"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

23 febbraio 2009

Convegno a Roma sulle Chiese in Medio Oriente


Si svolge oggi a Roma il convegno sul tema “Il Valore delle Chiese in Medio Oriente” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Partecipano all'evento studiosi, esperti e rappresentanti delle Chiese mediorientali.
Ce ne parla Claudia Di Lorenzi: “La luce d’Oriente ha illuminato la Chiesa universale” ha scritto Papa Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica “Orientale Lumen”. Un valore, quello delle Chiese cristiane in Medio Oriente , che si declina nelle dimensioni spirituale e teologica, educativa e sociale, e che ha trovato sottolineatura nell’odierno convegno romano, presso la comunità di Sant’Egidio, che ha visto riuniti esponenti delle Chiese cristiane orientali, come pure esperti dal mondo accademico e della cultura.

Tra i relatori mons. Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo di Baghdad dei Latini, che ha parlato del contributo spirituale portato dalla Chiese cristiane in Medio Oriente:
“Le Chiese cristiane in Medio Oriente sono eredi della prima cristianità, di una dimensione apostolica vissuta da grandi Santi, da grandi Padri della Chiesa. Oggi, forse, è importante, per queste Chiese, ritrovare questo patrimonio. Quando penso all’immigrazione, dico ‘cosa si fa di questo patrimonio, se si lascia questa terra così facilmente?’; noi abbiamo paura che queste ricchezze restino nei musei e nelle biblioteche”. Un contributo – ha detto il presule - che si esprime anche sul fronte della stabilizzazione dell’area e della pacificazione dei rapporti fra popoli di culture e religioni diverse: “Io penso che i cristiani, se continuano a conservare la pacifica coesistenza che hanno sempre cercato di salvaguardare, renderebbero già un grande servizio al Paese solo per la loro presenza, anche senza fare niente; la loro stessa presenza è infatti messaggio. Poi, con la loro cultura, la disponibilità a mediare, potrebbero fare tante cose, perché la ricostruzione è soprattutto quella delle anime, quella della cultura, della mentalità”. Una speranza che, tuttavia, oggi più che mai si scontra con l’esodo di massa dei cristiani dai territori arabi, a causa della persistente insicurezza, delle violenze e le discriminazioni che soffocano le minoranze cristiane. Una situazione drammatica che profila il rischio della scomparsa dei cristiani dal Medio Oriente, e che – sottolinea l’arcivescovo di Baghdad - richiama gli stessi fedeli di Cristo ad un atto di coraggio e di responsabilità: “Forse giova anche ricordare ai cristiani che non sono in Medio Oriente per caso. E’ importante ritrovare la propria identità; ci vuole anche, nella stessa comunione ecclesiale, un incoraggiamento, una condivisione”. Per favorire la permanenza in queste terre – aggiunge il presule – è necessario pensare ad una pastorale dedicata ai cristiani che vivono in Paesi a maggioranza musulmana, e favorire un dialogo che coinvolga le popolazioni: “Il dialogo è una santa e bella cosa, ma forse, per essere un po’ oggettivi, si sta svolgendo spesso tra specialisti e tra studiosi; forse bisogna fare dialogo sul posto, e coinvolgere la gente. E' il dialogo della vita la cosa più importante e che ci salva. E quando ci sono guerre e persecuzioni spesso viene colpito mortalmente: quindi è questo che bisogna resuscitare”. Prioritario, tuttavia, appare il rafforzamento del dialogo ecumenico, affinché le singole Chiese d’Oriente possano trovare forza nell’unità di tutti cristiani. Ancora mons. Sleiman: “E’ molto importante cominciare con l’ecumenismo; direi anche che esso è una condizione ‘sine qua non’. Non si riesce a fare il dialogo interreligioso se non abbiamo una comunione tra di noi”. Numerose – sottolinea infine don Vittorio Ianari, della Comunità di Sant’Egidio – le esperienze positive di dialogo e di collaborazione, soprattutto in Libano, Siria ed Egitto. Iniziative che – conclude – richiedono un impegno costante e rinnovato giacché il dialogo e l’armonia fra i popoli non sono mai scontati.