"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

3 marzo 2022

Daughters of Mary Immaculate: Chaldean Sisters Celebrate 100 Years

1 March, 2022
By Cal Abbo

In 1922, during the aftermath of World War I, Father Anton Zebouni, a Chaldean priest in Baghdad, wrote a letter to then-Patriarch of the Chaldean Church, Mar Yousif Emmanuel II Toma, requesting permission to form a congregation of women dedicated to serving the poor, orphaned, and uneducated. At the time, the world, including Iraq, was in chaos. Poverty was widespread, notably among women and children. Women had nearly no opportunities for education. Iraqi Christian women began leaving the villages, converting to Islam, and finding jobs to support their families. Father Zebouni looked for a way to keep them in the faith.
His request was granted. On August 7, 1922, the Congregation of Chaldean Sisters, Daughters of Mary Immaculate, was born to serve the Chaldean community, especially neglected women and girls. The congregation, which began with six sisters, now has nearly 100 sisters serving in many villages in Iraq as well as Lebanon, Rome, Australia, United Arab Emirates, Detroit, Chicago, Arizona, Turlock and San Diego. Their Mother Home based in Baghdad. I
n 2022, the Sisters are celebrating their founding with a fundraiser on June 7, 2022 at Shenandoah Country Club.
The Chaldean Sisters, as set up by Zebouni, are an apostolic congregation. That means that their lives not only involve prayer, but also ministry and works in the community.
The first mission of the Chaldean Sisters was to address the crisis of homeless Chaldean youth. In 1927, the Sisters founded an orphanage in Baghdad. Because of war and security issues, the orphanage was moved up north to several different Christian towns. Eventually, it settled in Alqosh, where the orphans and the sisters that care for them still reside today.
Sister Angela Morkos spent seven years caring for these orphans. In 2018, the congregation sent her to Detroit as the Novice Mistress to the American vocations, aiding young ladies in their discernment and forming those that have entered.

Becoming a Sister
The journey to becoming a Sister is long, beautiful, and arduous; its ultimate end is to become a bride of Christ and a gift to the world. It requires years of contemplation, discernment, and prayer. The first step involves discerning a vocation. The call to religious life is a direct one from God. Sister Angela experienced it firsthand when she joined the convent at the age of 14.
“When I was a little kid, I didn’t like to go to church,” Sister Angela said. “I was forced to go to church. My sister would wake me up and I would cry and tell her I don’t want to go.”
This attitude continued until her first communion. In order to receive it, she had to take daily classes. This catechism changed her life. “I felt different. I became close to Jesus. From then on, I started going to church everyday,” she said.
By the time she turned 14, Sister Angela felt God calling her to a vocation in religious life. She told her family how she felt, but was met with disapproval. Her mother wanted her to finish school, something she was good at, and felt the convent would stifle her growth and education opportunities.
“When your mom says no, you go to your dad,” Sister Angela said. That’s what she did. Her father held the same position as her mother, but she was persistent. Eventually, he told her she should go if she truly feels called, but Sister Angela wouldn’t go to the convent without her mother’s permission.
Sister Angela prayed to Mary. “My vocation is in your hands. Please help me convince my mother to let me join the convent.”

1 marzo 2022

Papa in Iraq, una visita indimenticabile fra profeti di unità nella diversità

Dario Salvi

Ad un anno dalla “indimenticabile” visita, papa Francesco ha ricevuto ieri in Vaticano “con emozione e gioia” i rappresentanti delle Chiese in Iraq sottolineando che “non è possibile immaginare” il Paese “senza i cristiani”. Il pontefice ha spiegato che l’affermazione “non si basa solo su un fondamento religioso”, ma anche e soprattutto su “evidenze sociali e culturali” perché essi “contribuiscono fortemente all’identità specifica” di un luogo in cui “convivenza, tolleranza e accettazione” sono fioriti dai primi secoli. Dopo averlo incontrato e visto con i propri occhi, il papa affida all’Iraq “la vocazione di mostrare, in Medio oriente e nel mondo, la pacifica convivialità delle differenze” come aveva fatto in precedenza Giovanni Paolo II col Libano.
Dai tempi apostolici, ricorda il pontefice, essi vivono “fianco a fianco con altre religioni” e spetta loro “un’altra imprescindibile vocazione” che è quella di mettere le religioni “a servizio della fraternità” in una terra che è “degli inizi”, ma anche “di esuli”. Persecuzioni e guerre hanno costretto molti a emigrare “portando in Occidente la luce dell’Oriente cristiano”. Pur avendo vissuto “momenti veramente tragici”, ha proseguito Francesco incontrando i leader cristiani iracheni, essi hanno offerto “coraggiose testimonianze di fedeltà al Vangelo” e “mi inchino” al cospetto di quanti “hanno custodito la fede, anche a prezzo della vita”. Il sangue dei martiri, conclude, sia “seme di unità fra i cristiani” che risplendono come “segno profetico di unità nella diversità”.

Dal papa dignità nuova ai cristiani
Il viaggio apostolico di papa Francesco dal 5 all’8 marzo 2021 è un ricordo “ancora vivo” nella memoria delle persone, perché il pontefice “ha colpito gli iracheni per i suoi gesti e i discorsi improntanti alla fraternità”.
A raccontarlo ad AsiaNews è il patriarca dei caldei in Baghdad e presidente della Conferenza episcopale irachena card. Louis Raphael Sako, secondo cui “tutto è rimasto” di questa esperienza unica, persino “nei francobolli che il governo ha emesso” nei mesi scorsi per celebrare l’evento. Alle stampe si unisce un libro scritto “con i leader delle altre religioni, dai musulmani ai sabei, i mandei, gli yazidi e i cristiani” in cui ciascuno “ha parlato della propria fede” inquadrandola in un’ottica di dialogo e integrazione che sarà presentato nei prossimi giorni.
Il papa in Iraq “ci ha portato oggi a essere considerati tutti come fratelli” in una prospettiva di “unità nella diversità e nella ricchezza della natura umana”. Tutti noi, spiega il porporato, “abbiamo la stessa fede” e una comune discendenza, che viene “manifestata in modo diverso. Crediamo in Dio e guardiamo ad Abramo come nostro padre comune”. Inoltre ancora oggi i discorsi e gli interventi del pontefice nelle sue giornate irachene “sono ripresi e trasmessi dalle televisioni” a testimonianza della loro attualità. “I cristiani - sintetizza il primate caldeo - hanno finalmente alzato la testa, vi è oggi un clima di accettazione generale fra la popolazione musulmana”.
La Chiesa irachena ha in programma alcuni eventi per la settimana in corso. Fra questi una solenne messa ecumenica nella stessa cattedrale in cui ha celebrato il pontefice, una tre giorni di incontri, confronti e discussioni sui temi della visita, un film che ripercorre le principali tappe toccate da Francesco in Iraq e un recital preparato da un gruppo di giovani di Baghdad. Alle iniziative, sottolinea con soddisfazione il patriarca Sako, “parteciperanno sia cristiani che musulmani”. Infine, l’ultimo giorno si terrà “un pellegrinaggio ad Ur dei Caldei, un cammino di pace e un viaggio all’ascolto della parola di Dio attraverso Abramo”. In questi tempi di conflitti, ultimo in ordine di tempo quello in Ucraina in seguito all’invasione russa, “dobbiamo rilanciare con forza l’appello alla pace, alla stabilità, al rispetto della vita perché sia dignitosa per tutti. Anche il governo ha aderito al programma e sarà presente a vario titolo”.
In tema di dialogo interreligioso, il patriarca Sako ricorda il forte impulso ricevuto dall’incontro fra il papa e il leader religioso sciita Ali al-Sistani, le cui parole “hanno il valore di una fatwa” e la “dichiarazione” in cui ha riconosciuto i cristiani come parte della nazione e del suo popolo “ha un valore legale per i musulmani” rafforzando l’invito alla fratellanza del papa. Intanto l’Iraq si avvia verso una riforma delle istituzioni, partendo dal voto alle elezioni politiche dell’ottobre scorso: “In Parlamento - spiega il cardinale - registriamo un fenomeno nuovo, con 200 deputati esordienti sul totale di 329. Serve tempo per arrivare alla formazione del nuovo governo e tutti i partiti devono operare pensando al bene comune, non al tornaconto personale. Dobbiamo uscire dalla logica dell’egoismo per guardare in modo nuovo al futuro”.

Mosul, dall’Isis alla rinascita
Uno dei simboli di questa rinascita è Mosul, metropoli del nord dell’Iraq, un tempo roccaforte dello Stato islamico (SI, ex Isis) e oggi laboratorio culturale dove si sperimenta, seppur a fatica, un cammino di riconciliazione e di ripresa della vita comune. In questo mese di marzo dovrebbero partire i lavori finanziati da Unesco ed Emirati Arabi Uniti (Eau) di ricostruzione di alcuni dei più importanti luoghi di culto della città, cristiani e musulmani. Si tratta del minareto di Al-Hadba, della chiesa di al-Saa’a (Nostra Signora dell’Ora, dei padri domenicani) e della chiesa siro-cattolica di al-Tahera (dell’Immacolata). Di recente, scavi archeologici alla moschea di al-Nouri hanno permesso il ritrovamento di un edificio dedicato alla preghiera, precedente al luogo di culto islamico e risalente al 12mo secolo; secondo gli studiosi potrebbe essere la prova che la moschea sia sorta sopra quella che un tempo era una chiesa.
Una rinascita di Mosul che è religiosa quanto culturale, come mostra il lavoro in atto per restituire agli antichi fasti la biblioteca dell’università, che un tempo ospitava un milione di libri ed è stata in gran parte devastata dallo Stato islamico. Migliaia di testi di filosofia e diritto, di scienza e poesia che in qualche modo contraddicevano la loro visione estremista del mondo sono andati in fiamme, mentre altri titoli fra i più preziosi e ricercati venduti al mercato nero. Oggi, a cinque anni dalla sconfitta militare dei jihadisti esperti, studiosi e appassionati stanno cercando di restituire la città ai fasti letterari di un tempo. “Mosul, come tutto l’Iraq - ricorda il patriarca Sako - deve guardare al messaggio del papa: siamo fratelli, ma diversi, e dobbiamo sapere accettare e valorizzare queste differenze che devono arricchire, non dividere”. Per la comunità cristiana un passaggio fondamentale è il ritorno in modo stabile del vescovo e di un prete, che si prendono cura delle famiglie rientrate in città e curano i progetti di ricostruzione già avviati. “Nonostante le difficoltà e i sacrifici - conclude il porporato - questo piccolo gregge dei cristiani, come lo ha chiamato il papa, è ancora presente e la Chiesa è forte e viva. Da qui dobbiamo partire per guardare al futuro con fiducia e speranza, continuando a rafforzare l’appartenenza all’Iraq”.

Udienza ai Rappresentanti delle Chiese in Iraq nell’anniversario del Viaggio Apostolico in Iraq

28 febbraio 2022

Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Rappresentanti delle Chiese in Iraq nell’anniversario del Viaggio Apostolico in Iraq.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

Discorso del Santo Padre
Cari Fratelli in Cristo,
con emozione e gioia vi ritrovo qui a Roma, rappresentanti delle diverse Chiese cristiane in Iraq, a un anno della visita, per me indimenticabile, nel vostro Paese. Tramite voi, desidero estendere il mio cordiale saluto a tutti i pastori e i fedeli delle vostre comunità, facendo mie le parole dell’Apostolo Paolo: «Grazia a voi e pace da Dio» (Rm 1,7)
Le vostre terre sono terre degli inizi: inizi delle antiche civiltà del Medio Oriente, inizi della storia della salvezza, inizi della storia della vocazione di Abramo. Sono anche terre degli inizi cristiani: delle prime missioni, grazie alla predicazione dell’Apostolo Tommaso, di Addai e Mari e dei loro discepoli, non solo in Mesopotamia, ma fino al lontano Oriente. Ma sono anche terre di esuli: pensiamo all’esilio degli Ebrei a Ninive, e a quello di Babilonia, di cui ci parlano i profeti Geremia, Ezechiele e Daniele, che sostennero la speranza del popolo sradicato dalla sua terra. Ma anche molti cristiani della vostra regione sono stati costretti all’esilio: le persecuzioni e le guerre, che si sono succedute fino ai nostri giorni, hanno costretto molti di loro a emigrare, portando in Occidente la luce dell’Oriente cristiano.
Cari Fratelli, se richiamo questi episodi della storia biblica e cristiana del vostro Paese, è perché non sono estranei alla situazione attuale. Le vostre comunità appartengono alla storia più antica dell’Iraq e hanno conosciuto momenti veramente tragici, ma hanno offerto coraggiose testimonianze di fedeltà al Vangelo. Di questo ringrazio Dio ed esprimo a voi la mia riconoscenza. Mi inchino davanti alla sofferenza e al martirio di coloro che hanno custodito la fede, anche a prezzo della vita. Come il sangue di Cristo, versato per amore, ha portato riconciliazione e ha fatto fiorire la Chiesa, così il sangue di questi numerosi martiri del nostro tempo, appartenenti a diverse tradizioni ma uniti nel medesimo sacrificio, sia seme di unità tra i cristiani e segni una nuova primavera della fede.
Le vostre Chiese, attraverso le relazioni fraterne che esistono tra loro, hanno stabilito molteplici legami di collaborazione nel campo della pastorale, della formazione e del servizio ai più poveri. Oggi esiste una radicata comunione tra i cristiani del Paese. Vorrei incoraggiarvi a proseguire su questa strada, affinché, mediante iniziative concrete, un dialogo costante e ciò che più conta, l’amore fraterno, si compiano passi avanti verso la piena unità. In mezzo a un popolo che ha patito tante lacerazioni e discordie, i cristiani risplendano come un segno profetico di unità nella diversità.
Carissimi, con voi desidero affermare ancora una volta che non è possibile immaginare l’Iraq senza i cristiani. Questa convinzione non si basa solo su un fondamento religioso, ma su evidenze sociali e culturali. L’Iraq senza i cristiani non sarebbe più l’Iraq, perché i cristiani, insieme ad altri credenti, contribuiscono fortemente all’identità specifica del Paese: un luogo in cui la convivenza, la tolleranza e l’accettazione reciproca sono fioriti fin dai primi secoli; un luogo che ha la vocazione di mostrare, in Medio Oriente e nel mondo, la pacifica convivialità delle differenze. Nulla, perciò, deve essere lasciato intentato affinché i cristiani continuino a sentire che l’Iraq è casa loro, e che sono cittadini a pieno titolo, chiamati a dare il loro contributo alla terra dove hanno sempre vissuto (cfr Dichiarazione comune di Papa Francesco e del Catholicos-Patriarca Mar Gewargis III, 9 novembre 2018, n. 6). Per questo, cari Fratelli, Pastori del Popolo di Dio, siate sempre dediti e solerti ad assistere e confortare il gregge. Siate vicini ai fedeli affidati alle vostre cure, testimoniando anzitutto con l’esempio e con la condotta di vita evangelica la prossimità e la tenerezza di Gesù Buon Pastore.
Voi cristiani dell’Iraq, che dai tempi apostolici vivete fianco a fianco con altre religioni, avete, oggi specialmente, un’altra imprescindibile vocazione: impegnarvi affinché le religioni siano a servizio della fraternità. Infatti, «le diverse religioni, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio, offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società» (Lett. enc. Fratelli tutti, 271). Voi sapete bene che il dialogo interreligioso non è questione di pura cortesia. No, va oltre. Non è questione di negoziazione o di diplomazia. No, va oltre. È un cammino di fratellanza proteso alla pace, un cammino spesso faticoso ma che, specialmente in questi tempi, Dio chiede e benedice. È un percorso che ha bisogno di pazienza e comprensione. Ma ci fa crescere come cristiani, perché richiede l’apertura del cuore e l’impegno ad essere, concretamente, operatori di pace.
Porsi in dialogo è anche il miglior antidoto all’estremismo, che è un pericolo per gli aderenti di ogni religione e una grave minaccia alla pace. Occorre però lavorare per sradicare le cause remote dei fondamentalismi, di questi estremismi che attecchiscono più facilmente in contesti di povertà materiale, culturale ed educativa, e vengono alimentati da situazioni di ingiustizia e di precarietà, come quelli lasciati dalle guerre. E quante guerre, quanti conflitti, quante nefaste interferenze hanno colpito il vostro Paese! Esso ha bisogno di uno sviluppo autonomo e coeso, senza che, come troppe volte tristemente accaduto, venga danneggiato da interessi esterni. Il vostro Paese ha la propria dignità, la propria libertà e non può essere ridotto a un campo di guerra.
Cari Fratelli in Cristo, sappiate che siete nel mio cuore e nelle preghiere di tantissime persone. Non scoraggiatevi: mentre tanti, a vari livelli, minacciano la pace, noi non distogliamo lo sguardo da Gesù, Principe della pace, e non stanchiamoci di invocare il suo Spirito, artefice di unità. Sant’Efrem, sulla scia di san Cipriano, paragonò l’unità della Chiesa alla “tunica inconsutile e indivisa” di Cristo (cfr Inni alla crocifissione VI,6). Nonostante fosse stato brutalmente spogliato delle vesti, la sua tunica rimase unita. Anche nella storia lo Spirito di Gesù custodisce l’unità dei credenti, nonostante le nostre divisioni. Chiediamo alla Santissima Trinità, modello della vera unità che non è uniformità, di rafforzare la comunione tra di noi e tra le nostre Chiese. Potremo così corrispondere all’accorato desiderio del Signore che i suoi discepoli siano «una sola cosa» (Gv 17,21)!
Vi ringrazio di cuore per essere venuti e vi propongo ora di recitare insieme la preghiera del Signore, ognuno nella propria lingua.

كَلِمَةُ قَداسَةُ البابا فرنسيس إلى مُمَثِّلِي الكَنائِسِ في العِراق في مُناسَبَةِ الذِكْرَى السَنَوِيَّةِ الأُوْلَى لِلْزِيارَةِ الرَّسُولِيَّةِ إلى العِراق

By دار الصحافة التابعة للكرسي الرسولي 
28 فبراير 2022

أَيُّها الإِخْوَةُ فِي المَسِيح!

بانْفِعالٍ وَفَرَحٍ أَلْتَقِي بِكُم هُنا في رُوما، أَنْتُمْ مُمَثِّلِي الكَنائِسِ المَسِيحِيَّةِ المُخْتَلِفَةِ في العِراق، سَنَةً بَعْدَ الزِيارَةِ التِي لا تُنْسَى إلى بَلَدِكُم العَزِيز. وَمِنْ خِلالِكُم، أَوَدُّ أَنْ أُوَجِّهَ تَحِياتِي القَلْبِيَّةِ إلى جَمِيعِ الرُّعاةِ والمُؤْمِنينَ في جَماعاتِكُم، بِكَلِماتِ الرَّسُولِ بُولُس: "عَلَيْكُمُ النِّعْمَةُ والسَّلامُ مِنْ لَدُنِ الله" (رومة 1، 7).

أَراضِيكُم هِيَ أَراضِي البِدايات: بِداياتِ حَضاراتِ الشَّرْقِ الأوْسَطِ القَدِيمَة، وَبِداياتِ تارِيخِ الخَلاص، وَبِداياتِ دَعْوَةِ إبراهِيم. إنَّها أَيْضًا أَراضِي بِداياتِ المَسِيحِيِّين: فِيها كانَتْ الرِّسالاتُ الأُوْلَى، بِكِرازَةِ الرَّسُولِ توما، وَعَدَّاي وَمارِي وَتَلامِيذِهِم، لَيْسَ فَقَطْ فِي بِلادِ ما بَيْنَ النَهْرَيْن، بَلْ حَتَى الشَّرْقِ الأَقْصَى. لَكِنَّها أَيْضًا أَراضِي المَنْفِيِّين: نُفَكِّرُ أَوَّلًا فِي جَلاءِ العِبْرانِيِّينَ إلَى نِينَوَى، ثُمَّ جَلاءِ بابل، التِي كَلَّمَنا عَنْها الأَنْبياءُ إرْمِيا وَحَزْقِيال وَدانْيال، الَّذِينَ سَنَدُوا رَجاءَ الناسِ الَّذِينَ اقْتُلُعُوا مِنْ أَرْضِهِم. وَكَذَلِكَ مَسِيحِيُّونَ كَثِيرُون اليَوْمَ فِي مَنْطِقَتِكُم أُجْبُرُوا علَى اتِخاذِ طَرِيقِ المَنْفَى: الاضْطِهاداتُ والحُرُوبُ التِي حَدَثَتْ وَتَحْدُثُ حَتَى يَوْمِنا هَذا أَجْبَرَتِ الكَثِيرِينَ مِنْهُم علَى الهِجْرَة، وَنَقَلَتْ نُورَ الشَّرْقِ المَسِيحِيّ إلَى الغَرْب.

أَيُّها الإخْوَةُ الأَعِزَّاء، إنْ ذَكَرْتُ هَذِهِ الأَحْداثَ مِنْ تارِيخِ الكِتابِ المُقَدَّسِ والمَسِيحِيّ لِبَلَدِكُم، فَذَلِكَ لأَنَّها لَيْسَتْ غَرِيبَةً علَى الوَضْعِ الحالي. جَماعاتُكُم تَنْتَمِي إلَى أَقْدَمِ تارِيخٍ فِي العِراقِ وَقَدْ عَرَفُوا لَحَظاتٍ مأْساوِيَّةً حَقًّا، لَكِنَّهُم قَدَّمُوا شُهُودًا شُجْعانًا مُخْلِصِينَ لِلإِنْجِيل. لِهَذا أَشْكُّرُ اللهَ وأُعَبِّرُ لَكُم عَنْ شُكْرِي. وَأَنْحَنِي أَمامَ أَلَمِ واسْتِشْهادِ هَؤُلاءِ الَّذِينَ حافَظُوا علَى الإيْمان، وَقَدَّمُوا حَياتَهُم ثَمَنًا لِذَلِك. كَما أَنَّ دَمَ المَسِيح، الَّذِي سَفَكَهُ حُبًّا، صَنَعَ المُصَالَحَةَ وَبِهِ ازْدَهَرَتِ الكَنِيسَة، كَذَلِكَ أَرْجُو أَنْ يَكُونَ دَمُ هَؤُلاءِ الشُّهَداءِ الكَثِيرينَ فِي عَصْرِنا، المُنْتَمِينَ إلى تَقالِيدَ مُخْتَلِفَةٍ وَلَكِنَّهُم مُتَّحِدُونَ في نَفَسِ الذَبِيحَة، بِذارَ وَحْدَةٍ بَيْنَ المَسِيحِيِّينَ وَعَلامَةَ رَبِيعِ إيْمانٍ جَدِيد.

أَقَامَتْ كَنائِسُكُم، مِنْ خِلالِ العَلاقاتِ الأَخَوِيَّةِ القائِمَةِ بَيْنَها، رَوابِطَ مُتَعَدِّدَةً لِلْتَعاوُنِ فِي مِجالِ العَمَلِ الرَّعَوِي والتَنْشِئَةِ وَخِدْمَةِ الفُقَراءِ وَأَشَدِّهِم فَقْرًا. اليَوْم، هُنَاكَ شَرِكَةٌ مُتَأَصِّلَةٌ بَيْنَ المَسِيحِيّينَ فِي بَلَدِكُم. أَوَدُّ أَنْ أُشَجِّعَكُم علَى الاسْتِمْرارِ فِي هذا الطَرِيق، حَتَى تَتِمَّ الخَطَواتُ نَحْوَ الوَحْدَةِ الكامِلَةِ مِنْ خلِالِ مُبادَراتٍ مَلْمُوسَةٍ وَحِوارٍ مُسْتَمِرٍ والمَحَبَّةِ الأَخَوِيَّة، وَهَذا الأَهَّم. فِي وَسَطِ شَعْبٍ تَأَلَّمَ كَثِيرًا مِنَ التَمَزُقاتِ والخِلافات، لِيَتَأَلَّقِ المَسِيحِيُّونَ عَلامَةً نَبَوِيَّةً لِلْوَحْدَةِ فِي التَّنَوِع.

أَيُّها الأَعِزَّاء، مَعَكُم أَوَدُّ أَنْ أُؤَكِّدَ مَرَةً أُخْرَى أَنَّهُ لا يُمْكِنُ أَنْ نَتَصَوَّرَ العِراقَ بِدونِ مَسِيحِيِّين. لا يَقُومُ هذا الاقْتِناعُ علَى أساسٍ دِينِي فَحَسْب، بَلْ يَقُومُ علَى أَدِلَّةٍ اجْتِماعِيَّةٍ وَثَقافِيَّة. العِراقُ بِدُونِ مَسِيحيِّينَ لَنْ يَكُونَ العِراق، لأَنَّ المَسِيحِيِّين، مَعَ غَيْرِهِم مِنَ المُؤْمِنِين، يُساهِمُونَ بِقُوَّةٍ فِي الهَوَيَّةِ الخاصَةِ لِبَلَدِهِم: فَهُوَ مَكانٌ ازْدَهَرَ فيِهِ العَيْشُ مَعًا والتَّسامُحُ والقُبُولُ المُتَبادَلُ مُنْذُ العُصُورِ الأُوْلَى؛ وَهُوَ مَكَانٌ دَعْوَتُهُ أَنْ يَشْهَدَ، فِي الشَّرْقِ الأَوْسَطِ وَفي العالَم، لِلْعَيْشِ مَعًا بِسَلامٍ مَعَ الاخْتِلافات. لِذَلِك، يَجِبُ أَلَّا تُتْرَكَ أَيَّةُ وَسِيلَةٍ مُتاحَةٍ حَتَى يَسْتَمِّرَ المَسِيحِيُّونَ بالشُعُورِ بِأَنَّ العِراقَ هُوَ وَطَنُهُم، وَأَنَّهُم مُواطِنُونَ كامِلُون، وَمَدْعُوُّونَ إلَى تَقْدِيمِ مُساهَمَتِهِم في الأَرْضِ التِي عاشُوا فِيها دائِمًا (راجِع البَيانَ المُشْتَركَ للبابا فرنسيس والبطريرك مار جيوارجيس صليوا الثالث، 9 تشرين الثاني/نوفمبر 2018، رقم 6). لِهَذا، أَيُّها الإِخْوَةُ الأَعِزَّاء، رُعاةَ شَعْبِ الله، كُونُوا دائِمًا مُتَفانِينَ وَمُتَنَبِّهِينَ لِمُساعَدَةِ القَطِيعِ وَتَعْزِيَتِهِ. كُونُوا قَرِيبِينَ مِنَ المُؤْمِنِينَ المُوْكَلِينَ إلَى رِعايَتِكُم، واشْهَدُوا قَبْلَ كُلِّ شَيءٍ لِقُرْبِ وَحَنانِ يَسوعَ الرَّاعِي الصَّالِح بالمِثالِ وَسِيرَةِ حَياةٍ إنْجِيلِيَّة.

أَنْتُم مَسِيحِيِّي العِراق، الَّذِينَ عِشْتُم جَنْبًا إلَى جَنْبٍ مَعَ الأَدْيانِ الأُخْرَى مُنْذُ العُصُورِ الرَّسُولِيَّة، لَكُمُ دَعْوَةٌ أَساسِيَّةٌ أُخْرَى، خاصَةً اليَوْمَ وَهِيَ: أَنْ تَبْذِلُوا جُهُودَكُم حَتَى تَكُونَ الأَدْيانُ فِي خِدْمَةِ الأُخُوَّة. فِي الواقِع، "إِنَّ الأَدْيانَ المُخْتَلِفَة، انْطِلاقًا مِنْ اعْتِرافِها بِقِيمَةِ كُلِّ إنْسانٍ باعْتِبارِهِ مَخْلُوقًا مَدْعُوًّا لِيَكُونَ ابْنًا أَوْ ابْنَةً لله، تُقدِّمُ مُساهَمَةً قَيِّمَةً فِي بِناءِ الأُخُوَّةِ والدِفاعِ عَنِ العَدالَةِ فِي المُجْتَمَع" (رِسالةٌ بابَويَّةٌ عامة، كُلُّنا إخوة ”Fratelli tutti“، 271). تَعْلَمُونَ جَيِّدًا أَنَّ الحِّوارَ بَيْنَ الأَدْيانِ لَيْسَ مُجَرَّدَ مَسأَلَة مُجامَلَة. لا، بَلْ أَبَعَد مِنْ ذَلِك. وَلَيْسَ مَسْأَلَةَ تَفاوُضٍ أَوْ دِبْلُوماسِيَّة. لا، بَلْ أَبْعَد مِنْ ذَلِك. هُوَ مَسِيرةُ أُخُوَّةٍ يَهْدِفُ إلَى السَّلام، وَهُوَ مَسِيرَةٌ غالِبًا ما تَكُونُ مُتْعِبَة، لَكِنَّ اللهَ يَطْلُبُها وَيُبارِكُها، خاصَةً فِي هَذِهِ الأَوْقات. إِنَّهُ طَرِيقٌ يَحْتاجُ إلِى الصَّبْرِ والتَفَهُّم. لَكِنَّهُ يُجْعَلُنا نَنْمُو كَمَسِيحِيِّين، لأَنَّهُ يَطْلُبُ قَلْبًا مُنْفَتِحًا والتِزَامًا بِأنْ نَكُون، بِصُورَةٍ عَمَلِيَّة، صانِعِي سَلام.

والدُخُولُ فِي حِوارٍ هُوَ أَيْضًا أَفْضَلُ تِرياقٍ لِلْتَطَرُّفِ الَّذِي هُوَ خَطَرٌ عَلَى أَتْباعِ جَمِيعِ الأَدْيانِ وَتَهْدِّيدٌ خَطِيرٌ لِلْسَّلام. وَمَعَ ذَلِك، مِنَ الضَّرُورِي أَنْ نَعْمَلَ عَلَى اسْتِئْصالِ أَسْبابِ الأُصُولِيَّةِ البَعِيدَة، وهذا التَطَرُّف، التِي تَتَجَذَّرُ بِسُهُولَةٍ أَكْبَرَ فِي سِياقاتِ الفَقْرِ المَادِي والثَّقافِي والتَّرْبَوِي، وَتُغَذِيها حالاتُ الظُلْمِ وَعَدَمِ الاسْتِقْرار، مِثْلَ تِلْكَ التِي خَلَّفَتْها الحُرُوب. وَكَمْ مِنَ الحُرُوبِ وَكَمْ مِنَ الصِّراعاتِ وَكَمْ مِنَ التَدَخُلاتِ الخَارِجِيَّةِ المَشْؤُومَةِ أَصابَتْ بَلَدَكُم! إِنَّهُ بِحاجَةٍ إِلَى تَنِمِيَّةٍ مُسْتَقِلَةٍ وَمُتَماسِكَة، دُونَ أَنْ تَضُّرَ بِهِ المَصالِحُ الخَارِجِيَّة، كَما حَدَثَ لِلأَسَفِ مَراتٍ كَثِيرة. بَلَدُكُم لَهُ كَرامَتُهُ وَحُرِّيَتُهُ ولا يُمْكِنُ أن نَحْصُرَهُ في مِيدانِ حَرْب.

أَيُّها الإخْوَةُ الأَعِزّاءُ فِي المَسِيح، اعْلَمُوا أَنَّكُم فِي قَلْبِي وَفِي صَلَواتِ الناسِ الكَثِيرِين. لا تَفْقِدُوا العَزِيمَة: بَيْنَما يُهَدِّدُ الكَثِيرُونَ السَّلام، عَلَى مُخْتَلَفِ المُسْتَوَيات، نَحْنُ لا نَصْرِفُ نَظَرَنا عَنْ يَسُوع، أَمِيرِ السَّلام، وَلا نَتْعَبُ مِنْ رَفْعِ الابْتِهالِ إلَى الرُّوح، صَانِعِ الوَحْدَة. القِدِّيسُ أَفْرام، علَى خُطَى القِدِّيسِ قِبِرْيانُوس، شَبَّهَ وَحْدَةَ الكَنِيسِةِ ”بِرِداءِ المَسِيحِ غَيْرِ المَخِيطِ وَغَيْرِ المُنْقَسِم“ (راجِع تَراتيلَ صَلْبِ المَسِيح 6، 6). علَى الرَّغْمِ مِنْ تَجْريدِ يَسُوعَ بِوَحْشِيَّةٍ مِنْ مَلابِسِهِ، بَقِيَ رِداؤُهُ قِطْعَةً واحِدَة. حَتَى فِي التارِيخ، رُوحُ يَسُوعَ يَحْرِسُ وَحْدَةَ المُؤْمِنِين، عَلَى الرَّغْمِ مِنِ انْقِساماتِنا. لِنَطْلُبْ مِنَ الثَّالُوثِ الأَقْدَّس، نَمُوذَجِ الوَحْدَةِ الحَقِيقِيّةِ لا التَسْوِيَّة، أَنْ يُقَوِّيَ الشَّرِكَةَ بَيْنَنا وَبَيْنَ كَنائِسِنا. وَهَكَذا يُمْكِنُنا أَنْ نَتَّفِقَ مَعَ رَغْبَةِ الرَّبِّ يَسُوعَ الصَّادِقَةِ فِي أَنْ يَكُونَ تَلامِيذُهُ "واحِدًا" (يوحنا 17، 21)!

أَشْكُرُكُم مِنْ كُلِّ قَلْبِي لِمَجِيئِكُم، وَأَقْتَرِحُ عَلَيْكُم الآنَ أَنْ نَتْلُوَ مَعًا الصّلاةَ الرَّبانِيَّة، كُلُّ واحِدٍ بِلُغَتِهِ.

26 febbraio 2022

Patriarchi del Medio oriente: la guerra fra Mosca e Kiev ‘sconfitta di tutti’

Dario Salvi

“Grande amarezza e profonda delusione”. Sono le parole con cui il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa commenta ad AsiaNews i venti di guerra che arrivano dall’Ucraina, sotto l’assedio dell’esercito russo dopo la dichiarazione di guerra del presidente Vladimir Putin. L’escalation che ha portato al conflitto “è una sconfitta per tutti coloro i quali credono nella possibilità di superare le differenze in maniera diversa” osserva il patriarca, che non nasconde la propria “preoccupazione” perché Mosca “ha un ruolo molto importante nel Mediterraneo e in Medio oriente”. Questa, osserva, “è una prova di forza che potrebbe avere ripercussioni sulla nostra regione”.
In questi giorni in Italia per partecipare al convegno “Mediterraneo frontiera di pace” in corso a Firenze dal 23 al 27 febbraio, il patriarca Pizzaballa approfondisce anche il tema delle divisioni fra le Chiese di Russia e Ucraina e le possibili ripercussioni. “Queste divisioni - sottolinea - sono conseguenti, perché le contrapposizioni fra Chiese accompagnano le divisioni politiche e sono diventate strumentali alle visioni politiche”, questo “purtroppo bisogna riconoscerlo”.
La speranza è che le fratture “non si allarghino al mondo ortodosso” perché questo diventerebbe un “problema di tutte le comunità cristiane”. Il patriarca latino di Gerusalemme rilancia in chiusura la giornata di preghiera e digiuno per il 2 marzo, che coincide “con l’inizio della Quaresima ed è per noi una giornata molto importante”. Sarà, conclude, “un evento molto partecipato” nel quale non mancherà una intenzione speciale “per la riconciliazione fra le Chiese” e per “la fine dei conflitti” a partire da quello in Ucraina.

Sulla escalation militare che ha portato alla guerra interviene anche il patriarca dei caldei in Baghdad, il card. Louis Raphael Sako, il quale esprime “solidarietà” al popolo. “Anche noi - spiega ad AsiaNews - abbiamo sofferto in questi anni per la guerra. Sono colpito dal messaggio diffuso da Moqtada al-Sadr [leader sciita e vincitore col suo blocco delle ultime elezioni, ndr], che si chiede come mai due Paesi cristiani si stiano facendo la guerra fra loro”. Non dobbiamo, avverte il porporato, perseguire “l’interesse personale, le guerre non solo la soluzione. Al contrario, va cercata una soluzione e il modo per dialogare e allentare le tensioni”.
Il patriarca di Baghdad non nasconde il timore di “ripercussioni” su tutta la regione mediorientale dall’escalation militare fra Mosca e Kiev, che potrebbe sfociare “in una terza guerra mondiale, ma tutti noi speriamo tutti di no”. Tuttavia, avverte, “anche i cristiani devono agire in prima persona” e per questo in Iraq vi sarà una grande partecipazione alla giornata del 2 marzo, in concomitanza con l’inizio della Quaresima.

Ai popoli di Russia e Ucraina guarda con “preoccupazione e attenzione” il patriarca armeno cattolico Raphaël Bedros XXI Minassian, secondo cui sono le persone normale, i civili, che “stanno pagando il prezzo più alto” di questa situazione. Per il patriarca “ci sono forze esterne” che usano la piazza ucraina “per creare confusione” e il cuore della controversia non è Kiev “ma tutto quello che ruota attorno”. Una immagine simile, conclude, “in Medio oriente la possiamo trovare in Libano” che è stato il punto del “conflitto di altri Paesi, ma chi ha pagato il prezzo delle violenze” anche in questo caso “è la popolazione libanese”.

24 febbraio 2022

Erbil, prima pietra della futura cattedrale della Chiesa assira d’Oriente


Foto Assyrian Church News
Una cerimonia semplice, ma partecipata per celebrare la posa della prima pietra della futura cattedrale assira dei santi apostoli mar Thomas, mar Addai e mar Mari, discepoli dell’Oriente. L’evento si è tenuto ieri nell’area del cantiere a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, sul quale sorgerà il luogo di culto e centro amministrativo, fermo da oltre un decennio, e che segna al contempo il ritorno definitivo in Iraq della sede patriarcale della chiesa assira d’Oriente.
A presiedere la cerimonia vi era il patriarca Mar Awa III, assieme a numerose personalità ecclesiastiche locali (fra i quali vescovi caldei e siriaci) e rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Il terreno su cui sorgerà la futura cattedrale - e sede patriarcale - appartiene alla Chiesa assira d’Oriente ed è situato vicino al centro di Erbil, nei pressi della cittadella.
L’inizio dei lavori di costruzione risale a una decina di anni fa, sotto la guida dell’allora patriarca Mar Dinkha IV; tuttavia, il cantiere è rimasto a lungo abbandonato e solo nell’ultima fase è ripreso lo studio del progetto, culminato ieri con la posa della prima pietra e il via libera ai lavori. Fonti cristiane locali celebrano l’evento, sottolineando che rappresenta un ulteriore segnale del “ritorno in Mesopotamia” e nelle sue “terre di origine” della chiesa dopo “alcuni decenni” di esilio.
Foto Assyrian Church News
La Chiesa assira d’Oriente è cristiana di rito siriaco orientale; si considera continuazione legittima della Chiesa d’Oriente. Nel 1933, a causa della situazione geopolitica nella regione e delle persecuzioni contro i cristiani, a partire dal genocidio assiro-armeno avvenuto nella Prima guerra mondiale, la sede viene trasferita dal Medio oriente prima a Cipro, poi a Chicago negli Stati Uniti. I primi passi verso il ritorno nel 2006, con la costruzione della nuova sede patriarcale a Erbil e l’elezione dell’ultimo patriarca, con la piena autorità sul luogo in cui ha avuto origine la storia della Chiesa assira. L’attuale capo della Chiesa assira d’Oriente è Mar Awa Royel, che è succeduto nel settembre scorso al dimissionario Mar Gewargis III Sliwa, ed è formata da circa 350mila fedeli, la maggior parte dei quali vive nei Paesi della diaspora.
Sempre ieri i cristiani di Iraq e Siria hanno commemorato il settimo anniversario del sanguinoso attacco dello Stato islamico contro villaggi assiri della piana di Khabour, in Siria. Nella notte fra il 22 e il 23 febbraio 2015 centinaia di mezzi dell’Isis hanno colpito 35 villaggi nel governatorato di Hassaké, nel nord-est del Paese, sequestrando 290 civili, la maggior parte dei quali donne e bambini. Di questi, almeno 44 sono stati giustiziati dai jihadisti e altre 10mila persone sono fuggite dalla regione in cerca di riparo. Tutte le chiese e i luoghi di culto cristiani sono stati bruciati o distrutti in una delle pagine più buie delle persecuzioni anti-cristiane per mano dell’Isis.

23 febbraio 2022

Basel Yaldo: “Il convegno sul Mediterraneo aiuterà i cristiani del Medioriente”

Federico Piana

L’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo intitolato ‘Mediterraneo frontiera di pace’, che si apre oggi a Firenze e si concluderà domenica 27 febbraio con la visita di Papa Francesco, per monsignor Basel Yaldo, vescovo ausiliare di Baghdad, rappresenta una speranza concreta: ”Sono sicuro - dice- che aiuterà i cristiani del Medioriente a rimanere ognuno nel proprio Paese, perché non si può immaginare un Medioriente senza cristiani”.

Sogni e preoccupazioni
Al vertice sulla pace e sul futuro delle genti del Mare nostrum, il vescovo ausiliare della capitale irachena, insieme al Patriarca di Baghdad dei Caldei, il cardinale Louis Raphael I Sako, porterà le preoccupazioni ed i sogni del travagliato popolo iracheno. “Il nostro Paese sta vivendo un periodo davvero molto difficile, come accade anche in altre nazioni del Medioriente, ad esempio Siria e Libano. Spero che questo incontro possa davvero produrre buoni risultati” si augura monsignor Yaldo.

Qual è, oggi, la situazione in Iraq?
Ancora non è stabile. I risultati delle elezioni sono stati accettati ma il governo non si è formato: ci vorrà ancora del tempo perché, purtroppo, ogni politico vuole comandare. E poi ci sono problemi legati alla corruzione che complicano le cose. Noi cristiani, però, abbiamo un buon rapporto con tutti. Il cardinale Sako sta lavorando per tentare di trovare un’intesa tra tutte le forze politiche.
Questo incontro di Firenze è la seconda edizione di ‘Mediterraneo frontiera di pace’ che due anni fa si tenne, per la prima volta, a Bari. Il vertice del capoluogo pugliese quali frutti ha generato?
Dopo l’incontro di Bari, abbiamo svolto delle conferenze in Iraq, Siria, Libano e Giordania, per mettere a punto delle strategie con le quali aiutare i cristiani di queste zone del Mediterraneo. E, su questo fronte, stiamo ancora lavorando, con un’attenzione particolare rivolta ai giovani cristiani: dobbiamo dare loro delle soluzioni concrete affinché non abbandonino il proprio Paese.
Ad un anno di distanza, il prossimo 5 marzo si ricorderà la storica visita di quattro giorni di Papa Francesco in Iraq. Nel Paese sono previsti avvenimenti commemorativi?
Sì certo. Il primo ministro ha annunciato che il 6 marzo sarà celebrata la Giornata della tolleranza perché, in questo stesso giorno di un anno fa, a Najaf il Papa incontrò l’imam sciita Ali al-Sistani mentre ad Ur abbracciò i rappresentanti di tutte le religioni. Inoltre, noi faremo un convegno, al quale inviteremo tutte le autorità civili, politiche e religiose, ed una mostra nella quale, tra le altre cose, saranno esposti tutti i libri dedicati a questo viaggio straordinario e memorabile. Infine, abbiamo previsto anche un concerto ed un pellegrinaggio con i giovani proprio ad Ur dei Caldei.

Il comitato sadrista ha restituito oltre 120 proprietà ai cristiani iracheni


In poco più di un anno oltre 120 beni ed edifici appartenenti in origine a cristiani e sabei, espropriati in precedenza con la forza o l’inganno da mafie o bande locali, sono tornate nelle mani o sotto il controllo dei loro legittimi proprietari.
A riferirlo è il Comitato per la restituzione delle proprietà cristiane e sabee il quale, in collaborazione con l’Esercito del Mahdi [le ex Brigate della pace Saraya al-Salam, ndr] entrambe agli ordini del leader sciita Muqtada al-Sadr, hanno supervisionato l’iter di restituzione. I beni sono tornati a disposizione dei cristiani “dopo il completamento della revisione dei documenti che ne comprovavano il permesso” e il successivo esproprio da parte di bande o gruppi riconducibili alla “mafie dei terreni”.
L’atto ufficiale di restituzione è avvenuto il 21 febbraio scorso alla presenza di alcuni esponenti del comitato fra i quali Awn Al-Nabi (stretto collaboratore di al-Sadr), del primo vice presidente del Parlamento Hakim al-Zamili e di Hassan al-Kaabi, vice presidente del blocco sadrista. La consegna, spiegano i responsabili, ha riguardato un certo numero di case, di terreni, di fabbriche e di negozi che, prima della restituzione ai proprietari, sono stati sottoposti a una meticolosa opera di restauro.
Agli inizi dello scorso anno al-Sadr, leader della fazione sadrista che rappresenta il blocco principale in Parlamento e ha vinto le ultime elezioni politiche nel 2021, ha creato un comitato incaricato di raccogliere e verificare notizie e reclami riguardanti gli espropri di beni cristiani. Un patrimonio immobiliare sparso in diverse zone del Paese ed espropriato ai legittimi proprietari negli ultimi anni. Una iniziativa, come l’aveva illustrata lo stesso capo sciita, che aveva l’obiettivo di ristabilire la giustizia, mettendo fine alle violazioni dei diritti di proprietà dei “fratelli cristiani”.
Il fenomeno della sottrazione illegale di case e beni cristiani di mafie organizzate sostenute da funzionari corrotti è conseguenza dell’esodo di una parte consistente della comunità cristiana in seguito all’invasione statunitense del 2003 per destituire il rais Saddam Hussein. Un fenomeno che ha ridotto di un terzo (oggi meno di 500mila) la popolazione cristiana e ha lasciato campo libero per espropri e furti “legalizzati” di proprietà come denunciato dalle massime cariche cattoliche del Paese. Nella lettera pastorale inviata ai fedeli in occasione del Natale 2015 il patriarca caldeo card. Louis Raphael Sako aveva descritto in modo ampio e diffuso il fenomeno, inserendolo fra i mali che “affliggono la società”, alcuni dei quali colpiscono “in particolare i cristiani”. Sua beatitudine aveva parlato di “famiglie oggetto di attacchi mirati ed espropri da parte di delinquenti e gruppi estremisti”, rivolgendo un appello alle autorità per una maggiore sicurezza e protezione.
Ad aprile del 2017 era tornato sulla questione l’ex parlamentare cristiano Yonadam Kanna, leader dell'Assyrian Democratic Movement, che in una intervista ad AsiaNews aveva parlato di “criminali che realizzano documenti falsi e certificati contraffatti, per rivendicare beni, case o attività di cristiani emigrati dal Paese in questi anni a causa delle guerre e delle violenze”. “Una mafia - aveva spiegato - che opera secondo uno schema: falsifica gli attestanti, si reca in tribunale e davanti ai giudici rivendica il possesso di un bene che in realtà non è loro. E i giudici finiscono per cedere”.
Oggi almeno una parte di questi beni e proprietà sono tornati ai legittimi proprietari. Al-Zamili ha parlato delle “mafie immobiliari” che hanno “approfittato delle precarie condizioni di sicurezza” per “mettere le mani sulle proprietà”, ma le minoranze non resteranno “senza sostegno”. Il Comitato per la restituzione delle proprietà cristiane e sabee ha infine espresso la speranza per “un pronto ritorno” di tutti gli iracheni sfollati, cristiani, sabei o altri, dopo aver completato “la restituzione” di tutte le loro proprietà “entro i parametri legali e il miglioramento delle condizioni di sicurezza”.

20 febbraio 2022

Il vescovo di Baghdad a Radio Vaticana: Mons. Basilio Yaldo

By Radio Vaticana
19 febbraio 2022


Il viaggio a Roma delle comunità cristiane orientali di Francia

Andrea Gagliarducci
19 febbraio 2022

C’è, in Francia, un Ordinariato dei cattolici di rito orientale. Struttura creata da Pio XII nel 1954, erede dell’Amministrazione diocesana per gli stranieri che esisteva sin dal 1922 nell’arcidiocesi di Parigi, l’ordinariato ha giurisdizione sui cattolici di rito orientale residenti in Francia e senza una gerarchia propria. Dal 13 al 17 febbraio, i membri di questo ordinariato sono stati a Roma per il loro incontro annuale.
Era la prima volta che questo incontro si teneva fuori dalla Francia, ma è stato un viaggio molo sentito. Monsignor Sabri Anar, sacerdote caldeo della parrocchia di Saint-Thomas Apotre sottolinea che il viaggio vuole “mostrare lo spirito orientale della Francia e ricordare l’importanza delle nostre chiese orientali, dell’universalità della Chiesa”.
Il gruppo era composto da una ventina di sacerdoti, responsabili delle loro comunità libanesi, melchite, caldee, siriane, persino copte. Hanno un forte legame con i territori di origine, curano un gregge che vive nella diaspora, e guardano a Roma come “sede del Papa e punto di riferimento della fede”.
Con loro, monsignor Pascal Gollnish, direttore generale dell’Oevure d’Orient e vicario generale dell’Ordinariato "Vogliamo – sottolinea monsignor Gollnish - permettere a queste comunità orientali di trovare il loro posto nella società francese, che ha regole, leggi e (...) una laicità che non è sempre facile da capire", dice”.
Tra le sfide, quella di aiutare la diaspora a mantenere un legame “vivace e forte” con la Chiesa di origine, perché – continua monsignor Gollnish - “non può esistere una diaspora che in funzione di un centro. Se non c'è più un centro, la diaspora perde la sua identità. Questo centro può essere reale o immaginato. Per 19 secoli il popolo ebraico ha avuto come centro e orizzonte Gerusalemme, dove non ha più vissuto”.
I cristiani in diaspora hanno come punto di riferimento i loro luoghi di origine. E, in molti casi, vivono sfide simili, da quelle della secolarizzazione a quella del dialogo con l’Islam. Molto ha fatto il viaggio del Papa in Iraq, cui tutti guardano con attenzione anche per lo sviluppo di nuove relazioni fraterne.

18 febbraio 2022

"Patriarcato dei caldei in Baghdad." Sparito il riferimento a Babilonia e punto fermo nel contrasto tra la sede di Baghdad e l'eparchia statunitense della California.

By Baghdadhope*

Il punto 9 del
comunicato finale del sinodo della chiesa caldea tenutosi a Baghdad dal 9 al 14 di agosto del 2021 riguarda la denominazione accettata dai membri sinodali di "Patriarcato Caldeo" al posto di "Patriarcato di Babilonia dei caldei" 
La spiegazione di questa scelta fu data successivamente dal patriarca cardinale Mar Louis Sako che ben chiarì che l'aggiunta del riferimento alla città di Babilonia è relativamente recente visto che risale al 1724, ma che non ha giustificazione storica visto che quella città non è mai stata sede patriarcale e neanche episcopale ed è oggi un centro esclusivamente abitato da musulmani. 
Anche le giustificazioni bibliche addotte da chi ha criticato la decisione sinodale non sono accettabili visto che la Babilonia citata altro non è - ha spiegato Mar Sako - che la metafora della Roma persecutrice dei cristiani ed assassina di Pietro e Paolo.
Con una nota pubblicata il 17 febbraio dal sito del Patriarcato è stata resa pubblica l'approvazione da parte del Santo Padre della decisione presa nel corso del sinodo del 2021. 
Il nome ufficiale del Patriarcato è quindi da oggi "Patriarcato dei caldei in Baghdad" (in italiano nel testo in arabo).
Come si legge infatti, a partire dal 1553, cioè dall'anno in cui una parte della Chiesa dell'Est chiese ed ottenne l'unione con Roma, le sedi patriarcali della chiesa caldea sono state le attuali città turche di Dyarbakir, Sirte, e Cizre e le irachene Mosul e Baghdad e mai Babilonia. 
Questa decisione sinodale e la successiva approvazione papale travalica le questioni burocratiche e storiche e può mettere il punto finale al complicato rapporto tra il patriarcato caldeo di Baghdad ed una delle due eparchie degli Stati Uniti. 
Un rapporto che durante il patriarcato di Mar Emmanuel III Delly, iniziato nel 2003 e terminato con le dimissioni per motivi di salute nel 2012, sembrava sbilanciato a favore dei vescovi degli Stati Uniti, ed in particolare dell'allora vescovo dell'eparchia con sede in California, Mons. Sarhad Jammo che fin dalla caduta del regime iracheno nel 2003 aveva guidato il movimento che mirava al riconoscimento della "nazione caldea," e quindi dei caldei contemporanei, come entità autonoma nel nuovo panorama politico del paese in quanto eredi diretti dell'impero babilonese di Nabucodonosor. Una posizione che mal si conciliava con le diplomatiche dichiarazioni di Mar Delly che nell'Iraq "liberato" continuava a parlare di una nazione simile ad un prato fiorito dove ogni fiore ha un suo colore e contribuisce all'armonia del tutto, sottintendendo come la linea da seguire fosse non tanto quella della rivendicazione dell'unicità quanto quella della creazione di uno stato in cui ogni fiore avrebbe dovuto e potuto avere la stessa importanza degli altri.
Linea sposata dal successore di Mar Delly, l'attuale patriarca Mar Louis Sako, che fin dall'inizio ha dichiarato come indispensabile il concetto di "cittadinanza irachena" in grado di superare e sanare i conflitti tra le diverse etnie e le diverse religioni che la caduta del regime aveva esacerbato. 
Quando Mar Louis Sako divenne patriarca nel 2013 il contrasto tra Baghdad e San Diego si spostò poi su un ulteriore livello. 
Complice la salute malferma del patriarca Delly alcuni sacerdoti e monaci caldei durante gli ultimi tempi del suo patriarcato avevano lasciato l'Iraq e si erano trasferiti negli Stati Uniti, nella diocesi allora guidata da Mar Sarhad Jammo, senza l'approvazione del proprio superiore o vescovo o addirittura con scuse pretestuose. 
Fin dalla sua nomina il patriarca Sako decise però di porre rimedio a questa "fuga" che avrebbe potuto rappresentare un pessimo esempio per i giovani sacerdoti che ancora vivevano in un Iraq ben lontano dall'essere "pacificato." La questione che convolse anche il Vaticano si risolse a favore del patriarcato con l'allontanamento di alcuni dei chierici coinvolti che non avevano accettato di far ritorno in patria. 
Con la cancellazione del riferimento a Babilonia dal nome e dallo stemma patriarcale si chiude quindi un periodo turbolento che nel 2015 fece addirittura temere uno scisma all'interno della chiesa cattolica caldea quando, esasperato dal rifiuto di Mar Jammo di favorire il rientro dei sacerdoti il patriarca Sako arrivò ad auspicare le dimissione del vescovo perché altrimenti: "
sarò io a lasciare la carica patriarcale che non avrebbe più nessun senso, se non quello di un titolo onorifico cui non tengo."
Il ritiro nel 2016 per raggiunti limiti di età di Mons. Sarhad Jammo, il prevalere della linea che auspica la piena cittadinanza degli iracheni tutti che ha trovato nuovo impulso dalla visita nel paese di Papa Francesco la cui prima conseguenza è stata un nuovo e più profondo rispetto per la sua componente cristiana, e il termine delle fughe dei sacerdoti verso lidi più sicuri hanno quindi di fatto riportato l'ago della bilancia caldea ad est, a Baghdad. 
Questo, unito alla normalizzazione verso la quale il paese sta procedendo seppure con fatica e che può significare la fine dei flussi migratori che hanno finora nutrito la diaspora, al ritorno in patria della sede patriarcale della Chiesa assira dell'est dopo decenni di esilio americano, ed alla recente scomparsa del patriarca della Chiesa antica dell'Est che insieme a quella caldea ha mantenuto la propria sede in Iraq può significare una nuova pagina per la cristianità in terra mesopotamica che ha trovato, ahimè, attenzioni da parte dell'Occidente grazie alle guerre ed alle sofferenze inflittegli più che alla bellissima frase di Papa Giovanni Paolo II che già nel 1980 ricordava che: «Non si può respirare come cristiani, direi di più, come cattolici, con un solo polmone; bisogna aver due polmoni, cioè quello orientale e quello occidentale». "   

In Cattolica per diventare il sale dell'Iraq

Michele Nardi

A 83 kilometri dall’ex capitale dello Stato Islamico è nata una università cattolica. La rinascita dell’Iraq passa dalla formazione di una nuova classe dirigente che possa dare un futuro al paese e l’Università Cattolica del Sacro Cuore vuole dare il suo contributo alla ricostruzione di una delle culle della civiltà cristiana. Per questo due studenti della Catholic University of Erbil, Adad e Maryam, stanno frequentando la laurea magistrale di Global Business Management, corso erogato in lingua inglese nel campus di Piacenza dell’Ateneo.
«A Erbil ho frequentato Legge e Relazioni internazionali -racconta Adad-, perché voglio capire meglio la situazione politica del mondo e del mio paese. Studiare lì ha rimodellato il mio modo di vivere e di pensare e sono certo che incontrare una cultura vivace come quella italiana mi aiuterà a comprendere il mondo e a stimolare la creatività. Grazie alle conoscenze che sto acquisendo qui potrò essere protagonista dello sviluppo del mio paese quando sarò tornato».
Nato proprio a Mosul nel 1997, Adad ha vissuto e studiato lì fino a quando l’Isis non ha conquistato la città. Dopo esser scappato con la sua famiglia in un sobborgo vicino a Dahuk, da dove proviene suo padre, è riuscito a completare gli studi superiori nelle scuole per sfollati interni allestite da UNESCO e UNHCR per poi entrare nella CUE, di cui è diventato uno dei primi diplomati.
L’ateneo è nato nella capitale del Kurdistan iracheno secondo padre Dankha Joola, vice chancellor della CUE, proprio per dare un motivo a chi stava abbandonando l’Iraq per restare. La costruzione dei suoi spazi è avvenuta tra il 2012 e il 2015 grazie al supporto della CEI, proprio nei momenti in cui le bandiere nere dello Stato Islamico sembravano prevalere.
«È stata una grande sfida per noi in quel periodo-racconta Dankha Joola- ma anche una missione per il nostro futuro, per implementare la diversità e insegnare alle persone ad accettarsi. Noi siamo il sale dell’Iraq: parliamo l’aramaico, la lingua di Cristo, e siamo uno dei gruppi cristiani più antichi del mondo. Prima del 2013 eravamo un milione e trecentomila mentre oggi siamo solo duecentomila, siamo sopravvissuti all’Isis ma la nostra università è aperta a tutti. Ci sono cristiani, musulmani, yazidi: noi esistiamo per servire la comunità. Vogliamo implementare i valori cristiani nella nostra società esaltandone gli elementi di diversità: nel mio paese i problemi sono nati proprio perché non siamo stati in grado di accettare le differenze tra noi».
Lo stesso spirito anima Maryam, coetanea di Adad ma originaria di Baghdad: «Sono portata per aiutare le altre persone. A Erbil ho studiato Relazioni Internazionali e quando tornerò vorrei riprendere questa passione mettendo a frutto le conoscenze che otterrò dai miei studi qui per servire il mio Paese. L’esperienza alla CUE la definirei “insolita” visto che durante i miei studi ho avuto a che fare prima con la rapida diffusione dell’Isis nella zona e poi durante l’ultimo semestre con la pandemia e tutte le nuove sfide che essa ha imposto. Ho cercato per molto tempo un’esperienza di studio all’estero ma quando ho saputo di questa opportunità ho esitato, temevo di non essere pronta. Invece eccomi, in collegio mi trovo davvero bene e l’italiano è musica per le mie orecchie».
Adad e Maryam sono ospitati dal collegio Sant’Isidoro e tutti i costi per la loro permanenza sono a carico dell’Ateneo. I due studenti usufruiranno di una borsa di studio affinché possano far fronte alle necessità ordinarie durante il loro soggiorno in Italia. La loro presenza in Cattolica è frutto di un rapporto di collaborazione sempre più stretto tra i due atenei, che sono al lavoro per rendere stabile e duratura questa possibilità di scambio e di dialogo interculturale.
Proprio in quest’ottica, lo scorso dicembre padre Dankha Joola ha incontrato il professor Pier Sandro Cocconcelli, Delegato al coordinamento dei progetti di internazionalizzazione del rettore Franco Anelli: «La visita del vice chancellor dell’Università di Erbil in Università Cattolica è stata una preziosa occasione per approfondire la collaborazione con una istituzione che svolge un ruolo fondamentale nel costruire opportunità di istruzione universitaria per i giovani nel Kurdistan iracheno – ha commentato il professor Cocconcelli-. Questo incontro offre la possibilità di rinnovare l’impegno che il nostro Ateneo, già da tempo, ha assunto nel contribuire alla formazione per le future generazioni dei Paesi del Medio Oriente».

Mons. Basilio Yaldo, Vescovo Ausiliare di Baghdad a Milano.

By Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

17 febbraio 2022

Scholarships help cement legacy of papal visit to Iraq

Felipe d’Avillez -  Maria Lozano

Less than one year after the Pope's historic visit to Iraq, and despite difficulties caused by the pandemic, the first cohort of students have started to benefit from the “Pope Francis Scholarships” funded by Aid to the Church in Need (ACN).
This partnership between ACN and the Catholic University in Erbil (CUE) is helping to build a more promising future for Iraqi Christians and members of other minorities in the north of the country.
ACN will be the first and main donor, with a commitment of more than $1.7 to fund the “Pope Francis Scholarships.” They will benefit 150 students—90 percent of them being Christians—over a period of four years. Many of the students are internally displaced, having been forced from their homes in the surrounding region by the Islamic State in 2014.
Under the banner of the “Pope Francis Scholarships,” a cohort of 128 students, comprising 113 Christians, 12 Yazidi and 3 Muslims, supported by ACN, have started the academic year of 2022/2023. The organization also supports accommodations near the university in Erbil for 12 female and 2 male students who are originally from the Nineveh Plains.
Initially set to be launched in the fall of 2021, in the aftermath of the historic papal visit to Iraq, the Pope Francis Scholarship program was postponed to 2022 because of the pandemic.
“The CUE model encourages the whole family to stay and not to emigrate; their children will have an excellent education to obtain work and therefore a future in Iraq to support themselves and their parents,” Chaldean Archbishop Bashar Warda of Erbil and founder of the university.
“If young Christians can be given an opportunity to gain a good education, then they will remain. ACN has already done everything possible to help the Christians to remain in their native land, by investing in the reconstruction of their homes, their churches and essential infrastructure. Now is the time to invest in the young people of the country,” declares Thomas Heine-Geldern, executive president of CAN.
The CUE currently has 280 students in four different years, working to obtain degrees in courses that vary from architecture and medical laboratory science (MLS), to accounting and English. More departments such as pharmacy will open next year, allowing even more choice for students to be able to come to the university. Crucially, students are exposed to a Christian ethos and Catholic Social Teaching which is not possible anywhere else in Iraq.
Since it was founded in 2015, the Catholic University has enjoyed great success, and is already ranked 41th out of 250 higher education institutions in Iraq. All teaching and study is done in English. Archbishop Warda hopes to see it climb into the top 10 within a few years. But alongside academic excellence, the valuable fruits of this university are the promotion of social cohesion and interreligious harmony in a country still recovering from nearly two decades of conflict and Christian persecution.
“I thank all the very hardworking ACN offices worldwide and all of their donors in supporting the young Christians of Iraq, to have not only a right, but the actual opportunity to obtain a higher education. It gives them and their families hope for the future. I thank all at the CUE for such an achievement during the pandemic,” says Archbishop Bashar Warda.
Mr. Heine-Geldern believes that this is a fitting way to keep the legacy of Pope Francis’ visit alive. “We believe that this project will support the Pope’s message in favor of social cohesion and reconciliation. The University is centered around diversity. Here young people of different creeds can learn to live together in harmony.”

Iraq: card. Sako (patriarca) a sacerdoti Chiese orientali in Francia, “aiutare gli immigrati a integrarsi nella loro nuova società”


Foto Patriarcato caldeo
“Amare i fedeli e i parrocchiani provenienti dall’Oriente e servirli con generosità”.
È quanto il card. Louis Raphael Sako, patriarca caldeo di Baghdad, ha raccomandato ai sacerdoti delle Chiese orientali residenti in Francia, durante un incontro avvenuto ieri pomeriggio a Roma. I sacerdoti, infatti, sono in visita nella Capitale, mentre il patriarca sta partecipando ai lavori della Plenaria della Congregazione per le Chiese orientali, in corso in questi giorni in Vaticano. 
Mar Sako, riferiscono fonti del Patriarcato, rivolgendosi ai preti, tra loro anche caldei, ha sottolineato la fedeltà alla Chiesa madre e la conservazione del loro autentico patrimonio religioso.
Ribadita anche l’importanza di “aiutare gli immigrati a integrarsi nella loro nuova società”. Nel suo discorso il patriarca ha voluto ricordare anche la visita – un anno fa circa – di Papa Francesco in Iraq, definita “una benedizione”, che ha aperto il Paese alla comunità internazionale.
“Le parole e i discorsi del Papa hanno cambiato la mentalità delle persone in termini di tolleranza, cooperazione e attenzione alla fraternità e alla diversità”, ha detto il cardinale.
 

16 febbraio 2022

Convegno liturgico e Sessione plenaria del dicastero orientale


A venticinque anni dall’Istruzione per l’applicazione delle prescrizioni liturgiche del Codice dei canoni delle Chiese Orientali è giunto il momento di fare il punto della situazione. Per questo, la Congregazione per le Chiese Orientali organizza un convegno liturgico, che si svolge al Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, dal 16 al 18 febbraio.
È il cardinale prefetto Leonardo Sandri, ad aprire domani mattina i lavori, cui partecipano anche i membri della sessione plenaria del dicastero. Modera l’esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino in Grecia, Manuel Nin, e interviene l’arcivescovo di Telmessos, Job Getcha, rappresentante del Patriarcato ecumenico, seguito dalle relazioni degli arcivescovi Claudio Gugerotti, nunzio apostolico in Gran Bretagna, e Cyril Vasil’, vescovo eparchiale di Košice. Nel pomeriggio, la preghiera conclusiva secondo il rito caldeo è affidata al cardinale patriarca Louis Raphaël I Sako. Giovedì 17 i lavori proseguiranno a porte chiuse e venerdì 18 il cardinale Sandri presiederà la celebrazione della messa nella basilica di San Pietro.

Sandri: l’identità liturgica d’Oriente, un patrimonio da tutelare

Alessandro De Carolis

C’è un patrimonio che rischia di dissiparsi, sotto la forza delle cose contingenti. 
È il patrimonio liturgico delle Chiese orientali, che “migra” da est a ovest seguendo i flussi migratori, e che potrebbe smarrire le proprie caratteristiche, magari appiattendosi sullo stile latino, senza un’adeguata attenzione da parte dei responsabili delle Chiese dei due poli.
L’avvertimento viene dal cardinale Leonardo Sandri, che ha portato il suo saluto all’inizio dei lavori del convegno organizzato per i 25 anni dell’Istruzione per l’applicazione delle prescrizioni liturgiche del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.
Tradizioni liturgiche a confronto
Il documento, denominato Il Padre incomprensibile, reca la firma del cardinale Achille Silvestrini con la data del 6 gennaio ’96 e avrebbe dovuto vedere l’anniversario celebrato lo scorso anno, evento rinviato a causa della pandemia.
Con lo slittamento al 2022, ha sottolineato il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, si è voluto far coincidere l’inizio del convegno con quello della plenaria del dicastero, così da avere il più possibile presenti non solo i capi e i padri delle diverse Chiese cattoliche orientali, ma anche i membri delle rispettive chiese liturgiche, allo scopo di generare un ascolto e un confronto tanto con la Sede Apostolica, quanto, ha detto il porporato, “tra Chiese appartenenti alla medesima tradizione rituale: l’alessandrina, la costantinopolitana, la siro-antiochena, la siro-orientale, l’armena”.

Il rischio di perdere l’identità
Il cardinale Sandri ma messo in rilievo il fatto che la relazione d’apertura del convegno sia stata affidata all’arcivescovo Job di Telmessos, rappresentante del Patriarca ecumenico Bartolomeo I. Presenza, ha osservato il capo dicastero, che “fa sentire la celebrazione dei divini misteri nel suo respiro più ampio”, un respiro che sollecita la responsabilità di lavorare di comune accordo per scongiurare il “il pericolo della perdita dell’identità orientale”, oggi caratterizzato – si affermava già nell’Istruzione del 1996 – “da grandi migrazioni dall’Oriente verso terre ritenute più ospitali, di prevalente tradizione latina”.
E “cosa dovremmo dire oggi – ha riflettuto il cardinale Sandri - dopo la seconda guerra del Golfo, le cosiddette primavere arabe, la guerra in Siria, il DAESH, la situazione di Etritrea e di Etiopia ora aggravate dal conflitto nel Tigray, oltre a quanto accaduto e ancora oggetto di preoccupazione nell’Europa Orientale?”.

Le due facce di una responsabilità
Nello scenario attuale quindi, ha concluso il prefetto delle Chiese orientali, tutelare questo patrimonio chiama da un lato i Pastori latini a non “limitarsi a garantire una “generica ‘Messa in lingua araba’” di fronte ai numerosi migranti nei loro Paesi. Dall’altro chiede ai capi e ai padri delle Chiese Orientali di non “inseguire una assuefazione ad una forma celebrativa come quella latina, come se essa pur maggioritaria fosse l’unico modello di riduzione cui tendere”.

L’Iraq tra dialogo interreligioso e prospettive di pace


È trascorso quasi un anno dal viaggio di
papa Francesco in Iraq. Una visita definita storica, in quanto ha aggiunto un ulteriore, significativo tassello al cammino tracciato nel solco del dialogo interreligioso dal “Documento sulla fratellanza umana” di Abu Dhabi. Ma che nello stesso tempo ha gettato semi di speranza in un Paese che potrebbe essere la culla di un nuovo processo politico in tutto il Medio Oriente.
È quanto documenta il giornalista di Avvenire Luca Geronico nel suo libro Ritorno ad Abramo. In viaggio con Francesco alle radici della fratellanza (Castelvecchi Editore). Da oltre vent’anni nella redazione Esteri e più volte inviato del giornale in Iraq, Geronico ha seguito quel viaggio e ha percorso, con pochi giorni di anticipo, lo stesso itinerario di papa Francesco: Baghdad, Najaf, Ur, Mosul, Qaraqosh ed Erbil.
Il volume sarà presentato giovedì 17 febbraio, alle 16, nella Sala Negri da Oleggio dell’Università Cattolica (largo Gemelli 1, Milano) e online sulla piattaforma Microsoft Teams, in un dialogo a più voci cui parteciperà anche il vescovo ausiliare caldeo di Baghdad Basilio Yaldo, che tra l’altro prenderà parte all’Incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo in programma a Firenze dal 23 al 27 febbraio. Dopo i saluti introduttivi di Angelo Bianchi, preside della facoltà di Lettere e filosofia, e di Marco Rizzi, direttore del Dipartimento di Scienze religiose, seguiranno gli interventi del vescovo Yaldo, di Riccardo Cristiano di Reset e dei docenti dell’Università Cattolica Paolo Branca e Lorenzo Perrone. Al dibattito, moderato dal giornalista di Avvenire Riccardo Maccioni, sarà presente l’autore.
L’evento sarà anche l’occasione per dare voce alle testimonianze di due giovani iracheni studenti in Cattolica: Adad Alana Zaia Zaia e Maryam Benyameen Sryoka Kora. 
Dall’anno accademico 2021/22 sono iscritti alla magistrale in Global Business Management, erogata dalla facoltà di Economia e Giurisprudenza, campus di Piacenza. Esonerati dal pagamento dei contributi universitari e ospitati dal Collegio Sant’Isidoro, Adad e Maryam sono stati accolti nell’ambito di un progetto di collaborazione fra l’Ateneo e la Catholic University di Erbil.

15 febbraio 2022

Iraq: Patriarcato e Caritas distribuiscono aiuti agli sfollati dei campi di Anbar e Sheikhan


1400 tra stufette e coperte sono state distribuite, in questi giorni, dal Patriarcato caldeo e dalla Caritas Iraq agli sfollati residenti nei campi di Anbar e di Sheikhan a nord di Mosul. 
La consegna, rende noto il Patriarcato, è stata effettuata dal Sunni Endowment Office e dalla Lega caldea. 
Le condizioni degli sfollati sono peggiorate a causa del freddo e per questo motivo il Patriarcato ha lanciato un appello ai politici perché affrontino questa situazione. I kit distribuiti hanno un valore di 50mila dollari Usa. 
Intanto dal Patriarcato caldeo giunge la notizia che il patriarca, card. Louis Raphael Sako è partito alla volta di Roma per partecipare ad un incontro presso la Congregazione per le Chiese Orientali, e poi trasferirsi a Firenze per presenziare alla conferenza dei vescovi delle Chiese che si affacciano sul Mediterraneo nei giorni 23-27 febbraio.

The final statement of the MECC Executive Committee Meeting:

On Friday, February 11, 2022, the Executive Committee of the Middle East Council of Churches held an online meeting in compliance with the ongoing preventive measures during the Corona pandemic. Members of the Committee from Egypt, Palestine, Jordan, Syria, Iraq, Iran, Cyprus, and Lebanon attended the meeting.
The meeting was presided by the heads of the Church families of the Council: President of the Council for the Eastern Orthodox family His Holiness Patriarch Mor Ignatius Aphrem II, President of the Council for the Greek Orthodox family His Beatitude Patriarch John X, President of the Council for the Catholic family His Beatitude Patriarch Cardinal Mar Louis Raphael Sako, President of the Council for the Evangelical family Reverend Dr. Habib Badr. Other participants were members of the Executive Committee, the General Secretariat team, and the invitees of Secretary General Dr. Michel E. Abs.
After completing the quorum, the first session began under the chairmanship of His Holiness Mor Ignatius Aphrem II with the opening prayer prepared by the Syriac Orthodox Church. Members of the committee then agreed on the agenda of the meeting, and the minutes of the meeting of the previous session, held remotely on August 3, 2021, were read and approved.
The work started with the presentation of the Secretary General Dr. Michel Abs for the agenda of the upcoming 12th General Assembly to be held in Egypt and hosted by His Holiness Pope Tawadros II, Pope of Alexandria and Patriarch of the See of St. Mark, from May 16 to 20, 2022. After discussing the details of the Assembly’s agenda, there were suggestions for some amendments, but the rest was submitted to the Preparatory Committee for the follow-up assembly.
In the second session chaired by Reverend Dr. Habib Badr, a presentation explaining annual reports of the activities and achievements of the General Secretariat of the Council and the entire departments was shown. Then, the Head of the Finance Department presented the annual financial report for the year 2021.
In conclusion, members of the Committee commended the remarkable development of the Council's activities and the ecumenical dynamism that characterized its projects and work, in addition to the remarkable transparency and clarity in the annual financial report.

Participants confirmed the following:
- Thanking His Holiness Pope Tawadros II for his invitation to host the next 12th General Assembly between May 16-20, and expressing their appreciation for the preparations were being made for the success of this historic ecumenical meeting, held for the first time in Egypt.
- Ensuring that the only representative of Eastern Churches and their issues and challenges is the Middle East Council of Churches, where they meet in an ecumenical and united spirit, as a symbol of Christian unity and cooperation in partnership and communion to serve people and preserve their dignity.- Emphasizing solidarity with all those suffering from the various crises afflicting the Middle East, including the Corona pandemic and its repercussions, especially since Middle Eastern countries are suffering today from a fierce wave of virus, confirming the need to confront the pandemic by intensifying vaccination campaigns and providing a fair distribution of vaccines between different Countries. The committee also called for accelerating planning to contain the post-pandemic phase, especially putting an end to the aggravation of the problems of poverty and unemployment, increasing daily as a result of these difficult times.
- Finally, participants called for unity in prayer on behalf of those suffering in the East, regardless of their beliefs or affiliations, amidst ongoing wars and destructive conflicts in the Middle East. This alone confirms the necessity of concerted efforts to build peace and end the suffering.

12 febbraio 2022

Morto il patriarca della Chiesa Antica dell'Est Mar Addai II

By Baghdadhope*

Si è spento a Phoenix, negli Stati Uniti,  Mar Addai II, patriarca della Chiesa Antica dell'Est, la più piccola chiesa cristiana di origine mesopotamica dal punto di vista del numero dei fedeli che, per quanto diffusa nei paesi della diaspora, ha ancora, insieme alla chiesa caldea, la sua sede patriarcale a Baghdad.
Una chiesa che nella sua pur breve storia ha vissuto molte vicissitudini.
Fino al 1968, infatti, la Chiesa Antica dell'Est non esisteva ed i suoi fedeli ed il suo clero erano tutti membri di quella che all'epoca si chiamava Chiesa dell'Est, l'erede della tradizione cristiana mesopotamica risalente alla predicazione in quell'area di San Tommaso.
Nel 1933 il patriarca della Chiesa dell'Est, Mar Eshai Shimun XXIII, fu esiliato a Cipro dal neonato governo iracheno libero dal controllo britannico dall'anno precedente. Da Cipro il Patriarca si trasferì negli Stati Uniti dove nel 1940 stabilì la nuova sede patriarcale.
Nel 1968 però uno scisma all’interno della Chiesa dell’Est la divise in due rami.
Da una parte la chiesa guidata da Mar Eshai Shimun XXIII (che nel 1976 sarebbe stata rinominata dal suo successore Mar Dinkha IV “Chiesa Assira dell’Est”) e dall'altra quella guidata da Mar Thoma Darmo, Metropolita di Trichur (India) che, in disaccordo con il Patriarca Mar Eshai Simun XXIII, si trasferì a Baghdad dove nominò tre vescovi che a loro volta lo elessero patriarca della neonata Antica Chiesa dell’Est. Carica che però Mar Thoma Darmo poté esercitare per un solo anno vista la sua morte l’anno successivo.
Ad egli successe nel 1969 proprio il patriarca Mar Addai II.
I motivi dello scisma furono molti ed il peso di ognuno di essi fu diversamente valutato e citato dalle diverse parti in causa. Principalmente - e senza voler approfondire le motivazioni politiche o tribali - le critiche su cui il movimento scismatico si concentrò furono tre.
Da 35 anni, da quando cioè Mar Eshai Simun XXIII, era stato esiliato prima a Cipro e successivamente negli Stati Uniti, la Chiesa dell’Est in Iraq era rimasta senza la sua massima guida spirituale e politica. Una parte dei fedeli e del clero desiderava invece che il Patriarca risiedesse a Baghdad e ne facesse la sua sede.
Nella Chiesa dell’Est fin dal secolo XV era in vigore la pratica (non istituzionalizzata né stabilita dai canoni ecclesiastici) del Natar Kursi (successore designato) secondo la quale la carica patriarcale passava al nipote del patriarca in carica. Pratica che venne abolita dall’allora patriarca della Chiesa Assira dell’Est, Mar Dhinka IV, al momento della sua nomina nel 1976 quindi successivamente al movimento scismatico del 1968 che la contestava.
L’ultima contestazione riguardava l’adozione del calendario gregoriano avvenuta nel 1964 da parte di Mar Eshai Shimun XXIII per rispondere agli appelli di molti sacerdoti, vescovi e fedeli che avevano chiesto di abbandonare l'uso del calendario giuliano per il Natale e la Pasqua vista la difficoltà di celebrare quelle festività in paesi in cui vigeva l’uso del calendario gregoriano.
Dal 1968 sono ormai passati 42 anni ma questa storia che appare ormai lontana proprio negli scorsi giorni ha ritrovato la sua attualità.
Il 12 aprile 2009, infatti, Mar Addai II anticipò ai fedeli che nel corso del sinodo che si sarebe tenuto di lì a poco uno dei punti in discussione sarebbe stata proprio la possibile adozione del calendario gregoriano per il Natale. (ma non per Pasqua)
Annuncio al quale si aggiunse quello fatto dal Metropolita dell’Australia e della Nuova Zelanda, Mons. Yako Daniel, che spiegò come nel sinodo sarebbe stata discussa persino la possibile riunione delle due chiese divise nel 1968.
Già nel sinodo della Chiesa Assira dell’Est del 1999 il patriarca ed i vescovi avevano deciso in effetti di riconoscere la gerarchia della Chiesa dell’Est e di istituire un comitato congiunto con il fine di “realizzare la piena comunione tra le due parti.”
Una comunione che rimase però nelle intenzioni sinodali e che finora non si è realizzata.