mercoledì, giugno 20, 2012

 

I volontari del centro medico dedicato a Padre Ragheed Ganni a Roma per incontrare la comunità di Sant'Egidio.

By Baghdadhope*

“Anche se perdo la mia vita va bene, perché sarà con te e per te”.
Così diceva prima di morire assassinato Padre Ragheed Ganni, il giovane sacerdote caldeo ucciso a sangue freddo con tre diaconi il 3 giugno 2007 a Mosul.
Padre Ragheed, martire simbolo di tutti i cristiani che hanno perso la vita in modo violento negli ultimi anni in Iraq non è più tra noi che possiamo ricordare il suo sorriso e la sua incrollabile fede, ma la sua memoria continua a vivere in molti modi: nel mosaico a lui dedicato nel Collegio irlandese di Roma dove studiò, nella sua stola sacerdotale conservata nella basilica di San Bartolomeo sull’Isola Tiberina e soprattutto nelle persone che in suo nome hanno deciso di aiutare gli altri.
E’ il caso del “Father Ragheed Ganni’s Medical Centre” ad Erbil.           Il 13 ottobre 2007 (Padre Ragheed era stato ordinato sacerdote il 13 ottobre del 2001) a solo pochi mesi dalla morte del giovane sacerdote il centro medico fu inaugurato nella chiesa caldea di Mar Qardagh ad Erbil allora diretta da Padre Rayan P. Atto.
Oggi arriverà a Roma il gruppo di volontari che attualmente dedica il proprio tempo libero al funzionamento del Centro per una serie di incontri con la comunità di Sant’Egidio.

Baghdadhope ne ha parlato con Padre Atto, attualmente nella capitale italiana per motivi di studio.
“I medici ed i farmacisti volontari che lavorano nel Centro incontreranno la comunità di Sant’Egidio per conoscerla e comprendere il suo modo di fare volontariato e come vengono gestite le sue attività, ad esempio la mensa per i poveri. Oltre a ciò però l’incontro sarà anche momento di unione cristiana. Il 21 ed il 25 giugno, infatti, sono previste due preghiere comuni ed alla seconda parteciperà anche l’Arcivescovo di Erbil, Monsignor Bashar M. Warda.”
Lavoro e preghiera quindi…
“Non solo. Queste persone che tanto danno alla nostra comunità e che pur di venire in Italia per questa esperienza hanno pagato tutte le spese di viaggio e soggiorno vogliono visitare anche altri luoghi importanti della cristianità. Il viaggio ed il soggiorno, organizzati dall’Opera Romana Pellegrinaggi prevede infatti la visita a tutte le basiliche romane ma anche di Cascia, Assisi e della basilica di San Marco a Venezia.”
Quante persone arriveranno in Italia?
“In tutto 22. 14 sono i volontari del Centro Medico, 7 uomini e 7 donne, medici e farmacisti. 4 sono i volontari fondatori della “Casa della Speranza per Anziani” di Erbil diretta da Padre Azad Shaba, 2 sono gli accompagnatori ed infine ci sono due segretarie dell’Arcivescovo Monsignor Warda che adesso supervisiona le attività del Centro.”
Padre Atto, ci ricordi la storia del centro medico dedicato a Padre Ragheed Ganni.
“Aver avuto la grazia di conoscere Padre Ragheed ed aver vissuto l’immenso dolore per la sua morte ci ha spinto a voler creare qualcosa che per sempre ne perpetuasse il ricordo e che potesse essere di aiuto agli altri. Lui l’avrebbe fatto ma non gli è stato dato il tempo, purtroppo. In ogni caso come parroco della chiesa di Mar Qardagh insieme ad alcuni volontari decisi di creare questo centro. All’inizio si trattò solo di tre stanze dove i pazienti potevano ricevere medicine, essere sottoposti ad alcune analisi e trovare medici in grado di ascoltarli. Con il passare del tempo il centro si ingrandì fornendo sempre più prestazioni ed il 3 giugno del 2011, esattamente 4 anni dopo la morte di Padre Ragheed, è stato aggiunto anche un ambulatorio dentistico.”
Come siete riusciti a creare tutto ciò in un periodo così difficile per l’Iraq ed in cui centinaia e centinaia di famiglie cristiane si rifugiavano proprio nel Kurdistan iracheno in fuga dalla violenza del centro e del sud del paese?
“Molta buona volontà. Molto sacrificio ed aiuti da molti. All’inizio, quando potevamo solo distribuire farmaci ai malati, a fornirceli erano la Caritas e la Croce Rossa austriache che per le prime consegne si accollarono anche le spese di trasporto e che continuano ad operare a nostro favore per il reperimento dei farmaci. Nel 2009 il Centro fu visitato dal Vescovo di Stoccolma, Mons. Anders Arborelius ed a seguito di questa visita la Caritas svedese stanziò 10.000 $ che furono impiegati per la creazione dell’ambulatorio dentistico. Non dimentichiamo inoltre gli altri benefattori che ci hanno aiutato: Sarkis Aghajan, all’epoca ministro delle finanze del governo curdo, che stanziò 20.000 $ per la costruzione dell’edificio in cui è ospitato il Centro, la Fraternità di Padre Ragheed che ha sede in Svezia, ed infine i donatori privati, spesso malati che hanno trovato nel Centro aiuto materiale e nella chiesa aiuto spirituale. Tra non molto il bilancio finanziario del Centro sarà reso pubblico ed inviato a tutti i donatori”
Come funziona il centro?
“L’ambulatorio dentistico dove lavorano 4 specialisti è l’unico per le cui prestazioni siamo costretti, visto gli elevati costi di gestione, a chiedere un contributo ai pazienti che però riguarda i soli costi del materiale impiegato. Tutte le altre prestazioni sono gratuite.”
Che tipi di patologie possono essere curate?
“Il Centro distribuisce i farmaci ai malati cronici iscritti dai medici in un apposito registro. In sede lavorano, oltre ai dentisti, specialisti in pediatria, medicina generale ed otorinolaringoiatria e possono essere eseguite anche delle analisi. Oltre a ciò però il Centro è convenzionato con specialisti in neurologia, cardiologia e ginecologia che visitano gratuitamente nei propri ambulatori i pazienti da noi inviati e con alcuni centri di analisi che praticano loro prezzi favorevoli. E’ importante ricordare anche che il Centro ha potuto anche fornire farmaci ad altre strutture ospedaliere come ad esempio il centro di ematologia pediatrica di Nanakali ad Erbil.”
Padre Atto, lei ora studia a Roma ma si sente dal trasporto della sua voce quanto sia profondamente legato al Centro dedicato a Padre Ragheed. Cosa pensa vorrà dire per esso il viaggio dei suoi volontari in Italia?
“Per prima cosa dico che il Centro è come una cellula e che come ogni cellula crescerà con l’aiuto di Dio. Per quanto riguarda i volontari qui a Roma dico che sarà un’esperienza importante. Faranno tesoro dell’incontro con una realtà importante e consolidata come quella di Sant’Egidio e ciò darà loro una spinta ancora maggiore una volta tornati in Iraq. Dico inoltre però che anche per gli italiani che li incontreranno sarà un’esperienza che li sorprenderà e li arricchirà perché il lavoro di quei volontari, la loro determinazione, è segno tangibile della volontà dei cristiani rimasti in Iraq di testimoniare la fede con azioni concrete di cui noi tutti, fondatori e volontari del Centro dedicato a Padre Ragheed, siamo orgogliosi.”

Inaugurazione del “Father Ragheed Ganni’s Medical Center”

Rapporto sulla Clinica dedicata a Padre Ragheed Ganni ad Erbil

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