"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

2 novembre 2006

«L’Iraq è nel caos» Ma va? Non se ne era accorto nessuno......

Fonte: La Stampa

RECORD DI MORTI AMERICANI A OTTOBRE: 104, MENTRE RUMSFELD ACCETTA LA RICHIESTA DI MANDARE NUOVE TRUPPE PER FERMARE LA GUERRA CIVILE

Il Pentagono: «L’Iraq è nel caos»

Un giornale britannico: tutte le strade per la capitale bloccate dai ribelli di Maurizio Molinari

Baghdad è assediata dalla guerriglia, le condizioni di sicurezza continuano a peggiorare e ottobre si è concluso con la morte di 104 soldati americani: le brutte notizie in arrivo dall'Iraq segnano la campagna elettorale americana e mettono in crescente difficoltà i repubblicani ma provocano anche una gaffe di John Kerry che crea imbarazzo in casa democratica. A descrivere l'«assedio di Baghdad» da parte dei gruppi della guerriglia sunnita è un reportage pubblicato ieri dal quotidiano britannico «The Independent» nel quale si descrive come le strade che collegano la capitale al resto del Paese siano state bloccate dalle bande armate, che riescono così a condizionare l'arrivo di ogni tipo di rifornimenti per la popolazione. Secondo la ricostruzione del giornale inglese i guerriglieri sunniti gestirebbero in particolare dei posti di blocco sull'autostrada che collega Baghdad alla Giordania, ostruendo quella che è la principale via di comunicazione terrestre anche per le forze americane. Ad avvalorare questa descrizione della realtà sarebbe anche un grafico redatto da analisti del Pentagono, e reso noto dal «New York Times», che descrive la situazione assai più vicina al «caos» che alla «pace». Sono questi i motivi che hanno spinto Donald Rumsfeld, capo del Pentagono, a rompere gli indugi ed accettare la richiesta dei comandi militare di inviare più truppe in tempi brevi: potrebbe trattarsi di almeno 30 mila uomini con un costo iniziale aggiuntivo previsto di almeno 1 miliardo di dollari. Alcuni analisti neoconservatori, come Fred Kagan, da tempo invocavano una simile decisione ma finora Rumsfeld si era sempre opposto: il fattore di cambiamento sarebbe l'oramai chiara difficoltà delle nuove forze irachene nel gestire la sicurezza. Proprio una parte consistente - almeno il 4 per cento - delle armi leggere consegnate dagli Stati Uniti alle unità irachene sarebbe finito nelle mani della guerriglia grazie alla collaborazione di agenti e soldati che si sono dileguati dopo essere stati addestrati proprio dagli americani. Se a ciٍ si unisce il fatto che il mese di ottobre si è concluso con un bilancio di 104 vittime per l'esercito americano - il quarto mese più insanguinato dall'inizio della guerra nel 2003 - non è difficile comprendere perché, secondo un sondaggio di Nbc-Wall Street Journal, la guerra in Iraq è il tema che più gli americani hanno a cuore durante la campagna elettorale che si concluderà con il voto del 7 novembre per il rinnovo del Congresso. Lo scontento sulla guerra spiega il vantaggio di 15 punti che i democratici hanno maturato sui repubblicani a livello nazionale: un dato condizionato dalla sfiducia nei confronti della Casa Bianca a dispetto delle buone notizie arrivate dal fronte dell'economia, tanto sui record di Wall Street che sul calo del prezzo della benzina. Al fine di aumentare la pressione sui repubblicani Hillary Clinton ha puntato l'indice sul presidente George W. Bush come «maggior responsabile degli errori compiuti assieme al premier iracheno Al Maliki». Ma a scivolare sull'Iraq è stato anche John Kerry, il senatore democratico del Massachussetts ex candidato presidenziale nel 2004. Tutto è nato da una frase pronunciata durante un comizio in California nella quale ha suggerito ai giovani di «essere bene istruiti» per «evitare di rimanere incastrati in Iraq». La Casa Bianca, e lo stesso Bush, hanno rimproverato a Kerry di aver «offeso le truppe» lasciando intendere che chi veste la divisa è una persona poco istruita. I democratici temono il rischio di un boomerang elettorale e lo dimostra la decisone di alcuni candidati in Iowa e Pennsylvania di cancellare all'ultimora previste apparizioni pubbliche a fianco di Kerry. Nel tentativo di rimediare alla gaffe il presidente del democratici, Hoard Dean, ha parlato di «battuta infelice» ma non è bastato perché il tam tam dei blogger conservatori aveva già inondato il web del filmato galeotto. Da qui l'affondo di Hillary contro la «battuta infelice» e la marcia indietro di Kerry con un pubblico mea culpa, nel tentativo di chiudere il caso, non rovinare la corsa dei democratici verso il Congresso e non pregiudicare anche ciò che resta delle sue aspirazioni ad una candidatura nel 2008.