"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

2 giugno 2008

Vita a Mosul o a Baghdad.Ma... è vita?

By Baghdadhope

E’ di alcuni giorni fa un articolo pubblicato dall’AFP dedicato ai progressi che si starebbero verificando a Mosul a seguito delle operazioni militare tese a ripulirla dagli elementi terroristici che l’avevano resa uno dei maggiori poli della violenza nel paese. I progressi di cui si parla riguarderebbero la vita quotidiana afflitta da una serie di divieti e norme comportamentali cui la popolazione si è dovuta attenere – un rifiuto sarebbe equivalso alla morte – e che trovavano spiegazione, da parte di chi li imponeva, in una rigidissima e fanatica morale o nel rispetto degli usi e costumi in vigore al tempo del Profeta.
Così, a parte il prevedibile divieto di bere alcolici, che in passato si era sempre potuto eludere usando una certa “discrezione”, l’articolo cita quello di usare rasoi elettrici per i barbieri, di far sedere uomini e donne allo stesso tavolo per i ristoratori, persino di vendere il ghiaccio, sconosciuto nel XVII secolo. C’era poi il divieto che riguardava alcune verdure, nella fattispecie i pomodori ed i cetrioli, impossibili da mettere in esposizione sullo stesso banco per non suscitare pensieri di natura sessuale.
Questo divieto, basato sul presunto sesso delle verdure, appare tra tutti il più surreale. Per prima cosa esso presuppone un grado di perversione sessuale che certamente – se esiste - riguarda una minimissima percentuale della popolazione mondiale che certamente non risiede nella sua maggioranza a Mosul. Secondo perché è improbabile pensare che i suoi abitanti, insicuri di poter anche solo tornare a casa vivi dopo aver fatto la spesa, indugiassero in pensieri peccaminosi dal verdumaio.
Per quanto surreale però questo divieto esisteva, ed in alcune zone esiste ancora, ed è stato“causa della morte di molte donne che per esso sono state uccise senza pietà” come ha confermato da Baghdad a Baghdadhope la stessa fonte che già due anni fa aveva descritto tali divieti.
L’articolo dell’AFP, infatti, mi ha subito ricordato un
post analogo del giugno 2006. A quell’epoca il divieto riguardante le verdure non c’era ancora o la mia fonte aveva dimenticato di citarlo. Ce n’era un altro però altrettanto surreale che riguardava l’aria e le ruote di scorta:

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venerdì, giugno 09, 2006
Vita a Baghdad. Ma... è vita?
By Baghdadhope

Parlo al telefono con un amico che vive a Baghdad. Mi sta raccontando le ultime novità. Se non fosse che so che non sta inventando e che a provarlo ci sono altre testimonianze simili, non crederei alle mie orecchie. Da tempo, ai problemi di una realtà assurda che insanguina Baghdad giornalmente molto più di quanto i nostri media ci dicono, se ne sono aggiunti altri che riguardano i comportamenti che la popolazione deve tenere, e che ben sono riportati da uno dei blogger iracheni. Secondo Zeyad, questo il nome del blogger, quelli che lui definisce "islamisti radicali" hanno ormai preso il controllo, totale o quasi, di molti quartieri di Baghdad in cui sono stati distribuiti dei volantini riportanti i codici di comportamento da tenere. I volantini però non sono uguali da quartiere a quartiere, e mentre in quelli di Ghazaliya ed Adhamiya contengono molte direttive, in altri alcune sono mancanti, una situazione che rende la cosa ancor più surreale, se possibile. Come regolarsi? * (vedi nota)
Proviamo ad immaginare di vivere con queste regole: se siamo donne dovremo adeguarci ad usare il velo che copre il capo ogni volta che usciamo di casa, e questo anche se, come cristiane, questa pratica non è nelle nostre tradizioni. Non potremo guidare e meno che mai usare il cellulare in pubblico, una pratica considerata disdicevole. Se siamo uomini saremo obbligati ad indossare pantaloni lunghi a patto che non siano blue jeans, a non tagliarci la barba, a non portare il "pizzetto," a non mettere il gel sui capelli, a non portare collanine nè camicie troppo colorate. A questi divieti/imposizioni che riguardano separatamente i due sessi, si aggiungono quelli che riguardano tutti, alcuni dei quali di difficile interpretazione: è vietato vendere ghiaccio, sigarette per strada, prodotti di origine iraniana, giornali, Cd e DVD. Gli spazzini non possono raccogliere la spazzatura in alcune aree, ed in alcune altre è proibito possedere un generatore elettrico.
I macellai non possono macellare in particolari date legate ad anniversari religiosi e, come poteva mancare? gli Internet Cafè sono minacciati. Zeyad fa notare di non essere stato in grado di trovare uno di questi volantini di "istruzioni" ma che, anche se si trattasse della classica "leggenda metropolitana," gli assassinii legati al non rispetto delle regole sono reali, e comunque nel dubbio è più prudente adeguarsi alle nuove regole. Molte volte, infatti, la paura è peggiore della realtà. Mi viene da pensare alla faccenda dei telefoni sotto controllo nell'Iraq di Saddam Hussein. Fino alla caduta del regime non c'era iracheno che non si dicesse o non fosse sicuro di avere il telefono sotto controllo, e questo portava a delle conversazioni bizarre fatte di frasi in codice e di prontezza nel raccogliere o nel dare l'informazione voluta ma camuffata. Ebbene, per quanto il controllo del regime fosse effettivamente diffuso, non penso che si potesse arrivare ad un controllo "effettivo" di "tutti" i telefoni del paese, e d'altro canto non sarebbe stato necessario: la paura creava una sorta di "autocensura" che garantiva il massimo del risultato con il minimo investimento. Ma torniamo alle regole ed alla mia conversazione con l'amico di Baghdad.
"Vuoi sapere l'ultima regola?"
"Dai, dimmi"
"Non si può portare la ruota di scorta in macchina"
Perché?
Chiedo, dandomi mentalmente la risposta che riguarda la possibilità di nascondervi dell'esplosivo.
"Perché se porti la ruota di scorta dimostri di non aver abbastanza fiducia in Dio. Se ne avessi sapresti che se sarà volere di Dio tu non ne avrai bisogno"
"??????????????"
"E poi qualcuno da anche un'altra spiegazione.."
"??????????????"
"Non puoi portare la ruota di scorta perché l'aria in essa contenuta non è tua, ma di Dio"
"E l'aria che è dentro le altre quattro ruote di chi è?"

Risata. "E chi lo sa?"
Questa è la vita a Baghdad, ma... è vita?
A questo proposito voglio citare altri due scampoli di conversazione esplicativi di una situazione che difficilmente si riesce persino solo ad immaginare, e che ha diffuso tra gli iracheni fatalismo, saggezza, rassegnazione ed anche una sorta di umorismo nero utile alla sopravvivenza mentale.
Si parlava della dose di violenza quotidiana:
Io: "non so proprio come facciate a vivere.."
Risposta: "e chi ti dice che siamo vivi?"
Si parlava della cronica mancanza di elettricità in una città in cui ormai di giorno ci sono 50 gradi centigradi:
Io: "..se solo fosse possibile installare dei pannelli solari non dovreste più dipendere da nessuno con il sole che avete..."
Risposta: "se avessimo i pannelli solari qualcuno farebbe saltare in aria il sole con una bomba!"
* Non cè link diretto all'articolo di Zeyad "7th century Baghdad" che può però essere trovato consultando l'archivio del giugno 2006 di healingiraqblogspot.