virtù del fatto che un certo tipo di legame tra religione e politica non ha dato frutti a livello sociale, economico e culturale. La novità del voto risiede anche nella varietà delle liste presentate”. Una varietà che però, secondo mons. Sleiman, “ha favorito anche la frammentazione politica dei cristiani che si sarebbe potuta evitare."
Iraq: Bishops Sleiman and Nona (Baghdad and Mosul) "Let the future government stop the massacre of Christians"
"The number of Iraqis wanting a country run by reason and law, rather than by confession or ethnic group, is increasing. They want a constitutional state, and this sounds like a very good thing”. While waiting for the announcement of the final results, which will most likely take place on March 26th, this is how mgr. Jean Benjamin Sleiman, archbishop of Baghdad of the Latins, comments with SIR the vote of 7th March in Iraq. The count, which is now at 95% of the total, is now seeing the outgoing prime minister Nuri al Maliki and Yyad Allawi in a neck-and-neck situation, with the former faring slightly better than the latter. “The appeals to laicism in the run-up to the voting – the prelate explains – have been heeded, not least because a certain kind of bond between religion and politics bore no fruits, in social, economic and cultural terms. The innovation of the vote lies also in the variety of tickets that run for the election”. A variety that, however, according to mgr. Sleiman, “also led to the political fragmentation of the Christians that might have been avoided”.
