Beatitudine,
questo è un giorno storico per la Chiesa caldea e per la
Chiesa universale; è un giorno storico anche per questa nobile terra dell’Iraq.
Attorno a Lei, in questa solenne intronizzazione quale Patriarca di Baghdad dei
Caldei, sono raccolte alte autorità ecclesiastiche, cattoliche e di altre confessioni,
esponenti di altre religioni, autorità civili e rappresentanti delle istituzioni sociali
e diplomatiche. E questo non soltanto per la solennità dell’atto che stiamo
compiendo, ma per onorare la storia di un popolo e di una Chiesa.
Sono lieto di
essere presente anch’io, a nome del Santo Padre Leone XIV, per esprimerLe il suo
augurio, la sua solidarietà nell’impegno a vivere nella piena comunione e il
sostegno fraterno per il bene di tutti.
La Chiesa caldea ha una storia carica di mistero e per molti aspetti
sorprendente. Chiesa di apostoli e dei primi successori degli apostoli, che attinge
le sue radici direttamente alla terra di Gesù; terra straordinariamente missionaria,
che raggiunse i luoghi estremi del mondo predicando il Vangelo di Cristo alle
popolazioni più diverse e spesso con esito pienamente fecondo: una predicazione
missionaria che non nasce dal potere politico, ma anzi spesso è ammirata dal
potere politico per la sua straordinaria forza di convincimento, per la ricchezza
della dottrina, per la cultura e la limpidezza dei costumi; una Chiesa che riuscì a
collocare, nell’ambito di regni molto spesso non cristiani, i propri figli in posizione
di alti dignitari per la fiducia che incuteva.
E questo ben prima che arrivassero esponenti della Chiesa occidentale,
ad assistere meravigliati alla forza e all’incisività dei vostri figli; sviluppatasi
anche istituzionalmente, essa diede origine a un’elaborazione filosofica e
teologica di altissimo livello nei monasteri e in sedi universitarie famose e
meritatamente stimate, con l’opera di traduttori di antichi scritti della cultura
greca, facendo così da ponte con il mondo europeo, insieme ad altri noti traduttori
arabi, per riversarvi quella illustre cultura che fu per molti aspetti imitata e seguita
anche nel mondo romano e, più avanti, da alcuni dei più illustri teologi della
Chiesa cattolica occidentale; le Chiese dell’India meridionale sono ancora oggi
testimonianza vivente di quanto l’impronta della vostra Chiesa abbia
raggruppato e costituito una delle cristianità più feconde e affascinanti del mondo
intero.
Il martirio, poi, è un altro elemento costitutivo della vostra storia:
testimonianza eroica senza risparmio di vite umane, con coerenza e fedeltà fino a
tempi recenti. Ed ora la vostra presenza sempre più diffusa in varie terre del
mondo a causa dell’instabilità di questo nostro caro e ferito Medio Oriente: una
presenza accolta e stimata, ammirata anche per la sua capacità di adattamento ai
nuovi ambienti e alle nuove situazioni, e contemporaneamente legatissima alle
proprie radici, alla propria storia, alla propria tradizione.
Non può che essere profondamente toccante essere presenti oggi a
questo atto con cui lo Spirito Santo Le affida la sua funzione di Padre e Capo della
Chiesa caldea. Le viene consegnato tutto questo enorme patrimonio, oggi spesso
custodito, come direbbe l’apostolo, in vasi di creta a causa della precarietà della
situazione generale del Paese e soprattutto dell’area in cui esso è collocato.
A Lei
guardano con piena fiducia i suoi vescovi che l’hanno scelta, i sacerdoti, i religiosi
e le religiose insieme a tutto questo meraviglioso popolo di Dio che vede nella
continuità delle funzioni attribuiteLe la permanente mano paterna di Dio che non
abbandona chi gli appartiene.
Le chiediamo fedeltà alle tradizioni di questa sua Chiesa, gioia di
condividerle con le altre Chiese e con tutte le espressioni religiose, per una
testimonianza che renda il mondo più buono, più sereno, più disponibile alla
speranza, più capace di crescita e soprattutto più devotamente proteso verso il
regno dei cieli e il ritorno del nostro Signore Gesù Cristo, quando verrà nella gloria
per raccogliere il rotolo della storia e consegnarlo nelle mani del Padre.
La liturgia,
la catechesi, la testimonianza di carità, la solidarietà partecipe con i poveri, la
formazione culturale e spirituale del clero, la pastoralità di una presenza costante
in mezzo ai suoi fedeli, come padre e fratello davvero affettuoso e sollecito, la
priorità assoluta alla predicazione del Vangelo su altri interessi umani pur
legittimi, ma pericolosi se collocati al primo posto: questa è una sfida spirituale e
ascetica prima ancora che di carattere disciplinare o politico.
Tenga cari questi
suoi fedeli, Beatitudine: essi sono la sua famiglia; li accolga nell’abbraccio
spirituale della sua preghiera quotidiana e nell’assistenza altrettanto quotidiana
della cura e della solidarietà. Essi vogliono un padre, un maestro, ma soprattutto
un esempio di santità. E non soltanto loro, ma in questo momento tutta la Chiesa
guarda a Lei come a una straordinaria opportunità per una nuova primavera, che
conferisca al mondo lo stesso stupore grato che portò tante popolazioni nel
passato ad accogliere la vostra testimonianza, fino alla Cina e all’India, e a farsi
con voi cercatori del volto del Padre di ogni misericordia.
Beatitudine, il suo è un popolo di grande profondità religiosa.
C’è
bisogno, con il calore della sua presenza, di far sbocciare una vita nuova, di dare
conforto ai cuori smarriti, di dare coraggio per intraprendere cammini nuovi,
incarnando la ricchezza della tradizione nelle quotidiane necessità e sfide della
vita moderna. A ciò guardano soprattutto i vostri giovani, con tanta fiducia.
Il Santo Padre Le augura, mentre la attende a Roma per la Celebrazione
pubblica della Comunione Ecclesiastica che già Le ha concesso, di serbare in una
profonda umiltà la pienezza dell’autorità, per dimostrare misericordiosa tenerezza al figlio prodigo, perché abbia il coraggio di rivolgersi al padre e di
tornare dalla sua vita di dissipazione. Noi non vogliamo, non possiamo accettare
che la voce della Chiesa caldea debba affievolirsi a causa delle circostanze storiche
o politiche; noi vogliamo che questa terra sacra possa essere, ancor più che in
passato, il luogo di pellegrinaggio non soltanto verso luoghi di antica fede, ma
verso comunità che danno ispirazione e ammirazione per la loro fedeltà a Cristo.
Queste non sono parole di circostanza, ma nascono dalla certezza che tutto ciò è
possibile perché è già custodito nel cuore dei fedeli di questa Chiesa e nel
ministero dei suoi predecessori.
Il servizio del clero, dei religiosi e delle religiose
sia il compito del giardiniere che si prende cura del suo giardino senza calcoli,
senza ambizioni, senza falsità, ma con piena trasparenza di costumi e di mezzi,
anche economici.
E su di Lei, Beatitudine, noi invochiamo la costante benedizione di Dio,
il soffiare dello Spirito Santo, di cui i vostri antichi padri furono cantori insuperati,
e soprattutto la quotidiana presenza del Cristo crocifisso e risorto, unico Signore
della storia e della vita, giudice del mondo e fratello nell’umanità.
La Santa Sede rimane al suo fianco, a sua disposizione, pronta a
collaborare per tutto quanto possa essere utile a rinforzare ciò che aiuti questa
Chiesa a compiere ancora una volta la sua missione, che non è riservata a un
territorio ristretto ma che, anche a causa della presente diaspora, continua a
diffondersi e ad essere il nucleo di ispirazione per tanti popoli e per tanti
individui. Perché questo accada noi preghiamo ardentemente Dio, affinché
custodisca le sue intenzioni e il suo spirito di servizio, nella fedeltà al Successore
di Pietro, nella piena collegialità di un’esperienza sinodale, così ricca nelle Chiese
d’Oriente, nella collaborazione paterna e amorosa soprattutto dei vescovi che si
sentono responsabili non della piccola o grande porzione loro affidata, ma della
Chiesa intera come successori degli apostoli.
Ci auguriamo che possiate vivere
con tanta fraternità, con tanta disponibilità, con tanta ammirazione reciproca,
allontanando piccole o grandi cause di opposizione e di polemica, e vivendo
invece la pacificazione che nasce proprio da quella Eucaristia, che rimane la fonte di ogni buona azione e di ogni autentica speranza. Amen.