"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

15 gennaio 2008

Vescovi irakeni chiedono sostegno al governo italiano

Fonte: Asia News

I vescovi di Arbil e di Kirkuk hanno chiesto al governo italiano un aiuto per garantire la sicurezza della popolazione irakena, compresi i cristiani. Ad un incontro con Gianni Vernetti, sottosegretario agli Affari Esteri, in visita di amicizia in Iraq, il vescovo di Arbil, mons. Rabban al Qas ha potuto presentare tutta l’opera della Chiesa caldea in Kurdistan. Mons. Rabban è presidente di una scuola che ospita 500 studenti cristiani e musulmani. Alla domanda di Vernetti su “che cosa l’Italia può fare per i cristiani in Iraq?”, il vescovo ha risposto che i problemi dei cristiani sono anche quelli di tutta la popolazione irakena, e cioè la sicurezza. All’incontro con il sottosegretario italiano agli Esteri era presente anche mons. Louis Sako, vescovo di Kirkuk.
In precedenza Vernetti, accompagnato dall’ambasciatore italiano in Iraq, ha potuto parlare con le autorità del Kurdistan, in particolare con il presidente Massoud Barzani, del quale è amico da molto tempo. Questi hanno domandato all’Italia di fare pressioni sulla Turchia perché fermi le incursioni aree e i bombardamenti nel Kurdistan irakeno.

Iraqi bishops ask the Italian government for support

Source: Asianews

The bishops of Arbil and Kirkuk have asked the Italian government for help in guaranteeing the security of the Iraqi people, including Christians. At a meeting with Gianni Vernetti, the Italian undersecretary for foreign affairs who was on a friendly visit to Iraq, bishop of Arbil, Mgr. Rabban al-Qas presented a complete overview of the work of the Chaldean Church in Kurdistan. Bishop Rabban is president of a school that serves 500 Christian and Muslim students. To Vernetti's question about "what Italy can do for the Christians in Iraq", the bishop replied that the problem for the Christians is the same as for the entire Iraqi people: security. Also present at the meeting was Mgr. Louis Sako, archbishop of Kirkuk.
Before this meeting Vernetti, accompanied by the Italian ambassador in Iraq, was able to speak with the authorities of Kurdistan, in particular with President Massoud Barzani, with whom he has a longstanding friendship. The Kurdish authorities asked Italy to exert pressure on Turkey

14 gennaio 2008

Pax Christi France:Pâques avec les chrétiens d'Irak 2008

Pax Christi France

Appel aux dons
Les chrétiens d'Irak demeurés sur place et ceux contraints à l'exil ont besoin de pouvoir compter sur la générosité des chrétiens de France.
Des dons pour les aider peuvent être versés dès le début du mois de janvier sur un compte spécial ouvert pour cette opération :
* soit par chèque au compte : Pax Christi - Opération Chrétiens d'Irak 2008
5, rue Morère - 75014 PARIS
* soit par virement au compte : Pax Christi - Opération Chrétien d'Irak
Banque Quilvest Paris
Banque : 43789 - Guichet : 00001 - Compte : 42394502002 - Clé : 29
"Se préparer à Pâques avec les chrétiens d’Irak"
Vêpres Solennelles à Saint-Ferréol le 13 janvier 2008 Pax Christi – Chrétiens d’Irak.

Regardez et écoutez l'appel de Jean d'Ormesson lu par l'actrice Marie-Christine Barrault

Cet appel a été lu le samedi 12 décembre lors du concert "Liturgies pour un monde de paix", à l'église Saint-Eustache à Paris.

11 gennaio 2008

Imam di Kirkuk: gli attacchi ai cristiani sono “contrari all’islam”

Fonte: Asianews

Una dura condanna agli attentati contro i cristiani è arrivata oggi dalle moschee di Kirkuk. Fonti di AsiaNews nella città del nord Iraq riferiscono che durante la tradizionale preghiera del venerdì gli imam hanno definito come atti “contrari all’islam” le due autobomba esplose lo scorso 9 gennaio davanti alla locale cattedrale caldea e la chiesa siro-ortodossa di Mar Ephrem.
Alcuni leader religiosi musulmani, “stupefatti e addolorati” per l’accaduto, ricordano il “ruolo positivo” svolto dall’arcivescovado caldeo nel mantenere il dialogo tra i diversi gruppi etnici e religiosi della città e il “rispetto” mostrato loro dai cristiani durante il mese di Ramadan. Gli imam sottolineano con forza che “attentati di questo genere sono estranei alla religione” e anzi arrecano un “grave danno all’islam stesso”. Da ieri numerosi rappresentanti musulmani si stanno recando in visita all’arcivescovo caldeo, mons. Louis Sako, per esprimere la loro solidarietà.
Le due autobomba di mercoledì scorso hanno provocato solo danni materiali, già riparati. Nella deflagrazione sono state danneggiate anche quattro abitazioni private, tutte appartenenti a famiglie musulmane. Ai lavori di ricostruzione ha contribuito anche l’arcidiocesi.
Oggi nevica a Kirkuk, e tra la gente si dice che è il Cielo che manda un segno di pace per il Paese.

Imam of Kirkuk: attacks against Christians are “against Islam”

Source: Asianews

Strong condemnation of the attacks against Christians was launched today from Kirkuk’s Mosques. AsiaNews sources in the northern Iraqi city recount that during the traditional Friday prayers Imam’s described the episodes which saw two car bombs detonated outside the Chaldean cathedral and Syro-Orthodox Church of Mar Ephrem on January 9th as “contrary to Islam”.
Some Muslim religious leaders, “shocked and saddened” by the event, recalled the “positive role” carried out by the Chaldean archdiocese in promoting and maintaining dialogue between the city’s diverse ethnic groups and the “respect” which Christians show them during the holy month of Ramadan. The Imam’s underlined with great force that “attacks of this nature are alien to religion” moreover they do “grave damage to Islam itself”. Since yesterday numerous representatives from the Muslim community have made their way to the residence of the Archbishops of Kirkuk Msgr. Louis Sako, to express their solidarity.
Wednesday’s car bombs caused only material damage, which has already been repaired. Four private homes were also damaged in the explosions, all belonging to Muslim families. The Archdiocese contributed to their restoration. Today, it is snowing in Kirkuk, and among the people of that city it is said that Heaven is sending a sign of peace for the Nation.

PAX CHRISTI FRANCE: Opération : Pâques avec les Chrétiens d'Irak 2008

Proposée par Pax Christi France, l'opération oecuménique d'information, de sensibilisation et se soutien aux Chrétiens d'Irak, appelée "Pâques avec les Chrétiens d'Irak", est animée en partenariat avec Justice et Paix, la Fédération Protestante de France, l'Oeuvre d'Orient et Chrétiens de la Méditerranée.

Lien vers la page Opération : Pâques Chrétiens d'Irak 2008

Concert du 12 janvier 2008
à 20h30 en l'église Saint-Eustache à Paris.

Vous êtes chaleureusement conviés au concert pour le début de l'opération oecuménique "Pâques avec les chrétiens d'Irak" le 12 janvier 2008 à 20h30 en l'église Saint-Eustache à Paris. Donné par Marie-Christine Barrault, Hélène Delavault et Susan Manoff, ce concert "Liturgies pour un monde de paix. Judaïsme, Christianisme, Islam : une même quête d'éternité" présentera des textes issus des trois grandes religions monothéïstes, et des chants accompagnés par le piano. Lors de ce concert, un appel rédigé par l'académicien Jean d'Ormesson et lu par Marie-Christine Barrault sera lancé à tous les Chrétiens de France pour soutenir les Chrétiens d'Irak. Cet appel sera répercuté le lendemain dimanche dans toutes les paroisses et communautés chrétiennes de France.
Informations pratiques : Tarif : 10 € -
Réservation Fnac ou le soir du concertLieu :
Saint-Eustache. 128, rue Rambuteau - 75001 PARIS
Lien vers le site de la Fnac: programme et réservation

Iraq: Francia, mobilitazione di Pax Christi per i cristiani

Fonte: SIR
Pax Christi Francia
ha lanciato una grande mobilitazione di sensibilizzazione, informazione e sostegno ai cristiani dell'Iraq. L'iniziativa partirà il 12 gennaio nella Chiesa di Saint-Eustache a Parigi con la lettura di un appello che sarà poi letto in tutte le comunità cristiane del Paese la domenica successiva. In febbraio una delegazione di responsabili cristiani francesi andrà in Iraq, accompagnati da mons. Marc Stenger, vescovo di Troyes e responsabile di Pax Christi Francia. “Questa operazione ha lo scopo di far ascoltare il grido di aiuto di questi uomini e donne che soffrono e rendere testimonianza della loro situazione e problemi ai cristiani di Francia, ma anche al governo francese”. Il 16 marzo, Domenica delle Palme, uno speciale dedicato all’Iraq sarà trasmesso all’interno del programma “Le jour du Seigneur”. Informati dell’iniziativa i responsabili cristiani in Iraq si sono detti felici di questa attenzione e vicinanza ed hanno auspicato che nella prossima visita in Iraq i leader cristiani possano incontrare anche leader musulmani.
Clicca qui per essere collegato con la pagina "Pasqua con i cristiani d'Irak" di Pax Christi Francia (solo in francese)

Iraq: COMECE, appello per i rifugiati alla presidenza slovena UE

Fonte: SIR

Dopo l’appello lanciato nello scorso novembre dai vescovi della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) a favore dei rifugiati iracheni, e a seguito degli attacchi degli ultimi giorni a Baghdad, Mosul e Kirkuk, il presidente Comece mons. Adrianus van Luyn ha scritto alla presidenza slovena dell’Ue per chiedere che la questione sia messa all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio Giustizia e affari interni. In una lettera resa nota ieri sera, mons. Van Luyn rammenta a Dragutin Mate, ministro sloveno degli Interni e presidente del Consiglio Giustizia e affari interni, “la sorte dei 4,4 milioni di iracheni fuggiti dal proprio Paese”, “la più grave catastrofe umanitaria del Medio Oriente dal 1948”, secondo l’Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati). Tra questi “i non musulmani (cristiani, mandei e yaziti) sono particolarmente vulnerabili” poiché “vengono considerati e trattati come miscredenti da alcune parti della popolazione musulmana dei Paesi in cui si sono rifugiati(Siria, Giordania, Libano e Turchia)”.
“Di fronte a questa situazione disumana, a Paesi d’accoglienza sopraffatti dagli arrivi e al rischio di proliferazione di filiere di immigrazione clandestina”, mons. Van Luyn chiede “all’Ue di agire”. “Sul modello della presa in carica dei boat people vietnamiti in Europa negli anni Settanta”, il presidente Comece propone che “i governi Ue si facciano carico delle minoranze dei rifugiati dell’Iraq non musulmani, un contingente di 60mila cristiani, mandei e yaziti”. Mons. Van Luyn chiede inoltre che “i governi degli Stati vicini all’Iraq siano sostenuti politicamente e materialmente nei loro sforzi di accoglienza dei flussi di rifugiati”. Copia del documento è stata inviata anche al vicepresidente della Commissione europea incaricato delle migrazioni Franco Frattini.

Iraq: COMECE, appeal to the Slovenian Precidency of the EU for the refugees

Source: SIR

After the appeal made last November by the Bishops of Comece (Commission of the EU Bishops Conferences) for the Iraqi refugees, and after the recent attacks in Baghdad, Mosul and Kirkuk, the president of Comece, mgr. Adrianus van Luyn, wrote to the Slovenian presidency of the EU, asking it to put the matter on the agenda of the next meeting of the Council for Justice and Internal Affairs. In a letter published yesterday night, mgr. Van Luyn reminds Dragutin Mate, the Slovenian Minister of Internal Affairs and president of the Council for Justice and Internal Affairs, “of the fate of the 4.4 million Iraqis who have been forced to leave their country”, “the most serious humanitarian catastrophe in the Middle East since 1948”, according to the Unhcr (UN High Commission for the Refugees). Of these refugees, “the non-Muslims (Christians, Mandeans and Yazites) are especially vulnerable”, because “they are considered and treated as irreligious by part of the Muslim population in the countries where they have taken refuge (Syria, Jordan, Lebanon and Turkey)”. (continued)
“Before such a inhuman situation, destination countries overwhelmed by the arrivals and the risk of a proliferation of illegal immigration chains”, mgr. Van Luyn asks “the EU to take action”. “As when the Vietnamese boat-people were taken over by Europe in the Seventies”, the president of Comece proposes that “the EU Governments take over the minorities of non-Muslim Iraqi refugees, a contingent of 60 thousand Christians, Mandeans and Yazites”. In addition, mgr. Van Luyn asks that “the Governments of the countries neighbouring on Iraq be politically and practically supported in their efforts to accommodate these flows of refugees”. Copy of the document was also sent to Franco Frattini, deputy president of the European Commission in charge of Migration.

10 gennaio 2008

Benedetto XVI: attaccare i cristiani è attaccare tutto il popolo iracheno

Fonte: ZENIT

Benedetto XVI ha inviato un messaggio di solidarietà dopo aver ricevuto le notizie della nuova ondata di attentati contro chiese e monasteri dell'Iraq e ha constatato che attaccare i cristiani vuol dire attaccare tutto il popolo iracheno.
"Profondamente turbato nell'apprendere degli attacchi a obiettivi cristiani a Baghdad, Mosul e Kirkuk", verificatisi il 6 e il 9 gennaio, il Santo Padre esprime in un telegramma "la propria vicinanza spirituale ai feriti e alle loro famiglie".
Il messaggio è stato inviato a nome del Papa dal Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, al Cardinale Emmanuel III Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei.
Rivolgendosi al patriarca, che è anche presidente dell'Assemblea dei Vescovi cattolici dell'Iraq, e agli Arcivescovi delle città interessate, il Vescovo di Roma "offre assicurazioni fraterne di preghiera mentre cercate di offrire speranza e forza al vostro popolo".

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Il Pontefice, inoltre, chiede a Sua Beatitudine Emmanuel III Delly "di trasmettere la sua sentita solidarietà ai superiori delle comunità religiose colpite da questi attacchi e di rinnovare i suoi sentimenti di sincera solidarietà a tutti i membri delle comunità cristiane in Iraq, cattolici e non".
"Consapevole del fatto che questi attacchi sono rivolti anche contro tutto il popolo iracheno - constata -, Sua Santità si rivolge ai responsabili affinché rinuncino alle violenze che hanno causato così tanta sofferenza alla popolazione civile e incoraggia quanti hanno autorità a rinnovare gli sforzi volti a una negoziazione pacifica tesa a una risoluzione giusta delle difficoltà del Paese e rispettosa dei diritti di tutti".
Il telegramma si chiude assicurando le preghiere del Papa "per un ritorno alla coesistenza pacifica dei diversi gruppi che costituiscono la popolazione di questo amato Paese".
Martedì a Kirkuk un'autobomba è esplosa accanto alla chiesa siriaca-ortodossa di Sant'Efraim, danneggiandone un muro laterale; un'altra vettura carica di esplosivo è deflagrata, poco dopo, di fronte alla cattedrale caldea del Cuore di Gesù, distruggendone parte della facciata.
Domenica scorsa vi erano stati altri attacchi dinamitardi contro chiese e istituzioni cristiane a Baghdad e a Mosul. Gli obiettivi colpiti sono stati, nella capitale, la chiesa caldea di san Giorgio, nel quartiere Ghadir; una chiesa greco-melchita e il convento delle suore caldee a Zaafraniya.
A Mosul le autobombe hanno preso di mira la chiesa caldea di San Paolo, l'entrata dell'orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad Alnoor e il convento delle suore dominicane ad Aljadida.
"L'Osservatore Romano", quotidiano della Santa Sede, informa nell'edizione di venerdì che le morti avvenute a causa delle violenze dall'inizio dell'intervento armato sono più numerose di quelle finora stimate: fra il marzo del 2003 al giugno del 2006 in Iraq sono infatti morte 151.000 persone.
I dati, raccolti dal Governo iracheno e dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sono stati pubblicati ieri nell'edizione on line della rivista New England Journal of Medicine.

Pope: All Iraqis Victims of Attacks on Christians

Source: ZENIT

An attack against the Christians of Iraq is an attack against the entire country, says Benedict XVI.
In a statement sent today on the Pope's behalf by his secretary of state, Cardinal Tarcisio Bertone, the Holy Father laments attacks Sunday and Wednesday against Christian sites in Iraq.
"Deeply concerned to learn of the attacks on Christian targets in Baghdad, Mosul, and Kirkuk which took place last Sunday and yesterday, the Holy Father expresses his spiritual closeness to the injured and their families," it said. "To your eminent beatitude, as president of the assembly of Catholic bishops of Iraq, and to the archbishops of the cities concerned, he offers fraternal assurances of prayer as you seek to offer hope and strength to your people."

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Wednesday's explosions, within two minutes of each other, were outside Kirkuk's Chaldean Cathedral of Kirkuk and the Assyrian Christian Maar Afram church.
On Sunday, two churches, a convent and an orphanage in Mosul and three churches and a convent in Baghdad were also attacked.
No one has been killed in any of the bombings.
Benedict XVI asked that his "heartfelt solidarity to the superiors of the religious communities affected by these attacks" be conveyed. He expressed "his sentiments of sincere solidarity with all members of the Christian communities in Iraq, Catholic and non-Catholic alike."
The statement continued: Mindful that such attacks are also directed against the whole people of Iraq, His Holiness appeals to the perpetrators to renounce the ways of violence, which have caused so much suffering to the civilian population, and he encourages all those in authority to renew efforts toward peaceful negotiation aimed at a just resolution of the country's difficulties, respectful of the rights of all.
"Praying for a return to the peaceful coexistence of the diverse groups that make up the population of this beloved country, the Holy Father commends all the people of Iraq to the heavenly protection of our almighty and merciful Father."
Benedict XVI told diplomats on Monday that reconciliation in Iraq is increasingly urgent. On Tuesday, Prime Minister Nuri al-Maliki told the Vatican's ambassador to Iraq that the government is committed to ensuring Christians' safety.

Benedicto XVI: Atacar a los cristianos es atacar a todo el pueblo iraquí

Source: ZENIT
By Jesús Colina

Benedicto XVI
ha enviado un mensaje de solidaridad tras recibir la noticia de la nueva ola de atentados contra iglesias y monasterios de Irak y ha constatado que atacar a los cristianos es atacar a todo el pueblo iraquí.
«Profundamente turbado al ser informado de los ataques contra objetivos cristianos en Bagdad, Mosul y Kirkuk», que se registraron el 6 y el 9 de enero, el Santo Padre expresa en un telegrama «su cercanía espiritual a los heridos y a sus familias».
Afortunadamente en ninguno de los atentados se han dado víctimas mortales.
La misiva ha sido enviada en nombre del Papa por el cardinal Tarcisio Bertone, secretario de Estado, al cardenal Emmanuel III Delly, patriarca de Babilonia de los Caldeos.

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Dirigiéndose al purpurado, que es también presidente de la Asamblea de los Obispos Católicos de Irak, y a los arzobispos de las ciudades afectadas, el obispo de Roma «asegura su oración fraternal, mientras tratáis de ofrecer esperanza y fuerza a vuestro pueblo».
Además, el pontífice pide a Su Beatitud Emmanuel III Delly «que transmita su solidaridad a los superiores de las comunidades religiosas afectadas por estos ataques y a todos los miembros de las comunidades cristianas en Irak, católicos y no católicos».
«Consciente de que estos ataques están dirigidos también contra todo el pueblo iraquí --constata--, Su Santidad se dirige a los responsables para que renuncien a la violencia que ha causado tanto sufrimiento entre la población civil y alienta a cuantos tienen autoridad para que renueven los esfuerzos orientados a una negociación pacífica, que promueva una solución justa de las dificultades del país y que respete los derechos de todos».
El telegrama concluye asegurando las oraciones del Papa «por un regreso a la convivencia pacífica de los diferentes grupos que constituyen la población de este querido país».
El martes pasado, en Kirkuk, una bomba estalló junto a la iglesia siriaca-ortodoxa de San Efrén, dañando una pared lateral; poco después, otro coche lleno de explosivos destruía parte de la fachada de la catedral caldea del Corazón de Jesús.
El domingo pasado, se registraron otros ataques con dinamita contra iglesias e instituciones cristianas en Bagdad y Mosul. Los objetivos de los terroristas en la capital fueron la iglesia caldea de san Jorge, en el barrio Ghadir; una iglesia greco-melquita, y el convento de las religiosas caldeas en Zaafraniya.
En Mosul, los coches bomba tuvieron como objetivo la iglesia caldea de san Pablo, el orfanato de las religiosas caldeas en Alnoor y el convento de las religiosas dominicas en Aljadida.
«L'Osservatore Romano», diario de la Santa Sede, en la edición italiana cotidiana del 11 de enero, revela que el número de víctimas de la violencia es superior al calculado hasta ahora: entre marzo de 2003 y junio de 2006, en Irak han muerto 151.000 personas.
Estos datos, recogidos por el gobierno iraquí y por la Organización Mundial para la Salud (OMS), han sido publicados en la edición en línea de la revista «New England Journal of Medicine».

Bento XVI: atacar cristãos é atacar todo o povo iraquiano

Source: ZENIT
By Jesús Colina

Bento XVI
enviou uma mensagem de solidariedade após receber a notícia da nova onda de atentados contra igrejas e mosteiros do Iraque e constatou que atacar aos cristãos é atacar todo o povo iraquiano.
«Profundamente perturbado ao ser informado pelos ataques contra objetivos cristãos em Bagdá, Mosul e Kirkuk», que se registraram em 6 e 9 de janeiro, o Santo Padre expressa em um telegrama «sua proximidade espiritual aos feridos e a seus familiares».
Felizmente, em nenhum dos atentados houve vítimas mortais.
A carta foi enviada em nome do Papa pelo cardeal Tarcisio Bertone, secretário de Estado, ao cardeal Emmanuel III Delly, patriarca da Babilônia dos Caldeus.

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Dirigindo-se ao purpurado, que é também presidente da Assembléia dos Bispos Católicos do Iraque, e aos arcebispos das cidades afetadas, o bispo de Roma «assegura sua oração fraterna, enquanto procurais oferecer esperança e força ao vosso povo».
O pontífice também pede a Sua Beatitude Emmanuel III Delly «que transmita sua solidariedade aos superiores das comunidades religiosas afetadas por estes ataques e a todos os membros das comunidades no Iraque, católicos e não-católicos».
«Consciente de que estes ataques estão dirigidos também contra todo o povo iraquiano – constata –, Sua Santidade se dirige aos responsáveis para que renunciem à violência que causou tanto sofrimento entre a população civil e alenta a todos que têm autoridade para que renovem os esforços orientados a uma negociação pacífica, que promova uma solução justa das dificuldades do país e que respeite os direitos de todos..»
O telegrama conclui assegurando as orações do Papa «por um regresso à convivência pacífica dos diferentes grupos que constituem a população deste querido país».
Na terça-feira passada, em Kirkuk, uma bomba explodiu junto à igreja sírio-ortodoxa de Santo Efrém, danificando uma parede lateral; pouco depois, outro carro cheio de explosivos destruía parte da fachada da catedral caldéia do Coração de Jesus.
No domingo passado, registraram-se outros ataques com dinamite contra igrejas e instituições cristãs em Bagdá e Mosul. Os objetivos dos terroristas na capital foram a igreja caldéia de São Jorge, no bairro Ghadir; uma igreja greco-melquita e o convento das religiosas caldéias em Zaafraniya.
Em Mosul, os carros-bomba tiveram como objetivo a igreja caldéia de São Paulo, o orfanato das religiosas caldéias em Alnoor e o convento das religiosas dominicanas em Al-Jadida.
«L’Osservatore Romano», jornal da Santa Sé, revela que o número de vítimas da violência é superior ao calculado até agora: entre março de 2003 e junho de 2006, no Iraque morreram 151.000 pessoas.
Estes dados, recolhidos pelo governo iraquiano e pela Organização Mundial para a Saúde (OMS), foram publicados na edição on-line da revista «New England Journal of Medicine».

Attaques contre les chrétiens en Irak : Proximité spirituelle de Benoît XVI

Source: ZENIT
By Anita S. Bourdin

Benoît XVI
exprime sa « proximité spirituelle » aux victimes des attaques perpétrées dimanche 6 et mercredi 9 janvier contre les chrétiens en Irak, à Bagdad, Mossoul, Kirkuk, et à leurs familles. Il dit sa « solidarité » avec tous les chrétiens et toute la population irakienne, en invitant à la « négociation » et à une solution « pacifique ».
Un télégramme du cardinal secrétaire d'Etat Tarcisio Bertone au patriarche de Bagdad des Chaldéens, le cardinal Emmanuel III Delly, exprime en effet la solidarité du pape avec les communautés chrétiennes.

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Le télégramme dit aussi la « prière fraternelle » de Benoît XVI pour le patriarche et pour les autres archevêques de ces villes, qui s'efforcent « d'offrir espérance et force » à leur peuple, et sa « solidarité » avec les supérieurs des communautés religieuses frappées par ces attaques.
Mais c'est aussi à « tous les membres des communautés chrétiennes d'Irak, catholiques ou pas » que le pape exprime sa « solidarité sincère ».
« Consciente que ces attaques sont dirigées aussi contre tout le peuple irakien, ajoute le cardinal Bertone, Sa Sainteté s'adresse aux responsables afin qu'ils renoncent aux violences qui ont causé tant de souffrance à la population civile ».
Le pape « encourage ceux qui ont de l'autorité à renouveler leurs efforts pour une négociation pacifique visant à une résolution juste des difficultés du pays, et qui soit respectueuse des droits de tous ».
Le télégramme assure de la prière de Benoît XVI pour « la coexistence pacifique des différents groupes qui constituent la population de ce pays bien-aimé » et « confie tout le peuple irakien à la protection céleste de Notre Père Tout-Puissant et Miséricordieux ».

Irak: Christen befürchten "religiöse Säuberung"

Source: ZENIT

"Wir brauchen den Trost Ihrer Gebete. Durch das Gebet können wir einander Kraft schenken"
Nach den Terroranschlägen auf christliche Kirchen und Klöster in Bagdad und Mosul am vergangenen Sonntag explodierten am Mittwoch vor drei katholischen Kirchen in der nordirakischen Stadt Kirkuk drei Autobomben. Drei Personen wurden verletzt, berichtete die Polizei.
Nach Angaben der Nachrichtenagentur
Ankawa.com richteten sich die Angriffe gegen die chaldäische Kathedrale in Kirkuk, die dem Heiligsten Herzen Jesu geweiht ist, und gegen die Kirche vom heiligen Ephräm der syrisch-katholischen Gemeinde. Die Nachrichtenagentur AsiaNews berichtete von einem dritten Anschlag gegen eine weitere Kirche.
Der irakische Premierminister Nuri al-Maliki hatte bei einer Begegnung mit dem Apostolischen Nuntius Erzbischof Francis Assisi Chullikat am Dienstag bekräftigt, dass seine Regierung die Anschläge vom Sonntag verurteile und die Verantwortlichen zur Rechenschaft ziehen werde. Auch der sunnitische Vizepremierminister Tariq al-Hashemi verurteilte die Terroranschläge. Die christliche Minderheit im Irak, die rund drei Prozent der Gesamtbevölkerung von 27 Millionen Menschen stellt, befürchtet eine "religiösen Säuberung", berichtete heute, Donnerstag, das internationale pastorale Hilfswerk "Kirche in Not".
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Aussagen von Informanten des Hilfswerks vor Ort, die aus Sicherheitsgründen anonym bleiben wollen, lassen darauf schließen, dass die Christen verängstigt und zur Auswanderung bewegt werden sollen. "Ein weiteres Ziel sei es, bereits ausgewanderte irakische Christen, die darauf hofften, in ihre Heimat zurückkehren zu können, von diesen Plänen abzubringen."
Erzbischof Louis Sako von Kirkuk erklärte gegenüber "Kirche in Not," es handele sich bei den Anschlägen um eine "politische Botschaft," um die christliche Gemeinde von Kirkuk, die bislang relativ wenig unter Gewalt und Einschüchterung zu leiden gehabt hätten, in Angst und Schrecken zu versetzen. Er habe alle Termine außerhalb seiner Diözese abgesagt, um bei den Betroffenen sein zu können.
Ein anderer Bischof aus dem Irak berichtet, die Menschen seien über die Anschläge besonders schockiert gewesen, da die Lage zwei Monate lang relativ ruhig gewesen sei. Es hatte sich bereits ein gewisser Optimismus ausgebreitet. Er danke jedoch Gott dafür, dass diejenigen, die die Anschläge ausgeführt hätten, niemanden töten wollten. Kurz nach den Bombenattentaten hätten er und andere führende Kirchenvertreter die Gläubigen besucht und sie moralisch unterstützt. "Das Wichtigste, was wir tun können, ist es, den Menschen beizustehen," betonte er. Er habe in den vergangenen Tagen viele Familien getroffen, um ihnen Mut zuzusprechen.Die Christen im Westen rief er vor allem dazu auf, für ihre irakischen Glaubensbrüder und -schwestern zu beten. "Wir brauchen den Trost Ihrer Gebete. Durch das Gebet können wir einander Kraft schenken" fügte er hinzu.
"Kirche in Not" unterstützt die Christen im Irak finanziell und durch Aufrufe zum Gebet und zur Solidarität. Marie-Ange Siebrecht, die Nahostexpertin des Hilfswerks, beklagt, dass man aus den meisten Nachrichten kaum etwas über die Lage der Christen im Irak erfahre, obgleich diese doch ein Teil der irakischen Gesellschaft seien und "Seite an Seite mit den Menschen, die einen anderen Glauben haben, leben." Die Zahl der noch im Irak verbliebenen Christen könne nicht exakt festgestellt werden, jedoch sollen Schätzungen zufolge mehr als die Hälfte bereits geflohen sein. Im Jahr 2003 haben im Irak noch 1,2 Millionen Christen gelebt.



Nuovi attacchi anti-cristiani in Iraq: colpite due chiese a Kirkuk


Dopo gli attacchi dell’Epifania a Mosul e Baghdad, si registrano nuovi attentati contro obiettivi cristiani in Iraq. Tre autobomba sono esplose ieri a Kirkuk prima contro la cattedrale caldea del Sacro Cuore e la chiesa St. Ephrem dei siro-cattolici. “Siamo preoccupati – ha dichiarato ad Asianews, mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk – ma continuiamo ad avere fiducia e speranza e porteremo avanti il nostro impegno nel dialogo interreligioso”. Proprio ieri il premier iracheno Al Maliki aveva assicurato “protezione e giustizia” per i cristiani.
Salvatore Sabatino ne ha parlato con Adib Fateh Alì, portavoce della Comunità irachena in Italia:
"Sinceramente, l’impressione è quella che si tratti di attentati coordinati, per il livello, per il numero, e anche per la coincidenza – vedi a Baghdad l’Epifania, a Kirkuk invece sono due le chiese che vengono colpite quasi in contemporanea – suscitano davvero seri interrogativi su chi possano essere i mandanti. A dire la verità, dopo le prime impressioni che si sono avute, e le condanne da parte delle autorità centrali irachene, l’impressione è che i cristiani siano un po’ lasciati al proprio destino. E la ragione di questo, secondo me, sono due: in Kurdistan, dove fino a ieri i cristiani hanno trovato, oltre che in Siria, nel Nord dell’Iraq un rifugio relativamente tranquillo, oggi sono minacciati seriamente anche gli originari abitanti cristiani che tradizionalmente sono presenti in modo massiccio sia a Mossul che a Kirkuk. Personalmente, vedendo anche la stampa di Baghdad, la stampa irachena o comunque generale, di oggi, non c’è il minimo cenno a quello che è avvenuto in modo molto eclatante. Tutti sono presi da altre problematiche, che conosciamo tutti."
Nonostante ieri però il premier Al Maliki abbia preso un impegno di proteggere la comunità cristiana. Ricordiamo anche che mons. Sako, arcivescovo di Kirkuk, ha detto che le bombe non uccidono la speranza e il dialogo. Ma ci sono segni di speranza che ci sia un impegno concreto nella protezione della comunità cristiana?
"Guardi, io le sto parlando da musulmano, quale sono io. E’ vero, vi sono nette prese di posizione e di condanna verso questi atti e verso tutti gli atti terroristici in Iraq. Ma dinanzi al fatto che la minoranza cristiana sia presa di mira in modo sistematico e coordinato, le parole di condanna non trovano poi riscontro sul terreno: purtroppo, devo dire che molto è dovuto al fatto che il controllo della sicurezza in Iraq è quello che è, ma la cosa che impressiona è che la stampa locale, la stampa irachena non dia risalto alla dichiarazione del primo ministro che offre garanzie. Sembra che certe garanzie siano fatte solo per uso e consumo dell’estero, per dare l’impressione di voler fare qualcosa."

Iraq: Attacchi a cristiani, Padre Sebastiano Qlimes (Custodia) "Persecuzione feroce e prolungata"

Fonte: SIR

Gli attacchi di questi giorni a Baghdad, Mosul e Kirkuk non solo altro che “una persecuzione feroce e prolungata cominciata ancora prima del conflitto in corso”. Ne è convinto il frate francescano della Custodia di Terra Santa, padre Sebastiano Qlimes, originario di Ninive, primo iracheno ad entrare nell’ordine francescano. Oggi i francescani iracheni sono quattro. “Per capire quanto grave sia la situazione – spiega al Sir - basta dire che in Iraq i cristiani sono passati da quasi un milione a quattrocentomila e la loro fuga non si arresta”. “A Sud e a Baghdad sono già andati via tre quarti dei cristiani, alcuni a Nord, altri in Siria e in Giordania” aggiunge il frate che ha avuto il fratello, biologo a Baghdad, rapito per due giorni e rilasciato dopo il pagamento di un riscatto. “Esistono tre tipi di rapimenti, politico, chi ha comandato prima deve rendere conto di ciò che ha fatto e paga con la vita; quello religioso, attraverso cui i cristiani sono costretti a lasciare il Paese e tutto quanto possiedono; il terzo serve a ottenere denaro per comprare le armi. Mio fratello è stato rapito per quest’ultimo motivo. Non vedo un futuro roseo per i cristiani” conclude.

Le foto delle chiese attaccate a Kirkuk/ Photos of the attacked churches in Kirkuk


La chiesa Siro Ortodossa di Mar Ephrem. Photo by Ankawa.com

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Arcivescovo di Kirkuk: le bombe non uccidono la nostra speranza e il dialogo

Fonte: Asianews

“Siamo preoccupati per gli attacchi di ieri, ma continuiamo ad avere fiducia e speranza e porteremo avanti il nostro impegno nel dialogo interreligioso”.
Lo dichiara ad AsiaNews mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk, dove ieri due autobombe (e non tre come sembrava dalle prime notizie) hanno colpito la cattedrale caldea del Sacro Cuore e la chiesa siro-ortodossa di Mar Ephrem. Le esplosioni - definite dal presule “messaggi politici ai cristiani” - hanno provocato solo danni materiali e “uno o due feriti lievi”.
“Non sappiamo chi siano i responsabili
– spiega il presule – ma una cosa è sicura: queste azioni vogliono mandare un messaggio politico ai cristiani iracheni”. “Sono attacchi coordinati - continua mons. Sako - rivolti contro luoghi di culto cristiani, non hanno voluto fare morti, ma non ci fanno stare tranquilli”. Lo scorso 6 gennaio, con le stesse modalità (autobomba coordinate, ma senza intenzioni di strage) sono stati attaccati 7 obiettivi cristiani tra Mosul e Baghdad. Il governo iracheno aveva condannato gli atti terroristici e garantito protezione ai cristiani.
Parole e gesti di solidarietà alla comunità cristiana di Kirkuk sono giunti subito da personalità politiche e religiose. “Prima di tutto a mostrare partecipazione è stata la gente comune - racconta l’arcivescovo – poi anche i responsabili di governo, partititi politici, religiosi sunniti e sciiti”. A mons. Sako hanno telefonato anche le autorità ecclesiastiche: il Patriarca caldeo, card. Emmanuel III Delly; il Patriarca Assiro Mar Dinkha IV dagli Stati Uniti; come pure “vescovi ed amici da tutto il mondo”. Mons. Sako non si scoraggia e garantisce: “Una cosa rimane assoluta e incrollabile per noi qui a Kirkuk continuare il dialogo con tutti per costruire e rafforzare la convivenza pacifica”. E dai fedeli riuniti intorno al loro vescovo un appello al mondo: “Quella dei cristiani in Iraq è una testimonianza forte in un tempo difficile, continuate a pregare per noi”.

Archbishop of Kirkuk says bombs will not kill hope or stop dialogue

Source: Asianews

“We are concerned by yesterday’s attacks but we continue to have hope and we will continue in our commitment to inter-religious dialogue”.
Msgr. Louis Sako, Archbishop of Kirkuk declared to AsiaNews in the aftermath of yesterday’s two car bomb attacks (not three as it had first been reported) which targeted the Chaldean cathedral of the Sacred Heart and the Syro-Orthodox church of Mar-Ephrem. The explosions - described by the prelate as a “political message to Christians”- caused material damage and left “one or two people slightly injured”.
“We do not know who are behind the attacks –
the prelate explains – but one thing is certain: these actions aim to send a clear message to Iraq’s Christians”. “They are co-ordinated – continues Msgr. Sako – they target Christian places of worship, they do not want to provoke deaths, but at the same time they do not leave us in peace”. On January 6th, 7 Christian targets in Mosul and Baghdad were attacked using exactly the same formula, (co-ordinated car bombs planned so as not to cause massacres). The Iraqi government had condemned the acts of terrorism and guaranteed protection for Christians.
Words and gestures of solidarity were immediately expressed towards the Christian community of Kirkuk, by political and religious figures of note. “The ordinary people were the first to show their solidarity – the archbishop says –local leaders followed, political parties, Sunni and Shiite religious”. The ecclesial authorities also telephoned Msgr. Sako: the Chaldean Patriarch Emmanuel III Dally; the Assyrian Patriarch Mar Dinkha IV from the United States; as well as “bishops and friends from across the world”. Msgr. Sako is not discouraged and guarantees: “One thing remains absolute and unshakable for our community here in Kirkuk, we will persevere with dialogue to build and strengthen peaceful coexistence”. And from the faithful gathered around their bishop an appeal: “The witness of Iraq’s faithful is strong in a time of great difficulty, keep praying for us”.

La risposta da dare. Intervista al Nunzio apostolico in Iraq

Fonte SIR
a cura di Daniele Rocchi
9 gennaio 2008

“Chi ha compiuto questi attentati ha voluto dimostrare la debolezza delle istituzioni governative in materia di sicurezza e, più in generale, il fattoche in Iraq non ci sia ancora la pace”.
Mons. Shlemon Warduni, vescovo caldeo ausiliare di Baghdad, legge così gli attacchi bomba del 6 gennaio scorso, portati quasi contemporaneamente a Mosul e a Baghdad seminando la distruzione in ben sette luoghi di culto cristiani. Delusione è stata espressa dall’arcivescovo di Mosul, mons. Faraj P.Rahho che si è detto anche “sorpreso” per il coordinamento di questi attentati giunti “alla fine di unperiodo di festa per i cristiani e per i musulmani”. Parole di perdono pergli autori degli attacchi sono state espresse dal patriarca caldeo di Baghdad, card. Emmanuel III Delly. La fine delle violenze contro i cristiani è stata invocata anche da Benedetto XVI che il 7 gennaio, incontrando i 176 ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, ha chiesto “una riforma costituzionale appropriata” per S“salvaguardare i diritti delle minoranze”. Sulla vicenda e sulla vita dei cristiani iracheni il SIR ha posto alcune domande al nunzio apostolico in Iraq e Giordania, mons. Francis AssisiChullikatt.

Eccellenza, mai prima d’ora, si era registrato in Iraq un attacco così ampioa chiese e luoghi di culto cristiani, anche se fortunatamente senza vittime.Un messaggio ai cristiani?

“Non sappiamo chi siano gli autori di questi attacchi però la cosa che ci preoccupa maggiormente è il fatto che se questi fossero stati portati solo alcune ore prima ci sarebbe stata una strage spaventosa. Le chiese infatti erano piene di fedeli. Appare chiaro che queste azioni sono state coordinate e questa cosa è la nostra principale preoccupazione adesso. Il patriarca Emmanuel III Delly aveva celebrato la messa nella chiesa di san Giorgio, nella capitale. L’altra chiesa colpita è quella di san Paolo a Mosul dove risiede il vescovo per motivi di sicurezza. Difficile dire che tipo di segnale abbiano voluto lanciare i terroristi con questi attentati. Certo hanno dimostrato di poter colpire con facilità e con precisione, se solo avessero voluto. Il governo è cosciente di tutto ciò, ma noi siamo moltopreoccupati. Quella del 6 gennaio è una triste novità”.


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Perché tutta questa violenza contro la minoranza cristiana?

“I cristiani sono i più vulnerabili e indifesi in Iraq. Non hanno dove e a chi rivolgersi per far valere i loro diritti alla protezione. Non hanno milizie o bracci armati come altri gruppi nel Paese. Siamo i più esposti, specialmente i sacerdoti. Molti dei nostri preti celebrano regolarmente ad orari fissi e questo li rende dei veri e propri facili bersagli. Si respira un clima pesante. È una difficoltà che abbiamo qui come Chiesa ma il nostro ministero ci richiede di dare testimonianza, nonostante tutto. Stiamo cercando di portare avanti il nostro lavoro pastorale e chiediamo al governo di accordarci protezione, ma i mezzi di cui dispone sono limitati e vanno condivisi con il resto della popolazione musulmana, anch’essa sottoposta a violenza ogni giorno”.

Eppure queste feste erano iniziate sotto i migliori auspici con il Natale dichiarato festa nazionale...

“Quest’anno il Natale è stato dichiarato come festa in Iraq e questo ci ha permesso di celebrare molto bene la nascita di Gesù. Grazie anche ad relativa sicurezza, le chiese sono state affollate dai fedeli e siamo stati veramente felici di questo. Purtroppo gli attacchi del 6 gennaio hanno rovinato tutto. Grazie a Dio non ci sono stati morti, solo due feriti, ma molti danni materiali. Non dobbiamo, tuttavia, perdere la speranza anche se molte comunità cristiane vivono nella paura. I nostri fedeli sono chiamati a sperare oltre ogni speranza e a dare significato e concretezza a questa parola. Questa è la nostra missione. Le parole e gli appelli del Papa donano alle comunità cristiane irachene la forza per andare avanti perché testimoniano che non sono sole, ma la Chiesa è loro vicina. Sanno che l’Iraq è nel cuore del Papa”.

Molte famiglie riparate nel nord iracheno stavano anche facendo ritornonelle loro abitazioni a Baghdad. Ora c’è un rischio di rallentamento nel rientro?

“Molti cristiani, grazie ad una certa sicurezza ristabilita specie nella capitale, stavano rientrando. Ora questi attacchi potrebbero rallentare il ritorno nei loro luoghi d’origine”.

Ma come rispondere e difendersi dalle bombe e da tanta violenza?

“Abbiamo attivato tutti i contatti con le Autorità preposte al fine di averela sicurezza necessaria. Ma ci sono difficoltà poiché le risorse sono limitate e a subire la mancanza di sicurezza e la violenza è, come il patriarca Delly ha spesso ricordato, tutta la popolazione. La Chiesa irachena ha sempre puntato e lavorato per il dialogo, la pace e la riconciliazione nel Paese. Senza questi fondamenti non si va da nessuna parte. Ecco la risposta da dare alla violenza”.

Iraq: Attack against Christian churches, Mgr. Chullikat (Nuncio) "Coordinated acts, sad news)

Source: SIR

Monday January 7, 2008

“We do not know who the authors of these attacks are, but the think we are most worried about is the fact that, if they had been made just a few hours earlier, there would have been a horrible massacre. The Churches were full of devotees. These acts against Christian places of worship in Mosul and Baghdad have been coordinated, and this is sad news, which makes us uneasy”.

Mgr. Francis Assisi Chullikatt, apostolic nuncio to Iraq and Jordan, in an interview with SIR, comments with these words yesterday’s terrorist attacks against seven churches and convents in Mosul and Baghdad, which luckily caused no victims but only material damage.

“It is clear – says the nuncio – that these acts have been coordinated: the patriarch Emmanuel III Delly had officiated Mass in the church of Saint George in the capital. The other attacked church is the church of Saint Paul in Mosul, where the bishop resides for security reasons. It is hard to say what kind of message the terrorists meant to give with these attacks. They showed they can hit easily and accurately if they want to. The Government is aware of all this, and we are very worried. What happened yesterday is sad news”.

9 gennaio 2008

Ancora bombe contro chiese cristiane in Iraq

Foto by Ankawa.com

By Baghdadhope
Secondo il sito Ankawa.com (che ha online le foto dell’accaduto) oggi pomeriggio a Kirkuk due autobombe sono esplose simultaneamente vicino alla chiesa Caldea del Sacro Cuore ed a quella Siro Ortodossa di Mar Ephrem.
Secondo l’agenzia
AINA ci sarebbero tre feriti e molti danni materiali ma la notizia è ancora da verificare perchè, come riporta Asia News, le autorità religiose locali devono ancora valutare i danni.
Sempre secondo Asia News “È la prima volta che la comunità cristiana di Kirkuk subisce attacchi di questo genere. Finora la zona era ritenuta tra le più pacifiche nel Paese.”

In realtà questi non sono i primi attacchi a luoghi di culto cristiani della città. Ricordiamo infatti l’attacco alla chiesa di Mar Gewargis, nel novembre del 2005 e quelli, anch’essi simultanei del gennaio 2006 alla chiesa Caldea della Vergine e, come oggi, ad una chiesa Siro Ortodossa.

Solo ieri il Patriarca della Chiesa Caldea, Cardinale Mar Emmanuel III Delly, in riferimento agli attacchi alle chiese a Baghdad e Mosul due giorni prima, aveva dichiarato alla Reuters che “Questo atto non è specificatamente diretto ai cristiani. Lo scopo è di convincere il mondo che non c’è pace e sicurezza in Iraq”
Il Cardinale ha cambiato atteggiamento nei confronti delle violenze contro i cristiani, definendole a maggio del 2007
“persecuzioni”, ed ascrivendole al generale clima di violenza che colpisce ognuno in Iraq dallo scorso novembre quando, durante una conferenza stampa a Roma dichiarò che "le loro sofferenze (dei cristiani) sono quelle dei musulmani e viceversa. Sono state distrutte non solo chiese ma anche moschee, ben 134, e le autobomba non fanno distinzione alcuna uccidendo senza guardare all'etnia o religione".
Parole di pace difficile da comprendere oggi da chi si chiede: “Perchè per convincere il mondo che non c’è pace e sicurezza in Iraq 9 luoghi di culto cristiani sono stati attaccati in soli tre giorni?”

New bombs against Christian Churches in Iraq

Photo by Ankawa.com


By Baghdadhope

According to Ankawa.com web site (that has online the photos) this early afternoon in Kirkuk two carbombs exploded simultaneously near Sacred Heart Chaldean Church and Mar Ephrem Siro Orthodox Church.
According to
AINA agency three persons would be wounded by the explosions but the news is still to be checked because, as reported by Asia News “Church authorities are on the blast sites to ascertain damages to people and property.”
Always according to Asia News “This it the first time Kirkuk’s Christian community experiences this kind of violence. Thus far the city had been one of the most peaceful areas in the country.”

Unfortunately these are not the first attacks to the Christian comunity of the city. We remember the attack to Mar Gewargis, in november 2005 and those, also simultaneous, in January 2006 to the Chaldean Church of Virgin and, like today, to a Siro Orthodox Church.

Only yesterday the Patriarch of the Chaldean Church, Cardinal Mar Emmanuel III Delly, referring to the attacks occurred to the churches in Baghdad and Mosul two days before, declared to Reuters "This act was not specifically against Christians. The aim was to convince the world that so far there is no peace and security in Iraq,"
The Cardinal changed his attitude towards the violences against Christians, referring to them in May 2007 as
“persecution” and ascribing them to the general climate of violence that in Iraq hits everyone since last November, declaring during a press conference in Rome that “Their (Christians) sufferings are those of the Muslims and vice versa. Not only churches have been destroyed but mosques too, 134 of them, and carbombs don’t distinguish, killing regardless of ethnic and religious belonging.”
Peaceful words today harder to be understood by who wonders “Why to convince the world that there is no peace and security in Iraq 9 Christian places of worship have been attacked in only three days?”

8 gennaio 2008

Notizie dall'Iraq: parole e messe

By Baghdadhope

Secondo l’agenzia PR-inside che cita la AP Il Primo Ministro iracheno, Nouri Al Maliki, ha incontrato oggi il Nunzio apostolico in Giordania ed Iraq, Monsignor Francis Assisi Chullikat. Secondo una dichiarazione resa dall’ufficio dello stesso Primo Ministro, Al Maliki ha sottolineato i forti legami esistenti tra cristiani e musulmani le cui fedi hanno come fine ultimo la pace e, condannando gli attacchi ai luoghi di culto cristiani di due giorni fa, ha dichiarato che i colpevoli saranno catturati.

E’ di ieri, invece, la dichiarazione di condanna degli eventi da parte del Vice Primo Ministro sunnita Tariq Al Hashemi.

A Mosul, nella chiesa di Saint Paul, una messa è stata celebrata dal vescovo caldeo della città, Monsignor Faraj P. Rahho. Alla messa erano presenti alcune decine di fedeli, diversi sacerdoti e diaconi, ed il Governatore di Ninive, il sunnita Duraid Kahsmoula