mercoledì, settembre 23, 2015

 

Ausiliare di Baghdad: riforma della Costituzione, per tutelare diritti e libertà religiosa in Iraq


“Bisogna andare alla Costituzione, perché è all’interno della Carta che deve essere fatta chiarezza sui diritti e sulle libertà individuali. Ma al momento è difficile che cambi qualcosa e vi è una sensazione diffusa di pessimismo”. Così mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare dei caldei a Baghdad, commenta le ultime vicende di cronaca, che confermano una situazione di liberà religiosa negata in Iraq. Nei giorni scorsi Mar Louis Raphael I Sako ha inviato una lettera al parlamento irakeno, in cui chiede di modificare la legge in base alla quale un minore viene registrato come musulmano nel caso in cui uno dei due genitori si converta all’islam.
Per il patriarca caldeo la norma è contraria all’articolo 37-2 della (controversa) Costituzione, secondo cui “lo Stato garantisce la protezione dell'individuo da ogni forma di coercizione intellettuale, politica e religiosa”. La legge è “ingiusta e discriminatoria” contro i cristiani, oltre che una evidente “forma di persecuzione”. Egli ha chiesto la modifica della legge, affinché il minore possa conservare la religione di appartenenza fino alla maggiore età (18 anni). A questo punto sarà il giovane stesso a scegliere quale religione professare, in modo consapevole e libero.
Tuttavia, alla lettera di Mar Sako - il quale ricorda anche che i cristiani rispettano la libertà di cambiare religione, se frutto di una scelta personale - è arrivata la replica di un membro del Comitato per la sicurezza e la difesa, cui era rivolto l’appello. Si tratta del deputato sciita Ammar Tu’ma, il quale ha ribattuto che considerare tale legge come “discriminatoria e persecutoria” è in contrasto con il fatto che anche chi è registrato come cristiano lo è “durante la minore età”. Interpellato da AsiaNews mons. Warduni avverte che solo andando alle radici dello Stato e alle norme che ne fissano la convivenza comune, sarà davvero possibile vedere riconosciuti e sanciti “i diritti di tutti i cittadini”. E non, come avviene ora, con ipotetiche garanzie o tutele “per le minoranze”. “La battaglia contro questa legge - racconta il prelato, che già nel 2002 ne aveva denunciato le storture - dura da oltre 30 anni e vede impegnato tutto il clero cristiano d’Iraq”.
La controversa norma è stata approvata negli anni in cui era al potere Saddam Hussein, forse per compiacere una frangia estremista islamica che già si affacciava sul panorama politico e istituzionale nazionale. “Non so quali siano le vere motivazioni che hanno portato all’approvazione della legge - afferma il prelato - ma l’unica certezza è che viene applicata con rigore e non è stato possibile modificarla. Con la sua lettera, Mar Sako ha ricordato che questa non è vera libertà e ha voluto chiedere ai governanti e ai responsabili di fare attenzione, altrimenti il Paese rischia di affondare”.
L’Iraq può essere salvato “non con le armi, ma attraverso leggi giuste” aggiunge il vicario dei caldei, e questa legge “è contro la libertà e la coscienza. Per questo ciascuno deve fare la propria parte e agire nello spirito della libertà vera e della uguaglianza”. “Del resto solo la cittadinanza e non l’appartenenza religiosa - conclude il prelato - potranno salvare l’Iraq. E noi sosteniamo questa battaglia, non per le minoranze ma per tutti i cittadini che sono chiamati a costruire l’unità della nazione”.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?