venerdì, dicembre 11, 2015

 

149 profughi cristiani iracheni arrivati in Slovacchia

By Baghdadhope*
 
Più volte, da quando il flusso di rifugiati provenienti dai diversi paesi del mondo in crisi o in guerra è aumentato considerevolmente con l'apertura di nuove vie di transito attraverso la Grecia o i Balcani, la Slovacchia ha dichiarato la propria indisponibilità ad accettare sul proprio suolo profughi di religione musulmana.
Ad ottobre il premier socialdemocratico Robert Fico aveva ad esempio detto che essendo il paese omogeneamente cristiano non era in grado di "tollerare l'invasione di 300/400.000 musulmani che  vorrebbero riempirci di moschee e cambiare la natura, la cultura e i valori nazionali. In Slovacchia non abbiamo moschee, gli immigrati musulmani non si sentirebbero a casa: per questo motivo vogliamo solo profughi cristiani: altrimenti lasciamo l’Unione Europea,"  e neanche le parole che Papa Francesco aveva rivolto ai vescovi slovacchi in visita in Vaticano a metà novembre, come ad esempio "accoglienza" rivolta ad "elementi che possono offrire nuove opportunità" con riferimento al fenomeno delle migrazioni, avevano sortito alcun effetto sull'atteggiamento del governo slovacco che, invece, non aveva sollevato obiezioni all'immigrazione nel paese di profughi cristiani provenienti da Siria ed Iraq.
Sempre agli inizi di dicembre, infatti, il ministro degli interni slovacco, Robert Kalinak, aveva annunciato l'arrivo a breve di 25 famiglie (149 persone) dall'Iraq dove "avrebbero perso la vita se non le avessimo aiutate."
Le famiglie inizialmente dovrebbero essere ospitate in un centro nel territorio della città di Humenné, nell'ovest del paese, e con l'anno nuovo trasferite nel territorio orientale della città di Nitra dove la locale diocesi ha dato disponibilità al loro sostegno e
dove, con un processo che il governo stima possa andare da 8 mesi a due anni, dovrebbero essere aiutate ad integrarsi. Una decisione, questa, che non ha mancato però di suscitare polemiche, forse legate anche agli ultimi fatti di Parigi, che hanno portato alcuni cittadini dei villaggi di ultima destinazione ad opporsi a questa immigrazione minacciando di ritirare i figli dalla scuola e di non frequentare più la chiesa.  
Quelle sull'opportunità di accogliere i profughi però non sono state le uniche polemiche suscitate dall'annuncio di Kalinak. 
In discussione sugli organi di stampa conservatori slovacchi è anche la questione del costo sociale che tale accoglienza comporterà, e soprattutto su chi esso ricadrà. Secondo alcune fonti citate dal sito web di informazione conservatore slovacco Postoj, ad esempio, ogni profugo riceverà l'equivalente di 40 centesimi di dollaro al giorno, cifra finanziata in parte dal governo polacco ed in parte da sovvenzioni comunitarie. Il grosso della cifra necessaria a queste famiglie per vivere ed integrarsi nella società slovacca sarà invece a carico del Nazarene Fund, il fondo creato dall'anchorman conservatore e mormone americano Glenn Beck per raccogliere, entro dicembre, 10 milioni di dollari destinati alla "evacuazione dei cristiani particolarmente vulnerabili da paesi come Siria ed Iraq verso nuovi paesi dove possano ricostruire le proprie vite." Originariamente, secondo quanto aveva dichiarato a settembre lo stesso Beck, i 10 milioni di dollari da raccogliere sarebbero dovuti servire a far entrare illegalmente i profughi negli Stati Uniti ma successivamente, caduta questa improbabile ipotesi, lui stesso aveva parlato di ricollocazione in paesi dell'Est Europa.

Ieri, infatti, quei profughi sono atterrati all'aeroporto di Kosice, in Slovacchia, dove, arrivato qualche giorno fa per accoglierli, Beck ha dichiarato che ben 130.000 persone hanno deciso di sostenere il Nazarene Fund permettendo di superare di 2 milioni di dollari la somma raccolta inizialmente prevista. Presente all'arrivo dei profughi era anche Johnnie Moore, evangelico americano, (nonchè "consigliere per la fede" di uno dei candidati repubblicani in corsa per le presidenziali USA) e promotore del Cradle Fund il cui scopo dichiarato è "la salvezza ed il ritorno dei cristiani del Medio Oriente ad una casa in cui possano vivere e praticare la loro fede senza paura. Ovunque ed in qualsiasi momento sia possibile." Resta da vedere come questo primo trasferimento di profughi dall'Iraq con la manifesta intenzione di integrarli lontani dal proprio paese sarà accolto in patria dove, da sempre, il tentativo delle gerarchie ecclesiastiche è quello di evitare l'emigrazione dei cristiani per timore di una loro completa sparizione.
Da considerare c'è però il fatto che se sono molti quelli che, secondo le testimonianze di chi li ha incontrati, vorrebbero rimanere in Iraq e possibilmente tornare alle loro vite pre-ISIS, è innegabile che ce ne siano altri che, invece, di rimanere non hanno nessuna intenzione e per i quali persino la Slovacchia, non certo una delle mete più ambite da chi fugge, può andar bene.
Di loro, il sacerdote che li ha accompagnati in Slovacchia, Padre Douglas Bazi ha detto:
"La mia gente vuole avere un futuro. Non sto provando a dar loro un futuro, ma a dar loro il modo di averlo.
Nessuno è costretto a partire e nessuno è costretto a restare. E' una decisione personale."

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