"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

14 ottobre 2012

Cerimonia solenne per l'apertura dell'Anno della Fede a Baghdad. Il Nunzio: "Ammiro i cristiani dell'Iraq"

By Baghdadhope*

Con una cerimonia solenne si è dato inizio a Baghdad all'Anno della Fede.
La Santa Messa si è svolta il pomeriggio di venerdì 12 ottobre nella cattedrale di San Giuseppe ed è stata celebrata da Mons. Jacques Isaac, ausiliare patriarcale caldeo e da Mons. Yousif Abba, vescovo siro cattolico di Baghdad.
Presente anche Mons. Giorgio Lingua, Nunzio Apostolico in Giordania ed Iraq che ha pronunciato l'omelia, Mons. Jean B. Sleiman, vescovo latino di Baghdad, Mons. Emmanuel Dabbaghian, vescovo armeno cattolico dell'Iraq, Mons. Gewargis Sliwa, vescovo di Baghdad della Chiesa dell'Est e rappresentanti di altre chiese, cattoliche e non, a dimostrazione di una volontà da parte di tutti i cristiani in Iraq di unirsi  in nome della fede in un solo Dio che li accomuna al di là dei particolarismi di rito e di riconoscimento di autorità diverse.

Nel corso della cerimonia, cui ha partecipato anche il Signor Raad Kachaci, presidente dell'ufficio governativo per i cristiani e le altre religioni, e che è stata trasmessa in diretta dal canale televisivo iracheno Al Sumaria (qui il link al video) - Padre Albert Hisham ha riassunto ai fedeli il significato e le tappe principali dell'Anno della Fede attraverso la proiezione di alcune diapositive. 

“Amore” è il termine che più ricorre nell’omelia pronunciata da Mons. Giorgio Lingua e letta in arabo per i fedeli da Padre Saad Sirop, il parroco della chiesa di San Giuseppe.
L’Amore di Dio che permette all’Uomo di superare qualsiasi difficoltà nella convinzione che, come diceva San Tommaso Moro: “Non accade nulla che Dio non voglia ed io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio.”
Una convinzione però che, come sottolinea con forza Mons. Lingua, non è un abbandonarsi passivamente e con rassegnazione alla volontà divina ma, anzi, si trasforma nel credente in un impeto attivo di chi sa che può compiere tale volontà anche nella vita di tutti i giorni, nelle azioni comuni, perché non c’è bisogno di essere santi per godere del privilegio di farlo.
Un privilegio che rende ogni fedele testimone dell’Amore di Dio e che trova il suo punto di partenza nel Cristo Risorto perché anche nelle situazioni peggiori, anche quando si pensa di essere entrati in una via senza uscita, ciò che ci conforta e rinsalda la nostra fede è il pensiero che per quanto Lui stesso abbia patito spiritualmente e fisicamente, per quanto Lui stesso abbia avuto l’impressione di essere stato abbandonato dal Padre Suo (Mt 27,46) alla fine si sia fidato di Lui e Gli abbia consegnato il Suo spirito (Lc 23,46) per Amore di Lui. Una fiducia ed un amore che hanno vinto la morte con la resurrezione.
Quell’amore e quella fede sono, secondo il Nunzio, ciò che dà ai cristiani la forza “di rimanere, di non fuggire” da quelle terre che, come le ha descritte il Santo Padre nel recente viaggio in Libano, hanno visto i primi passi della storia d’amore tra Dio e l’umanità.
Cristiani che, proprio come quelli dell’Iraq, Mons. Lingua dice di ammirare perchè “quotidianamente sono a contatto con il volto del Crocifisso e continuano a sperare ed a lavorare per la pace perché sanno che Cristo è risorto!”  e che sanno che Lui, proprio Lui, “è la speranza dei disperati, è la consolazione degli afflitti, è la gioia dei tristi, è la vita di coloro che sperimentano la morte. E’ il fondamento della nostra fede!”

   
La cerimonia, ed il calore con il quale i fedeli iracheni hanno risposto all'appello a partecipare all'Anno della Fede rappresentano un ennesimo segno di resistenza e vitalità di una comunità che ha molto sofferto ma che non vuole abbandonare il proprio paese nè dimenticare le proprie radici religiose.
E questo nonostante i pericoli che ancora oggi si corrono a vivere in Iraq e le tragedie che lì si sono vissute e che proprio in questi giorni tornano alla memoria di ognuno. 
Esattamente sei anni prima della cerimonia svoltasi a Baghdad, il 12 ottobre del 2006, si svolsero infatti i funerali di  Padre Paul Iskander, il sacerdote siro ortodosso rapito ed ucciso a Mosul dopo essere stato barbaramente mutilato. Il rapimento e l'omicidio di Padre Iskander segnarono l'inizio di un periodo particolarmente difficile per la chiesa in Iraq che subì rapimenti di altri sacerdoti e di nuovo l'uccisione di Padre Ragheed Kanni e dell'Arcivescovo caldeo di Mosul, Mons. Faraj P. Raho
Episodi che sembravano essere terminati nel 2007 ma che si ripresentarono in tutta la loro crudeltà di nuovo nel 2010 quando un commando attaccò la chiesa siro cattolica di Nostra Signora della Salvezza nel centro di Baghdad uccidendo decine di fedeli e due sacerdoti: Padre Thair Sad-alla Abd-al e Padre Waseem Sabeeh Al-Kas Butrous. 
Per ricordare il martirio di Padre Paul Iskander si è svolta a Mosul una celebrazione cui hanno partecipato il vescovo siro ortodosso della città, Mons. Nicodemus Dawood Matti Sharaf, il vescovo emerito della chiesa siro ortodossa Mons. Gregorius Saliba Chamoun, ed i vescovi della chiesa siro cattolica e caldea di Mosul, Mons. Boutrous Moshe e Mons. Emil Nona. 


Baghdadhope pubblica il testo integrale (Italiano ed Arabo) dell'omelia pronunciata da Mons. Lingua durante la celebrazione dell'apertura dell'Anno della Fede
            

Messa di apertura dell'Anno della Fede
Omelia del Nunzio Apostolico

Baghdad, 12 ottobre 2012


Introduzione
 "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura" (Mc 16, 15). Questo comando  del Signore risorto è diretto anche noi, cristiani del III Millennio.
Occorre sempre rinnovare il nostro entusiasmo ed il nostro metodo nell’annuncio del Vangelo. Per questo motivo, come sapete, è in corso a Roma l’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che ha luogo dal 7 al 28 ottobre ed ha come tema proprio “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”.
Nello stesso tempo, per ricordare il grande avvenimento, a 50 anni dalla sua apertura, che ha dato un nuovo slancio alla vita della Chiesa cattolica nel secolo scorso, il Concilio Ecumenico Vaticano II, il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto un Anno della Fede. Come possiamo, infatti, trasmettere la fede se la nostra non è viva e profonda?
Nella Lettera Apostolica Porta Fidei con cui lo annuncia, il Papa scrive: “Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato” (PF, N. 6). E nell’Esortazione Apostolica Ecclesia in Medio Oriente, che il Papa ha recentemente firmato in Libano, precisa: “L’approfondimento della vita di fede individuale e il rinnovamento interno alla Chiesa cattolica permetteranno la pienezza della vita di grazia e la theosis (divinizzazione). Così verrà data credibilità alla testimonianza” (EIMO, N. 3).

Credere in Dio-Amore

Riflettendo sul significato di un “Anno della Fede” mi sono chiesto: ma io credo veramente? e mi sono reso conto che esistono solo due possibilità: o credere o non credere. Ma qual è la differenza tra credere e non credere? Cosa deve cambiare nella mia vita se credo? La fede, infatti, “è un dono che interpella la nostra libertà e attende la nostra risposta”, ricorda ancora il Papa nell’Esortazione Apostolica Ecclesia in Medio Oriente (EMO, N. 3).
Innanzitutto occorre chiederci: che cosa credere? “Dio è amore” (1 Gv 4,16), afferma sinteticamente l’evangelista Giovanni nella sua prima lettera. 
È viva in me, in noi, la fede nell’amore di Dio? E che differenza c’è tra credere al Suo amore o non crederci?
Credere all’amore di Dio significa innanzitutto aver fede nella sua Divina Provvidenza, nonostante tutto!
Significa credere che nulla succede a caso, ma tutto è voluto o permesso dal Suo amore. Credere in “Dio-Amore” vuol dire allora avere la certezza che tutto quello che mi accade, tutto quello che ci accade è per il nostro bene!  Infatti “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28), afferma S. Paolo.
Questa era la convinzione di tanti santi, questa l’idea che ha permesso a molti di non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà. Le testimonianze sono innumerevoli. Santa Giuliana di Norwich, ad esempio, affermava: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene”.  E Santa Caterina da Siena, che viveva in momento in cui la Chiesa attraversava un momento di grande sbandamento, affermava: “Tutto viene dall’amore, tutto è ordinato alla salvezza dell’uomo, Dio non fa niente se non a questo fine”.
Quanto bisogno abbiamo anche noi, qui in Iraq, a Baghdad, di rinnovare la nostra fede nella Divina Provvidenza, nell’Amore di Dio! “Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualcuna cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio” era la convinzione di San Tommaso Moro.

Rispondere all’amore di Dio
Fede nell’Amore di Dio significa quindi abbandonarsi alla Sua volontà, non nel modo passivo di chi pensa: “le cose dovrebbero andare meglio, purtroppo vanno così, sia fatta la Sua volontà!”. No, questa è semplice rassegnazione, questo è fatalismo. Non dobbiamo pensare di rassegnarci alla volontà di Dio, dobbiamo pensare che POSSIAMO compiere la Sua volontà. Non c’è nulla di più bello, di più grande, che poter fare la Sua volontà. Nella Sua volontà è la nostra pace! E pensate che tutti, in ogni momento, in ogni circostanza possiamo fare la Sua volontà. Non è riservata ai santi, a degli eroi, ai consacrati, ai sacerdoti: tutti, genitori e figli, professori e operai, guardie e carcerati, tutti, nel momento presente, possono fare la volontà di Dio e così rispondere, concretamente, al Suo amore! Non è bello questo? Non è consolante? Sì, noi dimostriamo di credere all’amore di Dio quando con gioia compiamo bene i nostri doveri quotidiani, coscienti che sono la Sua volontà su di noi ed accettiamo tutti gli imprevisti come dono del Suo amore. Se noi facciamo bene la nostra parte,  siamo sicuri che, a maggior ragione - se così possiamo dire - Dio farà bene la Sua e continuerà a guidare la storia, la nostra vita con il suo amore provvidente.

Lo specifico della fede cristiana
Certo, la fede nell’amore di Dio è comune a tutte le religioni. Anche i nostri fratelli musulmani credono in Dio clemente e misericordioso. Allora dobbiamo domandarci: dov’è, dunque, lo specifico della nostra fede?

“Dio è Amore” perché è Uno e Trino. Le tre persone della Santissima Trinità, che sono un solo Dio, si amano dall’eternità. Non potrebbe essere amore eterno se non ci fosse stata la possibilità di una relazione eterna. Ma come si fa a credere una cosa del genere? Come si fa a pensare, ad immaginare che un solo Dio sia composto da tre Persone e che tutte e tre sono l’Unico Dio?
La nostra fede non può essere concepita senza una rivelazione. Senza che il Figlio stesso di Dio ci abbia fatto conoscere l’intimità di Dio, il suo cuore. La nostra fede si fonda su un avvenimento: la risurrezione di Cristo, del Figlio di Dio fatto uomo: “se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 15,14).

Il Crocifsso-Risorto fondamento della nostra fede

Cristo risorto, è questo il punto di partenza della nostra fede! Credere nella risurrezione non è qualcosa di dimostrabile. Per questo la fede è un dono. Questa fede ci è stata trasmessa, e noi l’abbiamo accolta, e vi abbiamo aderito, non solo perché avevamo fiducia nei nostri genitori, ma perché ne abbiamo fatto esperienza. Abbiamo potuto verificare che vivere credendo è diverso dal vivere senza credere! La fede si alimenta con la fede. “La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia” (PF, 7). “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Gv 14,21). Abbiamo creduto perché abbiamo sperimentato l’amore. Abbiamo creduto perché abbiamo amato. Abbiamo visto la differenza tra amare e non amare! La testimonianza di tanti martiri e santi ci ha confermati nella nostra fede, per questo dobbiamo vivere la nostra fede per essere anche noi dei testimoni! Testimoni dell’amore di Dio, ecco chi sono i credenti! Non possiamo spiegare a parole la nostra fede, non riusciremo a convincere nessuno con i nostri ragionamenti: possiamo solo testimoniare l’amore, è questo che suscita la fede. 

Sentendo alcune storie di rifugiati siriani in Giordania alcuni giorni fa sono rimasto sconvolto e so che molti di voi hanno conosciuto e sperimentato simili atrocità. E mi domandavo: dov’è l’amore di Dio in tutto questo? Dov’è l’amore di Dio nel dolore degli innocenti, nei carcerati torturati, nel dramma degli orfani, nelle sofferenze dei malati, nelle paure dei perseguitati, nel pianto dei disperati, nella solitudine degli anziani abbandonati, nei poveri disprezzati, nella precarietà di chi non trova lavoro, nell’angoscia dei tanti che muoiono di fame in mezzo all’indifferenza del mondo?
“Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”! Ma non dobbiamo dimenticare che il Risorto è il Crocifisso! Lui ha provato cosa vuol dire essere ingiustamente accusati, ha provato la sofferenza fisica e il tradimento degli amici, la solitudine, la fame e la sete, ha sperimentato l’odio incomprensibile, ha avuto l’impressione persino di essere abbandonato anche da Dio, che riteneva padre, quando ha gridato “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Eppure, ha trovato la forza di compiere l’estremo e più puro atto di fede, pregando subito dopo: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). Si è fidato di Dio, ha creduto nell’amore del Padre nonostante tutto. E Dio lo ha risuscitato. La vita ha vinto la morte, l’amore ha vinto l’odio. Quando tutto sembrava finito, tutto ha avuto un nuovo inizio! Questa è la nostra fede: tutto vince l’amore. Gesù crocifisso è risorto.

La fede illumina la dura realtà quotidiana
Come sapete nel recente viaggio di Papa Benedetto XVI in Libano, il Santo Padre ha auspicato che i cristiani non abbandonino queste terre che hanno visto i primi passi della storia d’amore tra Dio e l’umanità ed ha detto che dobbiamo fare di tutto per aiutarli a rimanere. È facile chiedere di rimanere, ma come convincere coloro che incontrano enormi difficoltà ogni giorno? Credo che solo questa fede, solo vedendo il volto del Crocifisso nelle contrarietà della vita, nelle difficoltà di ogni giorno, può dare la forza di rimanere, di non fuggire. Solo chi ama veramente Gesù crocifisso e abbandonato può trovare la forza e il senso nelle difficoltà e superare le prove. Ammiro i cristiani di Baghdad, di Mossoul, della Siria, della Palestina, che quotidianamente sono a contatto con il volto del Crocifisso e continuano a sperare e a lavorare per la pace perché sanno che è Risorto! La croce di Cristo si distende nello spazio e nel tempo: è sempre Lui, il nostro Redentore, che ha preso su di sé i peccati del mondo, le sofferenze dell’umanità, ed aspetta il nostro amore.

“La Chiesa, scrive ancora Benedetto XVI nella citata Lettera Porta Fidei, «prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio», annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr 1Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori” (PF, 6).

Credere nell'Amore e ricominciare sempre 
Gli unici ostacoli alla Divina provvidenza sono i nostri peccati, il nostro rifiuto di compiere ciò che Lui vuole da noi.

Forse qualcuno può pensare di aver fatto del male, di aver fatto degli sbagli che non si possono rimediare. No! Anche se abbiamo sbagliato possiamo sempre ricominciare. Se Dio chiede a noi di perdonare fino a 70 volte 7, non sarà Lui, che è Amore, ben più disposto di noi a perdonarci?
“L’Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo. Nel mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’Amore che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati (cfr At 5,31)”, scrive ancora il Papa nella lettera PF al N. 6. Occorre programmare nel corso di questo anno una bella celebrazione penitenziale perché rinnovare la fede ci fa prendere meglio coscienza dei nostri peccati e ci fa crescere nella convinzione che l’amore di Dio è più grande!
Commentando la sua prima Lettera Enciclica Deus caritas est, il Papa ha indicato ai credenti e al mondo intero Dio come sorgente dell’amore autentico: “Solo l'amore di Dio può rinnovare il cuore dell'uomo, e solo se guarisce nel cuore l'umanità paralizzata può rialzarsi e camminare. L'amore di Dio è la vera forza che rinnova il mondo” (Angelus, 19 febbraio 2006).
Coraggio, dunque! Ridiciamo il nostro Sì a Cristo e all’amore misericordioso di Dio. Solo Lui può donarci un cuore capace di amare e di perdonare. Solo Lui può liberarci dalle nostre paralisi e dai nostri dubbi. Solo Lui può rialzarci e rimetterci in cammino. Deboli o lontani che siamo non dobbiamo abbatterci, perché in Cristo, venuto a liberarci dai nostri peccati, è la nostra speranza.
Chiediamo al Signore in questo Anno della Fede di aumentare la nostra poca fede. Vedremo le cose in modo diverso, vedremo la realtà (l’amore di Dio) oltre l’apparenza (le fatiche umane). Cristo crocifisso-risorto è la speranza dei disperati, è la consolazione degli afflitti, è la gioia dei tristi, è la vita di coloro che sperimentano la morte. È il fondamento della nostra fede!

 

قداس افتتاح سنة الايمان

موعظة السفير البابوي
بغداد، 12 أوكتوبر 2012


مقدمة
"أذهبوا الى العالم أجمع وأكرزوا بالانجيل للخليقة كلها" (مرقس 16/ 15). هذه هي وصية الرب القائم من بين الاموات الموجهة لنا، نحن مسيحيين الألف الثالث.
ينبغي علينا أن نجدّد حماسنا وطرق التبشير بالانجيل. وبهذه المناسبة، كما تعرفون، ينعقد في روما مجمع الاساقفة للفترة من 7 – 28 أوكتوبر تحت شعار "التبشير الجديد لتوصيل الايمان المسيحي".
وفي الوقت نفسه، تريد الكنيسة وقداسة الحبر الأعظم البابا بندكتس السادس عشر، أن يُذكرنا بالحدث الكبير من القرن الماضي، وهي ذكرى مرور خمسون سنة على افتتاح المجمع الفاتيكاني الثاني، الذي أعطى لحياة الكنيسة الجامعة حيوية جديدة. فكيف نستطيع اليوم ان ننقل الايمان الى الآخرين إذا لم يكن إيماننا حياً وعميقاً؟
في رسالة البابا "باب الايمان" التي أعلن فيها سنة الايمان يكتب ما يلي: "تجدّد الكنيسة يقوم أيضاً من خلال حياة المؤمنين. فالمسيحيون بتواجدهم في العالم يعملون وفق دعوتهم كي تسطع كلمة الحق التي تركها لنا الرب يسوع المسيح" (باب الايمان، رقم 6). وفي الارشاد الرسولي للكنيسة في الشرق الاوسط، التي وقعها البابا قبل اسابيع في لبنان، يحدّد: "ان التعمق في حياة الايمان الفردية والتجدّد الروحي داخل الكنيسة الكاثوليكية سيسمحان ببلوغ ملىء حياة النعمة والتأله وهكذا تكتسب الشهادة مصداقية" (أرشاد رسولي من أجل الشرق، رقم 3).

الايمان بالله - المحبة
وأنا أتأمل في معنى "سنة الايمان" سألتُ نفسي: هل أنا مؤمن حقيقي؟ فعرفت بأن هناك أجابتين على هذا التساؤل: أما أن أكون مؤمناً أو لا أكون مؤمناً! وما هو الاختلاف بين الايمان وعدم الايمان؟ ما الذي يجب ان يتغير في حياتي عندما أومن؟ فالايمان هو: "هبة من عند الله الذي يُناشد حريتنا وينتظر منّا جواباً" كما يقول البابا في الارشاد الرسولي "الكنيسة في الرشق الاوسط" (رقم 3).     
 
علينا وقبل كل شيء أن نسأل أنفسنا: ما هو الايمان؟ "الله محبة" (1 يو 4/ 16)، يلخص بايجاز الانجيلي يوحنا في رسالته الأولى.
فهل حبُّ الله حيّ في أو فينا؟ وما الاختلاف الذي يوجد بين الايمان بحبّه وعدم الايمان؟ الايمان بمحبة الله يعني الايمان بعنايته الإلهية، رغم كلّ شيء! يعني الايمان أذن بان ما من شيء يقع صدفة، بل أن كلّ شيء مراد وموعود بحبّه. الايمان "بالله – محبة" يعني أن نمتلك اليقين بان كلّ ما يحدث لي، كلّ شيء هو من أجل خيري! يؤكد الرسول بولس بأن "كلّ الاشياء تعمل معاً من أجل خير الذين يؤمنون بالله" (رومية 8/ 28).  
هذه هي قناعة الكثيرين من القديسيين، والفكرة التي سمحت للكثيرين لعدم الاستسلام أمام الصعوبات. كثيرة هي الشهادات. القديس جوليانا النرويجية مثلاً، كانت تقول: "تعلمتُ من نعمة الله البقاء ثابتة بالايمان، وأن أومن بصورة راسخة وكاملة فان كلّ شيء ينتهي للخير". القديسة كاترينة السيانية والتي عاشت في زمن كانت الكنيسة تمرّ به في أزمة، كانت تقول: "كلّ شيء يأتي من محبة الله، وممنظم نحو خلاص الانسان، فالله لا يعمل شيء إلا لهذه الغاية".
هذا ما نحتاج إليه اليوم، هنا في العراق، في بغداد، أن نبقى نجدّد إيماننا بالعناية الالهية، بمحبة الله! لقد كان القديس توما الاكويني مقتنعاً بأن: "لا شيء يحصل إذا لم يريده الله، وأنا واثق بأن كلّ شيء، حتى السيء منه، سيكون من أجل الخير (الافضل)".

الجواب على محبة الله
الايمان بمحبة الله يعني أذن أن نسلم أنفسنا لإرادته، ولكن ليس بالمعنى السلبي كما يُعتقد: "كان يمكن للأشياء أن تكون أحسن، ولكن للأسف أنها على هذه الحال، فلتكن مشيئتك!" لا، إن هذا هو الخنوع، وهذه هي القدرية. لا يجب أن نكون خانعين أمام إرادة الله، بل علينا أن نفكر بأننا يمكن أن نكملها. فلا يوجد أجمل، وأعظم، من عمل مشيئة الله. ففي مشيئته سلامنا! يجب أن تعرفوا باننا جميعاً، في كلّ لحظة، نستطيع أن نعمل مشيئة الله. فمشيئة الله ليست حكراً على القديسيين، والابطال، والمكرسين، والكهنة: جميعناً، أباء وأمهات، أولاداً، أساتذة وعمال، شرطة ومسجونين، جميعنا، في هذه اللحظة الحاضرة، يمكن أن نعمل إرادة الله وأن نجيب بواقعية، على حبّه. أليس هذا جميلاً؟ أليس هذا معزياً؟ نعم، أننا نبرهن على إيماننا بمحبة الله عندما نتمّم بفرح واجباتنا اليومية، عارفين بأنها إرادة الله لنا وأن نقبل كلّ ما يحدث طارئاً كعطيّة حبّه لنا. فإذا أتممنا دورنا، فإننا على يقين بان الله سوف يعمل دوره وسيستمر بقيادة تأريخنا، وحياتنا بعناية محبته الالهية.

خصوصية الايمان المسيحي
إن الايمان بمحبة الله هو شيء عام وموجود في كل الأديان. فأخوتنا المسلمين يؤمنون بان الله رحمان رحيم. ولهذا علينا أن نسال انفسنا: أين تكمن أذن خصوصية الايمان المسيحي؟
"الله محبة" لانه واحد وثالوث. فالاقانيم الثلاثة في الثالوث الاقدس، التي هي إله واحد، تعيش (حركة) حبّ أبدية. ولا يمكن للحب أن يكون أبدياً إذا لم تكن العلاقة أبدية. ولكن كيف يمكن الايمان بشيء من هذا القبيل؟ كيف يمكن فهمه، أو تصور ان الله الواحد مكون من ثلاثة أقانيم وأن الثلاثة هي إله واحد؟
أن إيماننا المسيحي لا يمكن فهمه بدون الوحي الالهي. فابن الله نفسه هو الذي عرّفنا باعماق الله وقلبه. يتأسس إيماننا على حدث: قيامة المسيح، ابن الله المتجسد: "فإذا لم يقم المسيح من بين الاموات، فإيماننا باطل وكرازتنا باطلة" (1 كور 15/ 14).

المصلوب – القائم هو أساس إيماننا
المسيح القائم هو نقطة الانطلاق (لفهم) إيماننا! ليس الايمان بالقيامة شيئاً يمكن البرهنة عليه (عقلياً). ولهذا فأن الايمان هو عطيّة. لقد تسلمنا الايمان، وقبلناه، وأتحدنا به، ليس للثقة التي كانت لنا بوالدينا، بل لاننا أختبرناه. لقد تحققنا من العيش بإيمان يختلف عن العيش بدونه! فالايمان يغذي الايمان. "ينمو الايمان عندما نعيشه كحبّ نتقبله وعندما ننقله كخبرة نعمة وفرح" (باب الايمان، رقم 7). "فمَن يحبني يحبّه أبي وأنا أحبّه وأعلن له ذاتي" (يو 14/ 21). لقد آمنا لاننا أختبرنا المحبّة. آمنا لاننا أحببنا. عشنا الفرق بين أن نحب وأن لا نحب. أن شهادة العديد من الشهداء والقديسيين رسختنا في الايمان، ولهذا يجب ان نعيش إيماننا لنصير شهوداً بدورنا! فمن هم المؤمنون بالله؟ أنهم شهود لمحبة الله! لا يمكننا أن نشرح غيماننا بالكلمات، ولا يمكننا أن نُقنع الآخرين بالبراهين العقلية: نستطيع فقط أن نشهد للحبّ، وهو الذي يبعث الايمان (في النفس).
وأنا أصغي الى شهادات بعض السوريين اللاجئين في الاردن روعني ما سمعت وأعرف جيدا كيف أن الكثيرين منكم قد عرفوا واختبروا مثل هذه الفضائع. وكنت أسال نفسي: أين هو حب الله في كل ما يحصل؟ أين هو حبّ الله في ألم الأبرياء، والسجناء المعذبين، وماساة الايتام، وعذاب المرضى، وخوف المضطهدين، وفي بكاء اليائسين، وعزلة الشيوخ المتروكين، والفقراء المرذولين، وفي ضعف من ليس لديه عمل، وفي عذاب أولئك الذين يموتون من الجوع أمام لا أبالية العالم؟
"إذا لم يقم المسيح من بين الاموات، فإيماننا باطل"! لا يجب أن ننسى بان القائم هو المصلوب! لقد عرف معنى أن يكون الانسان مُدان وهو بريء، واختبر الألم الجسدي وخيانة الاصدقاء، العزلة، الجوع والعطش، وأختبر الحقد الأعمى، حتى أنه ظنّ أنه متروك من الله، الذي كان يعتقده أباً له، عندما صرخ: "إلهي إلهي، لماذا تركتني؟" (لوقا 23/ 46). ومع هذا كلّه، وجد القوة للقيام بأظم فعل أيمان، عندما صلى: "أبي، أني أستودع روحي بين يديك" ( لوقا 23/ 46). ورغم كلّ ما حدث، وثق بالله، وآمن بحبّ الآب. فأقامه الله. الحياة غلبت الموت، والحب غلب الحقد. فعندما كان كلّ شيء يبدو منتهياً، كانت البداية الجديدة! هذا هو إيماننا: الحبّ ينتصر على كلّ شيء. المسيح المصلوب قام.
        
الايمان ينير الواقع اليومي الصعب
كما تعرفون، أن زيارة البابا الأخيرة الى لبنان، حثّ فيها المسيحيين الى التمسك بأرضهم التي كانت الاولى التي شهدت على تاريخ محبة الله بالانسانية وأن علينا جميعاً المساعدة لكي يبقوا فيها. من السهل أن نطلب من الآخرين البقاء، ولكن كيف نقنع أولئك الذين يتواجهون أعتى الصعوبات في كلّ يوم بالبقاء؟ وأعتقد بان هذا الايمان، الذي هو رؤية وجه يسوع في متناقضات الحياة، في صعوباتنا اليومية، يستطيع أن يعطينا القوة للبقاء، وعدم الهرب. فقط من يُحب يسوع المصلوب ويٌسلم نفسه بيديه يستطيع أن يجد القوة والمعنى في الصعوبات وان يتجاوز التجارب. أنا معجب بمسيحي بغداد والموصل وسوريا وفلسطين، الذين هم على أتصال يومي بوجه المسيح المصلوب ويواصلون الرجاء والعمل من أجل السلام لانه يعرفون أنه قد قام! صليب المسيحي يمتد في الزمان والمكان: فهو فادينا، الذي حمل خطايا العالم، وعذابات الانسانية، وينتظر محبتنا.
يقول البابا بندكتوس السادس عشر في رسالة "باب الايمان": "الكنيسة تتقدم في مسيرتها التي تحفّها الاضطهادات وتعزيات الله وهي تعلن صليب الرب وموته إلى أن يأتي (1 كور 11/ 26). إن عضد الرب القائم من الاموات هو قوّتها التي تساعدها على أن تقهر بالصبر والمحبة النكبات والصعوبات التي تأتيها من الخارج" ( رقم 6).

الايمان بالحب والبدء دوما من جديد
إن العائق الوحيد أمام العناية الالهية هو خطايانا، ورفضنا تتميم ما يريده منّا. وقد يعتقد واحدنا بانه قد ارتكب خطيئة ما في وقت ما والتي لا يمكن غفرانها. لا، حتى وأن كنّا مخطئين يمكننا أن نبدأ من جديد. إذا كان الله يطلب منّا أن نغفر سبعين مرة سبعة مرات، كم بالأحرى هو، الذي كلّه محبة، مستعد أن يغفر لنا؟
يكتب البابا بأن: "سنة الايمان دعوة لعودة أصيلة ومتجددة الى الرب مخلص العالم الأوحد. ففي سرّ موته وقيامته كشف الله بكمال الوضوح عن الحبّ الذي يخلّص ويدعو البشر لأن يبدّلوا حياتهم بغفران الخطايا (أعمال الرسل 5/ 31). ولهذا يجب أن ننظم في هذه السنة احتفال بالتوبة لان تجديد الايمان يدفعنا للوعي أكثر بخطايانا ويجعلنا ننمو في الاعتقاد بأن محبة الله أكبر وأعظم (من خطايانا).
كتب البابا في تعليقه على رسالته "الله محبة" بان الله هو نبع الحبّ الاصيل لكل المؤمنين والعالم أجمع: "فقط حبّ الله هو القادر على تجديد قلب الانسان، وفقط الانسانية المقعدة التي تحتبر هذا الشفاء في قلبها يمكن أن تقوم وتمشي من جديد" (صلاة السلام الملائكي، 19 شباط 2006).
فلنتشجع! لنعيد قول "نعم"للمسيح ولحبّ الآب الرحيم. هذا الحبّ فقط يمكنه أن يعطينا قلباً قادراً على الحبّ والغفران. هذا الحبّ فقط يمكنه أن يحرّرنا من عجزنا وشكوكنا. حبّ الله فقط قادر أن يرفعنا وأن يضعنا على الطريق الصحيح. ضعفاء أو بعيدين أياً كنّا لا يجب ان نستسلم، ففي المسيح، الذي جاء ليُحرّرنا ممن خطايانا، رجاؤنا.
فلنسأل الرب في سنة الايمان هذه ليزيد إيماننا. سنرى الاشياء مختلفة، وسنرى الواقع (حبّ الله) ما وراء الظواهر (الاتعاب البشرية). المسيح المصلوب – القائم هو رجاء اليائسين، ومعزي المهمومين، وفرح المحزونين، وحياة أولئك الذي يختبرون الموت. المسيح أساس إيماننا

12 ottobre 2012

Sinodo. Mons. Warduni: nei Paesi musulmani si può evangelizzare solo con la testimonianza


Al Sinodo è risuonato anche il grido dei cristiani dell’Iraq. In questo Paese, provato da anni di guerra, la piccola comunità cattolica offre la sua silenziosa testimonianza di carità, come unica forma possibile di evangelizzazione.
Al microfono di Paolo Ondarza sentiamo il vescovo ausiliare caldeo di Bagdad Shlemon Warduni che partecipa in Vaticano ai lavori sinodali:
Vengo con grande entusiasmo, con grande letizia. La Chiesa è chiamata sempre a rinnovarsi. Come diceva Papa Giovanni XXIII, all’apertura del Concilio Vaticano II: “La Chiesa deve scuotere la polvere accumulata”. Questo Sinodo muove tutte le forze della Chiesa perché vogliamo arrivare a compiere ciò che Cristo vuole da noi: “Andate e predicate. Fate miei discepoli tutti gli uomini della Terra”. Per questo motivo noi dobbiamo riunirci e chiedere la grazia dello Spirito Santo, per poter conoscere ciò che Lui dice, Lui vuole, non ciò che vogliamo noi. La nostra testimonianza influisce sulle persone quando vedono le nostre opere.

Qui al Sinodo è rappresentata la Chiesa universale. Ma nello specifico della Chiesa che lei rappresenta, che cosa vuol dire parlare di nuova evangelizzazione?

Nei Paesi musulmani non si può quasi parlare dell’evangelizzazione, perché la gente pensa che la propria religione sia la prima tra tutte le religioni. Non è consentito convertirsi al cristianesimo, quindi non si può evangelizzare. Tuttavia per noi evangelizzare è una questione vitale. Vivere ciò che il Signore vuole da noi, testimoniarlo con la nostra vita, è già una predica, è una nuova evangelizzazione. Come vivevano i nostri cristiani all’inizio? Noi dobbiamo tornare a quella vita, per poter testimoniare la fede agli altri.

Il Papa ha detto: “La Fede deve albergare nel cuore, ma poi deve trovare spazio nella bocca”, quindi essere proclamata. La testimonianza dei cristiani in Iraq può offrire un esempio di coraggio alla Chiesa Universale?

Certamente è una grande consolazione per noi il fatto che i nostri cristiani vivano la loro vita come Cristo ha insegnato. Dobbiamo predicare il Vangelo dai tetti. Però dobbiamo fare questo con grande sapienza, con grande saggezza, per non spingere gli altri a dire: “Vogliono farci cristiani”. No, occorre saper dire le parole giuste al momento giusto. Per esempio, quando organizziamo un raduno nelle nostre chiese annunciamo che Dio è amore. Loro apprezzano la nostra esortazione ad amarci gli uni gli altri, a vivere in comunione. Il nostro comportamento, le nostre attività caritative, li spingono a dire: “Allora è questo il cristianesimo! Perché noi dobbiamo andare contro il loro Dio mentre loro ci fanno del bene e ci esortano ad amarci gli uni gli altri?”.

Qual è il suo augurio per questo Sinodo sulla nuova evangelizzazione?
 
Il mio augurio è che tutte le forze della Chiesa si uniscano, facciano presente al mondo che il cristianesimo non arretra di fronte alle nuove sfide. Il cristianesimo va avanti nel Signore: Lui ci ha detto: “Non abbiate paura!". Dunque, predichiamo a tutte le genti con la nostra vita, anche a costo di perderla.

9 ottobre 2012

Irakische Flüchtlinge landen in Hannover


In Hannover sind am Dienstag 105 irakische Flüchtlinge gelandet, die in Deutschland eine neue Heimat finden sollen. Die in die Türkei geflüchteten Christen werden nach einer Erstaufnahme im Lager Friedland in Südniedersachsen auf die Bundesländer verteilt. Bis 2014 will Deutschland 900 besonders schutzbedürftige Flüchtlinge aus Krisenregionen aufnehmen. Im September waren bereits 195 afrikanische Flüchtlinge aus einem tunesischen Lager nach Hannover geflogen worden.
Bundesinnenminister Hans-Peter Friedrich (CSU) empfing die Iraker auf dem Rollfeld. „Wir wollen Ihnen gerne helfen, einen Neuanfang in unserem Land zu finden.“ Er ermunterte die Flüchtlinge, schnell Deutsch zu lernen, um Anschluss zu finden. „Sie kommen in ein Land, wo Sie sich sicher fühlen können und indem die Freiheit des Glaubens in der Verfassung verankert ist“, sagte Niedersachsens Innenminister Uwe Schünemann (CDU).
Friedrich widersprach dem Vorwurf von Hilfsorganisationen, dass Deutschland viel zu wenig Flüchtlinge ins Land lasse. Zu den vom Flüchtlingshilfswerk der Vereinten Nationen (UNHCR) ausgewählten Irakern kämen rund 50 000 Asylbewerber. „Ich glaube nicht, dass man sagen kann, dass Deutschland sich seinen humanitären Verpflichtungen entzieht.“

dpa

Arrivano in Germania più di un centinaio di rifugiati cristiani dell'Iraq

Tradotto ed adattato da Baghdadhope
 
Più di un centinaio di iracheni appartenenti alla minoranza religiosa cristiana del paese a maggioranza musulmana sono arrivati oggi in Germania in qualità di rifugiati perseguitati per motivi religiosi in Iraq.
"Desideriamo aiutarli ad iniziare una nuova vita nel nostro paese", ha detto il ministro dell'Interno tedesco Hans Peter Friedrich, nel ricevere il gruppo di rifugiati.
I 105 cristiani iracheni sono arrivati ​​all'aeroporto tedesco di Hannover, nel nord del paese, provenienti dalla Turchia dove furono accolti inizialmente dopo la fuga dal loro paese di origine.
Quelle persone saranno inizialmente accolte nel campo per rifugiati di Friedland, a sud dello stato federale della Bassa Sassonia di cui Hannover è capitale, per poi essere destinate ad altri stati tedeschi.
Il governo tedesco ha deciso di accogliere entro il 2014 circa 900 rifugiati particolarmente bisognose di protezione dalle diverse aree di crisi.
 
(Agencia EFE) 

Llegan a Alemania más de un centenar de refugiados cristianos de Iraq


Más de un centenar de iraquíes, pertenecientes a la minoría religiosa cristiana en aquel país de mayoría musulmana, llegaron hoy a Alemania en condición de refugiados y como perseguidos por motivos religiosos en Iraq.
"Deseamos ayudarles a que puedan comenzar una nueva vida en nuestro país", dijo el ministro alemán del Interior, Hans Peter Friedrich, al recibir al grupo de refugiados.
Los 105 cristianos iraquíes, llegaron al aeropuerto alemán de Hannover, al norte del país, procedentes de Turquía, donde fueron acogidos inicialmente tras escapar de su país de origen.
El centenar de personas será atendida inicialmente en el campo de acogida de refugiados de Friedland, al sur del estado federado de la Baja Sajonia del que es capital Hannover, para posteriormente ser repartidos por otros estados germanos.
El gobierno alemán se ha comprometido a acoger hasta el año 2014 a unos 900 refugiados especialmente necesitados de protección de distintas regiones en crisis.
(Agencia EFE)

8 ottobre 2012

Una dispensa per la Prima Comunione dei bambini caldei che vivono in paesi di lingua tedesca.

By Baghdadhope*

I bambini e le bambine appartenenti alla chiesa caldea che vivono in Germania ed in Austria hanno da oggi uno strumento in più per la loro preparazione alla piena vita cristiana.
E’ stata pubblicata infatti a Monaco di Baviera una dispensa di 67 pagine a colori corredata da immagini per la preparazione al sacramento della prima comunione.
La dispensa, curata da Padre Sami Danka, il responsabile della Missione Caldea in Germania, è basata sul metodo di insegnamento del catechismo usato dallo stesso sacerdote quando era parroco della chiesa di San Pietro e Paolo a Baghdad e sarà pubblicata a breve anche in arabo.
Il libretto, sono le parole di Padre Danka a Baghdadhope, è stato scritto “perché  i ragazzi conoscano Gesù Cristo come loro vero amico”  ed è dedicato ai genitori che “desiderano un futuro luminoso per i loro figli nella vita secolare ed eventualmente in quella religiosa" ed agli educatori che, insieme alle famiglie ed alla chiesa “rendono i bambini consapevoli di essere i futuri missionari nel mondo.” 

 La dispensa è divisa in 18 lezioni – la prima è ad esempio intitolata  “Dio parla al cuore degli uomini” – ed ognuna di esse presenta l’argomento, una sintesi, le preghiere e delle domande alle quali i ragazzi devono rispondere.   
La scelta di pubblicare la dispensa in tedesco è, secondo Padre Danka, una scelta obbligata visto che la maggior parte dei bambini nati in Germania non parla né l’arabo né l’aramaico (la lingua liturgica della chiesa caldea) ma è comunque un modo per rafforzare i loro rapporti con la chiesa e di conseguenza rafforzare i loro legami con le proprie origini che tragici avvenimenti hanno allentato.
      

A booklet for the First Communion for the Chaldean kids living in German speaking countries.

By Baghdadhope*

Kids belonging to the Chaldean Church who live in Germany and Austria have now a new tool for their preparation to their full Christian life.
A 67 pages full colour illustrated booklet has been published in  Munich for the preparation to the sacrament of the First Communion.
The booklet, edited by Father Sami Danka,  the head of the Chaldean Mission in Germany, is based on the method of catechism teaching used by the priest when he was pastor of the church of St. Peter and St. Paul in Baghdad and it will be published soon in Arabic.
“The booklet” these are the words of Father Danka to Baghdadhope, “was written for the kids to know better Jesus Christ as their true friend" and is dedicated to parents who "want a bright future for their children in secular life and possibly in the religious one” and to the educators who, along with the families and the church "make children aware of their being the future missionaries in the world."
The booklet is divided into 18 lessons - the title of the first is "God speaks to men’s hearts" - and each of them contains the topic, a summary, the prayers and the questions the kids have to answer to.
The decision to publish the booklet in German, according to Father Danka, is an obvious choice since most of the children born in Germany and Austria do not speak either Arabic or Aramaic (the liturgical language of the Chaldean Church) but it is also a way to strengthen  their connection  with the church and consequently their bond with their roots that tragic events weakened.

5 ottobre 2012

Iraq. Quel che resta delle minoranze

by Stefano Nanni

Tra tutti i paesi del Medio Oriente l’Iraq è quello che ospita al suo interno il maggior numero di minoranze.
Arabi, assiri, curdi, turkomani, cristiani, yazidi, palestinesi, mandeani, shabaki, bahaii e kakayi, solo per citarne alcuni, hanno vissuto in modo relativamente pacifico fino all’avvento del partito Ba’ath, giunto al potere con un colpo di stato nel 1968.
La politica di 'arabizzazione' condotta da Saddam Hussein ha inevitabilmente forzato le minoranze a nascondere, o quantomeno a non mostrare, la propria identità in nome dell’unità nazionale.
Paura, privazioni e discriminazioni di ogni genere erano praticamente all’ordine del giorno.
Ora - a dieci anni dalla caduta del regime di Saddam - appare difficile parlare di un vero e proprio miglioramento delle loro condizioni di vita. 
Un rapporto presentato il 25 settembre da al Messala - Center for Human Resource and Civil Development Organization, partner storico di Un ponte per..., conclude che "la continua spirale di violenza contro le minoranze ha creato un sentimento diffuso di abbandono totale da parte del governo".
Redatto a partire da interviste fatte ad un campione di 376 cittadini appartenenti a sei diverse minoranze - ed ai relativi sottogruppi religiosi - localizzate tra sei province, il rapporto tenta di individuare i principali ostacoli che si frappongono al raggiungimento di un’uguaglianza giuridica con la maggioranza arabo-sunnita. 

Le difficoltà emergono sin dalla premessa. 
Innanzitutto la mancanza di dati ufficiali, sintomo del poco interesse che le istituzioni di Baghdad nutrono verso le proprie minoranze.
Inoltre va sottolineata la molteplicità delle organizzazioni che le rappresentano, nonché la loro dispersione demografica, politica, religiosa e culturale. 
Ma soprattutto il rapporto segnala quanto sia stato difficile intervistare persone che mostravano una reale paura nel parlare della propria identità.
Timore, ma soprattutto sfiducia: diverse persone hanno espresso riserve nel discutere apertamente dei loro problemi di discriminazione, dopo averlo fatto già altre volte senza aver visto alcun risultato concreto.
Un’eccezione significativa va fatta per la minoranza curda, la cui condizione è effettivamente migliorata in seguito alla prima Guerra del Golfo del 1991 - quando le tre province del nord furono 'liberate e formarono la regione autonoma del Kurdistan'.
Nel resto del paese, la caduta di Saddam Hussein nel 2003 non ha che riproposto con forza il problema della tutela delle diverse minoranze che per secoli hanno abitato l'antica Mesopotamia.
Da allora si registra un aumento esponenziale delle violenze contro i gruppi religiosi ed etnici diversi dalla maggioranza araba e musulmano-sunnita (il 96% circa della popolazione).

Ed anche nel 'pacifico e sicuro’ Kurdistan, le minoranze non si sentono (e non sono) più al sicuro.
A tal proposito basta ricordare gli attacchi subiti dai cristiani e dagli yazidi nel dicembre 2011: 37 esercizi commerciali furono incendiati in una spirale di violenza che durò per diversi giorni ed interessò anche la minoranza turkmena.
Il problema principale, secondo la ricerca, risiede principalmente nella natura della legislazione irachena che prende spunto dalla shari'a e poco dai principi di diritto civile: "un aspetto già presente nella Costituzione provvisoria post-2003 e che ha visto sicuramente dei miglioramenti nella nuova Carta del 2005. Ciononostante, ci sono ostacoli evidenti all’applicazione pratica delle disposizioni previste".
Durante le cerimonie religiose nei rispettivi luoghi di culto, soltanto il 30% degli intervistati ammette di sentirsi al sicuro ed al riparo da eventuali aggressioni. 
E se non sono violenze, sono comunque discriminazioni: il libero esercizio delle proprie attività economiche e professionali si scontra - secondo i kakayi - con enormi pregiudizi che interessano la loro comunità.
"E’ praticamente impossibile aprire un ristorante, sappiamo già che non ci verrà nessuno, come è avvenuto in passato. Il motivo? La nostra usanza di portare dei lunghi baffi, che per noi rappresenta una norma culturale di notevole importanza, mentre è mal vista dal resto della popolazione".
Tuttavia, la misura del livello di tutela del mosaico di minoranze iracheno è data dall’affermazione dei loro diritti civili e politici. A tal riguardo il rapporto afferma che soltanto l’11% dei membri delle varie minoranze ritiene che questi siano rispettati, mentre il 49 e il 40% pensa che siano poco o per nulla tutelati.
"Anche quando si riesce a far eleggere un rappresentante della nostra comunità nell’Iraqi Council of Representatives – il Parlamento, ndr – o nei consigli locali, le nostre proposte devono sottostare alle decisioni dei grandi partiti. Di fatto, dunque, la nostra partecipazione serve veramente a poco".
E non sembra un caso che un altro rapporto dello scorso agosto collochi l’Iraq al quarto posto tra i paesi dove le minoranze sono a rischio sopravvivenza.

4 ottobre 2012

"Anno della Fede": nuovo anno accademico del Babel College

By Baghdadhope*

Photo by Ankawa.com
Lunedi, 1 ottobre, è iniziato il nuovo anno accademico del Babel College, l’unica facoltà teologica cristiana in Iraq. Il corso di studi,  dedicato all’Anno della Fede, è stato aperto da una cerimonia di inaugurazione cui hanno partecipato in molti. Tra essi Padre Fadi Lion, rettore del seminario maggiore caldeo di San Pietro e segretario del Babel College, Mons. Bashar M.Warda, Arcivescovo caldeo di Erbil, Mons. Toma Eramia, vescovo di Ninive e Dohuk dell’Antica chiesa dell’Est e, naturalmente, Mons. Jacques Isaac, Vicario patriarcale e Rettore del Babel College.
L’istituto fu fondato nel 1991 per volere del Sinodo caldeo per poter insegnare filosofia e teologia a membri della chiesa e laici. Nel 1994 è diventato membro dell’Associazione delle università e dei seminari in Medio Oriente. Dal 1997 è affiliato alla Pontificia Università Urbaniana di Roma e negli anni l’Istituto ha siglato accordi di cooperazione e di scambio di docenti con la Pontificia Università di Teologia del Santo Spirito a Kaslik, in Libano (2000) e con la Facoltà di Teologia di Friburgo in Svizzera (2010).
Il Babel College, trasferito da Baghdad ad Ankawa per ragioni di sicurezza nel gennaio 2007 ha anche un Istituto Superiore di scienze religiose per la preparazione dei catechisti che ha due sedi, una a Baghdad ed una ad Ankawa. 
Il Babel College, ispirato dalla visione ecumenica, accoglie studenti appartenenti a tutte le confessioni cristiane. La durata completa dei suoi corsi è di 6 anni (2 di filosofia e 4 di teologia) per un totale di 125 giorni all’anno di insegnamento e di circa 500 ore annuali.
     

"Year of Faith": New academic year at Babel College

By Baghdadhope*

In the photo by Ankawa.com Bishop Jacques Isaac
On Monday, October 1, the new academic year of Babel College, the only Christian theological faculty in Iraq started. The course of study dedicated to the Year of Faith, was opened by a ceremony attended by many  people.  Among them, Father Fadi Lion, rector of the Chaldean Major Seminary of St. Peter and Secretary of Babel College, Archbishop Bashar M. Warda, Chaldean Archbishop of Erbil, Toma Eramia, bishop of Nineveh and Dohuk of the Ancient Church of the East and of course, Bishop Jacques Isaac, Patriarchal Vicar and Rector of Babel College.
The institute was founded in 1991 at the behest of the Chaldean Synod to teach philosophy and theology to church members and lay people. In 1994 it became a member of the Association of universities and seminaries in  Middle East. Since 1997 the college is affiliated with the Pontifical Urbaniana University in Rome and over the years the Institute signed cooperation and exchange of teachers agreements with the Pontifical University of Theology of the Holy Spirit in Kaslik, Lebanon (2000) and the Faculty of Theology in Fribourg, Switzerland (2010).
Babel College, that was relocated from Baghdad to Ankawa for security reasons in January 2007 comprises also the Higher Institute of Religious Sciences for the preparation of catechists that has two branches, one in Baghdad and one in Ankawa.
Babel College, inspired by the ecumenical vision, welcomes students from all Christian denominations. The full duration of its courses is of 6 years (2 of philosophy and 4 of theology) for a total of 125 days of instruction and about 500 hours per year.

Nuove ordinazioni sacerdotali nella chiesa caldea

By Baghdadhope*

Photo by Adiabene.org 
L'Arcivescovo caldeo di Erbil, Mons. Bashar M. Warda, ha celebrato il 21 settembre la messa per l'ordinazione di due nuovi sacerdoti nella struttura dedicata agli Apostoli Addai e Mari e che ospita anche il seminario maggiore caldeo.
Alla presenza di familiari ed amici, ma anche di Mons. Emile Nona, Arcivescovo caldeo di Mosul, del vescovo siro ortodosso di Mosul, Mor Nicodemus Dawood Sharaf, e del vescovo di Ninive e Dohuk della Antica Chiesa dell’Est, Toma Eramia, i due giovani sono stati ordinati sacedoti.
Padre Nashwan Younan è di Shaqlawa e Padre Sand Basel è di Ankawa.
Nei giorni successivi all'ordinazione i due giovani sacerdoti hanno celebrato la loro prima messa: Padre Sand Basel nella chiesa di San Giuseppe ad Ankawa e Padre Nashwan Younan in quella di San Qardagh ad Erbil.


New priestly ordinations in the Chaldean Church.

By Baghdadhope*

Photo by Adiabene.org
The Chaldean Archbishop of Erbil, Bashr M. Warda, celebrated  on September 21 the Mass of ordination of two new priests in the complex dedicated to the Apostles Addai and Mari and where the major Chaldean seminary is located. 
In the presence of families and friends but also of Emile Nona, the Chaldean Archbishop of Mosul, of  the Syriac Orthodox bishop of Mosul, Mor Nicodemus Dawood Sharaf, and of the bishop of Ninive and Dohuk of the Ancient Church of the East, Toma Eramia,  the two young men were ordained priests.
Father Nashwan Younan is from Shaqlawa and Father Sand Basel is from Ankawa.
In the days after the ordination the two young priests celebrated their first Mass: Father Sand Basel in the church of Saint Joseph in Ankawa and Father Nashwan Younan in that of San Qardagh in Erbil.

Un nuovo parroco e la piena riapertura di una chiesa a Baghdad: Padre Ameer Gammo e la chiesa della Santa Trinità


Nella foto la prima messa di Padre Gammo nella chiesa della Santa Trinità con Mons. Shleimun Warduni

By Baghdadhope*

Pur tra mille difficoltà e pericoli lontani e recenti la chiesa caldea in Iraq cerca di vivere, e soprattutto di far vivere ai suoi fedeli, la normalità. Così, dopo la nomina a settembre del nuovo parroco della chiesa di San Paolo a Zafaraniya nella parte est di Baghdad è ora la volta della nomina del nuovo parroco della chiesa della Santa Trinità ad Habibiya, sempre a Baghdad. 
La chiesa, che per molti anni ha limitato le attività alla messa del sabato celebrata dal parroco della vicina chiesa di San Pithion, e che ha visto scomparire molte delle famiglie che la frequentavano perché trasferitesi in zone più sicure (attualmente ne sono rimaste circa 50) ha un nuovo parroco: Padre Ameer Gammo
Padre Gammo è nato il 10 aprile 1981 a Baghdad. A quattordici anni entrò nel seminario minore caldeo della capitale irachena ma alla fine del percorso di studi decise, vista la giovane età, di "sperimentare la vita al di fuori del seminario per capire quale fosse la mia vera vocazione."
Frequentò così l'istituto di tecnologia, lavorò ed addirittura assolse gli obblighi del servizio militare durante l'ultima guerra all'Iraq nel 2003.
La vita civile e militare però non era riuscita a cancellare la vocazione a servire Dio che, anzi, fu da lui sentita come pressante subito dopo gli attentati che il 1 agosto del 2004 provocarono morti e feriti in alcune chiese di Baghdad e di Mosul. Quel giorno, sono le sue parole: "Ho capito che era giusto per me tornare a servire Dio e la chiesa."
Entrò così nel seminario maggiore caldeo di Baghdad e continuò i suoi studi ad Ankawa dove, nel 2007, l'istituto fu trasferito per motivi di sicurezza. Nel 2008 fu inviato ad approfondire i suoi studi a Roma dove studiò prima alla Pontificia Università Urbaniana e poi alla Pontificia Università Gregoriana dove, nel 2013, sosterrà l'esame finale per la licenza in Teologia Dogmatica con una tesi dal titolo: "La validità dell'Anafora degli Apostoli Addai e Mari".
Padre Gammo fu ordinato diacono a Roma il primo maggio 2010 e sacerdote a Baghdad nella chiesa di Mar Eliya al Hiri il 13 agosto dello stesso anno. Dopo aver alternato gli studi a Roma con il servizio sacerdotale estivo alla comunità caldea in Grecia Padre Gammo è da poco tornato a Baghdad accolto con affetto dai familiari, dagli amici e dalla comunità della chiesa dell'Ascensione, la chiesa dove è cresciuto e che ora ha lasciato per dedicarsi al suo nuovo servizio di parroco.
La nomina di Padre Gammo e la riapertura a tutti gli effetti della chiesa della Santa Trinità è un altro segno di speranza che viene dall’Iraq, una speranza che troverà immediata concretezza venerdì 5 ottobre quando, proprio in quella chiesa saranno celebrate le prime comunioni dei suoi bambini e di quelli della chiesa di San Pithion. 

A new parish priest and the full reopening of a church in Baghdad: Father Ameer Gammo and the church of the Holy Trinity

By Baghdadhope*

In the photo the first Mass of Fr. Gammo in the church of the Holy Trinity with Bishop Shleimun Warduni



Despite the many difficulties and dangers Chaldean church in Iraq experienced in the far and near past it tries to live, and above all to make its faithful live, a normal life.
For this reason after the appointment in September of the new parish priest of the church of St. Paul in Zafaraniya in eastern Baghdad it is now the turn of the appointment of the new parish priest of the Church of the Holy Trinity in Habibiya, also in Baghdad.

The church that for many years restricted its activities to the Saturday Mass celebrated by the parish priest of the nearby church of Saint Pithion, and that saw the disappearance of many of the families of the parish that moved to safer areas (currently there are about 50 families left) has a new pastor, Father Ameer Gammo.
Father Gammo was born on April 10, 1981 in Baghdad. At fourteen he entered the minor Chaldean seminary in the Iraqi capital but at the end of the study he decided, given his  young age, "to experience life outside the seminar to understand what was my real vocation." For this reason he attended the Institute of Technology, worked and even absolved the military service during the last war on Iraq in 2003.
The civil and military life, however, could not delete his vocation to serve God that, indeed, was felt more pressing by him immediately after the attacks, on the first of August 2004, to some churches in Baghdad and Mosul. That day, these are his words: "I knew it was right for me to return to serve God and the church."
He then entered the Chaldean Major Seminary in Baghdad and continued his studies in Ankawa where, in 2007, the institute was transferred for security reasons. In 2008 he was sent to study in Rome, where he attended  the Pontifical Urbaniana University and then the Pontifical Gregorian University where, in 2013, he will take the final examination for the licentiate in Dogmatic Theology with a thesis entitled: “The validity of  the Anaphora of the Apostles Addai and Mari"
Father Gammo was ordained  deacon in Rome on May 1, 2010 and priest in Baghdad in the church of Mar Eliya al Hiri on August 13 of the same year.
After alternating his studies in Rome with the priestly service to the Chaldean community in Greece during the summer Father Gammo has just returned to Baghdad welcomed with affection by his family, friends and the community of the Church of the Ascension, the church where he grew up and that he is now leaving to devote himself to his new service as parish priest.
The appointment of Father Gammo and the full reopening of the church of the Holy Trinity is another sign of hope that comes from Iraq, a hope that will find immediate concreteness on Friday, October 5, when in the church there will be the celebration of the first communion of its children and those of the church of Saint Pithion.