"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014
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7 maggio 2009

Gli iracheni cristiani sono troppo spaventati per rivelare tutta la verità sulla violenza


By Michelle A. Vu, 7 maggio 2009

Tradotto ed adattato da Baghdadhope

La paura mantiene silenti gli iracheni cristiani circa il grado di persecuzione che la piccola minoranza sopporta, ha detto martedì un arcivescovo cattolico iracheno in un incontro privato con alcuni esperti di libertà religiosa e giornalisti.
Questi cristiani non solo hanno paura di parlare per la propria sicurezza ma anche di ritorsioni nei confronti dei loro correligionari in Iraq, ha spiegato Mons. Jean Benjamin Sleiman, a capo della chiesa di rito latino in Iraq, durante una colazione offerta dall’Hudson Institute. Questa mentalità ha fatto sì che anche gli iracheni cristiani negli Stati Uniti e in altre nazioni occidentali siano rimasti silenziosi sulla grave persecuzione dei cristiani nella loro patria.
E’ come se gli iracheni cristiani parlassero due lingue diverse, ha spiegato l'arcivescovo al piccolo gruppo di americani riuniti per l’evento ad inviti. Al Papa dicono di essere perseguitati ma all’opinione pubblica dicono di vivere bene con solo occasionali problemi.
"Credo che in Iraq io abbia sofferto di mancanza di libertà e di verità," ha affermato Sleiman. "Capisco perché e non rivolgo delle accuse. Il mio predecessore era solito dire di non capire la politica ma io ho capito qualcosa di reale: io vedo le persone soffrire. Lui non ha mai risposto a domande politiche", ha detto l'arcivescovo.
A partire dalla guerra a guida USA all’Iraq nel 2003 più di 200 cristiani sono stati uccisi, decine di chiese sono state attaccate, e più della metà della popolazione cristiana irachena ha lasciato il paese. A marzo dello scorso anno il secondo più alto prelato cattolico in Iraq, l’Arcivescovo Paulos Faraj Rahho, fu rapito e poi assassinato nella città settentrionale di Mosul. Nel mese di ottobre più di 15.000 iracheni cristiani furono cacciati dalla stessa città dopo che 13 appartenenti alla comunità erano stati uccisi in quattro settimane, compresi tre in un solo giorno.
E solo la settimana scorsa tre cristiani sono stati attaccati ed uccisi a Kirkuk.
"C’è vera e propria paura, un sentimento dominante che spinge molte persone a lasciare il paese", ha affermato Sleiman. "Anche se non hanno difficoltà personali pensano che ora è il loro vicino ad avere problemi e forse domani sarà la loro famiglia".
Nina Shea, direttore dell’Hudson Center for Religious Freedom, ha criticato il governo iracheno per non avere fatto abbastanza per proteggere la minoranza cristiana del paese. Ha detto che anche se il vice presidente iracheno ha pubblicamente esortato i cristiani a rimanere in Iraq e promesso loro protezione non si fa nulla per rendere ciò possibile. La chiesa, ha detto l'Arcivescovo Sleiman, non può essere responsabile della sicurezza degli iracheni cristiani.
"Credo che la chiesa stia ancora dando un aiuto", ha affermato Sleiman, "ma uccisioni e rapimenti dipendono dal potere politico e non dalla chiesa. La sicurezza non può davvero essere il nostro dovere", ha aggiunto rilevando come la chiesa non possa fare nulla contro la paura. L'arcivescovo iracheno, pur rifiutando di commentare la politica e la presenza militare degli Stati Uniti in Iraq, ha raccomandato che gli Stati Uniti aiutino i cristiani iracheni in campo culturale come l'istruzione e l'occupazione. Egli ritiene che la battaglia in Iraq sia di tipo culturale perché anche se ci sono buone leggi non verranno applicate a meno che le menti dei cittadini non cambino. Molti cittadini continuano a non capire il concetto di democrazia e votano per i membri del proprio gruppo piuttosto che per un candidato, ha spiegato.
Sleiman è a Washington questa settimana per incontrare i membri del Dipartimento di Stato ed alcuni leaders del congresso per discutere della perseguitata popolazione cristiana in Iraq. Ha inoltre in programma di partecipare al National Catholic Prayer Breakfast a Washington venerdì prossimo.
L'Iraq è un paese indicato come fonte di particolare preoccupazione nella Relazione 2009 della Commissione negli Stati Uniti sulla Libertà Religiosa Internazionale(USCIRF). Shea, un’esperta della libertà religiosa in Iraq è commissario per l’USCIRF

Iraqi Christians Too Scared to Reveal Whole Truth on Violence

Source: Christian Post

By Michelle A. Vu, May 7th, 2009

Fear keeps Iraqi Christians quiet about the extent of persecution the tiny minority group endures, said an Iraqi Catholic archbishop Tuesday at a private meeting with religious freedom experts and journalists.
These Christians do not fear only for their own safety, but they are afraid of retribution against fellow believers in Iraq if they speak out, explained the Most Rev. Jean Benjamin Sleiman, the head of the Latin mass church in Iraq, at a Hudson Institute hosted luncheon. This mindset has kept even Iraqi Christians in the United States and other western nations relatively quiet about the severe Christian persecution in their homeland.
It is as if Iraqi Christians speak two different languages, the archbishop told the small group of Americans gathered for the invitation-only event. To the pope they say they are being persecuted, he said, but to the public they say they are living well with occasional problems.
“I think in Iraq I suffered from lack of freedom and the truth,” Sleiman said. “I understand why, I don’t accuse. My predecessor used to say I don’t understand politics but I understand something realistic, I see people suffer. So he never answered political questions,” the archbishop said.
Since the US-led Iraq war in 2003, more than 200 Christians have been killed, dozens of churches have been bombed, and more than half the Iraqi Christian population have left the country.
Last March, the second most senior Catholic cleric in Iraq, Archbishop Paulos Faraj Rahho, was kidnapped and then murdered in the northern city of Mosul. Then in October, more than 15,000 Iraqi Christians were reportedly driven out of the northern city of Mosul after 13 local Iraqi Christians were killed within four weeks, including three within 24 hours.
And just last week, three Christians were attacked and killed in Kirkuk, Iraq.
“There is a real fear and now the fear spirit is still dominating and pushing many people to leave the country,” Sleiman said. “Even if they don’t have personal difficulties, they say now my neighbor has difficulty maybe tomorrow my family.”
Nina Shea, the director of Hudson’s Center for Religious Freedom, criticized the Iraqi government for not doing enough to protect the country’s Christian minority. She said even though the Iraqi vice president has publicly urged Christians to stay in Iraq and vowed protection, nothing is being done to make this possible.
The church, said Archbishop Sleiman, cannot be responsible for the safety of Iraqi Christians.
“I think the church is still helping,” said Sleiman, “but when you have killing and kidnapping, it is something that depends on the political authority not on the church."
“Security cannot really be our duty,” he said, noting that the church cannot do anything about the fear.
The Iraqi archbishop, while declining to comment about US politics and military in Iraq, recommended that the United States help Iraqi Christians through cultural aspects such as education and employment. He believes that the battle in Iraq is a cultural one because even if there are good laws, they will not be applied unless the minds of citizens change. Many citizens still do not understand the concept of democracy and vote for their group member rather than a candidate, he said.
Sleiman is in Washington, DC this week to meet with members of the State Department and congressional leaders to discuss the persecuted Christian population in Iraq. He also plans to attend the National Catholic Prayer Breakfast in Washington on Friday.
Iraq is listed as a country of particular concern in the US Commission on International Religious Freedom’s (USCIRF) 2009 Annual Report. Shea, an expert on religious freedom in Iraq, serves as a commissioner for USCIRF.