mercoledì, giugno 24, 2015

 

Proposta choc del Patriarca Caldeo: l'unione di tre chiese in Iraq per la loro salvezza

By Baghdadhope*

Chiesa d’Oriente. Ecco il nome di quella che potrebbe essere una nuova realtà ecclesiastica in Iraq secondo la proposta oggi pubblicata dal sito ufficiale del Patriarcato Caldeo a firma dello stesso Patriarca: Mar Louis Raphael I Sako con cui Baghdadhope ha parlato.

Beatitudine, ci spieghi. Lei ha proposto di dimettersi dalla carica patriarcale per favorire l’unità delle chiese in Iraq.
“Certo. Si deve partire da alcuni dati di fatto. In Iraq la nostra presenza come cristiani è minacciata e nessuno sa quando e se l’ISIS scomparirà dal nostro territorio e come la situazione evolverà. Negli anni molti nostri fedeli, e non parlo solo dei caldei, hanno lasciato la madrepatria e con il passare delle generazioni saranno sempre più integrati nelle società dei paesi dove ora vivono. L’unità delle chiese in Iraq, chiese di lunghissima tradizione apostolica ma piccole e schiacciate dagli eventi, è la nostra unica salvezza. Per questa ragione, ed alla luce dei tentativi di riunione già in atto tra la Chiesa Assira dell’Est e la Chiesa Antica dell’Est, ho proposto un sinodo congiunto tra queste due chiese e la chiesa caldea al fine di iniziare il nuovo cammino verso l’unità.”
Sinodo che dovrebbe portare alle Sue dimissioni ed a quelle di Mar Addai II, Patriarca della Chiesa Antica dell’Est (La carica patriarcale per la Chiesa Assira d’Oriente è attualmente vacante dopo la morte di Mar Dinkha IV nello scorso marzo) ed alla nomina, da parte dei tre sinodi congiunti di un nuovo Patriarca.
“Proprio così. Ovviamente la mia è una proposta da studiare insieme. Si tratterebbe di unificare queste tre chiese, che a livello di fede già sono unite,  sotto l’autorità di un nuovo patriarca che possa meglio difendere gli interessi delle nostre, o meglio dire, della nostra comunità.”
Beatitudine, si tratterebbe però dell’unione di una chiesa, quella caldea, che riconosce l’autorità del Pontefice Romano e di due chiese che invece non la riconoscono. Lei pensa davvero che sia possibile? E come?
“Penso che se ciò a cui si mira è l’unità che molti  fedeli chiedono si potrà realizzare.  Si tratterebbe, è ovvio, di una chiesa cattolica di cui il Pontefice Romano rimarrebbe a capo, questo deve essere chiaro, ma più forte ed in grado di far valere di più, anche a Roma, il peso delle proprie tradizioni, liturgie ed usi. Una chiesa legata a Roma ma più libera di gestire i propri affari interni. La comunicazione con Roma è a volte lunga e difficile. La rispettiamo, ma le urgenze delle chiese “a rischio” sono diverse da quelle in paesi in cui la loro esistenza non è minacciata. In quanto all’eventuale riconoscimento dell’autorità del Papa da parte delle due altre chiese io penso che la fede comune, peraltro già sancita in passato come nel caso della Dichiarazione Cristologica Comune firmata da Papa Giovanni Paolo II e da Mar Dinkha IV, sarà di aiuto. Negli anni passati troppe spinte nazionalistiche ci hanno divisi. Io penso sia arrivato il momento in cui le due chiese, quella Assira e quella Antica dell’Est, siano pronte e desiderino abbandonare queste posizioni nazionalistiche e ritornare alla chiesa originaria. Io vedo un apertura, lo stesso fatto che il Sinodo della Chiesa Assira svoltosi all’inizio di giugno sia stato rimandato proprio per meglio preparare l’eventuale riunione con la Chiesa Antica dell’Est, che a sua volta si è ripromessa di discuterla nel  prossimo sinodo di luglio,  è segno di  grande apertura. E’ stato un bel gesto.”

Beatitudine, Lei ha parlato di nazionalismo, non pensa che una tale proposta possa irritare i fedeli, specialmente quelli in diaspora più sensibili a questo tema?
“Ciò che conta è che qui, in Iraq, queste differenze nazionalistiche e di appartenenza ad una chiesa o all’altra non contano, ben altri sono i problemi. Oltre a ciò, ad un esame obiettivo della situazione è innegabile che l’unione delle diverse comunità possa anche portare ad un maggior peso politico qui in patria. Dirò di più, una tale unione potrebbe spingere altre chiese minoritarie in Medio Oriente ad unirsi per contare di più. Chi dice che non potrebbe essere la spinta perché, ad esempio, la Chiesa Sira possa unirsi a quella Maronita? Lo ripeto, a mio parere i problemi che potrebbero nascere potranno essere risolti. Bisogna uscire dal passato perché oggi affrontiamo realtà diverse.
Il nome proposto è quello della chiesa di origine di tutti noi, Chiesa d’Oriente, una chiesa cattolica nei fatti che però avrà una sua identità locale. D’altra parte non si dice Chiesa maronita Cattolica, ma solo chiesa Maronita, perché non Chiesa d’Oriente? In questo modo potremo testimoniare la nostra fede ed il nostro amore. Uniti e non divisi. I musulmani ci chiedono sempre: perchè siete divisi visto che il vostro Gesù parla di amore e voi dite che la vostra è una religione d'amore? Penso sul serio, come patriarca, che la divisione sia uno scandalo e sia contro la testimonianza di fede."
Nessun problema in vista, quindi?

“Non dico questo. Dico che con l’aiuto di Dio ogni problema può essere superato se alla base di tutto c’è la Fede in Lui. Certo tutto dovrà essere discusso con Roma. Il processo, se avviato, non sarà breve e forse non indolore. Ci saranno vescovi da accettare nel seno della comunità cattolica, eventuali questioni legate alle giurisdizioni episcopali da appianare. Il problema è che alla luce della continua e gravissima emorragia di fedeli dalla nostra terra è necessario fare qualcosa se non vogliamo che le nostre piccole chiese spariscano."

In un’intervista a Fides lo scorso febbraio Lei ha spiegato il progetto della Lega Caldea di cui Lei stesso ha proposto la formazione con queste parole: “Come caldei” spiega a Fides il Patriarca Sako “viviamo un tempo di confusione e di incertezza. La nostra presenza nella società è debole, frammentata nel campo della politica, della cultura, dell'azione sociale. Una 'Lega caldea' potrà aiutarci a rendere più concreto e efficace il nostro contributo alla vita civile del Paese”.  Un tale discorso come si spiega alla luce dell'attuale proposta di unità e superamento dei nazionalismi?

"Con il fatto che lo scopo ultimo è quello di mantenere l’unità nel rispetto delle diversità. Saremo sempre ciò che siamo ora, ma lotteremo insieme per i nostri diritti comuni. In quell’intervista  si parla di contributo alla vita civile del paese, uniti potremo dare un contributo maggiore anche alla vita politica, una condizione imprescindibile perché siano rispettati. Anche nello stesso ambito della proposta Chiesa d’Oriente essa riconoscerà sì il primato di Roma ma ogni sua componente manterrà le proprie tradizioni, riti, leggi ed amministrazione nel pieno rispetto del Patriarca e del Sinodo."  

Beatitudine, questa proposta appare come uno scossone sia nei rapporti tra le chiese coinvolte sia nei confronti della Santa Sede, una sorta di “forzatura di mano” per contare di più crescendo di numero, in chierici e fedeli.  Questa interpretazione è sbagliata?

“Diciamo che a volte ci sentiamo trascurati. Sia chiaro, siamo grati per l’aiuto che da tutti, e dalla Santa Sede in particolare, è arrivato specialmente  dopo i tragici fatti di Mosul e della Piana di Ninive. Non dimentichiamo le parole di vicinanza nei nostri confronti che Papa Francesco non manca di pronunciare. Il fatto è che, proprio per l’anomala situazione che stiamo vivendo: le violenze, la fuga, la diaspora, lo stesso fatto di avere le radici in paesi problematici per quanto riguarda la presenza cristiana, una maggiore autonomia decisionale, ad esempio per la nomina di un vescovo o il semplice spostamento di un sacerdote in diaspora da una sede all’altra, sarebbe utile. Ripeto, la mia è una proposta da discutere e valutare, a settembre ci sarà il Sinodo della Chiesa Caldea a Baghdad dove risiede anche Mar Addai II, e nello stesso mese quello della Chiesa Assira dell’Est ad Erbil. Quello sarà il momento giusto per parlare a cuore aperto tra noi e cercare una soluzione che ci aiuti a non scomparire dall’Iraq e poter testimoniare la gioia del Vangelo del Signore ai nostri fratelli musulmani."

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