27 febbraio 2026
“Da circa 750mila caldei che erano solo a Baghdad, oggi il loro numero è stimato tra i 400 e i 500mila in tutto il paese, in assenza di statistiche accurate. L’instabilità politica e sociale costante, le conseguenze delle guerre successive al 2003, la violenza settaria dilagante hanno provocato emigrazione e sistematica marginalizzazione della comunità caldea e delle altre chiese presenti in Iraq”.
È il grido di allarme del patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, lanciato nel corso di una intervista ad un canale iracheno.
“I cristiani – ha spiegato il cardinale – sono più colpiti dalle crisi, da un lato, a causa della natura della loro educazione pacifica e, dall’altro, a causa dell’assenza di un’autorità statale forte e capace di controllare esercito e milizie garantendo ordine e rispetto dei diritti”.
Mar Sako, inoltre, ha osservato che “le divisioni interne e i conflitti regionali, in particolare la guerra a Gaza e le tensioni tra Stati Uniti e Iran, aumentano le paure dei fedeli cristiani”.
Da qui la richiesta del patriarca caldeo di “sostegno morale e diplomatico da parte del Vaticano e delle Chiese occidentali, sottolineando che i cristiani d’Oriente non sono minoranze ma abitanti originari di queste terre e invocando il passaggio dalla logica delle sette religiose ad uno che garantisca lo stato di cittadinanza. Ha inoltre esortato i cristiani orientali a unirsi rifuggendo dalle divisioni settarie e linguistiche”.
Mar Sako ha concluso la sua intervista sottolineando l’importanza della preghiera come “strumento unificante per i cristiani che cambia i cuori e dà speranza, alla luce delle sfide che minacciano la presenza cristiana nella regione”.
È il grido di allarme del patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, lanciato nel corso di una intervista ad un canale iracheno.
“I cristiani – ha spiegato il cardinale – sono più colpiti dalle crisi, da un lato, a causa della natura della loro educazione pacifica e, dall’altro, a causa dell’assenza di un’autorità statale forte e capace di controllare esercito e milizie garantendo ordine e rispetto dei diritti”.
Mar Sako, inoltre, ha osservato che “le divisioni interne e i conflitti regionali, in particolare la guerra a Gaza e le tensioni tra Stati Uniti e Iran, aumentano le paure dei fedeli cristiani”.
Da qui la richiesta del patriarca caldeo di “sostegno morale e diplomatico da parte del Vaticano e delle Chiese occidentali, sottolineando che i cristiani d’Oriente non sono minoranze ma abitanti originari di queste terre e invocando il passaggio dalla logica delle sette religiose ad uno che garantisca lo stato di cittadinanza. Ha inoltre esortato i cristiani orientali a unirsi rifuggendo dalle divisioni settarie e linguistiche”.
Mar Sako ha concluso la sua intervista sottolineando l’importanza della preghiera come “strumento unificante per i cristiani che cambia i cuori e dà speranza, alla luce delle sfide che minacciano la presenza cristiana nella regione”.