Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza i membri del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:
Eccellenze, cari Fratelli Vescovi,
la pace sia con voi! È bello incontrarvi qui a Roma, convenuti per la celebrazione del vostro Sinodo, volto ad adempiere un atto fondamentale per la vita della Chiesa di Baghdad dei Caldei: l’elezione del nuovo Patriarca. Sono lieto di incontrarvi in questo tempo di prezioso discernimento ecclesiale. Attraverso di voi saluto di cuore i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i cari fedeli della Chiesa Caldea, tanto nel territorio proprio quanto nella numerosa diaspora sparsa nel mondo. So che molti sono uniti spiritualmente a questo momento, partecipandovi intensamente con la preghiera.
La vostra Chiesa affonda le sue radici nella primitiva Chiesa apostolica, rappresentando una tradizione antichissima e feconda che, intimamente legata ai luoghi sorgivi della salvezza, seppe portare il Vangelo oltre i confini dell’Impero romano, sviluppando una cristianità ricca di fede, di cultura e di spirito missionario, fino all’India e alla Cina. Siete custodi di una memoria viva e nobile, di una fede trasmessa nei secoli con coraggio e fedeltà. La vostra storia è gloriosa, ma segnata anche da prove durissime: guerre, persecuzioni, tribolazioni che hanno colpito le vostre comunità e disperso molti fedeli nel mondo. E proprio in queste ferite risplende la testimonianza luminosa della fede, perché se la vostra Chiesa porta impresse le cicatrici della storia, è proprio il Signore risorto a mostrarci come le ferite più dolorose possono diventare in Lui segni di speranza e di vita nuova. Con voi posso fare mie le parole di Sant’Efrem e dire a Cristo: «Gloria a te che della tua croce hai fatto un ponte sulla morte. […] Gloria a te che ti sei rivestito del corpo dell’uomo mortale e lo hai trasformato in sorgente di vita per tutti i mortali» (Discorso sul Signore, 9).
Cari Fratelli, nella speranza pasquale, che invita a non avere paura nell’affrontare senza perdersi d’animo sfide nuove e inattese, il vostro Sinodo rappresenta un tempo di grazia e di forte responsabilità. Siete chiamati a eleggere il Patriarca in una fase delicata e complessa, talora anche controversa. Vi invito a lasciarvi guidare dallo Spirito Santo, trovando in Lui la concordia e ricercando non ciò che appare più utile agli occhi del mondo, ma quel che è più conforme al cuore di Cristo.
Il nuovo Patriarca sia anzitutto un padre nella fede e un segno di comunione con tutti e tra tutti. Potrebbe sembrare che vivere secondo il Vangelo, cioè nella mitezza e nella ricerca paziente dell’unità, sia controcorrente e talvolta persino controproducente, ma in realtà si rivela come la via più sapiente, perché l’amore è l’unica forza che vince il male e sconfigge la morte. A prevalere e a non avere mai fine è quella carità di cui parla l’apostolo Paolo: paziente, perseverante, capace di scusare e sopportare tutto, senza mancare mai di rispetto ad alcuno (cfr 1 Cor 13,4-8).
Sua Beatitudine sia uomo delle Beatitudini: non chiamato a gesti straordinari e a suscitare clamore, ma a una santità quotidiana, fatta di onestà, misericordia e purezza di cuore. Sia Pastore capace di ascoltare e accompagnare, perché l’autorità nella Chiesa è sempre servizio e mai egemonia. E se il mondo o il contesto circostante inducessero a ciò, non lasciatevi ingannare, ma tornate sempre alla semplicità feconda e profetica del Vangelo. Il Patriarca sia guida autentica e vicina alla gente, non figura appariscente e distaccata. Sia uomo radicato nella preghiera, capace di portare il peso delle difficoltà con realismo e speranza, maestro di pastorale che individui cammini concreti per il bene del popolo di Dio insieme con i fratelli Vescovi, in quello spirito di concordia che deve caratterizzare una Chiesa patriarcale, la cui autorità è rappresentata dal Sinodo dei Vescovi presieduto dal Patriarca, promotore di unità nella carità, in piena coesione col Successore dell’Apostolo Pietro.
Alla luce degli eventi che, negli ultimi anni, hanno segnato la vostra Chiesa, avverto con particolare intensità la responsabilità del momento che state vivendo. E vorrei dirvi: sono con voi. Le prove che attraversate vi interpellino a offrire una risposta illuminata dalla fede e improntata alla comunione, anche nei riguardi dei cristiani appartenenti ad altre confessioni, veri fratelli e sorelle nella fede con cui è bene instaurare rapporti di autentica condivisione. Così sarete di grande esempio e incoraggiamento anche per il vostro caro e ammirevole popolo, che porto nel cuore e per il quale prego.
Nel riconoscere con gratitudine i molteplici contributi che i diversi Patriarchi hanno donato alla Chiesa Caldea – mi riferisco anche ai significativi apporti di Sua Beatitudine il Card. Louis Raphaël Sako e ai notevoli sforzi da lui profusi – sento che questo è il tempo del rinnovamento spirituale, di un rinnovamento fedele alle vostre preziose e peculiari tradizioni, che vanno custodite. Penso alla ricchezza del vostro patrimonio liturgico e spirituale, e a tale proposito desidero dare eco a quanto affermato dal Concilio: «Tutti sappiano che il conoscere, venerare, conservare e sostenere il ricchissimo patrimonio liturgico e spirituale degli orientali è di somma importanza per la fedele custodia dell’integra tradizione cristiana» (Unitatis redintegratio, 15).
Permettetemi ancora qualche richiamo fraterno e paterno allo stesso tempo. Vi raccomando di essere attenti e trasparenti nell’amministrazione dei beni, sobri, misurati e responsabili nell’uso dei mass-media, prudenti nelle dichiarazioni pubbliche, affinché ogni parola e comportamento contribuisca a edificare — e non a ferire — la comunione ecclesiale e la testimonianza della Chiesa. Abbiate a cuore la formazione dei presbiteri, vostri primi collaboratori nel ministero: sosteneteli con la vicinanza, edificando con loro e per loro una fraternità concreta e tangibile. E aiutate, anzitutto con l’esempio, le persone consacrate a custodire i doni ineffabili dell’obbedienza e della castità. Accompagnate i fedeli laici, provvedendoli di cure pastorali, perché si sentano incoraggiati, nonostante tutte le prove, a restare saldi nella fede ricevuta dai Padri e a rimanere nei loro territori. Questo è importante per tutta la Chiesa, perché le regioni in cui è sorta la luce della fede – orientale lumen – non possono fare a meno dei credenti in Gesù, dei cristiani, che stanno al Medio Oriente come le stelle al cielo. Si diradino le nubi che oscurano questa luce: i cristiani in tutto il Medio Oriente siano rispettati, non solo a parole: godano di vera libertà religiosa e di piena cittadinanza, senza essere trattati da ospiti o da cittadini di seconda classe!
Fratelli, siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato. Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.
La vostra missione è grande: annunciare Cristo risorto anche in contesti di morte, essere presenza viva di fede e di carità, mantenere accesa la speranza laddove sembra spegnersi. Non scoraggiatevi: il Signore cammina con voi. Io vi ringrazio per quello che fate e vi accompagno, specialmente attraverso il Dicastero per le Chiese Orientali. Affido questo Sinodo e l’elezione del nuovo Patriarca all’intercessione della Beata Vergine Maria, di San Tommaso apostolo e dei suoi discepoli Addai e Mari, autori di una splendida Anafora che ancora resta il vostro vanto. Lo Spirito Santo vi illumini e vi orienti nelle vostre decisioni. Su di voi e su tutti i fedeli della Chiesa Caldea invoco di cuore la benedizione del Signore.