"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

30 aprile 2014

Elezioni tra violenze e attentati. Il Patriarca Sako: Le politiche dell'Occidente sono causa della diaspora dei cristiani mediorientali

By Fides

Gli episodi di terrorismo che hanno insanguinato le settimane precedenti alle elezioni politiche irachene, in corso di svolgimento nella giornata di oggi mercoledì 30 aprile, non si sono fermate neanche a seggi aperti, nonostante le rigide misure di sicurezza messe in campo dagli apparati di polizia. A Baghdad è in vigore il divieto di circolazione per tutti i mezzi. In varie zone del Paese, secondo fonti di polizia citate dalle agenzie locali, violenze a attentati presso i seggi aperti avrebbero provocato già nelle prime ore di votazione almeno 10 morti e più di 20 feriti.
Alle urne sono chiamati 22 milioni di elettori. Il premier uscente iracheno, lo sciita Nuri al-Maliki, si è detto “sicuro” dell'affermazione elettorale della coalizione “Stato di Diritto” che lo sostiene.
9 liste comprendenti in tutto 85 candidati concorrono ai 5 seggi (su un totale di 328) che il sistema elettorale in vigore riserva a candidati di fede cristiana. I cinque seggi sono distribuiti nelle città di Baghdad, Kirkuk, Ninive, Arbil e Dahuk.
A pochi giorni dalle elezioni, il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako ha lanciato un nuovo pressante allarme sul rischio di totale sparizione dall'Iraq delle comunità cristiane autoctone. “Qualche giorno fa” riferisce tra l'altro il Patriarca nella nota inviata all'Agenzia Fides “ho visitato la città di Hilla, dove negli anni Novanta vivevano 287 famiglie cristiane. Adesso ce ne sono 21. A Baghdad ci sono 21 parrocchie caldee, molte sono state chiuse o accorpate. Nella parrocchia dell'Ascensione a al- Mashtal, prima della caduta del regime c'erano 5mila famiglie e ogni anno oltre 240 giovani ricevevano la prima comunione. Il 25 aprile ho celebrato lì le comunioni soltanto per 13 ragazzi e ragazze”.
Tra le cause che provocano l'emigrazione forzata dei cristiani dall'Iraq il Patriarca elenca le guerre, il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, l'esplodere delle violenze settarie, la confisca delle proprietà, la disoccupazione, la sensazione diffusa tra i cristiani che il proprio ruolo sociale è in declino in tutta la regione. La radice della fuga di massa che sta svuotando l'Iraq di cristiani viene ultimamente individuata nelle politiche mediorientali delle potenze occidentali: “La democrazia e il cambiamento” sottolinea il Patriarca Sako "si affermano attraverso l'educazione piuttosto che attraverso il conflitto. L'intervento occidentale nella regione non ha risolto i problemi e anzi al contrario ha prodotto più conflitto e caos. Francamente, 1400 anni di Islam non ci hanno sradicati dalle nostre terre e dalle nostre chiese, mentre le politiche dell'Occidente ci hanno dispersi s sparpagliati in giro per tutto il mondo”. 

 
Migration of Christians: Percussion of the Alarm Bells