"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

12 marzo 2018

I rifugiati iracheni restaurano manoscritti antichi sotto la guida dei frati domenicani

By Fides
10 marzo 2018

Sono almeno dieci i profughi iracheni rifugiati a Erbil attualmente impegnati nell'opera di restauro di manoscritti e libri antichi sottratti nel 2014 alla possibile distruzione da parte dei jihadisti dello Stato Islamico (Daesh). La piccola impresa culturale animata dai rifugiati iracheni rappresenta uno sviluppo oltremodo significativo dell'opera di tutela del patrimonio culturale iracheno che da secoli vede impegnati in quelle terre dall'Ordine dei frati predicatori, fondato da San Domenico di Guzmàn (1170-1221). L'iniziativa in atto nella capitale del Kurdistan iracheno è animata in particolare da padre Najib Mikhail, il frate domenicano che nell'agosto 2014, davanti all'avanzare delle milizie jihadiste, fuggì insieme a migliaia di cristiani dalla Piana di Ninive verso Erbil, portando con sé su un furgone un buon numero di manoscritti e documenti antichi dal valore inestimabile, mentre le città della Piana finivano sotto il dominio di Daesh.
L'attuale gruppo di rifugiati impegnati nel lavoro di restauro e riproduzione dei manoscritti antichi – ha spiegato padre Najib alle agenzie internazionali – rappresenta solo l'ultima di cinque squadre di profughi, cristiani e musulmani, che in questi anni difficili hanno potuto acquisire competenze professionali in quest'opera di salvaguardia del patrimonio culturale della regione.
Fino al 2007, il patrimonio di manoscritti e libri antichi curato dai domenicani era custodito presso il complesso della chiesa domenicana di Mosul, conosciuta come “la chiesa dell'orologio”, oggi in stato di rovina dopo la devastazione subita ad opera dei jihadisti (vedi Fides 26/4/2016). Già a partire da quell'anno, per motivi di sicurezza, le opere più preziose e gli 850 manoscritti più antichi in aramaico, arabo e armeno erano stati trasferiti a Qaraqosh, città a maggioranza cristiana a trenta chilometri da Mosul. Alla fine di luglio del 2014, la preoccupazione davanti all'avanzare dei jihadisti di Daesh – che avevano già conquistato Mosul dall 9 giugno precedente – avevano convinto i domenicani a iniziare il trasferimento dei manoscritti e dei libri antichi nel capoluogo del Kurdistan iracheno, per salvarli dalle devastazioni iconoclaste e dai roghi di libri perpetrati dai jihadisti nelle terre da loro occupate.

Un prêtre forme des Irakiens à conserver des trésors sauvés à la barbe de l'EI
TV5Monde
9 marzo 2018