"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

24 aprile 2010

In Iraq una riproduzione del Cristo Redentore di Rio de Janeiro

By Asia News 24 aprile 2010


ناء اكبر تمثال للسيد المسيح في العراق by Al Basrah Electronic newspaper 12 aprile 2010

Per lanciare un messaggio di “pace e speranza” a tutto il Paese, i cristiani nel nord dell’Iraq hanno eretto una statua di Gesù che ricorda il Cristo Redentore sul monte Corcovado, a Rio de Janeiro. La scultura è grande un decimo rispetto all’originale – alto 40 metri – che domina la metropoli brasiliana, ma è diventato meta continua di fedeli e pellegrini.
Il 10 aprile scorso p. Louis Kassab, presidente del Comitato per gli Affari religiosi, ha tolto il velo alla statua del Cristo Redentore irakeno (nella foto). Essa si trova a al punto di controllo numero 1 di Baghdeda, cittadina della municipalità di al-Hamdaniya, nel governatorato di Ninive. Najib Attallah, responsabile del check-point dove sorge la statua, riferisce che l’idea è nata proprio dalle guardie addette alla sicurezza. “In passato abbiamo allestito il presepe in occasione del Natale – afferma l’uomo –. Le guardie hanno voluto costruire una statua per le celebrazioni della Pasqua, sulla falsariga del Cristo Redentore in Brasile”.
La costruzione è durata circa un mese e mezzo, dedicando 18 ore di lavoro alla settimana. L’opera è stata realizzata da due guardie del punto di controllo, Alaa Nasir Kithya e Amaar Anay, grazie anche alle numerose donazioni e al sostegno di colleghi e fedeli della città. Il costo finale è di 150mila dinars, poco meno di 130 dollari.
Bashar Jarjees Habash, coordinatore del Comitato per gli Affari religiosi, sottolinea che la costruzione della statua è un “messaggio di pace per tutti”. “La statua è di pietra – riferisce – e può essere rimossa in qualsiasi momento, ma la storia dei cristiani irakeni non può essere cancellata”. Abbiamo alle spalle una storia millenaria, conclude l’uomo, e “mostriamo lealtà all’Iraq”. Alaa Naser Matti, uno dei volontari che hanno collaborato alla realizzazione, aggiunge che “dovrebbe resistere per 30 anni. Abbiamo voluto colorarla di bianco, perché è il colore della pace, e la dipingeremo ogni anno”.
Lo scorso febbraio in soli 10 giorni sono stati uccisi otto cristiani a Mosul, capitale del governatorato di Ninive. Attivisti per i diritti umani hanno chiesto al potere centrale e al governo locale maggiore protezione e tutela verso i fedeli, vittime di una lotta per il predominio nella zona che vede coinvolti arabi, curdi e turcomanni.
Dall’invasione dell’Iraq, nel marzo 2003, sono morti circa 200 cristiani, in attacchi diretti o conseguenza di attentati. Una carneficina che papa Benedetto XVI ha ricordato in occasione della Pasqua, esortando le autorità irakene a “fare di più” per proteggere la minoranza.