giovedì, luglio 26, 2012

 

"Estate ragazzi" a Baghdad. Insegnamento, intrattenimento ed unione.

By Baghdadhope*


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Per quanto possa apparire strano anche a Baghdad, una città che ancora non conosce pace e dove ogni giorno si registrano atti di violenza ormai quasi neanche più riportati dalle cronache occidentali, si svolge una sorte di “estate ragazzi”.
 A farsi promotore del progetto che coinvolge circa 300 bambini e bambine tra i 7 ed i 13 anni è stato Padre Douglas Al Bazi, parroco della chiesa caldea di Mar Eliya al Hiri.
“Durante l’estate” ha spiegato il sacerdote a Baghdadhope, “è necessario cercare di tenere impegnati i bambini liberi dagli impegni scolastici e molte volte impossibilitati ad uscire di casa per i troppi pericoli di una città come Baghdad, perché non farlo in chiesa, un ambiente più protetto della strada? ”
Certo, quella proposta da Padre Al Bazi è un’attività che a differenza dei nostri campi estivi si svolge solo di venerdì, la giornata festiva in Iraq. Per il resto però si può dire non ci siano molte diversità.
“Per ora le attività iniziate venerdì 13 luglio sono programmate fino al 3 di agosto ma stiamo già pensando di estenderle nel tempo” ha spiegato padre Al Bazi. “I bambini arrivano in chiesa alle 9.00 del mattino e vi rimangono fino alle 16.00 mentre alle 12.30 è previsto il pranzo per tutti.”
“Ai bambini offriamo corsi e divertimento. I corsi sono di varia natura: catechismo, musica, inglese, computer, pittura e lingua aramaica. I bambini possono praticare il nuoto visto che negli spazi esterni alla chiesa sono state approntate 11 diverse piscine asportabili di varie misure e profondità  e possono divertirsi grazie agli animatori che giocano con loro.”
“Questa attività ricalca quelle che già la chiesa offre durante l’anno scolastico quando i bambini possono frequentare un giorno alla settimana corsi extra di inglese, computer e lingua aramaica, oltre che nuotare quando il tempo lo permette. Gli stessi corsi in altri giorni della settimana possono essere frequentati anche dagli adulti dai 99 agli 0 anni, come diciamo, ma ad essi si aggiungono, ed è la prima volta che una chiesa offre questo genere di servizio, anche corsi di teoria di guida che l’anno scorso hanno avuto 81 studenti, per la maggior parte donne.”
Molte opportunità, quindi…
“In una città difficile come Baghdad ogni momento di aggregazione è utile ed ogni attività può insegnare qualcosa. Ogni bambino ad esempio ha imparato a dire il proprio nome con il linguaggio dei segni e la scorsa settimana abbiamo ricevuto la visita di alcuni portatori di handicap. Queste attività mirano a far capire ai bambini che non ci sono differenze, che il portatore di handicap o chi è muto può benissimo e deve integrarsi nella società. Riteniamo che in un paese dalle mille divisione come l’Iraq insegnare a rispettare il diverso sia fondamentale per i cittadini del futuro ed è per questa ragione che al progetto hanno aderito altre chiese. Non solo quelle caldee dell’Ascensione, di San Giorgio, di San Pithion e della Santa Trinità ma anche quella Assira dell’Est di San Mari e la chiesa Evangelica che ha inviato i gruppi di animatori Happy Team e Smiling Face. Altri aiuti sono arrivati dalla Caritas che ha fornito una buona parte delle magliette e dei cappellini che servono a dividere i bambini in squadre per i tornei, e dal dipartimento governativo per i cristiani, gli yazidi ed i mandei che ha fornito le piscine.”
Un progetto all’insegna della sinergia e dell’unione.
“Collaborare con le altre chiese, cattoliche e non, per il bene dei bambini è importante non solo al momento ma anche e soprattutto per il futuro. La comunione del cuore  e nella preghiera è necessaria ma l’unione messa in pratica è fondamentale. In Iraq i cristiani sono ormai pochi e non ha senso che siano divisi. Questo è ciò che vogliamo insegnare ai nostri bambini, e lo facciamo giocando perché l’unione diventi per loro naturale come rspirare.” 
Gruppo dedicato al martire Padre Ragheed Ganni
Bambini in chiesa alla preghiera del mattino
Lezione di inglese
Gruppo dedicato al martire Mons. Faraj P. Raho
Lezione di aramaico

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