"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

28 febbraio 2007

Conferenza di Baghdad: risposte concrete e non buone ma vuote parole

Fonte: SIR

Finalmente la politica internazionale si sveglia sull’Iraq. Ora l’auspicio è che dal prossimo summit escano soluzioni concrete e condivise che facciano il bene dell’Iraq e del suo popolo che soffre. Il popolo iracheno deve essere rispettato e non oppresso. Servono risposte concrete e non buone ma vuote parole”
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Esprime soddisfazione padre Philip Najim, procuratore caldeo presso la Santa Sede alla notizia della conferenza internazionale che si terrà a Baghdad, su iniziativa del governo iracheno, il prossimo 10 marzo. All’incontro sono stati invitati i Paesi confinanti con l’Iraq, i 5 Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Lega Araba, l’Onu, l’Egitto e il Bahrein. Siria e Usa hanno già aderito all’invito. “Si tratta di presenze importanti – dichiara al Sir il procuratore caldeo – solo con il dialogo si può giungere ad una soluzione dei problemi del Paese, primo fra tutti la stabilità. L’Iraq e il suo popolo deve tornare a disporre delle proprie risorse, la sua libertà deve essere rispettata. Dalla conferenza di Baghdad mi attendo, quindi, risultati concreti per il bene dell’Iraq – conclude padre Najim - La Chiesa da sempre favorisce il dialogo e incoraggia il vertice. Che serva a porre le basi di un nuovo Iraq, libero, riconciliato e pacificato”.