giovedì, gennaio 19, 2012

 

Vescovi irakeni: pace e sicurezza, per ricostruire il Paese

di Joseph Mahmoud

L’Assemblea dei vescovi cattolici irakeni si è riunita per una due giorni di incontri e discussioni ad Ankawa, un sobborgo del governatorato settentrionale di Erbil, nell’attuale Kurdistan irakeno. Il 17 e il 18 gennaio i prelati di tutta la nazione hanno affrontato diversi argomenti inerenti la pastorale, con una particolare attenzione all’attuale situazione del Paese, martoriato da una lotta di potere fra sciiti, sunniti e curdi che finisce per colpire anche la minoranza cristiana. A conclusione dell’evento, i vescovi hanno redatto un documento a firma di mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk e segretario generale dell’Assemblea.

AsiaNews ha raccolto i principali punti:

- Considerando le attuali situazioni di disagio che l’Iraq sta vivendo, i vescovi invitano tutti i gruppi alla riconciliazione, all’armonia e a prendere in seria considerazione le domande di ogni fazione e partito, al fine di ristabilire la sicurezza, la stabilità, la democrazia e il pluralismo civico.
- Il futuro degli irakeno è l’Iraq e per questo l’Assemblea invita al rispetto reciproco per consolidare la coesistenza, respingendo al contempo tutte le forme di violenza e di estremismo. Questa è la nostra terra, la nostra nazione sin dai tempi più remoti; tutti i gruppi etnici e religiosi hanno convissuto in armonia e comprensione reciproca. L’Assemblea auspica inoltre che continuerà, rafforzato, questo cammino di pace, in un clima reso ancora più sicuro dai valori di giustizia e dignità, che possano mettere fine all’emigrazione e incoraggiare quanti hanno abbandonato le loro terre a fare rientro nelle loro case.
- Il fenomeno migratorio ha molte ragioni di base e le molte crisi che si sono susseguite nel Paese, lo hanno incoraggiato. Per questo l’Assemblea invita tutti gli irakeni a resistere nella loro patria e promuovere ogni sforzo atto alla ricostruzione.
- Infine, l’Assemblea si rivolge al governo federale a Baghdad e al governo della Regione autonoma del Kurdistan, perché si assumano la piena responsabilità nel fornire sicurezza e stabilità a tutti i componenti di quel meraviglioso mosaico chiamato Iraq.

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