martedì, maggio 15, 2012

 

Erbil, 6 maggio 2012. Omelia del Nunzio Apostolico sul Vangelo di Giovanni 19

By Baghdadhope*

Omelia del Nunzio Apostolico sul Vangelo di Giovanni 19
Erbil, Domenica 6 maggio 2012

Dopo la crocifissione di Gesù gli apostoli sono tornati in Galilea. Erano delusi. Credevano di aver trovato il Messia, avevano lasciato tutto per seguirlo: il lavoro, la famiglia, il paese… ma dopo aver visto la fine che aveva fatto quello che credevano fosse il loro Salvatore, sono tornati alla vita di prima, al loro lavoro, alle loro case….
Nel brano che è stato letto, Pietro decide di andare a pescare: “io vado a pescare” e gli altri lo seguono: “veniamo anche noi con te”. Ma dopo una notte di lavoro faticoso, senza prendere nulla, un uomo gli si fa incontro e chiede qualcosa da mangiare. “Non abbiamo nulla!”, devono confessare con vergogna. Allora questo sconosciuto li invita a gettare le reti dalla parte destra della barca, lo fanno, e non riescono più a sollevarle tanto sono piene!
Quando vedono tutti quei pesci, riconoscono subito, Giovanni per primo, chi è quell’uomo, quell’esperto di pesca! “E’ il Signore”, sussurra Giovanni a Pietro. E Pietro si getta in mare per nascondere la sua vergogna, umanamente parlando, perché era nudo, ma soprattutto, direi, spiritualmente parlando, poiché si sentiva indegno per non aver riconosciuto il Maestro! Si butta in mare, come per nascondersi.
Gesù chiede quindi di portargli un po’ di pesce. È ancora Pietro che per primo sale sulla barca per prendere il pesce per Gesù. Dopo aver mangiato insieme, Gesù lo interroga: “mi ami più di costoro?”. Per tre volte Gesù fa a Pietro la stessa domanda. Sant’Agostino osserva che come Pietro aveva rinnegato Gesù per tre volte, ora Gesù gli chiede una triplice dichiarazione d’amore, che è allo stesso tempo una triplice professione di fede. E ad ogni risposta di Pietro, Gesù gli affida il suo gregge, d’altronde questo “esperto di pesca” quando aveva chiamato il pescatore di Galilea gli aveva promesso: “ti farò pescatore di uomini” (Lc 5,10).

Alcune riflessioni.
1) Siamo all’alba, la notte lascia spazio al giorno. Segno della vita che riprende, che c’è speranza. I discepoli stanchi, delusi, stanno per tornare a casa a mani vuote. È Gesù che si fa loro incontro, prende l’iniziativa, si avvicina e chiede da mangiare. Gesù non ci abbandona mai, neppure nella prova più lunga e deludente.
2) A volte nel nostro lavoro pastorale, nelle nostre catechesi, nella nostra vita cristiana, possiamo avere anche noi l’impressione di attraversare una notte lunga, stancante, senza frutti. Lavoriamo e non vediamo risultati. Possiamo essere tentati di guardare indietro, alle sicurezze del passato, agli anni tranquilli di una volta. Le nostre reti sono vuote. Qui in Iraq, in particolare a Baghdad e Mossoul da dove molti di voi provengono, abbiamo visto svuotarsi le nostre chiese, il disorientamento ha invaso molti cuori, la comunità si è fatta piccola, la paura ha preso il sopravvento. Il Vangelo di oggi ci invita a non perdere la speranza, perché Gesù non ha abbandonato i suoi discepoli, neppure quando sembrava assente. Li ha lasciati per un po’, li ha messi alla prova perché capissero che “senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,5), come aveva insegnato.
3) Se vogliamo vedere l’alba di un giorno luminoso, di un futuro migliore per le nostre comunità a volte un po’ scoraggiate e disorientate, dobbiamo permettere a Gesù di avvicinarsi, dobbiamo chiedergli, con insistenza, di venire in mezzo a noi: è Lui che ci dà forza, speranza, vita, gioia. Certo non tarderà a venire, Lui che ha promesso di essere con noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo!” (Mt 28,20). Lui che ci ha assicurati: “dove due o tre di voi sono uniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro!” (Mt 18,20).
4) Mi colpisce il fatto che i discepoli gettano le reti alla destra della barca ascoltando l’invito di uno “sconosciuto”. Non sapevano ancora, infatti, che era Gesù. Eppure si fidano di lui. Compiono un atto di umiltà e di amore. Loro, esperti pescatori, ascoltano l’ordine di uno straniero, che non sanno neppure chi sia, e per rispetto nei suoi confronti, per amore di questo forestiero, fanno lo sforzo di gettare le reti un’altra volta. È per la loro umiltà, unita alla loro carità, che vengono premiati. Sono questa umiltà e questo amore che aprono gli occhi prima di Giovanni e poi di Pietro. Giovanni, il discepolo dell’amore, è il primo a riconoscere Gesù, Pietro lo segue e conferma.
5) Possiamo vedere in Giovanni la figura della chiesa carismatica e in Pietro la chiesa come istituzione. Se vogliamo usare parole del Concilio Vaticano II possiamo dire anche che Giovanni rappresenta il popolo di Dio e Pietro la Chiesa gerarchica. Ricordate che Giovanni e Pietro sono i due discepoli che correvano insieme al sepolcro, “ma Giovanni corse più veloce di Pietro e vi giunse per primo. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò” (Gv 20,4-5) per lasciare a Pietro il compito di verificare per primo! Anche in questo brano è Pietro che sale sulla barca per primo, come per primo era entrato nel sepolcro, e costata l’abbondante pesca!
6) A Pietro spetta il compito di verificare e confermare, potremmo dire anche di correggere ed orientare. Ma Gesù non si accontenta di affidare a Pietro un compito istituzionale, di rigido controllo, vuole che la sua missione sia caratterizzata dall’amore. Per questo lo interroga a parte e gli chiede se lo ama più di tutti gli altri, persino di Giovanni. Gesù vuole che chi ha il compito di governare, di guidare, sia animato da un amore più grande, perché è appunto l’amore che fa vedere! Confermando a Pietro il compito di guidare il gregge, Gesù vuole assicurarsi che lo faccia animato dall’amore per Lui, non da interessi propri. Governare diventa così un atto di servizio e non di potere.
7) Certo non si può misurare, analizzare, l’amore, ma potremmo dire che quello di Giovanni, intuitivo e spontaneo, viene dal cuore, mentre quello di Pietro, riflessivo e sicuro, viene dalla ragione. La ragione può essere più lenta del cuore, ma garantisce l’autenticità e la fedeltà dei sentimenti.
8) Oggi vogliamo ricordare il VII anniversario dell’elezione al pontificato di Papa Benedetto XVI, 265° successore di Pietro. È lui che ha oggi il compito di confermare i suoi fratelli nella fede (cf. Lc 22,32). È lui che è invitato a pascere il gregge di Cristo, a radunare le sue pecorelle in un unico ovile. Oggi purtroppo vediamo che tante volte i cristiani sono divisi e questo fa male, e dà una testimonianza negativa prima di tutto ai deboli tra di noi e poi al mondo intero. Gesù infatti ha detto che le sue pecore “ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10, 16) ed ha pregato: “che tutti siano uno, perché il mondo creda” (Gv 17,21). Il mondo non può credere se non siamo uniti!
9) Il cammino verso l’unità è ancora lungo, ma non dobbiamo scoraggiarci. Dopo una lunga notte della Chiesa, dobbiamo credere nell’alba di un nuovo giorno, senza dimenticare, sia ben chiaro, che unità non significa uniformità. La diversità non è divisione. Qui in Iraq, ad esempio, si possono apprezzare tradizioni cristiane diverse, riti diversi, e all’interno della stessa chiesa cattolica abbiamo sensibilità, spiritualità, associazioni diverse. Importante è non essere divisi! La diversità è ricchezza, la divisione è debolezza! E che
cos’è che può unire coloro che sono diversi? È l’amore reciproco, è la stima reciproca. Al contrario, ciò che divide è la critica, è l’invidia, è il sospetto… Mi auguro che questo giorno in cui celebriamo l’anniversario dell’elezione del Papa Benedetto XVI al pontificato, che ha nella Chiesa il carisma dell’unità, sia per tutti l’occasione di rinnovare il nostro impegno ad amarci gli uni altri come Cristo ci ha amati, vedremo la Chiesa in Iraq rifiorire con quella vitalità dei primi cristiani che pur vivendo in un mondo a loro ostile, attraverso la loro testimonianza, vedevano che “Le comunità intanto si andavano fortificando nella fede e crescevano di numero ogni giorno” (At 16,5).
10) Coraggio dunque! Mettiamo via le nostre divisioni e chiediamo a Gesù di venirci incontro sulla spiaggia, mentre la notte sta per finire. Con Lui è l’alba di un giorno nuovo! Gettiamo la rete fidandoci di Lui, vedremo
il miracolo di una nuova abbondante pesca miracolosa!


Homily of the Apostolic Nuncio on the Gospel of John 19
Erbil, Sunday, May 6th, 2012

After the crucifixion of Jesus, the apostles returned to Galilee; they were disappointed. They believed to have found the Messiah; they had left everything behind to follow him: their job, their family, their country. But after having seen what had been done to the one that they had believed to be the Saviour, they have returned to their previous life; to their job, to their houses.
In the passage that has been read today, Peter decided to go fishing: “I am going to fish” and the others followed him: “We are coming with you”. But after a night of hard work without catching anything, a man appeared and asked for something to eat. “We do not have anything!” they had to confess with shame. So, the foreigner invited them to throw the nets from the right side of the boat. They did it and were not able to pull the nets in because of the amount of fish!
When they saw all the fish they had caught, they immediately recognized, who the man was, that “expert in fishing!”. John was the first: “It is the Lord”, he whispers to Peter. Then Peter jumped into the sea to hide his shame; humanly speaking, he was ashamed because he was naked, but also spiritually speaking, I would say, because he felt unworthy for not having recognized the Lord! He jumped into the sea as to hide himself. Jesus said to them to bring him some of the fish. Also this time Peter was the first to jump over the boat to take some fish for Jesus. After eating together, Jesus asked him: “Do you love me more than these”? Jesus asked Peter the same question for three times. Saint Augustine observed that as Peter had denied Jesus three times, Jesus now asked him a triple declaration of love, which was at the same time a triple profession of faith. After each Peter’s answer, Jesus entrusted to him his flock: feed my sheep. This "expert of fishing" when he had called the fisherman of Galilee he had promised him: “from now on you will be catching men” (Luke 5, 10).
Some reflections:
We are at the dawn, when a new day begins. Sign of the life that comes back, sign of hope. The disciples are tired, disappointed, they are about to return home empty handed. And Jesus, who meets them, takes the initiative to come near them and asks to eat. Jesus never leaves us alone, even in the longest and discouraging
trials. Sometimes, in our pastoral job, in our catecheses, in our Christian life, we can also feel like going thru a long night, tiresome, without fruits. We work without seeing any result. We can be tempted to look back, to the safety of the past, the peaceful years of once. Our nets are empty. Here in Iraq, particularly in Baghdad and Mossoul from where many of you come, we have seen our churches empty, the disorientation has invaded many hearts, the community is shrinking, and fear seems to be taken the upper hand. Today's Gospel invites us not to lose hope, because Jesus has not abandoned his disciples, even when he seemed to be absent. He has left them for a while, he has tested them, so they could understand that "without me you cannot do anything" (Jn 15,5), as he taught them.
If we want to see the dawn of a bright day, of a better future for our communities sometimes a little bit discouraged and disorientated, we must allow Jesus to come near us, we must ask him, with perseverance, to come in our midst: it is Him that gives us strength, hope, life, joy. Certainly, he will not delay to come, He has promised to be with us "everyday until the end of the ages!" (Mt 28, 20). He has assured us: " For where two or three are gathered together in my name, there I am in the midst of them" (Mt 18, 20).
It strikes me the fact that the disciples threw the nets to the right side of the boat listening to the invitation of a "foreigner". They didn't know yet, in fact, that it was Jesus. Yet they trusted him. They acted out of humility and love. They, experienced fishermen, listen to the order of a foreigner, who they did not know who he was, and out of respect for his presence, out of love for this foreigner, they make the effort to throw the nets another time. It is for their humility, united with their charity, that they were rewarded. This humility and this love opened, first of all, the eyes of John and Peter. John the disciple of the love, is the first one to recognize Jesus, Peter followed him and confirmed.
We can see in John the figure of the charismatic church and in Peter the church as an institution. If we want to use the words of the II Vatican Council we can also say that John represents the people of God and Peter the hierarchical Church. Remember that John and Peter are the two disciples that ran together to the sepulchre, "but John ran faster than Peter and arrived at the tomb first. He bent down and saw the burial cloths there, but did not go in "(John 20,4 -5) in order to leave to Peter the duty and the honour to be the first to verify! Also in this passage, it is Peter who first jump on the boat, as he was the first who had entered the sepulchre, and verified the abundant catch.
Peter has the duty to verify and confirm, we could also say that he has the task of correcting and leading. But Jesus is not satisfied to only submit an institutional assignment to Peter, a duty of mere control; he wants that Peter’s assignment be characterized by love. For that reason, he questioned him apart and asked him if he loves him more than all the others, even more than John. Jesus wants that whoever has the assignment of governing, of guiding, be animated by a greater love, because it is love that helps in seeing! In confirming to Peter the task to lead the flock, Jesus wants to make sure that he does it out of love, not for personal interests. To govern, therefore, becomes an action of service and not of power.
Obviously, we cannot measure, analyze ‘love’, but if we could, we would say that the love of John is more intuitive and spontaneous; it comes from the heart, while that of Peter is reflexive and sure, it comes from reason. The reason can be slower than the heart, but it guarantees the authenticity and the fidelity of our feelings.
Today we want to remember the VII anniversary of the election of Pope Benedict XVI, 265th successor of Peter. It is him that has today the duty to confirm his brothers in the faith (cf. Lc 22, 32). It is him who has been invited to feed the flock of Christ, to gather Jesus’ sheep in one flock. Unfortunately we see today that many times Christians are divided and that hurts, and it gives a negative testimony to those who are wicker among us, but also to the whole world. Jesus in fact said that his sheep " will hear my voice, and there will be one flock, one shepherd" (Jn 10,16) and he prayed "that they may all be one so that the world may believe" (Jn 17, 21).
The world cannot believe if we are not united!
The path toward unity is still long, but we must not discourage. After a long night in the Church, we must believe in the dawn of a new day, without forgetting, it must be very clear, that unity doesn't mean uniformity. Diversity is not division. Here in Iraq, for instance, we can appreciate different Christian traditions, different rites, and inside the same Catholic church we have different sensibilities, spiritualities, associations. What it is important is not to be divided! Diversity is a richness, division is weakness! And how can be united people who are different? Thru mutual love, thru mutual respect. On the contrary, what divides us is criticism, it is envy, and it is suspicion… I wish that the occasion of celebrating the anniversary of Pope Benedict XVI’s election to the pontificate, who has in the Church the charisma of unity, be for all of us an occasion to renew our commitment to love one another as Christ loves each one of us, we will see the Church in Iraq to bloom again with that vitality of the first Christians who also lived in a world that was hostile to them, yet through their testimony, they saw that "day after day the churches grew stronger in faith and increased in number" (At 16,5).
Courage therefore! Let’s put aside our divisions and ask Jesus to come meeting us on the beach, while the night is about to end. With Him is the dawn of a new day! Let's throw the net, trusting Him; we will see a new abundant miraculous catch!




موعظة السفير البابوي حول انجيل يوحنا
ربيل ، السبت 6 آب 2012

بعد صلب يسوع عاد التلاميذ الى الجليل خائبين. لقد اعتقدوا انهم وجدوا المسيح؛ كانوا تركوا كل شيء وراءهم ليتبعوه: عملهم، اسرهم ، وبلادهم. لكنهم بعد ان شاهدوا ما صُنع بمن آمنوا انه هو المخلص، عادوا الى حياتهم السابقة؛ الى عملهم وبيوتهم.
وفي المقطع الذي قُرىء اليوم، قرر بطرس الذهاب الى الصيد: " ساذهب الى صيد السمك" وتبعه آخرون: " نحن ذاهبون معك". ولكن بعد ليلة من العمل الشاق دون صيد اي شيء، ظهر رجل وطلب شيئا يأكله. وكان عليهم ان يعترفوا خجلين : " لا شيء لدينا" . وهكذا طلب مهم الغريب ان يرموا شباكهم الى جهة اليمين من القارب. وفعلوا ولم يستطعيوا ان يسحبوا الشباك بسبب كثرة السمك!
وعندما رأوا كل السمك الذي صادوه، ادركوا حالا من هو الرجل ، خبير الصيد! " ذاك. وكان يوحنا الاول فقال لبطرس هامسا : " انه الرب". فقفز بطرس الى البحر ليخفي عورته لانه كان عريانا، بتبير البشر. لكنني اود القول انه شعر من الناحية الروحية ،انه تافه لاخفاقه في التعرف على الرب!لقد قفز الى البحر ليخفي نفسه.
وطلب مهم يسوع ان يأتوه بعض السمك. وهذه المرة ايضا كان بطرس او من قفز من القارب ليحمل بعض السمك الى يسوع. وبعد ان تناولوا الطعام معا، سأله يسوع : " اتحبونني اكثر من هذه" ؟ وسأل يسوع بطرس نفس السؤال لثلاث مرات. وقد لاحظ القديس اوغسطين ان بطرس كان انكر يسوع ثلاث مرات ، وطلب يسوع منه الان اعلانا بالايمان ثلاث مرات، والذي كان في الوقت ذاته اقرارا بالايمان لثلاث مرات. وبعد كل جواب من اجوبة بطرس عهد اليه يسوع القطيع: ارعى غنمي. وعندما دعا " خبير الصيد، صياد السمك الجليلي ، وعده قائلا له : " من الان فصاعدا ستصير صياد رجالا" (لوقا 5، 10).

نكون في الفجر عند بدء يوم جديد. انه علامة الحياة التي تعود، علامة الرجاء. التلاميذ تعبون، وخائبون، وهم على وشك العودة الى البيت وايديهم فارغة. ويسوع الذي يلقاهم، يبادر بالاقتراب منهم طالبا الطعام. يسوع لا يتركنا لوحدنا ابدا، حتى في اطول التجارب واكثرها تثبيطا.

ويمكن لنا ايضا ان نحس ، في عملنا الرعوي ، في تعليمنا المسيحي وفي حياتنا المسيحية ، اننا نمر بليل طويل متعب، دون جدوى. نعمل دون ان نجد اية نتيجة. ويمكن ان نُغرى بالنظر الى الوراء ، الى امان الماضي، الى سنوات مليئة الامان في يوم ما. شباكنا خالية. هنا في العراق ، في بغداد خاصة والموصل حيث ياتي اغلبكم، قد رأينا كنائسنا خالية، لقد غزا الارباك الكثير من القلوب، والجماعة تتقلص، ويبدو الخوف انه قد ساد. إن انجيل اليوم يدعونا ألا نفقد الرجاء ، لان يسوع لم يتخلى عن تلاميذه، حتى حين بدا انه غائب. لقد تركهم لبعض الوقت، لقد اختبرهم، بيحث يفهموا انه ، " من دوني لا تستطيعون فعل شيء" (يوحنا، 15، 5، ، مثلما علمهم.
إن اردنا ان نرى فجر يوم مشرق، ومستقبل افضل لجماعاتنا التي تُثبط وتربك قليلا احيانا، علينا ان نسمح ليسوع ان يقترب منا، علينا ان نطلب منه ، باصرار، لان ياتي في وسطنا: إنه هو من يعطينا القوة والرجاء والحياة الفرح . ولا شك انه لن يتأخر في المجيء الينا، لقد وعد ان يكون معنا " كل يوم حتى انقضاء الدهر!" (متى 28، 20). لقد اكد لنا: " حيثما يجتمع اثناء باسمي اكون ثالثهما" (متى 18، 20).

تدهشني حقيقة ان التلاميذ القوا بالشباك الى يمين القارب وهم يصغون الى دعوة " أجنبي". لم يكونوا يعرفون بعد انه في الحقيقة يسوع. لكنهم وثقوا به. لقد تصرف بدافع من التواضع والمحبة. انهم ، وهم صيادوا السمك المحترفون، استمعوا الى امر الغريب الذي ما كانوا يعفون من يكون، وبدافع الاحترام لحضوره ، وبدافع الحب لهذا الغريب، يقومون بجهد القاء الشباك مرة اخرى. وقد كوفئوا لتواضعهم الى جانب محبتهم. لقد فتح هذا التواضع والمحبة أولا عيني يوحنا وبطرس . ويوحنا تلميذ المحبة هو الاول من يتعرف على يسوع، وتبعه بطرس وثبته.
نستيطع ان نرى في يوحنا صورة الكنيسة المواهبية وفي بطرس الكنيسة كمؤسسة. وإن اردنا استخدام كلمات المجمع الفاتيكاني الثاني فإننا نستطيع ان نقول ايضا ان يوحنا يمثل شعب الله وبطرس السلطة الكنسية. تذكروا بان يوحنا وبطرس هما التلميذان اللذان ركضا معا الى الضريح " لكن يوحنا كان اسرع من بطرس ووصل القبر اولا. وانحنى فوجد الكتان موضوعا هناك ، لكنه لم يدخل " (يوحنا 20، 4-5) لاجل ان يترك لبطرس مهمة وشرف ان يكون الاول من يتأكذ! وبطرس هو ايضا الاول في هذا المقطع الي يقفر الى القارب مثلما كان الاول من دخل الضريح وتأكد من الصيد الوفير.

ويقع على تاتق بطرس ان يتأكد ويتحقق. ويمكن لنا ايضا ان نقول ايضا انه يقوم بمهمة التصحيح والقيادة. لكن يسوع ليس مقتنعا من يضع على عاتق بطرس مهمة مؤسساتية، وواجب سيطرة بحتة؛ انه يريد ان تكون مهمة بطرس ان تتسم بالمحبة. لذلك السبب، ساله لوحده إن كان يحبه اكثر من كل الاخرين، حتى اكثر من يوحنا. إن يسوع يريد ان يكون من قد عهدت اليه مهمة الحكم والقيادة ان يكون مدفوعا بحب اعظم ، لان المحبة هي التي تساعد في الرؤية! إن يسوع ، بإناطته لمهمة قيادة القطيع ببطرس يريد ان يتأكد من انه يفعل ذلك بدافع المحبة، وليس لمصالح شخصية. وعليه فإن الحكم يصبح عمل خدمة وليس سلطة.
ومن الواضح اننا لا نستطيع ان نقيس ‘المحبة’ او ان نقوم بتحليلها، ولكننا إن استطعنا، فإننا سنقول أن محبة يوحنا حدسية وعفوية اكثر؛ انها تنبع من القلب، بينمما محبة بطرس انعكاسية وأكيدة، انها تاتي من العقل. ويمكن للعقل ان يكون اكثر بطئا من القلب، لكنه يضمن صدق واخلاص مشاعرنا.

نريد ان نتذكر اليوم بان الذكرى السابعة لانتخاب البابا بندكتس السادس عشر ، الخليفة الـخامس والستين بعد المئة لبطرس ، فإنه هو الذي يقع على عاتقه اليوم ان يثبت اخوته في الايمان ( قارن لوقا 22، 32). إنه هو الذي قد دُعي لان يطعم قطيع المسيح، لان يجمع خراف يسوع في قطيع واحد. ومن المؤسف اننا نرى اليوم ان الكثير من المسيحيين منقسمون وذلك مؤلم، ويعطي شهادة سلبية لاولئك الذين هم الاضعق بيننا، بل ايضا الى العالم باسره. لقد قال يسوع في الحقيقة ان خرافه " ستسمع صوتي وسيكونون قطيعا واحدا وبراعي واحد" (يوحنا 10، 16) وصلى " لاجل ان يكونوا جميعا واحدا لكي يؤمن العالم" (يوحنا 17، 21). ولا يمكن للعالم ان يؤمن إن لم نكن واحدا.

ما زال الطريق الى الى الوحدة طويلا، لكن علينا ألا نفقد الهمة. علينا ، بعد ليل طويل في الكنيسة ، ان نؤمن بفجر يوم جديد، دون ان ننسى، كما يجب ان يكون من الواضح ، ان الوحدة لا تعني التماثل. إن التنوع لا يعني الانقسام. فهنا في العراق ، على سبيل المثال، نستطيع ان نعطي مختلف التقاليد الكنيسة والطقوس حق قدرها، ولنا داخل الكنيسة الكاثوليكية أحاسيس وروحيات و جمعيات مختلفة! والمهم هو ان لا نكون مقمسّين! فالتنوع غنى والانقسام ضعف!فكيف يمكن توحيد شعوب مختلفة؟ من خلال المحبة المتبادلة، والاحترام المتبادل. بل العكس ، فإن ما يقسمنا هو الانتقاد، والحسد والشك.. أتمنى ان تكون مناسبة الاحتفال بذكرى تنصيب البابا بندكتس السادس والعشرين ، في السدة البابوية ، الذي يملك في الكنيسة موهبة الوحدة، ان تكون لنا جميعا مناسبة لتجديد التزامنا بمحبة بعضنا بعضا مثلما يحب الميسح كل واحد منا، سنرى كنيسة العراق تزدهر مرة اخرى بتلك الحيوية التي كانت للمسحيين الاوائل الذين عاشوا ايضا في عالم كان معاديا لهم، ومع ذلك فإنهم وجدوا عبر شهادتهم، " ان الكنائس ازدات ايمانا وعددا يوما بعد آخر" (أعمال 16، 5).

لذا عليكم بالشجاعة! لنضع جانبا انقساماتنا ونطلب من يسوع لان يأتي ويجتمع بنا على الشاطىء والليل يكاد أن ينتهي . فمعه ياتي فجر  يوم جديد! لنلقلي شباكنا، فإنن يقتنا به سنجد صيدا عجائبيا جديدا ووفيرا

This page is powered by Blogger. Isn't yours?