lunedì, luglio 27, 2015

 

Svezia: in un centro richiedenti asilo profugi musulmani obbligano alla fuga profughi cristiani

By Baghdadhope*

Mönsterås è una cittadina di poco più di 6000 abitanti sita alla sommità di uno dei tanti fiordi svedesi che si affacciano sul Mar Baltico verso sud-est. Le case sono colorate con tinte pastello, le strade pulite e piene di biciclette, la locale municipalità sottolinea come vi si possa godere di maggior numero di ore di sole e di minor numero di ore di pioggia rispetto ad altre città svedesi.
E’ il paradiso dei pescatori, ma anche di chi ama andare a cavallo, giocare a golf o passeggiare nei rigogliosi boschi che circondano l’abitato in cerca di un troll, di un folletto o dei ruderi di un antico monastero.
In questa landa idilliaca c’è anche un edificio che ospita circa 80 richiedenti asilo nell’attesa del disbrigo delle pratiche. Sono quasi tutti siriani. Ed ora sono solo musulmani.
Fino a qualche giorno fa però in quella sistemazione c’erano anche due famiglie cristiane provenienti dalla Siria. Nessuno conosce la loro storia. Nessuno sa da cosa o da chi erano scappate. Se dalla violenza generalizzata della guerra in corso nel paese che spinge anche molti musulmani a lasciarlo, o se da essa e da quella che colpisce specificatamente le minoranze non islamiche. Nessuno sa neanche come quelle famiglie siano finite a Mönsterås, le tappe del loro viaggio e del loro dolore, mitigato forse solo dalla consapevolezza di essere finalmente arrivate al sicuro in un paese che non esclude il dialogo e la convivenza ma che, vivaddio si saranno detti, è ancora a maggioranza cristiana.
Ciò che si sa perché riferito da un giornale locale e ripreso da uno nazionale è che quelle famiglie hanno volontariamente abbandonato l’edificio con le loro poche cose perché minacciate da un gruppetto di musulmani che hanno intimato loro di non indossare la Croce e di non utilizzare le parti comuni quando occupate dai fedeli dell’Islam.
“L’atmosfera era diventata troppo intimidatoria.” ha dichiarato alla testata locale un testimone ben informato sui fatti.
Nessun riferimento diretto è riportato su eventuali prese di posizione a favore di queste famiglie da parte della solita, silente ed inutile “maggioranza silenziosa” dei musulmani presenti.
Ciò che è accaduto è stato confermato da Mikael Lönnegren, vice direttore dell’Ufficio Migrazione della contea di Kalmar in cui si trova la città di Mönsterås, che ha riferito come le famiglie si siano allontanate spontaneamente trovando esse stesse una nuova sistemazione e che, vista la difficoltà a reperire strutture in grado di ospitare i richiedenti asilo, l’Ufficio Migrazione non li smista secondo la religione. Eventi come questo di Mönsterås, ha spiegato, sono comunque rari, ma la loro gravità non sarà sottovalutata anche se, trattandosi di allontanamento volontario la polizia del luogo non è stata allertata. Certo però ha aggiunto: “Siamo del parere che chi fugge per ottenere rifugio nel nostro paese debba seguirne le leggi una volta qui.”
I cristiani siriani, iracheni, palestinesi, e di tutti gli altri paesi che stanno conoscendo un periodo buio a causa della loro fede, sempre più difficile e rischiosa da praticare nelle terre a maggioranza islamica, sembrano non avere speranza. La maggior parte di loro non può e non potrà mai lasciare quelle terre perché troppo povera, anziana e malata e trova, se trova, unica consolazione nel sapersi erede di quella tradizione di “Chiesa dei Martiri” che la trattiene come testimone forzata dell’antichissima cristianità che appare ormai destinata a scomparire. Coloro che riescono a fuggire, perché di fuga si tratta e non di emigrazione, devono invece combattere contro il loro essere non desiderati nei paesi europei ormai decisi a fermare lo straniero, chiunque esso sia e qualsiasi sia la sua storia, “ovunque ma altrove.”
Una volta entrati in Europa però quei cristiani dovrebbero essere protetti, perché se non possiamo (o vogliamo?) salvarli lì dove è “politicamente scorretto e rischioso” farlo, dovremmo farlo almeno qui, perché è impensabile che anche da noi essi possano, ed a maggior ragione considerando che non sono semplici migranti ma profughi di guerra “e” di persecuzione, essere discriminati e maltrattati da musulmani o persone di altre religioni.
Non qui, non dove hanno sofferto per arrivare, e dove speravano di trovare almeno la libertà di essere cristiani tra cristiani. 
  

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