"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

8 giugno 2015

L'appello dei francescani di Assisi: “Salvate Cristina, la bimba rapita dai jihadisti dell'Is”


L'appello dei francescani di Assisi:  “Salvate Cristina, la bimba rapita dai jihadisti dell'Is”
"Supplicavo di riavere mia figlia, ma l'unica risposta è stata: "Sali sull'autobus o ti ammazzo". Non ho potuto fare niente ". La madre di Cristina, bambina rapita dall'Is vicino Qaraqosh, in Iraq, racconta sulla rivista online dei frati francescani di Assisi come i terroristi le hanno tolto la figlia a soli tre anni d'età. Era lo scorso agosto. Ora la vicenda di Cristina è diventata un simbolo e con l'hashtag #SAVECRISTINA i frati chiedono aiuto, anche tramite il sito www. sanfrancesco. org, per i profughi cristiani in Iraq, invitando a inviare contributi da oggi al 26 giugno, giorni nei quali è attivata la possibilità di usare il 45505 inviando sms o usando la rete fissa.
I frati hanno ascoltato e registrato la storia di Cristina nel campo profughi "La Pace" a Erbil. Era aprile quando, al rientro dall'Iraq, padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, raccontava come la delegazione avesse visitato i tre campi di accoglienza di Erbil con i loro 12mila mila cristiani profughi a causa dell'avanzata dell'Is, per i quali adesso parte la raccolta fondi, con l'obiettivo di costruire un ospedale. "C'è urgenza di ricoverare e nel curare in maniera gratuita tutti, musulmani, cristiani, di altre fedi", spiegava padre Fortunato.

E raccontava le tante storie di tortura, abusi, paura, vissute dai profughi. Quella di Cristina, la racconta sua madre su www. sanfrancescopatronoditalia. it.
"I miliziani  -  spiega la donna  -  hanno intimato ai cristiani di lasciare il nostro villaggio, ma noi abbiamo deciso di rimanere. Ci minacciavano di continuo, volevano che ci convertissimo all'Islam. Il 22 agosto è arrivato un autobus. Ci hanno fatti salire con la forza. Prima hanno aperto le nostre borse in cerca di soldi e gioielli, poi uno dell'Is ha visto che tenevo in braccio Cristina e me l'ha strappata. Imploravo, ma non c'è stato niente da fare".