"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

25 giugno 2013

Iraq: una serie di attentati sconvolge il Paese, colpita anche una chiesa a Baghdad


Ieri una decina di attentati hanno sconvolto Baghdad, Mosul, Tikrit e altre città nel nord del Paese. Il bilancio è di almeno 41 morti e 125 feriti.
Molti degli attacchi hanno colpito mercati e ristoranti nei quartieri di Al Nasser, Karrada, Al Jihade Nahrawan, nella periferia della capitale. Nel solo mese di aprile oltre 2mila persone hanno perso la vita per esplosioni, assalti contro edifici, sparatorie e attentati kamikaze. Il bilancio è il più grave degli ultimi cinque anni. Fonti di AsiaNews descrivono una situazione che ha ormai coinvolto tutta la popolazione composta da sunniti, sciiti e cristiani, vittime innocenti di una guerra portata avanti da estremisti senza volto.  
La situazione della sicurezza sembra essere un riflesso del conflitto politico esistente in Iraq. La divisione tra i politici è diventata un'opportunità sfruttata da molti per provocare divisioni e confusione fra la popolazione innocente.
 Gli abitanti della capitale Baghdad e di diverse città dell'Iraq hanno vissuto una  notte difficile e sanguinosa a causa di attacchi terroristi, con autobombe e dispositivi esplosivi che hanno causato la morte di molte persone. Gli attentati hanno preso di mira mercati e luoghi popolari, distruggendo negozi, abitazioni e auto.
Fra i luoghi colpiti e danneggiati seriamente nella serie di attentati anche gli esercizi commerciali di diversi cristiani. Il negozio di Abou Warda, un cristiano caldeo che confeziona cibi nel quartiere Karrada (Baghdad), è stato attaccato con un'auto bomba. Nell'esplosione è morto Ashur, un impiegato del negozio che lascia moglie e tre bambini, mentre altri due lavoratori del locale sono rimasti feriti. In un'altra zona della capitale, nel quartiere di Sinaa, due autobombe sono esplose davanti  il negozio di Mariana e Rahhim, una coppia di cristiani.
La furia degli attentati non ha risparmiato nemmeno gli edifici religiosi. Ieri notte alcuni uomini dal volto coperto hanno assaltato la chiesa assira di Santa Maria, * nella zona est di Baghdad. Gli attentatori si sono presentati davanti all'edificio e hanno sparato all'impazzata contro le guardie. Due di esse sono rimaste gravemente ferite.
Finora nessun gruppo ha rivendicato gli attacchi - che hanno devastato anche altre zone dell'Iraq - e le ragioni di una tale violenza.  La gente comincia ad avere paura.

* La chiesa colpita, secondo quanto riferiscono i maggiori siti cristiani iracheni è quella assira di San Mari Apostolo nel quartiere di Al Ami:n al Thaniya e non quella di Santa Maria. 
Nota di Baghdadhope

Per un aiuto ai cristiani del Medio Oriente


Un’ininterrotta preghiera per la pace in Medio Oriente, ma anche per i benefattori che vi sostengono la presenza dei cristiani. Nel costante ricordo delle sofferenze di tanti uomini e donne, specie a causa della crisi siriana, ma anche della Studentesse palestinesi a lezione (Reuters) grande testimonianza di vitalità offerta dalle popolazioni della regione. È stato questo lo spirito con cui sono state vissute in Vaticano, dal 18 al 20 giugno scorsi, le giornate dei lavori dell’ottantaseiesima assemblea plenaria della Riunione opere aiuto Chiese orientali (Roaco), culminate con l’udienza papale.
L’organismo raduna dal 1968 le agenzie cattoliche impegnate nel sostegno alle comunità cristiane dell’Oriente in tutte le dimensioni della loro vita: culto, clero, formazione pastorale, istituzioni educative e scolastiche, assistenza socio-sanitaria. Tema dei lavori di quest’anno: «La situazione dei cristiani e delle Chiese in Egitto, Iraq, Siria e in Terra Santa».
Con i vertici della Congregazione per le Chiese Orientali e i rappresentanti di oltre venti agenzie caritative provenienti da dieci Paesi occidentali, erano presenti anche autorevoli esponenti delle comunità interessate: il nunzio apostolico in Siria, Mario Zenari, e il delegato apostolico a Gerusalemme, Giuseppe Lazzarotto, il custode francescano di Terra Santa, Pierbattista Pizzaballa, e i nuovi patriarchi copto-cattolico, Ibrahim Isaac Sidrak, e  caldeo, Raphael i Sako, entrambi eletti all’inizio del 2013.
Così alla prolusione del cardinale prefetto Leonardo Sandri, che è anche presidente della Roaco, hanno fatto seguito interventi suddivisi per le diverse aree geografiche. La prima mattinata è stata dedicata alla Siria: il nunzio Zenari ha espresso gratitudine per i ripetuti appelli del Papa alla cessazione delle ostilità, come pure per l’attenzione riservata dalla Santa Sede e il fattivo aiuto della Caritas internationalis e di numerose agenzie di assistenza.

20 giugno 2013

Il Patriarca caldeo Sako: in Siria l'unica soluzione è quella politica

By Fides

Per uscire dal conflitto che dilania la Siria “l'unica soluzione da cercare è quella politica”, mentre la prospettiva di fornire armi ai ribelli – caldeggiata da alcuni Paesi occidentali - porta in un vicolo cieco, perché “il sangue chiama altro sangue, la vendetta chiama vendetta”. Così il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako, contattato dall'Agenzia Fides, si esprime sulla questione che divide la comunità internazionale su come por fine alla tragedia vissuta dal popolo siriano.
S. B. Sako, che in Iraq continua a ispirare e sostenere con forza le iniziative messe in campo per la riconciliazione nazionale, conferma che gli scontri settari esplosi in Siria stanno contagiando tutta l'area mediorientale: “Il conflitto siriano” riferisce a Fides il Patriarca caldeo “sta lentamente destabilizzando tutto il Medio Oriente. E' una lotta tra gruppi confessionali, e l'Occidente sembra spesso favorire le derive peggiori. La democrazia non si impone dall'alto o con mezzi violenti. E nel caos siriano si muovono ormai forze e interessi che non mirano certo a instaurare la libertà”. Il Capo della Chiesa caldea registra ogni giorno nel suo ministero pastorale gli effetti di lunga durata sofferti anche dai cristiani iracheni in seguito agli interventi militari occidentali in Iraq: “Ho visitato una ventina di parrocchie a Baghdad” racconta S. B. Sako a Fides “e mi sono accorto che in tante comunità non sono rimasti che i poveri. I ricchi, i professionisti, gli intellettuali, sono tutti espatriati in Occidente. Rimane solo chi non ha i mezzi per andar via. I poveri. Sempre più stanchi. Sempre più poveri”.

19 giugno 2013

Patriarca caldeo: divisioni fra sunniti e sciiti e influenze straniere ostacolo alla pace

By Asia News
di Dario Salvi

La popolazione civile vuole "pace e stabilità", la comunità musulmana "teme tensioni e violenze", ma la frattura fra "sunniti e sciiti", le divisioni fra gruppi ed etnie e l'influenza esterna sono un muro invalicabile nella prospettiva di una vera riconciliazione. È quanto afferma ad AsiaNews sua Beatitudine Mar Louis Raphael I Sako, Patriarca caldeo, in questi giorni a Roma per partecipare alla 86ma Assemblea plenaria della Riunione delle Opere di Aiuto per le Chiese Orientali (Roaco). Al centro dei lavori dell'organismo - nato nel 1968 per coordinare l'impegno verso le Chiese orientali - la drammatica situazione in Siria e la crescente insicurezza nell'area mediorientale. Un elemento, conferma il Patriarca, che desta "paura e preoccupazione soprattutto dopo il sequestro dei due vescovi", sulla cui sorte "non si sa nulla da molto tempo" e "anche il Patriarca siro-ortodosso è all'oscuro"
Uno degli elementi di fondo delle società mediorientali è la "mancanza di una prospettiva di laicità", spiega sua Beatitudine, che sancisca una netta "separazione fra Stato, politica e religione". L'identità islamica a livello politico e istituzionale "resta molto forte" ed emerge anche "un sentimento di paura verso la cultura occidentale, vista come troppo liberale e amorale". Il Patriarca caldeo chiarisce un pensiero diffuso in Iraq e non solo: che "il cristianesimo ha fallito" sul piano morale e spirituale, cui si affianca la percezione di "un attacco all'islam". Per questo egli invita Chiesa e fedeli a mostrarne il volto positivo, perché "tocca ai cristiani parlare di una laicità positiva, rispettosa della religione e che si distacchi dal secolarismo occidentale che lotta contro la religione".
In merito alle continue violenze nel Paese, che solo nei giorni scorsi hanno causato oltre 30 morti in un attacco kamikaze contro una sala di preghiera sciita nella zona a nord di Baghdad, il Patriarca Sako parla di "lotta per il potere" acuita dalle "divisioni nel governo". La frammentazione e i conflitti si estendono poi a tutta l'area, dove "la situazione attuale in Sira comporta pesanti ripercussioni e ulteriori complicazioni anche per l'Iraq".
Sua Beatitudine registra un progressivo avanzamento del "piano di divisione del Paese presentato dagli americani", che prende corpo fondando lo scontro sull'elemento "etnico e religioso". "Emerge sempre più - continua - la priorità del singolo sul gruppo, ciascuno con la propria causa. Ci vuole una forza che unisca verso un obiettivo comune, che sia la nazione irakena, la cittadinanza irakena, la persona umana con tutti i suoi diritti". A livello popolare, fra le famiglie, aggiunge mar Sako, "la convivenza c'è, esiste... ma la politica è più forte, riesce a creare di continuo divisioni e muri".
Per il futuro, sua Beatitudine auspica un maggiore sostegno della Santa Sede e della comunità internazionale in un'ottica di riconciliazione, incoraggiando al contempo "i cristiani a rimanere, creare progetti, migliorando villaggi e infrastrutture". "Anche la Chiesa deve fare di più - aggiunge il Patriarca caldeo - e non solo a parole, ma con una vera solidarietà umana, spirituale e morale. I musulmani si aspettano molto da noi: la politica occidentale cerca il petrolio e gli interessi, la Chiesa è e deve essere attenta alle persone".
Per questo egli rilancia l'invito a Papa Francesco per una visita in Medio oriente e in Iraq: deve muoversi dove c'è bisogno, dove i cristiani sono perseguitati e in difficoltà come Gesù ha fatto. Il Vaticano prima che uno Stato è Chiesa, e il papa è il nostro pastore. E lui, Papa Francesco, è ben cosciente di questo".

18 giugno 2013

Plenaria Roaco. Mons. Sako: i cristiani in Iraq si sentono isolati

By Radiovaticana

Sono iniziati ieri mattina in Vaticano, i lavori della 86.ma Assemblea plenaria
della Roaco, la Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali. L’evento si concluderà domani, giorno in cui i partecipanti alla plenaria saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco. L’inizio dei lavori è stato preceduto dalla Messa presso la chiesa romana di Santa Maria in Transpontina, presieduta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e presidente della Roaco. All’assemblea prende parte anche il Patriarca caldeo, Raphael I Sako, che al microfono di Manuella Affejee si sofferma sulla situazione dei cristiani in Iraq.
La situazione è molto complicata. Adesso, c’è un miglioramento in Iran. In Siria e in altri Paesi, però, si ripercuote la situazione irachena. Purtroppo, l’esodo dei cristiani continua e noi ci sentiamo un po’ isolati: nessuno ci appoggia. L’unico appoggio spirituale, morale e anche politico che possiamo ricevere è da parte della Santa Sede. La riconciliazione: bisogna aiutare questi cristiani a giocare un ruolo cruciale nella vita sociale e politica. Questo è, dunque, molto importante. Non serve solo una presenza diplomatica. Ci sono delle sfide da affrontare. Se dovesse continuare l’esodo, in questi Paesi non ci sarebbero più cristiani. E’ veramente una grande perdita. E perché l’Unione Europea invece di far arrivare i cristiani nei suoi Paesi – cosa molto costosa – non li aiuta a rimanere lì e non fa qualche progetto? Strade, alloggi per le famiglie povere, un dispensario...
Lei lavora molto a favore della riconciliazione, quale può essere il ruolo dei laici cristiani in Iraq?
Nel Medio Oriente, c’è la mentalità del sospetto e questo gioca molto. Si sentono, dunque, cose talvolta ingiuste e c’è un muro fra le persone. Quando si parla faccia a faccia, però, tutto viene risolto. Bisogna preparare la gente. Anche il primo ministro mi ha detto: “Voi cristiani potete fare tanto e siete preparati come cristiani”. Penso che per noi sia una grande prestazione: noi siamo lì per costruire ponti, ma abbiamo anche bisogno di essere aiutati e supportati. Esiste un dialogo con le autorità musulmane, soprattutto nella vita, ma c’è pure un dialogo teologico. Forse, c’è bisogno di tutto un lavoro nei media, per spiegare la fede cristiana, la tradizione cristiana, il ruolo dei cristiani e la cultura cristiana.

Proprio un rinnovamento del dialogo tra musulmani e cristiani, un approccio più diretto...
Io penso che i cristiani in Medio Oriente siano più preparati ad un dialogo “serio” e non, dunque, ad un dialogo accademico, che questi occidentali che hanno studiato nelle università. Quella è una cosa teorica. Per noi, invece, c’è la teoria, ma c’è anche la prassi.

11 giugno 2013

La “svolta pastorale” del Sinodo caldeo


By Fides

Si è concluso lunedì 10 giugno a Baghdad il primo Sinodo della Chiesa caldea convocato dopo l'elezione del nuovo
Patriarca Luis Raphael I Sako, avvenuta lo scorso 31 gennaio. In un comunicato finale, pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarca e i 14 vescovi caldei hanno riassunto in nove punti le questioni affrontate nei giorni dell'assemblea sinodale, iniziata il 5 giugno e ospitata nella Casa generalizia delle suore caldee di Maria Immacolata, al centro della capitale irachena. Molte delle indicazioni venute dal Sinodo appaiono in sintonia con la sollecitudine pastorale che sta segnando i primi mesi del ministero patriarcale di S. B. Sako. I vescovi caldei invocano la ripresa del cammino ecumenico con tutte le altre Chiese e comunità cristiane, a partire dalla Chiesa assira, con la quale auspicano di veder ristabilita “l'unità della Chiesa d'Oriente”. Ribadiscono la necessità di continuare il dialogo con l'Islam in tutte le sue articolazioni e di porre massima attenzione nella gestione trasparente delle risorse economiche delle diocesi, avendo come criterio le necessità concrete delle parrocchie. Nel comunicato finale si riferisce che durante la riunione sinodale sono stati eletti i vescovi per diverse eparchie caldee rimaste vacanti, senza specificarne i nomi. Si insiste sulla necessità di curare la formazione dei candidati al sacerdozio, evitando di mandare tutti gli aspiranti sacerdoti a studiare all'estero e evitando anche di confondere la pastorale vocazionale con le campagne d'arruolamento per riempire spazi vuoti. Per por freno a un malcostume diffusosi negli ultimi anni, si ribadisce che nessun sacerdote può spostare la sua residenza da una diocesi all'altra senza il consenso di ambedue i vescovi. Con lo sguardo rivolto alla crisi politica e sociale che attanaglia il Paese, i vescovi caldei suggeriscono di creare una commissione di laici e sacerdoti per cercare risposte concrete al problema del lavoro e favorire investimenti in Iraq che aiutino a frenare anche la diaspora dei cristiani iracheni. Si è anche ribadito che la politica rimane un campo affidato alla responsabilità specifica dei laici cristiani, e sul quale i vescovi e i sacerdoti non devono esercitare nessun intervento diretto. Gli ultimi passaggi del comunicato richiamano tutti alla preghiera per i due vescovi di Aleppo – il siro-ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco-ortodosso Boulos al-Yazigi - dal 22 aprile scorso nelle mani di ignoti rapitori. La sera di lunedì 10 giugno, a conclusione del Sinodo della Chiesa caldea, numerosi leader politici e religiosi iracheni hanno preso parte a un ricevimento presso l'Hotel Rashid promosso dal Patriarca Sako come momento simbolico di riconciliazione nazionale. Nel suo intervento di saluto il Patriarca Sako, dopo aver letto alcuni passi dell'inno di San Paolo alla carità, ha invitato tutte le parti politiche a non abbandonare o pregiudicare la via dialogo e della “coesione nazionale”. 

6 giugno 2013

Iniziato il Sinodo della Chiesa caldea


E' iniziato ieri mercoledì 5 giugno a Baghdad con una giornata di ritiro e preghiera il Sinodo della Chiesa caldea convocato dal Patriarca di Babilonia dei caldei Louis Raphael I Sako.
All'inizio dei lavori ha preso parte anche l'Arcivescovo Giorgio Lingua, Nunzio apostolico in Giordana e Iraq. Da oggi, con l'arrivo da Roma del vescovo di Aleppo Antoine Audo, tutti i Vescovi caldei – tranne Sarhad Jammo, Vescovo di San Pietro Apostolo di San Diego dei caldei (Usa) - sono radunati presso la Casa generalizia delle suore caldee figlie di Maria Immacolata, nel centro della capitale irachena, per affrontare i punti all'ordine del giorno della fitta agenda sinodale. Il Sinodo è chiamato a occuparsi delle nomine di vescovi nelle numerose sedi episcopali caldee rimaste vacanti, della formazione dei sacerdoti, della stesura definitiva di un “Diritto proprio” della Chiesa caldea, dell'aggiornamento e dell'uniformazione dei riti liturgici celebrati nelle diverse diocesi. Verranno delineate anche misure concrete per incoraggiare i cristiani caldei a rimanere nella propria terra d'origine o a farvi ritorno.
In un comunicato emesso ieri dal Patriarcato di Babilonia dei Caldei e pervenuto all'agenzia Fides, si invitano tutti “i figli e le figlie della Chiesa caldea” a pregare per il buon esito dell'Assemblea sinodale, ripetendo la preghiera per il Sinodo diffusa ai primi di maggio dal Patriarca Sako e che da più di un mese viene recitata nelle parrocchie e nei monasteri caldei di tutto il mondo.
Nella supplica si chiede al Padre Onnipotente di essere aiutati “ad amare la nostra Chiesa caldea così come è, in tutte le sue varietà e differenze, nella sua grandezza come nella sua debolezza” e si invoca l'aiuto dello Spirito Santo davanti alle “tempeste” che “soffiano contro la barca in cui ci troviamo”
.

4 giugno 2013

La situazione dei cristiani in Iraq ed Egitto al centro della Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali

By Radiovaticana

Si svolgerà in Vaticano dal 18 al 21 giugno e sarà concentrata in particolare sulle condizioni critiche vissute dai cristiani in Egitto e in Iraq la prossima Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco), il comitato che riunisce periodicamente a Roma le Agenzie e le Opere attive in vari Paesi del mondo e coinvolte in diverse forme di sostegno finanziario a favore delle comunità cattoliche di rito orientale (costruzione di luoghi di culto, elargizione di borse di studio, stanziamento di fondi per istituzioni educative e socio-sanitarie).
Come riferisce l’agenzia Fides, quest'anno, tra i partecipanti al summit – che in quei giorni saranno anche ricevuti in udienza da Papa Francesco - figurano il Patriarca di Babilonia dei caldei Louis Raphael I Sako e quello di Alessandria dei copti cattolici Ibrahim Isaac Sidrak, ambedue insediatisi alla guida delle rispettive Chiese nel marzo 2013. Alla riunione – che si svolgerà sotto la presidenza del cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Pontificia Congregazione per le Chiese Orientali - prenderanno parte tra gli altri anche rappresentanti delle comunità cristiane orientali della Siria e padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa. L'incontro di lavoro, con relazioni concentrate su singoli temi specifici, offrirà l'occasione di studiare e acquisire informazioni dirette sulle tante sofferenze e difficoltà vissute dalle comunità cristiane nelle convulsioni stanno sconvolgendo gli scenari mediorientali.

3 giugno 2013

Sinodo della Chiesa Caldea a Baghdad: dati

By Baghdadhope*

Non molto è cambiato nei dati che riguardano la chiesa caldea dallo scorso gennaio quando a Roma fu nominato l'Arcivescovo di Kirkuk a nuovo patriarca con il nome di Mar Louis Raphael I Sako, a parte la morte, lo scorso 8 maggio, dell'Arcivescovo Emerito di Kirkuk, Mons. Andreas Sana.
La scomparsa di Mons. Sana porta a 16 il totale dei vescovi che hanno il diritto di partecipare al primo sinodo della chiesa caldea presieduto da Mar Sako e che inizierà a Baghdad il 5 giugno 2013.
 

Alqas
  1949
  06/12/2001
  Vescovo di Amadiya
Audo
1946
18/01/1992
Vescovo di Aleppo
Delly
1927
19/12/2012
Dimissioni da Patriarca di Babilonia dei Caldei
Garmou
1945
05/05/1999

 07/02/1999
Arcivescovo  coadiutore  di Tehran
Arcivescovo di Tehran
Ibrahim
1937
11/01/1982
 07/03/1982 
 03/08/1985
Esarca Apostolico USA
Vescovo titolare Anbar dei Caldei
Vescovo USA est (San Tommaso Apostolo)
Isaac
1938
07/05/1997 
04/05/1999
21/12/2005 


 19/12/2012
Arcivescovo di Erbil 
Dimissioni
Arcivescovo titolare di Nisibis dei Caldei e  Vescovo di curia patriarcale 
Vicario patriarcale
Jammo
1941
21/05/2002
Vescovo USA ovest (San Pietro Apostolo)
Kassab
 1938
24/10/1995
21/10/2006
Arcivescovo di Bassora
Arcivescovo di Australia e Nuova Zelanda
(San Tommaso Apostolo)
Kassarji
1956
18/01/2001
Vescovo di Beirut
Maqdassi
1949
06/12/2001
Vescovo di Alqosh
Meram
1943
30/11/1983
Arcivescovo di Urmia
Vescovo di Salmas
Nona
1967
13/11/2009
Arcivescovo di Mosul
Sako
1948
27/09/2003
01/02/2013
Arcivescovo di Kirkuk
Patriarca di Babilonia dei Caldei
Warda
1969
24/05/2010
Arcivescovo di Erbil
Warduni
1943
12/01/2001
Vescovo titolare Anbar dei Caldei
Vescovo di curia patriarcale
Zora
1939
01/05/1974
10/06/2011
Arcivescovo di Ahvaz
Arcivescovo del Canada (Sant'Addai)
 
La lista dei vescovi però non è importante per questo sinodo quanto quella delle sedi diocesane vacanti visto che sin dai primissimi momenti del suo patriarcato Mar Louis Raphael I Sako aveva chiarito che per una "maggiore efficenza organizzativa si potrebbe pensare, ad esempio, all'unificazione di piccole Diocesi che potrebbero in questo modo contare su maggiori risorse, materiali ed umane. Così come si penserà a Diocesi come quelle del Cairo, Bassora e Diarbakir" aggiungendo anche che nel primo sinodo si sarebbe  parlato dell'eventuale creazione di una diocesi in Europa dove i fedeli caldei sono ormai decine e decine di migliaia.

Quali sono quindi le sedi diocesane vacanti che potrebbero quindi a poco avere un nuovo vescovo?

- Cairo (Egitto) Dalla morte di Mons. Yousif Sarraf nel 2009. Attuale amministratore patriarcale in Egitto è dal 2010 il Corepiscopo Mons. Philip Najim, visitatore apostolico per l'Europa e Procuratore della chiesa caldea presso la Santa sede.
- Diarbakir (Turchia) Dalla morte di Mons. Paul Karatas nel 2005. Attuale amministratore patriarcale in Turchia è Padre François Yakan
- Aqra (Iraq) Dalla morte di Mons. Abdul-Ahad Rabban nel 1998. Amministratore patriarcale è Padre Yohanna Issa.
- Bassora (Iraq) Dal 2006 con la nomina di Mons. Jibrail Kassab a vescovo dell'Australia e della Nuova Zelanda. Amministratore patriarcale a Bassora è il Corepiscopo Mons. Imad al Banna.
- Ahwaz (Iran) Dal 1987 quando Mons. Hanna Zora (dal 2011 Arcivescovo del Canada) abbandonò l'Iran. Amministratore Patriarcale è Mons. Ramzi Garmou.
- Zakho (Iraq) Dalla morte nel 2010 di Mons. Boutrous H. Harbouli. Dal 2012 amministratore patriarcale è Mons. Bashar M. Warda, attuale Arcivescovo di Erbil.

A queste sei sedi vacanti c'è (eventualmente) da aggiungere quella dell'Europa 
che già nel 2007 avrebbe dovuto avere un suo vescovo nella persona del Corepiscopo Mons. Philip Najim, visitatore apostolico per il Vecchio Continente, Procuratore della chiesa caldea presso la Santa sede e dal 2010 amministratore patriarcale del Cairo, non fosse che una fuga di notizie dal sinodo di Alqosh ne silurò la nomina.
Non si deve poi dimenticare che già nel 2012 (10 ottobre) Mons. Ibrahim N. Ibrahim, vescovo della diocesi di San Tommaso Apostolo negli Stati Uniti orientali, ha raggiunto i 75 anni, traguardo sorpassato il 25 febbraio 2013 anche dal Vicario Patriarcale Mons. Jacques Isaac ed in vista per il vescovo dell'Australia e Nuova Zelanda, Mons. Jibrail Kassab che i 75 anni li compierà il prossimo 4 agosto.
Oltre a ciò le parole di Mar Sako sull'unificazione delle piccole diocesi permettono infine di pensare a realtà come quelle di Aqra, Ahwaz o anche Urmia e Salmas, diocesi storiche ma ormai con numeri infinitesimali di fedeli che potrebbero quindi essere accorpate ad altre. 

Questi sono i dati che riguardano il sinodo. Cosa succederà nei prossimi 10 giorni però resta da vedere. La nomina di un vescovo nella Chiesa è molto spesso frutto di alleanze, promesse, ripicche e perchè no, simpatie. 
La chiesa caldea non fa eccezione, ed i nomi dei nuovi vescovi sono, ovviamente, ancora un mistero. 

1 giugno 2013

Iraq, oltre mille vittime nelle violenze a maggio. Mons. Warduni: continua esodo dei cristiani


Sono oltre mille le persone uccise e circa 2.300 quelle rimaste ferite in Iraq a maggio, in seguito a una nuova fiammata di scontri nel Paese. Il bilancio, il più grave dal 2008, è stato reso noto dalla missione delle Nazioni Unite in Iraq che chiede al governo di “mettere fine allo spargimento di sangue”.
L’Iraq resta dunque nelle sabbie mobili di una grave crisi politica e di sicurezza, aggravata dalle proteste della minoranza sunnita contro il governo del primo ministro Nuri al-Maliki, accusato di attuare una politica discriminatoria nei loro confronti.
Sui motivi di questa ennesima ondata di violenze Marco Guerra ha intervistato il vescovo ausiliare caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni:
Nessuno dice perché si fanno queste cose: sono interessi, sono cose differenti, ma non di religione, perché questi sono sunniti e questi sono sciiti… Ma perché ciascuno pensa solo per se stesso! Ci saranno poi le elezioni e anche lì ciascuno penserà solo ai propri interessi! Sua Beatitudine, il nostro Patriarca, Sua Beatitudine Louis Sako, ha voluto un’iniziativa di riconciliazione e anche il capo religioso sciita Seid Hammar el Katim ha voluto radunare oggi i capi sia dei partiti, sia dei gruppi, sia delle confessioni per provare a sciogliere almeno un po’ il ghiaccio fra di loro. Quindi la questione degli interessi e l’egoismo influiscono, purtroppo, su questa nostra situazione.
Come si vive nell’insicurezza?
 E’ una cosa terribile, veramente… Tutti hanno paura e si vedono, qualche volta, anche le strade quasi vuote; molti hanno paura di andare in chiesa… E’ una situazione veramente terribile!
La Chiesa come sta vivendo questa situazione e la comunità cristiana continua la sua diaspora all’estero?
 Prima di tutto, come Chiesa, preghiamo: chiediamo al buon Dio di darci questa pace. L’esodo - certamente - continua: specialmente adesso che siamo alla fine delle scuole, ci si aspetta che tanti partiranno, purtroppo…
La comunità internazionale come può aiutare l’Iraq?
Prima di tutto non vendendo le armi, cercando poi di favorire la riconciliazione e aiutando coloro che sono qui e non facendo in modo di agevolare l’esodo.