"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

7 marzo 2026

Il cardinale Sako: “La guerra non è una soluzione”

By Vatican News
Olivier Bonnel e Jean-Charles Putzolu

Attacchi missilistici, razzi e droni iraniani ormai da una settimana colpiscono l’Iraq, così come altri Paesi del Medio Oriente, in risposta ai bombardamenti israeliani e statunitensi sulla Repubblica islamica.
La città di Erbil, capitale autonoma del Kurdistan iracheno, ha subito numerosi raid, così come il resto del Paese: dai giacimenti petroliferi come quelli di Bassora, nel sud, all'aeroporto della capitale Baghdad.
Il rischio sempre più concreto è che il conflitto si estenda a tutta la regione, e il patriarca caldeo di Baghdad, il cardinale Louis Raphaël I Sako, non nasconde la sua preoccupazione: “Nessuno sa dove porterà questa guerra. Lo stesso scenario lo abbiamo vissuto nel 2003", afferma ai media vaticani, mettendo in guardia da "caos, disordini, vendette e attacchi". I timori di una nuova escalation
Sebbene le milizie sciite filo-iraniane in Iraq siano state finora relativamente estranee al conflitto, il patriarca sottolinea comunque i rischi a cui va incontro la società irachena, dove gli sciiti rappresentano quasi il 60% della popolazione. "Abbiamo paura perché siamo vicini dell'Iran e molti iracheni sono sciiti. C'è un sentimento contrastante". "Temiamo una nuova escalation che porterebbe a una guerra regionale su larga scala", continua il cardinale, menzionando gli attacchi che hanno colpito anche i Paesi del Golfo, la Turchia e l'Azerbaigian. "La guerra non è una soluzione – insiste – la diplomazia è ciò che può aiutare a risolvere i problemi".
Il capo della Chiesa caldea guarda anche con grande apprensione al destino delle comunità cristiane, in particolare nella Piana di Ninive, da cui molti sono stati costretti a fuggire a causa della persecuzione dello Stato Islamico: "Noi cristiani siamo molto preoccupati perché se cominciano ad attaccare la piana di Ninive, dove ci sono 50 mila cristiani, queste persone lasceranno le loro case e questa volta non torneranno più".

 Alzare la voce per la pace
"Ai cristiani ho chiesto di pregare per la pace durante tutte le Messe nelle chiese. Li ho invitati a prendere precauzioni, a essere cauti e a non perdere né il coraggio né la speranza”, prosegue Sako che, per allentare le tensioni, conta anche sulle voci di altri leader spirituali nel Paese: "Ho chiesto ai leader religiosi (musulmani, ndr) di alzare la voce per la pace, per la fraternità proprio come fece Francesco durante la sua visita in Iraq e il suo incontro con Al-Sistani".
Fu, quello, un momento storico, un faro per il futuro della convivenza interreligiosa in Iraq: era il 6 marzo 2021, cinque anni fa, quando, nella città santa di Najaf, il Papa incontrava il leader spirituale sciita. "Fu un incontro molto importante", racconta il cardinale, che ricorda le parole dell'ayatollah Al-Sistani: “Siamo parte di voi e voi siete parte di noi”.
Aveva così confermato ciò che aveva già detto Francesco: “Siamo fratelli”.
Lo stesso Al-Sistani, il 4 marzo scorso, mentre le bombe continuavano a piovere sulla regione, ha rilasciato una dichiarazione esprimendo tutta la sua preoccupazione per la guerra che si andava diffondendo nella regione.
Il suo appello era rivolto "a tutti gli attori internazionali influenti e ai Paesi del mondo, in particolare a quelli islamici” perché compiessero “ogni sforzo per porre immediatamente fine alla guerra e trovare una soluzione giusta e pacifica alla questione nucleare iraniana, in conformità con le norme del diritto internazionale".