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3 luglio 2026

Concistoro: card. Sako (Iraq): “Serve un linguaggio nuovo e un impegno comune delle religioni per la pace”


Un’esperienza “nuova” e un’occasione di confronto reale nella Chiesa universale, ma anche la consapevolezza che servono risposte più concrete alle sfide del tempo presente.
È il bilancio che il card. Louis Raphael Sako, patriarca caldeo emerito di Baghdad, traccia al termine del recente Concistoro che si è svolto in Vaticano il 26 e 27 giugno e che è culminato con la messa nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nella Basilica di San Pietro, presieduta da Papa Leone XIV. Durante i lavori si è parlato, tra le varie cose, di conflitti e costruzione della pace, di impegno per il bene comune e di attuazione del cammino sinodale.
“L’idea di questo Concistoro è geniale – afferma al Sir il porporatoperché è un modo di vivere lo spirito sinodale che richiama la tradizione orientale: da noi le decisioni non vengono prese dal solo patriarca, ma dal sinodo, insieme”.
Mar Sako sottolinea il valore dello scambio tra i cardinali: “Questo confronto tra circa 178 cardinali è un fenomeno nuovo nella Chiesa: tutti hanno avuto la libertà di esprimersi e di parlare”.
Secondo il card. Sako, ora la fase decisiva è quella dell’attuazione: “Spetta alla Santa Sede adeguare queste proposte alle necessità di oggi, che non sono quelle di ieri”.
Durante i lavori di gruppo, i cardinali hanno parlato anche della comunicazione del messaggio cristiano. “Il messaggio della Chiesa deve essere per tutti. Non deve parlare solo a se stessa, come talvolta accade, ma anche ai non credenti, con un linguaggio comprensibile”, osserva il cardinale. Un cambiamento necessario in un contesto culturale profondamente mutato: “Non è cambiato solo il clima, è cambiata anche la cultura, anche per effetto di internet. Oggi siamo tutti molto attaccati al cellulare, forse più che alla preghiera”.
Da qui la necessità per la Chiesa di confrontarsi con le sfide globali: “Guerre, morte, distruzione, paura, emigrazione, corruzione: come aiutare la gente a riflettere e a orientarsi?”
In uno dei suoi due interventi, il patriarca caldeo emerito ha richiamato il limite dell’azione isolata della Chiesa: “La Chiesa cattolica da sola non può fare un miracolo per il mondo. Quando si parla di pace e di fine della violenza, non siamo separati dal mondo”. Per questo ha lanciato una proposta precisa: “Occorre un incontro con le altre Chiese, ma anche con le altre religioni, in particolare con l’Islam, per arrivare a un accordo comune che condanni ogni forma di guerra e promuova la pace, la convivenza e il rispetto della dignità umana”.
Un passaggio che nasce anche dall’esperienza diretta del Medio Oriente, dove – spiega – la percezione della realtà è molto diversa rispetto all’Occidente: “Per noi è una questione di essere o non essere”.
Nel confronto tra i due contesti, il cardinale evidenzia che in Occidente “prevalgono spesso gli interessi materiali”, mentre in Medio Oriente “la religione può diventare un’ideologia”, alimentando tensioni e conflitti.
I cristiani, in questa situazione, restano una minoranza numericamente sempre più ridotta: “In Iraq eravamo un milione e mezzo, oggi siamo poche centinaia di migliaia. In Siria si è passati dal 20% all’1%”.
Un dato che si accompagna a una forte emigrazione in tutta la regione.
Per il patriarca emerito, la prospettiva passa attraverso il dialogo e la costruzione di società inclusive: “Bisogna aiutare l’Islam a creare Stati civili e non religiosi. La religione riguarda le persone, non lo Stato. La cittadinanza deve essere uguale per tutti”. Un orizzonte che richiama la “laicità positiva” più volte evocata dal magistero della Chiesa. Nel bilancio dei lavori emerge anche il tema della riforma ecclesiale. “Non c’è ancora un messaggio ufficiale, ma è chiaro che la Chiesa deve cercare una riforma realista e pratica, e promuovere un dialogo positivo con tutti”, afferma Sako. In questo contesto invita a non irrigidirsi nella tradizione: “La tradizione – ricorda Mar Sako - non è una realtà morta, è viva, è spirito. Dobbiamo viverla oggi e comunicarla nel contesto attuale”.
Da tempo impegnato nel dialogo interreligioso, il cardinale ribadisce l’importanza di iniziative concrete e condivise, chiedendo alla Santa Sede un sempre maggiore sostegno: “Bisogna incoraggiare queste iniziative e guardare al presente, non solo al passato”.
Quanto al futuro dei cristiani in Medio Oriente, il giudizio resta prudente: “Non sono ottimista, sono realista: le guerre e il fondamentalismo aumentano”.
In questo scenario, ricorda, la comunità cristiana ha scelto una linea precisa: “Abbiamo sempre cercato di proteggere i cristiani rifiutando la logica delle armi, perché siamo contrari alla violenza e vogliamo restare fedeli alla pace”. Guardando alle prospettive, Sako indica una direzione chiara: “Porto con me il desiderio di un cambiamento nella mentalità della Chiesa e la proposta di un forum tra tutte le religioni per cercare insieme la strada della pace”.
Un impegno che, conclude, “non può essere portato avanti da soli, ma insieme agli altri, perché solo così si può davvero contribuire a salvare il mondo”.