“Non siete ospiti del cristianesimo d’Europa, ma portate in esso la fede che viene dall’Oriente e nella lingua stessa di Cristo”.
È il messaggio affidato dal patriarca della Chiesa caldea, Mar Paolo III Nona, ai fedeli della comunità caldea di Södertälje, in Svezia, durante la Divina Liturgia celebrata ieri, al suo arrivo nel Paese scandinavo, nella chiesa della Vergine Maria, prima chiesa caldea di proprietà nel Paese dal 2017.
Accolto dal vescovo Mar Saad Hanna Sirop e dal vescovo Azad Sabri Shaba, il patriarca ha incontrato una delle più numerose comunità caldee d’Europa, stimata tra 25mila e 35mila persone distribuite in diverse città svedesi.
Nel suo intervento, diffuso dal Patriarcato caldeo di Baghdad, ha ringraziato i fedeli per aver custodito “la fede e l’identità orientale” lontano dalla patria, ricordando che nella diaspora la fede non è un’eredità scontata ma una scelta quotidiana e consapevole.
Il patriarca ha indicato tre dimensioni fondamentali della fede vissuta dagli emigrati: “offrire un significato alla vita oltre il successo materiale, preservare la dignità della persona e mantenere viva una coscienza morale capace di orientare le scelte”.
Secondo Nona, se “i cristiani del Medio Oriente hanno dovuto affrontare la prova della paura, in Occidente sono chiamati a confrontarsi con la più sottile prova del benessere e della comodità”.
Ampio spazio è stato dedicato alla trasmissione dell’identità caldea alle nuove generazioni. Lingua e liturgia, ha spiegato, non sono “musei rigidi”, ma strumenti vivi per comunicare la fede. Da qui l’invito a promuovere scuole bilingui, insegnare ai bambini i canti della tradizione e conservare la memoria delle famiglie e dei martiri.
Ringraziando la Svezia per l’accoglienza e i servizi offerti, il patriarca ha esortato i fedeli a essere cittadini responsabili, rispettosi delle leggi e impegnati nel lavoro e nel buon vicinato, senza rinunciare alle proprie radici.
Ha infine lanciato un appello alla collaborazione tra le Chiese orientali della diaspora, “affinché l’unità delle comunità diventi sostegno per i cristiani rimasti in patria e testimonianza del Vangelo nel mondo”.
È il messaggio affidato dal patriarca della Chiesa caldea, Mar Paolo III Nona, ai fedeli della comunità caldea di Södertälje, in Svezia, durante la Divina Liturgia celebrata ieri, al suo arrivo nel Paese scandinavo, nella chiesa della Vergine Maria, prima chiesa caldea di proprietà nel Paese dal 2017.
Accolto dal vescovo Mar Saad Hanna Sirop e dal vescovo Azad Sabri Shaba, il patriarca ha incontrato una delle più numerose comunità caldee d’Europa, stimata tra 25mila e 35mila persone distribuite in diverse città svedesi.
Nel suo intervento, diffuso dal Patriarcato caldeo di Baghdad, ha ringraziato i fedeli per aver custodito “la fede e l’identità orientale” lontano dalla patria, ricordando che nella diaspora la fede non è un’eredità scontata ma una scelta quotidiana e consapevole.
Il patriarca ha indicato tre dimensioni fondamentali della fede vissuta dagli emigrati: “offrire un significato alla vita oltre il successo materiale, preservare la dignità della persona e mantenere viva una coscienza morale capace di orientare le scelte”.
Secondo Nona, se “i cristiani del Medio Oriente hanno dovuto affrontare la prova della paura, in Occidente sono chiamati a confrontarsi con la più sottile prova del benessere e della comodità”.
Ampio spazio è stato dedicato alla trasmissione dell’identità caldea alle nuove generazioni. Lingua e liturgia, ha spiegato, non sono “musei rigidi”, ma strumenti vivi per comunicare la fede. Da qui l’invito a promuovere scuole bilingui, insegnare ai bambini i canti della tradizione e conservare la memoria delle famiglie e dei martiri.
Ringraziando la Svezia per l’accoglienza e i servizi offerti, il patriarca ha esortato i fedeli a essere cittadini responsabili, rispettosi delle leggi e impegnati nel lavoro e nel buon vicinato, senza rinunciare alle proprie radici.
Ha infine lanciato un appello alla collaborazione tra le Chiese orientali della diaspora, “affinché l’unità delle comunità diventi sostegno per i cristiani rimasti in patria e testimonianza del Vangelo nel mondo”.