"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

19 gennaio 2024

Nella Piana di Ninive in Iraq non c'è pace per i cristiani

Luca Geronico

«L’incendio del 27 settembre qui a Qaraqosh è stato peggio del Daesh. Almeno quella era una minaccia visibile: invece, adesso, la minaccia potrebbe nascondersi ovunque», constata amaramente padre Giorges Jahola, parroco della chiesa di San Giuseppe nella città cristiana nel cuore della Piana di Ninive. Una strage dal bilancio pesantissimo, avvenuta in circostanze a dir poco sospette, che ha risvegliato antichi timori nella comunità siro-cattolica che, dopo la fuga forzata dalla Piana di Ninive nel 2014 per l’invasione del Daesh, era tornata a vivere e lavorare nella città simbolo della presenza cristiana in Iraq.
«Un durissimo colpo quelle 133 persone morte nel rogo divampato all’improvviso nella sala per banchetti nuziali, come anche gli ustionati gravi che difficilmente si riprenderanno. Quasi metà della città, dati i legami di parentela qui molto stretti, ha avuto un morto o un ferito in quell’incidente», conferma padre Jahola.
Un lutto che ha attraversato tutto il periodo di Natale - celebrato a Qaraqosh senza luminarie e decorazioni per le strade - in un silenzio carico di dubbi e rabbia per un episodio che nessuno riesce a dimenticare. Le manifestazioni di solidarietà da tutto il Paese, la visita delle autorità e l’annuncio di una apertura di una inchiesta non hanno cambiato l’ormai abituale percezione della minoranza di vivere come in ostaggio, in una sorta di esilio procurato, pur abitando nella terra in cui risiedono da secoli come testimoniano gli antichi monasteri della “Piana dei cristiani”.
Disagio, insicurezza e rabbia. Addirittura, a fine autunno, è dovuto intervenire l’esercito per sedare le proteste della folla dei parenti delle vittime che avevano tentato di assaltare la casa di Samir Nappu, il proprietario del salone per banchetti andato a fuoco in un battibaleno: la velocità del propagarsi delle fiamme diffusesi subito in quasi tutta la sala, assieme alle testimonianze dei sopravvissuti che raccontavano come le luci fossero state spente all’improvviso e un misterioso furto delle memorie delle telecamere di sorveglianza hanno alimentato un vortice di sospetti su Nappu, arrestato subito dopo la tragedia. L’uomo, proprietario della struttura costruita abusivamente nel 2018, godeva da tempo di pessima reputazione: molto ricco e di famiglia cristiana, è ritenuto vicino alla Brigate Babylon, la milizia sciita riconosciuta dal governo e guidata da Rayan al-Caldani. Dopo la soppressione delle “Ninive protection unity” - le forze di polizia gestite dai cristiani – la milizia sta prendendo il controllo della regione a pochi chilometri dal Kurdistan iracheno, ma formalmente sotto il controllo del governo federale di Baghdad.
«A Qaraqosh è in atto una lotta strisciante per il comando: il governatore di Mosul ha chiesto che le milizie abbandonino la provincia, ma altre autorità si oppongono. La città ormai è spaccata in due: non sono pochi, anche fra i cristiani, quelli che si arruolano nelle Brigate Babylon pur di avere uno stipendio, mentre si vive in un crescente clima di intimidazione e nella paura di delazioni alle brigate», spiega il padre rogazionista Jalal Yako, ora in Italia ma originario di Qaraqosh. L’entusiasmo straripante della folla e le speranze di una riconciliazione sociale del 7 marzo 2021 quando Qaraqosh - in una città che aveva cominciato a rivivere e sembrava avviata alla completa ricostruzione - accolse nella cattedrale dell’Immacolata Concezione appena restaurata papa Francesco per la recita dell’Angelus, sono davvero lontani.
«Ora è tornata l’incertezza sul futuro dei cristiani” prosegue padre Jalal Yako che dal 2014 al 2017 visse nei campi profughi di Erbil assieme alla sua gente, tutti con la sola speranza di poter tornare un giorno nella loro terra riconquistata al Daesh. Un ritorno alla “terra promessa” che molti adesso vivono come una promessa tradita.
A maggior ragione dopo il viaggio di papa Francesco in Iraq tre anni fa, la “Preghiera dei Figli di Abramo” pronunciata davanti alla ziggurat di Ur e lo storico incontro a Najaf - un paio d’ore prima di quel 6 marzo 2021 - tra il 
Pontefice e il grande ayatollah Ali al-Sistani, leader degli sciiti iracheni.
Un sentimento di insicurezza e sfiducia nelle autorità civili che ha portato lo scorso luglio il cardinale Louis Sako, patriarca caldeo di Baghdad, a un gesto clamoroso. Dopo aver denunciato una «campagna deliberatamente umiliante» contro di lui, il cardinale iracheno ha abbandonato Baghdad per protesta contro la decisione del presidente della Repubblica Abdul Latif Rashid di annullare il decreto del 2013 dell’allora presidente Jalal Talabani che riconosceva Louis Sako come patriarca e guida della Chiesa caldea. Una rottura istituzionale che ha suscitato più di una perplessità fra i vescovi iracheni, ma che pare dettata più che da un contenzioso giuridico, dalla volontà di denunciare il sempre più ingombrante ruolo politico assunto da Rayan al-Kaldani che si è arrogato strumentalmente la rappresentanza politica dei cristiani. Uno scontro frontale tra il patriarca e il governo che non si è certo attenuato all’inizio di quest’anno.
«In Iraq non c’è strategia, sicurezza o stabilità economica, né sovranità ma piuttosto l’adozione di un duplice concetto di democrazia, costituzione, diritto e cittadinanza», spiega il cardinale Sako in un editoriale pubblicato sul sito del patriarcato. In una situazione di «totale o parziale marginalizzazione », afferma il patriarca ripercorrendo gli ultimi due decenni in Iraq, la «fragile componente cristiana» è stata bersaglio fin dal 2003 – anno della caduta del regime di Saddam Hussein – di rapimenti e assassini a scopo di estorsione e poi dello spostamento forzato da Mosul e dalla Piana di Ninive ad opera del Daesh: «Se non fosse stato per la generosa accoglienza del governo regionale del Kurdistan e per gli aiuti della Chiesa per la ricostruzione delle loro case dopo la liberazione, i cristiani sarebbero stati come la popolazione di Gaza, dato che il governo centrale non ha fatto nulla per loro».
Attacchi contro i cristiani che continuano tuttora prendendo di mira il loro lavoro, con la «confisca dello loro proprietà», oltre a casi di «conversioni forzate» o l’«islamizzazione dei minori». In questa situazione, il governo «non è serio nel fare giustizia per i cristiani». «Quali sono i risultati dell’inchiesta della tragedia al matrimonio di Qaraqosh che nessuno crede sia stato un incidente? Più di un milione di cristiani sono immigrati, molti di loro erano con un qualificati retroterra scientifici ed economici, ma a chi importa?», si chiede Sako. Il risultato è che nei mesi scorsi 100 famiglie cristiane sono emigrate da Qaraqosh, a cui si devono aggiungere in questo nuovo flusso migratorio dozzine di famiglie fuggite da altre città. Una crisi politica ma anche ecclesiale: dopo aver lavorato per stabilire «buone relazioni con gli sciiti e i sunniti», il leader della Chiesa caldea rivendica di aver «lavorato duramente per unificare» le diverse Chiese in Iraq e di aver preparato «iniziative e appelli per un amalgama», ma senza successo a causa della «inabilità di parte del clero di prendere tale decisione».
Inoltre, «la strumentalizzazione del movimento Babylon ha giocato un ruolo nell’intrappolare alcuni vescovi con il denaro, il potere, e la tentazione di leadership», afferma il patriarca. Le Brigate Babylon non sono riuscite a controllare la Chiesa caldea, assicura il cardinale Sako, ma hanno giocato un ruolo fondamentale nello spingere il presidente della Repubblica a ritirare il decreto che riconosceva i ruolo della Chiesa caldea: decisione definita un «assassinio morale». Sako, in questa Chiesa sotto scacco, indica tre gruppi di vescovi: gli indifferenti, i sottomessi alla Brigate Babylon – a cui la folla ha gridato: «traditore, traditore» – e, infine, i «pastori coraggiosi» che «non accettano ingiustizie e compromessi con la verità».
Una crisi che ha colpito anche la gente comune, poco addentro alle questioni politiche: «Come dice la Bibbia: percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. Hanno colpito la spina dorsale di Qaraqosh», afferma padre Giorgio Jahola commentando la “cattività avignonese” ad Erbil del patriarca. «Quello che è in atto è un progetto di cambiamento demografico, come già avvenuto nella vicina Bartella dove adesso il 60% degli abitanti sono musulmani. Ma io me ne andrò da qui solo dopo che l’ultimo cristiano avrà abbandonato Qaraqosh».

Iraq: New catholic kindergarten is a "dream come true"

Amy Balog

Iraqi Christian parents have expressed great joy about the opening of a Catholic kindergarten in Erbil, kindling fresh hopes for the survival of the Church in a country where the faithful have endured so much suffering.
The new playschool was created as an extension to Mar Qardakh School in northern Iraq’s autonomous Kurdistan region with support from Catholic charity Aid to the Church in Need (ACN), which contributed £215,000 (€250,000) towards the project.
Erbil became home for more than 125,000 Christians fleeing persecution by Daesh (ISIS) after the extremists seized the Nineveh Plains in 2014.
Admissions at Mar Qardakh School – opened by the Chaldean Catholic Archdiocese of Erbil in 2011 – have been on the rise, with increasing demand for a new building as the number of kindergarten-age children has grown.
The establishment of the kindergarten will free up space in the original school building, enabling the institution to take in more primary and secondary school pupils.
The construction of the playschool was “a dream come true”, according to Farah, the mother of a girl aged five.
Luma, another mother with a four-year-old son, told ACN: “The sheer joy and relief it has brought to our community is huge.
“It’s evident in the eager footsteps of my son and others rushing into the kindergarten with real joy.”
Economic hardship and high unemployment have been afflicting Iraq’s Christians, and education is key to enabling them to remain in their ancestral homeland by helping them gain skills that can lead to stable employment.
In a country where the Christian minority faces frequent discrimination and is often treated as second-class citizens, many parents wish to send their children to a school with a Catholic ethos.
Mar Qardakh School teaches pupils to live a Christ-centred life, equipping them to spread the Word of God and raise their own future children in the Faith.
Luma said: “It is wonderful to witness the dedicated teachers, their faces lighting up as they receive my child and other children.
“I know they will ensure that my son’s journey in the kindergarten will be filled with joy, learning and love.
“Thank you Aid to the Church in Need!”

With thanks to Conn McNally

Card. Sako: da Gaza ai missili iraniani su Erbil, in fiamme tutto il Medio oriente

Dario Salvi
17 gennaio 2024

Un attacco “sconsiderato e irresponsabile” che colpisce un Paese, l’Iraq, “spaccato” e che guarda con incertezza al futuro, mentre la gente è “stanca e delusa”. È quanto racconta ad AsiaNews il patriarca di Baghdad dei caldei, il card. Louis Raphael Sako, commentando l’operazione militare a colpi di missili e droni dell’Iran nel nord, nella regione autonoma del Kurdistan, che ha causato diverse vittime fra le quali anche un importante esponente della comunità cristiana. Sono violenze “in atto da tempo”, prosegue il porporato, “che non hanno senso e che non conducono ad alcun risultato se non ad alimentare una situazione di tensione. Non cambiano la realtà, ma la complicano” e si fa sempre più fragile il cammino “del dialogo e della diplomazia” ormai soffocato dal “rumore assordante delle armi”. “Ogni guerra - avverte - comporta una tragedia umana scioccante e la responsabilità è dei Paesi leader . Tutti i capi devono superare la catena di divisioni, della vendetta, della violenza, dei conflitti e delle guerre”.
Nell’attacco sferrato dalla Repubblica islamica oltre-confine in Iraq, nell’area a maggioranza curda, si registra anche un morto cristiano: si tratta di Mikhail Sridar, membro di una famiglia “autorevole e rispettata” originaria di Mosul, che si era affermato negli anni creando affari da Londra agli Emirati Arabi Uniti. “Cristiani, musulmani - sottolinea il patriarca caldeo - noi non vogliamo fare distinzioni: qui vengono colpiti uomini e donne, fratelli e sorelle che perdono la vita” senza una ragione. “Non sappiamo cosa avessero in mente quelli che hanno attaccato - prosegue - ma ciò che resta sul terreno sono i morti”.
Focolai di tensione che si sommano ai ripetuti raid in atto da tempo della Turchia nel Kurdistan iracheno e che preoccupano lo stesso papa Francesco che oggi, all’udienza del mercoledì, ha espresso “vicinanza e solidarietà alle vittime civili” a Erbil. “Le buone relazioni tra vicini non si costruiscono con simili azioni - ha proseguito il pontefice - ma con il dialogo e la collaborazione. A tutti chiedo di evitare ogni passo che aumenti la tensione in Medio oriente e negli altri scenari di guerra”. Parole di pace e di buon senso, ma che rischiano di perdersi nel frastuono causato dalle bombe e dai missili che, da Gaza al Libano, dalla Siria allo Yemen stanno rendendo la regione un territorio sempre più precario e insicuro.
Questi fronti, riprende il card. Sako, “possono allargare la guerra ed è terribile”. “Quasi ogni giorno si verificano attacchi, mentre la politica internazionale manca di serietà e non riesce a trovare soluzioni. Osservano da fuori - accusa - ma non sanno mettere in campo azioni chiare e forti per risolvere questi problemi in Medio oriente, come sta avvenendo per il conflitto fra Russia e Ucraina. E questo potrebbe legittimare altri attacchi di nazioni più forti verso realtà più piccole”. “Anche gli Stati Uniti - spiega il porporato - parlano di democrazia, ma dove si trova questa democrazia? Ciascun Paese persegue il proprio interesse, certo non i diritti dell’uomo”. E anche il ruolo dei saggi del mondo, dei capi religiosi - conclude - è ormai fatto “solo di discorsi” contro le guerre, ma mancano di azioni concrete “per rispettare la vita e i diritti degli altri” mentre si fa sempre più elevato “il rischio di una guerra dalla connotazione anche religiosa fra ebrei e musulmani, con il coinvolgimento dei cristiani orientali”.
Intanto Teheran ha dichiarato che il lancio di missili contro Erbil (e Idlib in Siria) non è legato alla guerra a Gaza, ma l’influsso è innegabile e non è passata inosservata la distanza tra la provincia siriana colpita, che è la stessa che separa il confine iraniano da Tel Aviv. Resta il fatto che nella (presunta) operazione contro “una base segreta del Mossad israeliano” - come da nota ufficiale iraniana - siano in realtà morti cinque civili curdi, compresa una bambina, e un cristiano.
“Sono attacchi - spiega ad AsiaNews l’ex parlamentare cristiano Yonadam Kanna, leader e fondatore dell’Assyrian Democratic Movement - che violano la sovranità irachena” anche se è responsabilità dell’Iraq operare per “fermare ogni minaccia verso Iran e Turchia”. “Le forze turche - prosegue il leader cristiano - stanno combattendo il Pkk su montagne lontane dalle città”, ma la minaccia è “reale” per gli abitanti dei villaggi “costretti ad abbandonarli e fuggire”. Diversamente, i bersagli iraniani “sono nelle città o vicino a esse” ma come ha precisato un consigliere iracheno per la sicurezza nazionale “non vi è alcun centro del Mossad” nell’area colpita a Erbil. Ecco perché l’attacco, prosegue, potrebbe essere letto come “una sorta di pressione sulle autorità” del Kurdistan, mentre non vi sarebbero legami con Gaza. Quello che è certo “tutti gli iracheni soffrono per la corruzione, la mancanza di servizi pubblici, di lavoro, e non hanno fiducia nel futuro”. E in questo quadro, conclude l’ex parlamentare, i cristiani “soffrono molto di più per politiche discriminatorie e problemi legislativi [come la legge elettorale che svuota la rappresentatività] che aumentano il livello di povertà e spingono all’emigrazione”.
Infine, per l’Iran si apre anche un fronte sud-orientale in seguito ad un attacco a colpi di missili e droni in territorio pakistano che il governo di Islamabad ha definito “illegali” e nel quale sarebbero morti “almeno due” bambini, feriti altri tre. La Repubblica islamica avrebbe preso di mira due basi del gruppo jihadista Jaish ul-Adl, legato ad al-Qaeda, ma le vittime civili rischiano di innescare una nuova escalation in un quadro già segnato da gravi conflitti e profonde spaccature. In quest’ottica si legge il monito alla “moderazione” inviato da Pechino all’indirizzo di Teheran e Islamabad, con la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning che chiede di “evitare azioni che potrebbero portare a un’escalation” lavorando “assieme” per mantenere “la pace e la stabilità”. Sia la Repubblica islamica che il Pakistan sono alleati di Pechino e membri della Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai di cui è leader la Cina. Per Islamabad l’attacco è un atto “totalmente inaccettabile” perché slegato da “provocazioni” provenienti dal proprio territorio. Di contro, Teheran si è affrettata a sottolineare il rispetto dell’integrità degli altri Paesi, anche di Iraq e Pakistan, ma aggiunge di essere pronta a reagire a qualsiasi minaccia proveniente dall’esterno.

16 gennaio 2024

WCC continues to promote inclusive citizenship in Iraq

January 15, 2024

From 11-16 December 2023, Carla Khijoyan, WCC programme executive for the Middle East, visited Iraq for consultations with church and government leaders. The visit aimed at preparing the next phase of collaboration, focusing on freedom of religion and belief in Iraq.
Key meetings in Bagdad, Erbil, Dehuk, and Mosul centered on the Christian community's wellbeing, addressing needs for security, economic rights, and a dignified future for youth. Discussions with His Holiness Mar Awa III and His Beatitude Patriarch Sako highlighted the challenges facing the Christian community, emphasizing the need for strengthened ecumenical relations and unified responses to these challenges.
Signs of hope were evident in the returning families to the Nineveh plains, rebuilding their lives and communities with the church's diaconal mission at the forefront. The church's role extends beyond physical reconstruction to providing spiritual, social, and psychological support.
In Bagdad, the delegation met with H.E. Mohsen Mandalawi, vice-speaker of the House, who affirmed the Iraqi government's commitment to inclusive legislation ensuring justice and equal citizenship. The national security adviser, H.E. Kassem al Araji, praised the WCC's contributions to social cohesion and expressed interest in continued collaboration for inclusive citizenship.
Additionally, the visit to the Directorate of Educational Curriculum in Erbil revealed progress in educational reforms, with new curricula reflecting Iraq's diverse heritage. Meetings with tribal leaders further underscored the Iraqi values of respect, solidarity, and fraternity.
The WCC, moving forward into 2024, has outlined a strategic plan to continue its impactful work in the region, promoting peace, justice, and inclusive citizenship.

Il peggio che è accaduto ai cristiani iracheni negli ultimi vent’anni

16 gennaio 2024

Cardinale Louis Raphael Sako

Le osservazioni che seguono non hanno altro scopo che quello di contribuire alla comprensione dell’attuale realtà accumulata, e di sollecitare una saggia e attenta revisione da parte di tutti per trovare chiare soluzioni pratiche per il bene comune, soprattutto per proteggere i cristiani e le minoranze.
Questa terra, prima che i musulmani vi arrivassero dalla penisola araba a metà del VII secolo, era cristiana e ricca di monasteri, chiese e scuole, (vedi il libro di Muhammad Said al-Tarihi , Monasteri e luoghi cristiani a Kufa e dintorni, Beirut 1981).
I cristiani accolsero i musulmani e aprirono le loro scuole, i centri culturali e gli ospedali. Tradussero le scienze greche in siriaco nella “Casa della Saggezza” e le esportarono in Occidente. Così pure sottolineo il ruolo influente dei ministri cristiani precedenti, di medici e farmacisti, economisti e giuristi, scrittori, artisti, musicisti, ingegneri, storici, linguisti, archeologi e operatori turistici (alberghi e ristoranti), nonché abili costruttori che hanno costruito molte moschee musulmane, soprattutto a Mossul.
I musulmani ripetono spesso alle orecchie dei cristiani: “Voi siete rose e sale della terra” e l’elogio del Corano per loro: “Troverai che quelli che sono vicini per affetto a quelli che hanno creduto sono coloro che dicono “noi siamo Cristiani” (Surah al Maeda 82), nei loro cuori “c’è compassione e misericordia” (Surah al Hadid 27), E il riflesso di questo rispetto e onore per loro. Non sarebbe forse più degno di conservare questo “tesoro” e di non sprecarlo! califfi discutevano i problemi della gente e li risolvevano davanti alle loro case, nella moschea o nella pubblica piazza secondo una legge consuetudinaria che era stata trasmessa, e in un modo tipico per ottenere giustizia! Quanto siamo lontani da questo modello!
La storia di un paese inizia quando ottiene la libertà e l’indipendenza sul suo territorio. Quando approva la propria “costituzione”, le proprie leggi, il rispetto delle norme di giustizia e i diritti del’uomo e le liberta. Queste sono regole fondamentali per una società armoniosa con pieni diritti di cittadinanza.

L’amaro presente e l’incerto futuro
I cristiani hanno pagato un prezzo pesante negli ultimi vent’anni. I loro dolori rimarranno vivi nella loro memoria per molti anni.
1. Nei mesi di giugno e agosto 2014, elementi dell’ISIS hanno sfollato 120.000 cristiani da Mossul e dalle città della Piana di Ninive. Nei tre anni della catastrofe e dopo la liberazione, la Chiesa rimase sola con loro e con molte famiglie musulmane, e fornì loro aiuto e continua a farlo.Dopo la liberazione in 2017, ha riparato le case, le scuole e le chiese, mentre il governo centrale non ha offerto loro nulla, anzi li ha lasciati davanti alla scelta di emigrare o affrontare il loro destino come se fossero estranei al paese.
2. Rapimenti, uccisioni e riscatti, tra cui religiosi, incitamento all’odio, casi di cambiamento religioso forzato, il sequestro delle loro risorse, case e proprietà, e il controllo di milizie armate (in particolare la milizia Babylon) sulle loro città nella piana di Ninive e il loro dominio su di esse per guadagni materiali e politici, che hanno fatto sì che un certo numero dei residenti sfollati si rifiutasse di tornare alle loro case, preferendo rimanere nella regione del Kurdistan!
3. La milizia “Babylon”. È un peccato che i governi che si sono succeduti abbiano abbandonato i cristiani a causa della competizione per i “seggi”, le “quote”, i benefici privati e la corruzione dilagante, e abbiano praticamente e polticamente consegnato gli affari e le capacità dei cristiani alla milizia “Babylon sostenuti da esso e da altri in modo che loro potessero essere soli.
Alcuni funzionari sostengono che il conflitto è cristiano-cristiano, è un discorso vuoto. Il conflitto è tra la milizia Babylon, appartenente alla Mobilitazione Popolare militare, guidata dal cosiddetto Rayan, che si dichiara cristiano e caldeo, ma è completamente lontano dalla vera morale cristiana, e la sua abitudine di falsificare i fatti e le sue bugie sono infinite. Se una persona perde la sua morale, perde se stesso.
È un vero peccato che ” Rayan” sia riuscito, con mezzi maligni, a guadagnarsi la lealtà di alcuni chierici con privilegi finanziari, per trasformare il conflitto tra lui e la Chiesa caldea in un conflitto interno tra le chiese, ma ciò non è possibile, perché la Chiesa caldea è consciente di questo anche la maggior parte delle chiese. I cristiani lo respingono, si rifiutano di averlo come loro tutore, e sono risoluti di fronte a lui. I fedeli cristiani distinguono le persone oneste dagli opportunisti, cioè il “buon pastore dal mercenario” (Gv 10,11-12), e non ascoltano coloro che lo seguono! Questi esempi rimangono nella memoria delle persone.
4. Ritiro dei decreti. La decisione del Presidente della Repubblica, Dr. Abdul Latif Rashid, di ritirare il Decreto (147) dal Capo della Chiesa Caldea sotto la pressione del capo del ” Babylon” e dei suoi quattro deputati, e poi dal resto dei vescovi che prendevano di mira i cristiani, sebbene Sua Eccellenza fosse obbligato a rispettare questi decreti storici che hanno ottenuto legittimità, anche se non li aveva emanati? Questa decisione affrettata e senza precedenti da parte del Presidente della Repubblica non poteva essere immaginata!
5. Come non pensare ai gemiti del matrimonio di Qaraqosh (settembre 2023), come la gioia si sia trasformata in funerale e la vita in morte (133 morti e un numero di feriti), e ancora a ripetere che l’incidente è avvenuto per caso!
Qui mi chiedo: Chi ha chiuso gli occhi con una manciata di soldi non dovrebbe riconsiderare tutto con senso critico?
Questi attacchi “pubblici” e altri hanno causato lo sfollamento di oltre un milione di cristiani. La maggior parte di loro sono il fior fiore intellettuale, economico e qualificato, e l’emorragia dell’emigrazione continua, e potrebbe svuotare il paese di loro e delle minoranze in pochi anni!

Posizione del governo e soluzione
Una questione di tale gravità e importanza obbliga l’attuale governo ad assumersi la sua responsabilità nazionale e legale adottando misure pratiche e chiare per rendere giustizia ai cristiani, salvarli, affrontare la loro situazione con fermezza, recuperare le loro proprietà usurpate, condurre un’indagine con gli abusatori commisurata alla punizione con l’abuso e compensare con l’entità del danno, e rassicurarli di un futuro migliore in una vita dignitosa e sicura sulla loro terra!
Il primo provvedimento è quello di ritirare le milizie, soprattutto Babylon, della Piana di Ninive e sostituirle con la polizia federale. Questo è ciò che ho chiesto al governo precedente e i vescovi della Piana di Ninive hanno chiesto all’attuale governo. Questa procedura è l’inizio della soluzione. Che la milizia “Babylon” si dedichi a lavorare sotto il controllo della Mobilitazione Popolare militare e obbedisca agli ordini del Comandante in Capo delle Forze Armate, e lasci che le questioni cristiane siano ai cristiani e allo Stato per risolverle attraverso il dialogo e la collaborazione con buona volontà e non con l’esclusione!
Nonostante tutta questa ingiustizia e questo dolore, i cristiani hanno ancora la speranza che l’ingiustizia, la corruzione e la menzogna non prevalgano, ma che prevalga la verità, l’onesta e la giustizia, e che il sole sorga di nuovo e torni la pace e la sicurezza nel nostro paese, e le persone godano del bene.
Da parte nostra, non cederemo al male, né perderemo la speranza, perché alla fine arriva il “giudizio di Dio”, il vero garante della verità, quando la giustizia degli uomini è incapace!

13 gennaio 2024

Card. Sako: una ‘unità di crisi’ contro l’esodo cristiani iracheni e la divisione fra Chiese

11 gennaio 2023

I cristiani iracheni “stanno fuggendo” dal loro Paese e molti fra loro appartengono alla “fascia produttiva” o i settori “più istruiti” della popolazione (anche) a causa delle “divisioni” fra le Chiese, incapaci sinora di attuare politiche e iniziative forti e unitarie per dar loro un futuro.
A lanciare il j’accuse è il patriarca di Baghdad dei caldei, il card. Louis Raphael Sako, in un lungo messaggio ai fedeli in Iraq e nel mondo pubblicato sul sito del patriarcato e inviato per conoscenza ad AsiaNews.
Dalla sede provvisoria di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove il porporato si è ritirato fino a che non verrà risolta la controversia legata al decreto presidenziale fonte di scontro e ulteriore divisione, egli rinnova l’appello ad un impegno comune ed evoca la creazione di una “unità di crisi”.
In Iraq, osserva il primate caldeo, “non vi è strategia, sicurezza o stabilità economica”, manca la “sovranità” e vi è una “duplice” applicazione dei concetti di democrazia, libertà, costituzione, diritto e cittadinanza da parte di chi dovrebbe essere al servizio del Paese e dei suoi abitanti. In questo modo si sono “indebolite” le istituzioni e si è registrato un “declino” nella morale e nei valori, sono peggiorati i servizi, la sanità e l’istruzione, oltre a una “diffusa corruzione” e una “crescente disoccupazione” sommate ad un analfabetismo di ritorno.
In questo quadro la componente cristiana, già ai margini, è diventata ancora più fragile ed è stata oggetto di rapimenti, uccisioni iniziate nel 2003 con l’invasione Usa e culminate negli anni di dominio dello Stato islamico (Isis), con la grande fuga da Mosul e dalla piana di Ninive. Egli ringrazia il governo regionale del Kurdistan per l’accoglienza e sottolinea una volta di più il grande impegno profuso dalla Chiesa “per la ricostruzione” di case e attività dopo la liberazione. In caso contrario, avverte, avrebbero fatto “la stessa fine dei palestinesi a Gaza” dimenticati ed emarginati, perché il governo centrale a Baghdad “non ha fatto nulla per loro”.
Ciononostante, gli attacchi ai cristiani continuano ancora oggi con la perdita di lavoro, il sequestro di proprietà, conversioni forzate da parte dell’Isis o altri gruppi, islamizzazione di minori, diritti negati. Dietro questa politica, avverte, vi è il tentativo “deliberato” di “cancellare” il loro patrimonio, la storia, il lascito a livello di fede. Un’atmosfera di odio alimentata anche da leader religiosi (musulmani), che vietano gli auguri di Natale ai cristiani, anche se nel Corano Gesù Cristo viene celebrato e onorato. Ma quello che colpisce di più, prosegue, è l’inerzia di governo e magistratura sulla tragedia al matrimonio cristiano a Qaraqosh, nel settembre scorso, con oltre un centinaio di vittime: nulla è stato fatto sinora, le indagini latitano e i responsabili restano impuniti.
L’emergenza è confermata dai numeri, come rivela lo stesso patriarca: negli ultimi 20 anni oltre un milione di cristiani (su un totale di meno di 1,5 milioni) sono fuggiti. Solo nelle ultime settimane “oltre 100 famiglie hanno lasciato Qaraqosh e sono emigrate”, andando ad aggiungersi a “decine di famiglie da altre città” fuggite per il futuro incerto e mesi di stipendi non pagati. 
E la vicenda stessa del “Movimento Babilonia” che ha tramato alle spalle del card. Sako mostra come “i partiti cristiani sono divisi e alla perenne ricerca di potere e denaro”. “Allo stesso modo, i cristiani all’estero - attacca - non sono riusciti a creare una lobby” per sostenere chi è rimasto “a causa del loro fanatismo” e qualcuno scrive “articoli distruttivi” che poi pubblica “sui social media”.
Non solo i partiti, prosegue il porporato, ma persino all’interno della Chiesa vi sono profonde divisioni che rischiano di vanificare le buone relazioni con sunniti e sciiti e “il rispetto reciproco” lascito della visita di papa Francesco in Iraq nel marzo 2021. Ecco perché “i partiti e le Chiese cristiane devono unirsi: senza unità, il Paese sarà svuotato della sua componente indigena” che è anche espressione “massima della sua antica civilizzazione”.
Per farlo servono personalità ecclesiastiche autorevole e degne di rispetto, che rappresentano “la speranza della Chiesa: mi riferisco con orgoglio alla maggior parte dei vescovi della Chiesa caldea e ai vescovi Nicodemus Sharaf Dauod per la Chiesa siro-ortodossa, Benedict Younan Hannu per la Chiesa siro-cattolica, Elia Isaac per la Chiesa assira d’Oriente, Ghattas Hazim per la Chiesa greco-ortodossa e Farouk Hammo, capo della Chiesa evangelica”.
“Spero che questa squadra - conclude il cardinale - formi con la Chiesa caldea una ‘unità di crisi’ per affrontare le sfide e tutelare i cristiani rimasti”.

Iraqi Christians Towards Immigration

January 10, 2023

Cardinal Louis Raphael Sako

In Iraq, there is no strategy, security, or economic stability, nor the sovereignty, but rather an adoption of dual concepts of democracy, freedom, constitution, law and citizenship, practiced by those who swore an oath to preserve it for all Iraqis. As a result, the performance of state institutions has been weakened; a decline in moral and national values; deterioration of services, health and education; a wide spread of corruption; as well as the increase in unemployed people including graduates and a phenomenal illiteracy.
I am wondering, how can these officials pray and sleep while a large number of their citizens are groaning from hunger, poverty and diseases?
Due to total or partial marginalization the fragile Christian component suffered painfully from kidnapping and killing of a group of people for ransom since 2003, followed by facing the Islamic State (ISIS) displacement from Mosul and the towns of the Nineveh Plain. If it had not been for the Kurdistan Regional Government’s grateful reception of them, and the Church’s aid in reconstructing their homes after liberation, they would have been same as people of Gaza in Palestine, knowing that the central government did not provide anything for them.
Attacks on Christians are still continuing: on their skills, their jobs, the seizure of their properties (we have documented examples), cases of forced conversion of their religion by ISIS or others, the Islamization of minors, failure to preserve their rights, an attempt to deliberately erase their heritage, history, religious legacy, expressions of hatred in some religious discourses as well as in education books, for example: Some clerics forbade congratulating Christians on Christmas, while the Holy Qur’an considers Jesus Christ “ he will be honorable in this world and in the Hereafter” (Al Imran /45), Also in another verse: “made her and her son a Sign to the whole world” (Al-Anbiya’/91).
The government is not serious about doing justice to Christians. They keep saying pretty words without action.
What happened to the case of murdering (Samer Salah Al-Din) a young Christian man in the Al-Amin neighborhood in Baghdad and also murdering (Dr. Hisham Miskouni, his wife Dr. Shatha Malek, and her mother Khairiya Daoud) a Christian family in March 2018?
What is the investigation result of Qaraqosh wedding tragedy (September 2023), which no one believes that it was an incident?
More than a million Christians have immigrated, most of them were with qualified scientific, economic and skilled background, but who cares?
The state of instability and lack of equity has renewed the flow of migration: 100 families from Qaraqosh immigrated in the past months, in addition to dozens of families from other cities, such as the town of Ankawa in the Kurdistan region, due to anxiety about the future and the failure to pay salaries for months?

Christian Parties are Divided
Most of them are looking for power and money, and whoever reaches a position devotes his effort to preserving his benefits, whether he is a minister, advisor, or representative, as does the “Babylon” movement, which stole the quota with money and intimidation, despite our demand to limit the vote to the Christian component in choosing its representatives?
All this while the central government is silent despite the lies of Babylon’s electronic armies and their endless fabricated rumors, and if we criticize them, they file complaints in the courts on charges of slander, while they continue with their slander, and I did not file a complaint against them out of respect for my spiritual standing.
Likewise, Christians abroad were not successful in creating a lobby to stand alongside Christians at home, due to their national, tribal, and rural fanaticism. Moreover, some of them started writing destructive articles and publishing them on social media.

The Church is Divided
The Chaldean Church sensed the fragile situation of Iraqi Christian from the beginning (please see my installation installation speech on March 16, 2013) and tried to establish good relations with Shiite and Sunni authorities in addition to government officials. Hence, gained a reciprocal respect, especially after the visit of Pope Francis to Iraq on March 5-8, 2021. Also, worked hard to unify the position and discourse of the Churches by presenting sincere initiatives and calls for amalgamation, but no success unfortunately, due to the inability of some clergy to make such decision, and also the exploitation of Babylon movement played a role in trapping some bishops by money, power, and leadership temptation.
Babylon movement did not succeed in “controlling” the Chaldean Church, then tried to attack its credibility and integrity.
When all their effort failed, Babylon movement pressured the President of the Republic to withdraw decree (147) from its supreme leader, then four months later from the bishops of other Churches.
This kind of action is actually “moral assassination” that will be immortalized in modern history.

Heads of Churches
Group One

He does not think, analyze, or move. The job does not concern them, as if everything is “passing by”. They adhere to traditional authority and ritual practice. So their role is not consistent with the current culture and does not affect people’s lives.

Group Two

Submissive, his vision was blinded by money, so he handed over his abilities to a “Babylon militia” that showered him with money and freeze his will. They are exposed and known, especially when the crowed of faithful have shouted, “Traitor, traitor”? There are also those who monitor developments and compromise, stating that “I am neither with this party nor with that?

Group Three

Bright signs, strong personalities, and brave shepherds who deliver the message faithfully. They do not accept injustice and compromise on the truth. Their words are direct and strict. They defend citizenship, rights and a decent life. They have popular reputation, and are respected by the members of their Churches. They represent the “hope of the Church”.
I refer here with pride to most of the bishops of the Chaldean Church, and the venerable bishops: Nicodemus Sharaf Dauod for the Syriac Orthodox Church, Benedict Younan Hannu for the Syriac Catholic Church, Elia Isaac for the Assyrian Church of the East, Ghattas Hazim for the Greek Orthodox Church, and Farouk Hammo, head of the Evangelical Church. All together constitute 90%.
I hope that this team will form with the Chaldean Church a “crisis task force” to confront the challenges and preserve the remaining Christians.
Christians need real and honest allies from inside and outside to change the situation for the better and to publicly demand their rights in the media and international forums with firm faith, patience, and wisdom.
The Christian parties and Churches must unite, without unity, the country will be emptied of its indigenous component and the leader of its ancient civilization. We were waiting for the papal nuncio to play a positive role in bringing the Churches together. However, he did not try to understand the Eastern mentality and the culture of the country, therefore, remained wandering between his diplomatic and ecclesiastical duties.

National Aspirations
Iraqis of all stripes aspire to true national reconciliation, rejection of conflicts, and building of a strong civil state, a state of law and institutions, a state run by competencies and not partisan quotas, a state that preserves national unity and coexistence among all components of the religious, sectarian and national society, a state that seeks to establish peace. Stability, security and decent living.
According to all religious and moral values, there is no shame in admitting our mistake, apologizing for it, and addressing it. I hope everyone will be able to examine his thoughts, deeds and conscience before God, since Iraqis and Christians deserve the best.

A Supplication
O Lord, grant our Government Officials wisdom of dialogue, common good in defending poor people, and suppressing all forms of conflict and war
Bless all those who seek to spread fraternity, love and peace

8 gennaio 2024

I villaggi cristiani del Kurdistan: 'Sempre più civili bombardati dai turchi'

5 gennaio 2024

“Ogni giorno l’aviazione turca bombarda le nostre montagne e prende di mira i nostri villaggi”. Lo racconta ad AsiaNews dalle montagne del Kurdistan iracheno p. Samir Youssef, parroco del villaggio di Enishke, nella diocesi di Amadiya.
P. Samir conferma l’intensità della nuova attacchi che - dallo scorso 23 dicembre, in risposta a un attentato del Pkk e approfittando dell’attenzione internazionale concentrata su Gaza - l’esercito turco sta portando avanti contro le regioni controllate dai curdi nelle zone più vicine ai propri confini in Iraq e in Sira.
”Ieri mattina i turchi hanno colpito vicino alla casa di una famiglia cristiana - racconta p. Samir - un attacco che ha causato grande paura fra tutti gli abitanti dei nostri villaggi. Hanno bombardato tante volte in questi ultimi giorni, anche in altri villaggi in cui io sono parroco. Hanno colpito molto vicino a me, vicino alla mia chiesa, è stato un bombardamento molto forte, due o tre missili, uno di questi è caduto vicino a una casa di una famiglia cristiana. Ho parlato anche con il nunzio apostolico a Baghdad di questo bombardamento chiedendogli di inviare un messaggio all’ambasciatore turco. È importante raccontare e denunciare, perché stanno arrivando a colpire sempre più vicino a noi, nel mirino ci sono sempre di più i civili”.
“Erano seduti qui in una stanza – racconta ancora il parroco di Enishke - il padre e la madre: i vetri della casa sono andati distrutti, causando un profondo shock fra le famiglie della zona. Pezzi di missile sono entrati in casa: dalle finestre distrutte anche i bambini della famiglia sono stati investiti di striscio dai frammenti. In queste settimane hanno colpito più volte nell’area in cui vivono queste famiglie, che ormai vivono nella paura per il ripetersi di questi bombardamenti”.
Nei giorni scorsi dal vicino nord-est della Siria era stato l’arcivescovo siro-ortodosso di Jazira ed Eufrate mar Maurice Amsih a denunciare i bombardamenti turchi che colpiscono pesantemente i civili. Dalla sua Chiesa che comprende province di Hassaké e Deir-El-Zor, le aveva definite operazioni “prive di umanità e che violano le carte e i trattati internazionali”.

Iraq: card. Sako (Baghdad), l’augurio per “un anno di pace, stabilità, tolleranza, solidarietà e sicurezza”

2 gennaio 2024

Un anno di pace, stabilità, tolleranza, solidarietà e sicurezza: è l’augurio del patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, per il nuovo anno.
“Un annoscrivein cui i cuori e le anime sono inondati dai valori della tolleranza, dell’amore e della compassione. Un anno in cui si approfondiscono i legami di fratellanza, solidarietà e cooperazione tra tutti i gruppi. Un anno pieno di salute, sicurezza, felicità e gioia. Un anno in cui i valori della verità, del rispetto del diritto e della giustizia sono radicati e i diritti di ogni essere umano sono preservati”.
La preghiera del porporato è stata rivolta a Terra Santa, Ucraina e Russia, Iraq, Siria, Libano, Yemen e Sudan.
Che sia un anno “libero dall’odio, dall’ingiustizia, dalla corruzione, dall’ipocrisia, dalla doppiezza, dall’orrore dei conflitti e delle guerre che distruggono tutto”.
Al clero e ai vescovi il patriarca raccomanda di svolgere “il coraggioso ruolo profetico in difesa degli oppressi” e di “rivedere onestamente le nostre posizioni e rinnovare la nostra promessa di fedeltà per servirci in modo trasparente, imparziale e donando noi stessi sull’esempio di Cristo”.
L’invito finale di Mar Sako è di essere tutti “determinati a costruire un futuro migliore per noi, per la nostra gente e per il mondo”.

24 dicembre 2023

Buon Natale e Buon Anno Nuovo



Buon Natale e Buon Anno Nuovo

Edo Bri'cho o Rish d'Shato Brich'to

عيد ميلاد سعيد وسنة ميلادية مباركة

Happy Christmas and Happy New Year

Feliz Navidad y Feliz Año Nuevo

Feliz Natal e Feliz Ano Novo

Joyeux Noël et Bonne Année

Fröhliche Weihnachten und Gutes Neues Jahr

God Jul och Gott Nytt År


By Baghdadhope*

21 dicembre 2023

Iraq: card. Sako (patriarca caldeo), pressione sui cristiani “cresce il numero di chi vuole emigrare. Paese rischia di svuotarsi”

By AgenSIR - Patriarcato caldeo
21 dicembre 2023

“Un attacco alla comunità cristiana irachena”: il patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, torna a puntare l’indice contro la decisione del presidente dell’Iraq, Abdul Latif Rashid, di revocare il decreto 147 del 2013, emanato dal suo predecessore Jalal Talabani, che riconosce il patriarca, nominato dalla Santa Sede, capo della Chiesa caldea “in Iraq e nel mondo”, oltre che “responsabile e custode delle proprietà della Chiesa”.
Una decisione – “improvvisa, provocatoria, offensiva e scioccante” – che risale agli inizi di luglio di quest’anno e che dal 23 ottobre scorso, riguarda anche altri “13 capi di chiese cristiane irachene, tra questi ortodossi e copti” come spiega al Sir il patriarca caldeo che, da Erbil dove si trova da mesi, parla di “manovre politiche per mettere le mani sui beni ecclesiastici”.
Il decreto, che rientra in una tradizione che risale al Califfato Abbaside e all’Era Ottomana, riconosce la nomina pontificia del patriarca a capo della Chiesa caldea “in Iraq e nel mondo” e lo rende di fatto “responsabile e custode delle proprietà della Chiesa”. Una tradizione antica arrivata fino all’avvento dell’attuale presidente della Repubblica che però l’ha bocciata come incostituzionale.
Da qui la domanda del card. Sako: “Se il Presidente Latif Rashid ha improvvisamente scoperto l’incostituzionalità di questi decreti di lunga tradizione, perché allora non abolisce anche l’attuale consuetudine (che ha solo 15 anni) che vuole eletto un curdo a Presidente della Repubblica, uno sciita a primo ministro e un sunnita a presidente del parlamento?”
Per il patriarca caldeo quanto sta avvenendo è “un fenomeno molto strano che prende di mira i cristiani” cittadini originari dell’Iraq.
“Esiste un piano nascosto per islamizzare l’Iraq, sfollare i cristiani e liberare il Paese dalle minoranze religiose?” incalza Mar Sako che non esita a vedere dietro tutto questo le trame di Ryan al-Kildani, meglio noto come Ryan il Caldeo, capo delle Brigate Babilonia, milizie armate filo iraniane nate per combattere l’Isis, di stanza nella Piana di Ninive, e rappresentate in Parlamento da quattro deputati (sui cinque totali concessi alla minoranza cristiana, ndr).
“I cristiani stanno perdendo la fiducia e vogliono emigrare. Chi resta subisce la pressione di queste milizie. Basti pensare che solo a Qaraqosh, nella Piana di Ninive, sono emigrate almeno 100 famiglie cristiane. Se questo esodo continuerà l’Iraq si svuoterà dei cristiani”.
Da qui una preghiera per il Natale: “preghiamo per realizzare l’annuncio degli angeli, siamo circondati da guerre, tutti cercano interesse e potere e per averli compiono del male agli altri. Preghiamo per la pace nel mondo e nei cuori”.

Natale: card. Sako (Baghdad), “non considerare Gesù una persona astratta”

By AgenSIR  -Patriarcato caldeo
19 dicembre 2023

Un forte invito a non “considerare Gesù Cristo come una persona astratta”. Gesù, infatti, è “una persona reale, vivente che dobbiamo imparare a conoscere. Come cristiani, infatti, abbiamo bisogno di avere piena consapevolezza della nostra fede, e una conoscenza approfondita di essa, in modo che il cuore di Cristo continui a battere in noi, diffondendo speranza nei cuori e sollievo umano, fraterno e spirituale nelle nostre società”.
Ruota intorno a questo concetto il messaggio di Natale del patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, diffuso oggi. Una riflessione che giunge, si legge, “mentre ci prepariamo al Natale, in un mondo che è indifferente ai valori umani e spirituali, e si arrende egoisticamente al materialismo e alle concupiscenze, un mondo che ha iniziato ad affidarsi sempre più all’intelligenza artificiale senza valutarne i rischi per l’umanità, un mondo che è completamente diverso dal passato; un mondo con sistemi politici, di sicurezza ed economici instabili, un mondo che vive guerre in Ucraina e in Terra Santa, conflitti qua e là, mentre la povera gente attende la pace annunciata dagli angeli”.
La Parola di Dio, scrive il patriarca, “è una persona vivente di nome Gesù. Egli si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Nella nostra attuale situazione di stanchezza, abbiamo bisogno di ascoltarlo maggiormente, Lui il Vangelo vivente, di conoscere la voce di Dio, di imparare da Lui, di applicarla radicalmente, di entrare nel mistero del Natale”.
Nel messaggio mar Sako riflette anche su quanto avviene in Iraq, in Terra Santa, in Libano e in Siria, dove, scrive, “sembra che il ruolo di primo piano dei cristiani nella costruzione di ponti di dialogo sia diminuito, non sono più in grado di influenzare, quindi si sono rivolti all’emigrazione”.
Da qui l’esortazione ad “affidarsi a Lui con la mente e con il cuore. Che il nostro atteggiamento sia fermo e coraggioso, anche se esigente”, a pregare perché “la preghiera era la vita di Gesù e deve accompagnare anche la nostra vita perché è l’ossigeno della nostra spiritualità. Preghiamo anche noi con la stessa fiducia di Gesù che si affidava al Padre. Non abbiate paura – conclude mar Sako – Dio ci accetta anche quando pecchiamo”.

Patriarch Sako’s Christmas Message: Yes, to the True Christ, no to the Faked Christ

By Chaldean Patriarchate
December 19, 2023

Patriarch Louis Raphael Sako

To bishops, priests, monks and nuns, consecrated men and women, and all Chaldean faithful in the world.
I extend my heartfelt wishes of a Merry Christmas and happy New Year, to each and every one of you, praying for grace, health, peace and joy throughout 2024 and beyond.
As we are preparing for Christmas, it is necessary to think seriously about our faith in Jesus Christ, and to renew our commitment to Him clearly, especially that we are living in a world that does not care about human and spiritual values, and surrenders selfishly to materialism and pleasure, a world that has begun to depend more and more on artificial intelligence without evaluating its risks to humanity, a world that completely different from the one before. In the mid of such unstable political, security, and economic systems around the world, where people are experiencing wars in Ukraine and the Holy Land, and conflicts almost everywhere, even though poor people are still missing peace and awaiting it as it was announced by angels on Christmas Eve, “and on earth peace” (Luke 2/14).
The Church: The Universal as well as our Chaldean Church, must exercise its mission with courage and without fear, preaching the message of Christ, the “Messenger” of peace, fraternity, and love, and never stop demanding people’s rights, freedom and dignity, in order to achieve justice and equality on the basis of full citizenship.
Who is Jesus Christ for us and What is New in His Mission?
We often have wrong ideas about Christ, unrealistic and imaginary ideas, that are not in line with the Bible. We also deal with him as an “abstract” person, instead of a real person. Christology (theology of Christ) is not a bundle of speculations and abstractions.
In light of the situation in Iraqi, the Holy Lands, Lebanon, and Syria, it seems that the pioneering role of Christians in building bridges among different Churches and with others has declined, which means they are no longer able to influence, so they turned to emigration.
As Eastern Christians, we need to get away from the “canned” information we are familiar with and have instead a “complete” awareness of our faith, and a thorough knowledge of it, so that the heart of Jesus Christ remains beating in us and enables us to spread hope, human, fraternal, and spiritual revival in our societies.
The truth is with those who are living and transmitting it honestly. We must know who is Jesus Christ for us and what is new in His message. This was the fundamental question raised by Jesus asking His disciples, when Peter’s answer came: “You are the Christ, the Son of the living God” (Matthew 16/ 13-14). This faith shows who we are and what we should be.
In my remark at the Synod of Bishops on Synodality (October 4-29, 2023 in Rome), I urged Synod Fathers to search for a new language, including selected and understandable vocabulary to introduce Christian faith to people in a way that would be acceptable in their current culture, since the mentality has changed, and the culture is different from the past.
The Gospel reveals the nature of Jesus’ humanity, His divine filiation, dignity, and message of salvation. It is well-known that the Gospel writers used familiar literary genres to convey the message “meaning”. Therefore, we need to read the “sacred texts” carefully, and search for the meanings behind the letters in order to grow with them.
Christ was born from Virgin Mary, who wrapped, nursed, and raised Him. He cried, screamed, ate, drank, slept and played with His peers. When He grew up He worked and got tired. This does not diminish His greatness.
Jesus had friends, families dear to His heart, such as the family of Lazarus and His two sisters Mary and Martha. He attended with His mother Mary and Saint Joseph the wedding of a friend in Cana of Galilee (John 2/ 1-2). Otherwise, what is the meaning of the fact that He became a complete human being, and that He was “similarly been tested in every way, yet without sin” (Hebrews 4/ 15).
Jesus Christ began His mission when He was thirty years old, surrounded by male and female disciples to deliver His message, after three years of formation (was the circle of formation at that time). However, the minority accepted His message while it was rejected by majority. In the end, He was crucified by Jews, but was risen by God for His faithfulness. His resurrection is from another level and set up our hope for a full and joyful life.
Jesus lived in a society of farmers, shepherds, and Observatory Jewish clergy, with no means of media and social communication that we have today: such as computers, mobile phones, radio, television, and newspapers.
Christ owned His being, His talent, grace, a beating heart that prayed, and a thoughtful mind that loved everyone and served them without exception: “For the Son of Man did not come to be served but to serve” (Mark 10/ 45).
Jesus Christ preached that God is a Father and the source of love. All His words were about the reality of God and His fatherly love. He highlighted our filial relationship with God, considering us as sisters and brothers in one family, which is the family of God, characterized by the utmost joy and happiness. This is the new mystery inspired by Jesus Christ, about which He spoke with passion and boldness, and personified in word and deed.
Jesus taught us that love remains eternal since God is love, and “love never fails” (1 Corinthians 13/ 8). He gave us His “divine spirit,” the flame of His love, so that we might be in His image and likeness. Isn’t He the “firstborn”?
The Word of God is a living person named Jesus Christ before He became a Gospel. He was born in flesh and dwelt among us. He personified this teaching in Himself, even when His mission was painful and been opposed by authorities, politicians, chief priests, and rich people.
Jesus Christ is the Word of God, spoken of Him and in His name without affectation. He gave ordinary things of His life a meaning, spirit, and amazing love.
God is in Jesus and Jesus is in God: “as you, Father, are in me and I in you, that they also may be in us” (John 17/ 21).
The invisible God became visible in Jesus: “Whoever has seen me has seen the Father” (John 14/ 9). Isn’t this “incarnation”?
From this intimate relationship spirituality and morality emerge and continue to the end. The identity of the Christians is related to the identity of Jesus Christ.
Jesus called for repentance “metanoi”, that is, acceptance of newness “the kingdom”. This kind of teaching must rouse us and give us the grace and strength to walk with Him toward resurrection.
Based on this spirituality, Jesus spoke of prayer, love, mutual forgiveness, and serving others to the full: “whatever you did for one of these least brothers of mine, you did for me” (Matthew 25/ 40). He gave us His body in the Sacrament of the Holy Eucharist to receive it, and to remain with us, so that we may all feel that we are sisters and brothers.
Saint Pope John Paul II said in his first encyclical, “Redemptor Hominis,” in 1979.
“Man cannot live without love, because he remains an incomprehensible being to himself; his life has no meaning if love is not revealed to him; if he does not find love; experience it and engaged intimately in it. For this reason, Christ the Redeemer “reveals man completely to himself.” … This is the human dimension of the redemption mystery. In this dimension [sacrificial love] man finds once again the greatness, dignity and value of his humanity” No. 10
Practically: Faith is a radical follow of the footsteps of Christ
In our current exhausting situation, and in order to be in Christmas, we need more of listening to Christ, “the living Gospel”. To listen to the voice of God, learn from it, and apply it profoundly.
Our salvation is based on imitating Christ, and just as His brilliant resurrection surprised everyone, God will surprise us with a beautiful solution to our problems and difficult circumstances. Didn’t He solve the problem of confused women who visited His tomb: “Who will roll back the stone for us from the entrance to the tomb? When they looked up, they saw that the stone had been rolled back; it was very large” (Mark 16/ 3-4).
Let us rely on Him in thought and heart, keeping our attitude firm and brave, in spite of being demanding: “I have the strength for everything through him who empowers me” (Philippians 4/13), so that we can turn everything into grace.
Prayer was the life of Jesus. It should accompany our lives as well, as it is the oxygen of our spirituality. Let us surrender ourselves to Him as He submitted to His Father: “Father, into your hands I commend my spirit” (Luke 23/ 46).
Jesus was reciting short, simple and heart-rending prayers, for example: “Father, Give glory to your son, so that your son may glorify you” (John 17/ 1), “My God, my God, why have you forsaken me?” (Matthew 27/ 46), “not my will but yours be done” (Luke 22/ 42). You may search for other prayers in the Gospel.
Let us also pray with the same confidence: “Thy will be done on earth as it is in heaven” (Matthew 6/ 10). Let us ask forgiveness for our mistakes: “Forgive us our trespasses as we forgive those who trespass against us” (Matthew 6/ 12).
Do not be afraid, God accepts us even when we make mistakes. He loves us, receives us, and coddles us just as the father received and indulged his prodigal son who denied him and wasted his money (Luke chapter 15). Let us respond to God. He is Emmanuel (God with us). Isn’t this His eternal promise? Let us leave other matters behind, for he does everything for good.
Merry Christmas, and happy new year,
O Lord, grant peace and stability to Iraq, the Holy Lands and the world

1 dicembre 2023

Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell'Oriente

24 novembre 2023

Dal 22 al 24 novembre 2023, presso il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (DPUC), si è tenuta la quindicesima sessione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell'Oriente.
Dopo l’adozione nel 2022 di un nuovo documento, intitolato "Le immagini della Chiesa nella tradizione patristica siriaca e in quella latina", la Commissione ha avviato una nuova fase di dialogo sul tema "La liturgia nella vita della Chiesa: uno studio comparativo delle tradizioni liturgiche della Chiesa latina e della Chiesa d'Oriente".
Foto Dicastero per la promozione dell'unità dei cristiani
Mercoledì 22 novembre, il Cardinale Kurt Koch, Prefetto del DPUC, ha dato il benvenuto ai membri della Commissione ed ha espresso i suoi migliori auguri per questa nuova fase del dialogo, affermando che: "la liturgia è un ‘locus theologicus’ essenziale nella vita delle nostre Chiese, un ambito privilegiato per lo scambio reciproco di doni, e quindi un campo ecumenico per eccellenza".
In assenza di Sua Beatitudine Mar Meelis Zaia e di S.E. Mons. Johan Bonny, Mar Awgin Kuriakose e il Reverendo P. Hyacinthe Destivelle hanno svolto il ruolo di co-presidenti per questa sessione plenaria.
Come indicato nel comunicato, (vedi sotto ndr.) lo studio e la discussione del tema proseguiranno nella prossima riunione, che si terrà a Roma dal 6 all'8 novembre 2024. Questo prossimo incontro segnerà il 30° anniversario della Dichiarazione cristologica comune tra San Giovanni Paolo II e Mar Dinkha IV, e dell'istituzione della commissione.
Creata nel 1994, la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell'Oriente ha pubblicato due documenti: il primo nel 2017, intitolato

JOINT INTERNATIONAL COMMISSION FOR THEOLOGICAL DIALOGUE BETWEEN THE CATHOLIC CHURCH AND THE ASSYRIAN CHURCH OF THE EAST

Rome, 22–24 November 2023

The fifteenth plenary session of the Joint International Commission for Theological Dialogue between the Catholic Church and the Assyrian Church of the East took place from 22–24 November 2023 in Rome at the Dicastery for Promoting Christian Unity (DPCU). It was the fifth session of the third phase, on ecclesiology, started in 2017. In line with this general theme, this year’s plenary meeting was dedicated to the topic: “Liturgy in the life of the Church: A comparative study of the Latin and Church of the East’s liturgical traditions”.
On Wednesday, 22 November, His Eminence Cardinal Kurt Koch, Prefect of the DPCU, welcomed all the members of the Commission.
He shared his fond memories of the last session of the dialogue, which concluded with the adoption of a new document, entitled "The Images of the Church in the Syriac and Latin Patristic Traditions", and coincided with the first visit to Rome of His Holiness Mar Awa III, as the new Catholicos-Patriarch of the Assyrian Church of the East.
The Cardinal particularly welcomed the new members, Reverend Father Željko Paša, SJ, and Reverend Father Jijimon Puthuveettilkalam, SJ, and expressed his best wishes for this new phase of the dialogue, stating that: “the liturgy is an essential ‘locus theologicus’ in the life of our Churches, a privileged area for mutual exchange of gifts, and therefore an ecumenical field par excellence”.
The members presented four papers on: “The Constitution on the Sacred Liturgy of the Second Vatican Council”, with a special focus on “The impact of liturgical reform of the Second Vatican Council on the Chaldean Church today (Syria)”, by Bishop Antoine Audo, SJ; “The historical development of the liturgical seasons in the Church of the East”, by Archdeacon William Toma; “Feasts of Saint Mary in the Church of the East”, by Corbishop George Toma; “Feasts of Saint Mary in the Latin Church”, by Professor Theresia Hainthaler.
The Assyrian delegation included His Beatitude Mar Awgin Kuriakose, Metropolitan of the Archdiocese of India and Southern Gulf; His Grace Mar Paulus Benjamin, Bishop of Chicago and Eastern USA; His Grace Mar Abris Youkhanna, Bishop of Duhok and Nineveh, Patriarchal Auxiliary; Archdeacon William Toma, Under-Secretary of the Synod (Co-Secretary); and Corbishop George Toma.
The Catholic delegation included the Most Reverend Antoine Audo, SJ, Bishop of Aleppo for the Chaldeans; Most Reverend Francis Kalabat, Bishop of Saint Thomas for the Chaldeans, USA; Professor Dr. Theresia Hainthaler, Honorary Professor of Sankt Georgen Graduate School of Philosophy and Theology, Frankfurt; Reverend Father Željko Paša, SJ, Dean of Faculty of Eastern Christian Studies at the Pontifical Oriental Institute; Reverend Father Jijimon Puthuveettilkalam, SJ, from Campion Hall, Oxford University; and the Reverend Father Hyacinthe Destivelle, OP, Official of the DPCU (Co-Secretary).
In the absence of His Beatitude Mar Meelis Zaia and Most Reverend Johan Bonny, His Beatitude Mar Awgin Kuriakose and Reverend Father Hyacinthe Destivelle acted as Co-Chairs for this plenary session.
This study and discussion will continue at the next meeting, which will take place in Rome, from 6-8 November 2024. This sixteenth meeting will mark the 30th anniversary of the Common Christological Declaration and of the establishment of this Commission, on 11 November 1994.

Iraq, capi cristiani: il sangue di Gaza (e Qaraqosh) ‘cancella’ le feste di Natale

29 novembre 2023

Foto Patriarcato caldeo
Condanna della “devastante guerra” in Terra Santa, critiche per il ritiro del decreto presidenziale nell’annosa vicenda che vede coinvolto il patriarca caldeo e profondo “dolore” per la tragedia che ha colpito la comunità cristiana a Qaraqosh e che, ad oggi, vede i responsabili impuniti.
Sono i punti principali del comunicato finale diffuso ieri, a conclusione dell’incontro dei capi delle Chiese in Iraq tenuto presso il monastero sacerdotale di Ankawa, a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, su invito del card. Louis Raphael Sako. “Annunciamo l’annullamento delle celebrazioni di Natale e Capodanno” si legga nella nota dei leader cristiani, con le funzioni “limitate alle preghiere e ai riti ecclesiali” in segno di rispetto per le vittime a Qaraqosh e in Terra Santa. Cancellati pure i “tradizionali ricevimenti” delle autorità politiche e religiose (anche musulmane) con relativo “scambio di auguri”.
Si è concentrato sull’attualità, sulla guerra fra Israele e Hamas che rischia di travolgere tutta la regione mediorientale, oltre alla tragedia che ha colpito a settembre la comunità cristiana con l’incidente alla festa di nozze, l’incontro fra i leader e capi delle Chiese. Un vertice iniziato “con un minuto di silenzio” per le vittime “dell’olocausto” di Qaraqosh e del sanguinoso conflitto fra Israele e Palestina e, durante il quale, i leader hanno ribadito che “i cristiani non sono una minoranza in patria” e le “radici” sono “profonde” nell’Iraq. Prima e dopo l’islam, spiega la nota, i cristiani “hanno avuto un ruolo radicato nella storia” della Mesopotamia, fin dalle “prime civiltà”. Essi sono “pacifici” per loro “natura e fede”, non sono inclini a “violenza e vendetta”, ma “nonostante ciò sono stati sottoposti a pressioni, attacchi e tentativi di impossessarsi delle loro case e proprietà in modi subdoli”. Tutto questo ha spinto “coloro che hanno i mezzi a emigrare, per preservare la loro vita e il futuro dei loro figli”, per questo è tempo che lo Stato intraprenda “azioni serie” per “preservarne” i diritti, garantire loro giustizia e “restituire le proprietà usurpate”.
Quest’ultimo punto si lega con la vicenda del patriarca caldeo che, a metà luglio, ha trasferito in via temporanea la sede patriarcale dalla capitale irachena a Erbil, in risposta all’annullamento da parte del presidente della Repubblica del decreto che ne riconosce ruolo e autorità. Una decisione sorprendente, quella del capo dello Stato: Abdul Latif Rashid, infatti, ha sconfessato una tradizione secolare colpendo la massima autorità cattolica irachena, che è anche responsabile della gestione del patrimonio e dei beni ecclesiastici. Ed è qui che ruota la questione di fondo: il controllo delle proprietà finite nel mirino del sedicente leader cristiano “Rayan il caldeo” e delle milizie filo-iraniane che lo sostengono (una galassia variegata che comprende sciiti, cristiani, sunniti, etc), minaccia per la pace e la convivenza per tutta la nazione. Da qui la richiesta, nel comunicato dei leader cristiani, di ripristinare la tradizione millenaria perché “questi decreti sono importanti” in quanto “riconoscono il capo di ciascuna Chiesa” e ne sanciscono “i pieni poteri”.
In riferimento alla tragedia al matrimonio cristiano a Qaraqosh, i capi delle Chiese parlano di “dolore e shock” ancora presenti per la morte “di 133 persone” innocenti e i numerosi feriti. “Chiediamo al governo iracheno - afferma la dichiarazione - di condurre un’indagine seria, per scoprire chi ha causato l’incidente e renderlo responsabile davanti alla giustizia”. Un riferimento non certo casuale, visto che a distanza di due mesi (era il 26 settembre) sulla strage è calato il silenzio e non vi sono ancora oggi elementi certi o persone indiziate. Anche per questo i leader cristiani si rivolgono ai funzionari iracheni chiedendo loro “saggezza e coraggio” per “combattere la corruzione, porre fine alle quote settarie, limitare le armi alle forze legittime e riconosciute dalla Costituzione, rafforzare esercito e polizia” in un’ottica di “stabilità e progresso”.
In apertura dell’incontro, il card. Sako si era rivolto ai presenti evidenziando i “tre ostacoli” da superare per un Paese e una società in cui i cristiani possano davvero vivere: in primo luogo “superare il fanatismo-estremismo” respingendo ciò che “ostacola l’incontro e il dialogo onesto”; la “lealtà verso Dio, Cristo e il nostro Paese” che “amiamo ancora, nonostante le ferite” con la speranza di “vivere in pace, libertà, dignità”; terzo e ultimo, “vigilanza e attenzione” nell’individuare le “molteplici pressioni” cui sono sottoposti gli iracheni e i cristiani in particolare, ricordando a tutte le confessioni e denominazioni cristiane presenti che “è importante lavorare come un’unica squadra in questo momento difficile”.

29 novembre 2023

Il Patriarca senza patria

Luigia Storti

Un caso diplomatico spinoso tra Iraq, Vaticano e Italia.
È crisi fra Stato iracheno e il cardinale Sako.
La ricostruzione dei fatti.
Ancora una volta i cristiani iracheni si sentono traditi da tutti


Il ventesimo anno dalla caduta del regime Baathista è segnato per la comunità cristiana irachena da un'ennesima crisi foriera di una nuova spinta migratoria che ne ridurrebbe ulteriormente i membri, 250.000 oggi rispetto al milione e mezzo pre-2003. Da quell'anno gli iracheni cristiani sono stati perseguitati perché percepiti come alleati dei correligionari invasori, per impossessarsi delle loro proprietà, e perché anello debole e disarmato, in quanto minoranza ed a ragione della loro fede, nella lotta per il potere tra la minoranza sunnita che l'ha perso e la maggioranza sciita che governa il paese in virtù dei numeri.
Sono stati traditi dall'Iraq il cui esercito abbandonò senza combattere Mosul lasciando nelle mani dei miliziani dell'ISIS una città che però condivideva con loro la fede sunnita e che non li difese quando le loro case furono segnate con la lettera "enne" iniziale di "Nazareno."
Sono stati traditi dal governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno, al cui esercito era affidata la sicurezza della Piana di Ninive, il loro territorio ancestrale dove a centinaia di migliaia erano già fuggiti da Bassora, da Baghdad e da Mosul, e che pur appartenente all'Iraq era boccone ambito per chi ad Erbil sognava di aumentare il proprio territorio. L'esercito curdo, infatti, come quello iracheno, si ritirò senza combattere contro i miliziani dell'ISIS che in una notte sola, nell'agosto del 2014, costrinsero più di centomila cristiani ad abbandonare i villaggi della Piana ed a dirigersi con ogni mezzo, anche a piedi, verso la capitale curda, quella sì ben difesa dai propri soldati.
E sono stati traditi dall'Occidente, troppo avaro nel concedere i visti di ingresso per alcuni ma troppo generoso in questo per altri, ad esempio la gerarchia ecclesiastica che per bocca dell'allora vescovo ed ora patriarca Cardinale Louis Sako nel 2012 tuonava contro i "visti facili" che favorivano la fuga dei fedeli.

La Brigata Babilonia
Ma torniamo alla crisi di oggi.
Per farlo dobbiamo ricordare quando nel 2014 la massima autorità sciita irachena, l'Ayatollah Ali al-Sistani, fece un appello ai suoi fedeli perché combattessero i miliziani sunniti dell'auto proclamatosi califfo dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS) Abu Bakr al Baghdadi, che avevano appena conquistato vaste aree del nord del paese.
Da quell'appello nacque un'organizzazione formata in maggioranza da milizie sciite ma anche da una cristiana.
Era la "Brigata Babilonia" guidata Rayan al-Kaldani, Ryan il Caldeo, il cui scopo dichiarato era riconquistare i territori ed i beni sottratti ai cristiani dall'ISIS appellandosi alle parole di Luca, 22.36 -Ed egli soggiunse: "Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una."-
La guerra tra le due parti cristiane, quella disarmata del cardinale Sako e quella armata di Rayan il Caldeo era cominciata.

La sconfessione del Patriarca
La prima bordata ufficiale arrivò nel 2017 come reazione ad un video in cui Rayan il Caldeo si mostrava a fianco di alcuni prigionieri sunniti accusati di essere fiancheggiatori dell'ISIS ed aveva parlato a nome di tutti i cristiani. Rayan il Caldeo, si leggeva nella nota patriarcale, “non ha alcun legame con la morale insegnata da Cristo, messaggero di pace, amore e perdono”, e non può “fare tali affermazioni coinvolgendo i cristiani perché “non li rappresenta in alcun modo.”
Il timore era che l'agire di singoli individui che operavano ostentando simboli cristiani potesse fomentare scontri su base religiosa ed innescare una spirale di vendette.
Se i cristiani avessero proprio voluto partecipare alla liberazione dei territori occupati dall'ISIS sarebbe stato meglio farlo arruolandosi nell'esercito iracheno o in quello curdo piuttosto che in milizie ufficialmente cristiane ma finanziate e popolate da sciiti, in grado di alimentare la "sedizione confessionale." Alle accuse del patriarcato caldeo si unirono quelle del Consiglio dei capi delle chiese in Iraq che nel luglio del 2019 criticò aspramente Rayan il Caldeo per aver scritto una lettera aperta all'Ayatollah Ali al Sistani per lamentarsi delle espressioni negative usate da alcuni esponenti sciiti nei confronti della festa cristiana del Natale.
Una buona intenzione vanificata dall'aver definito il destinatario come “la più alta guida spirituale dell’Iraq” in completo disprezzo della varietà di minoranze religiose non sciite, ed in più di averlo fatto a nome di "tutti i cristiani dell'Iraq" scavalcando quindi le autorità religiose di tutte le chiese riconosciute nel paese.

Anche gli USA contro Rayan il Caldeo
A dare manforte alla posizione dei leader cristiani da lì a poco sarebbe arrivata anche l'amministrazione Trump che nel 2019 inserì Rayan il Caldeo tra gli iracheni cui imporre sanzioni per "violazione dei diritti umani e corruzione" in riferimento ad un video del 2018 in cui lo si era visto tagliare un orecchio ad un prigioniero ammanettato, ed al suo essere capo della 50ma Brigata: "... il principale impedimento al ritorno degli sfollati nella Piana di Ninive" che "ha sistematicamente saccheggiato case nel villaggio di Batnaya che sta lottando per riprendersi dopo la brutale dominazione dell'ISIS" e che "ha illegalmente sequestrato e venduto terreni agricoli e che la popolazione ha accusato di atti di intimidazione, estorsione e molestie sessuali."
La guerra continuò negli anni successivi senza esclusione di colpi. Se Rayan il Caldeo accusava il patriarca Sako di commerciare i beni della chiesa e di avere un conto bancario segreto in Canada il patriarca ribaltava le accuse di furto e frode e minacciava di deferire il governo iracheno all'assise internazionale per non aver perseguito un siffatto criminale.
La situazione si aggravò lo scorso maggio quando per l'ennesima volta il patriarca fu convocato dalla Polizia dopo le denunce di calunnia e diffamazione istigate - come da lui stesso scritto in una lettera aperta alla presidenza - dal Movimento Babilonia, il braccio politico della Brigata Babilonia di Rayan il Caldeo che dalle elezioni del 2021 può contare su 4 dei 5 seggi riservati alla minoranza cristiana ed un ministro. Posti ottenuti, questa è l'accusa del patriarca, con i voti non dei propri correligionari ma di elettori sciiti, i veri padroni della Brigata e del Movimento.

A luglio la crisi precipita
Il presidente iracheno, il curdo Abdul Latif Rashid, ritirò infatti il decreto presidenziale n° 147 firmato dal suo predecessore e che riconosceva il patriarca caldeo come "Patriarca e capo della chiesa caldea" e quindi "responsabile dei beni della chiesa."
Secondo Rashid "dal 2018 i consiglieri legali e costituzionali della presidenza, così come le autorità giudiziarie, hanno stabilito che il presidente della repubblica irachena non ha il potere o l'autorità di emanare decreti che riguardino i capi delle denominazioni" (religiose) e di conseguenza il decreto non avrebbe avuto basi istituzionali.
Una tale decisione non poteva che scatenare l'inferno.
In pochi giorni il patriarca Sako rivolse ben tre lettere aperte alla presidenza della repubblica per chiedere di ritirarla appellandosi alla storia che aveva visto riconosciuta la figura del patriarca come capo della chiesa e responsabile dei suoi beni fin dai tempi della dominazione ottomana dell'attuale Iraq, sottolineando come essa avrebbe potuto incidere negativamente sulla permanenza in patria della già esigua comunità cristiana testimone dell'attacco diretto del governo al suo esponente di maggior spicco e ribadendo l'importanza del suo ruolo di nominato dal papa e, in quanto cardinale elettore, egli stesso possibile candidato al soglio di Pietro.

Il Patriarca si ritira in Kurdistan
Di fronte al granitico rifiuto presidenziale di una marcia indietro ed alla minaccia di altre convocazioni da parte della Polizia -qualcuno non escludeva il rischio di un arresto- rimanevano poche strade da percorrere ed il patriarca scelse quella, rischiosa, dell'esilio volontario.
Lasciata Baghdad a metà luglio per la già programmata cerimonia di nomina del vescovo caldeo per la Turchia il patriarca non vi ha fatto più ritorno rifugiandosi nella regione autonoma del Kurdistan iracheno dove ormai vive la maggior parte dei suoi fedeli e dove ha trovato calda accoglienza da parte delle autorità politiche desiderose di mostrare al mondo il loro atteggiamento di apertura verso le minoranze religiose, magari anche per far dimenticare di aver abbandonato nelle mani dell'ISIS proprio i cristiani della Piana di Ninive nel 2014.
Ad oggi, metà settembre, la situazione è ancora in stallo.
Nessuna delle due parti sembra voler - ma neanche potere senza rimetterci il prestigio - recedere dalle sue decisioni e fino ad ora le manifestazioni di solidarietà arrivate al patriarca da leader politici e religiosi iracheni e stranieri non hanno portato a nulla.
Quello che di certo il patriarca sta attendendo è una chiara presa di posizione da parte di Papa Francesco che il governo iracheno non possa ignorare tanto da far pressione sul presidente a suo favore.

Il papa si consulta e riflette
Il papa che fino ad ora ha taciuto e che è stato piuttosto inconsapevole protagonista di un evento spiacevole quando, il 6 settembre, nel corso dell'udienza generale in Piazza San Pietro è stato avvicinato da un gruppo di fedeli iracheni uno dei quali è riuscito a farsi fotografare mentre gli porgeva un regalo.
Un fedele che altri non era che il tagliaorecchie Rayan il Caldeo, l'accusato di "violazione dei diritti umani e corruzione" ed al quale lo stesso papa aveva rifiutato udienza ad aprile sapendolo acerrimo nemico del suo massimo rappresentante in terra irachena.
Forse è quindi proprio perché il Vaticano si esprima ufficialmente che il 13 dello stesso mese a parlare con il papa a Roma è arrivato da Baghdad il vicario patriarcale caldeo, Monsignor Basel Yaldo.
Come sempre però nulla è semplice per gli iracheni cristiani.
Perché se può essere facile per il Vaticano schierarsi ufficialmente a favore del Cardinale che è riuscito a portare il papa ad Ur, sarà più difficile mettersi contro la decisione di un presidente di uno stato sovrano.
E lo sarà ancora di più perché dal 19 maggio scorso Abdul Latif Rashid è anche Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito, la massima onorificenza concessa dalla Repubblica Italiana riservata ai capi di stato. Un pasticcio diplomatico di non facile soluzione.