"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

14 febbraio 2017

Manifestazione dei profughi cristiani iracheni: non vogliamo tornare nel nostro Paese

By Fides

Un piccolo corteo di circa duecento profughi cristiani iracheni ha inscenato nella giornata di lunedì 13 febbraio una manifestazione simbolica davanti alla sede locale dell'Onu, al centro di Beirut, per chiedere che siano vagliate e accolte in tempi brevi le loro richieste di espatrio verso altri Paesi, depositate da tempo negli uffici competenti di diverse rappresentanze diplomatiche straniere operanti nella capitale libanese. I manifesti esposti dai manifestanti, e le dichiarazioni rilasciate da alcuni di loro alla stampa locale, confermano l'impressione che la gran parte dei profughi cristiani fuoriusciti dall'Iraq non hanno nessuna intenzione di ritornare nel propri Paese, e non intendono nemmeno radicarsi in Libano, ma sperano di emigrare in breve tempo verso qualche nazione occidentale.
Secondo dati forniti dalla locale comunità caldea, di difficile verifica, i cristiani iracheni emigrati in Libano, soprattutto dopo la conquista di Mosul e della Piana di Ninive da parte dei jihadisti dell'autoprclamato Stato Islamico (Daesh), sarebbero circa 8mila.
Il Presidente USA Donald Trump, che ha iniziato un braccio di ferro con alcuni giudici statunitensi per imporre disposizioni miranti a limitare o sospendere l'immigrazione da alcuni Paesi a maggioranza musulmana, ha invce riconosciuto come una “priorità” la concessione dello status legale di rifugiato alla categoria dei “cristiani perseguitati”. L'ipotesi di predisporre una “corsia preferenziale” aperta per l'ingresso di profughi cristiani negli Stati Uniti, mentre si chiudono le porte ai cittadini non cristiani provenienti da Paesi a maggioranza islamica, “è stata definita dal Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako come una “Trappola” per i cristiani del Medio Oriente (vedi Fides 30/1/2017). “Ogni politica d'accoglienza che discrimina i perseguitati e i sofferenti su base religiosa” ha spiega il Patriarca Louis Raphael, Primate della Chiesa cattolica orientale a cui appartiene la stragrande maggioranza dei cristiani iracheni “finisce per nuocere ai cristiani d'Oriente, perchè tra le altre cose fornisce argomenti a tutte le propagande e ai pregiudizi che attaccano le comuità autoctone del Medio Oriente come come 'corpi estranei', gruppi sostenuti e difesi dalle potenze occidentali”.


Iraqi Assyrians Protest in Beirut, Demanding Resettlement