"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

25 ottobre 2017

Nuovi venti di guerra sulla Piana di Ninive. I cristiani costretti ancora a fuggire

Foto Ankawa.com
By Fides

I cristiani di Telkaif, cittadina irachena situata nella Piana di Ninive, nella tarda serata di martedì 24 ottobre hanno abbandonato in massa le loro case e si sono trasferiti con automobili, furgoni e pullman ad al Qosh e in altri villaggi vicini, messi in fuga dagli allarmi sulle imminenti operazioni militari che potrebbero presto vedersi scontrare in quell'area le truppe dell'esercito iracheno e le milizie curde Peshmerga, che fanno capo al governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno.
Foto Ankawa.com
L'agenzia di notizie Ankawa.com ha riferito che nella stessa giornata di martedì 24 alcuni colpi di mortaio erano già caduti sul centro abitato di Telkaif*, provocando, secondo fonti locali, anche la morte di due persone. Un esodo analogo ha coinvolto anche gli abitanti della vicina cittadina di Baqofah.
La fuga precipitosa da Telkaif e Baqofah richiama alla memoria l'esodo di massa che si verificò nella Piana di Ninive nell'agosto 2014, quando più di 100mila cristiani furono costretti ad abbandonare in fretta e furia i villaggi che da tempo immemore rappresentavano i capisaldi storici delle comunità autoctone nello spazio dell’antica Mesopotamia. Nella notte tra il 6 e il 7 agosto, a Qaraqosh, Kramles, Telkaif, Bartalla e negli altri centri della Piana, l’offensiva delle milizie dell’autoproclamato Califfato Islamico travolse la resistenza rappresentata dai Peshmerga curdi. Tanti fuggirono verso Erbil e Kirkuk, portandosi dietro solo i vestiti che avevano addosso.
Intanto, il governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno ha diffuso una nota in cui si dice disponibile a “congelare” i risultati del referendum indipendentista, svoltosi lo scorso 25 settembre per sancire la propria secessione di fatto dall'Iraq. L'iniziativa è stata presentata come un tentativo di aprire canali di dialogo con il governo centrale di Baghdad. I leader di Erbil hanno anche auspicato il “cessate il fuoco immediato”, dopo gli scontri armati registrati nei giorni scorsi tra esercito iracheno e Peshmerga curdi nella regione di Kirkuk. 


* In realtà si tratta, secondo il sito Ankawa.com del villaggio di Tellesqof e non di quello di Telkeif.
Nota di Baghdadhope