lunedì, novembre 07, 2016

 

Don Karam Shamsha. La situazione dei cristiani in Iraq, una testimonianza che ha ”toccato” il cuore

By Patti 24
Nicola Arrigo

"In Occidente avete più sfide del pensiero e della mente; in Medio Oriente la sfida è la scelta tra la vita e Gesù, cioè la vita senza Gesù o la vita con Gesù e senza altro”. 
 Don Karam Shamsha, sacerdote iracheno della fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, ha “toccato” il cuore di quanti hanno avuto modo di ascoltare la sua testimonianza – che è poi quella del suo popolo – nei due giorni di permanenza nelle parrocchie “Sacro Cuore di Gesù” e “San Michele Arcangelo”, (Patti -ME) guidate da don Giuseppe Di Martino. Una fede “saggiata” dalla persecuzione, una fede messa costantemente a dura prova “e mantenuta – ha sottolineato don Karam – dalla grazia di Dio che ci ha dato la forza di scegliere”.
"Nell’agosto 2014 – ha raccontato, con l’ausilio di immagini, – siamo stati cacciati dalla nostra terra, nella piana di Nineveh, dall’Isis: case bruciate, chiese distrutte, 5000 famiglie costrette ad andare via, bambini senza scuole, il governo che non ha dato e non dà niente. Scappando, la gente ha portato via prima di tutto un crocifisso o una statuetta della Madonna, a cui ci siamo affidati. La preghiera ci ha dato il coraggio di affrontare la nuova situazione e fatto capire che non siamo soli. Purtroppo, ci sono interessi nel mondo che vogliono cancellare la presenza dei cristiani in quella terra”.
“L’Isis – ha rimarcato il sacerdote iracheno, che da due anni studia, a Roma, Teologia Morale – è, purtroppo, una mentalità. L’altro non esiste, se non si converte non deve vivere”. Poi, una constatazione che suona “molto dura” per l’Occidente, in primis l’Italia: “In Iraq, i ragazzi non sono liberi ma vanno verso la Chiesa; qui in Europa sono liberi ma non vanno verso la Chiesa”.
In uno scenario di morte, di distruzione, privo di certezze, “sono state – ha concluso don Karam – tre le fondamenta per continuare e non arrendersi: la fede, l’unità della famiglia e l’unità con la Chiesa”.
Davvero una testimonianza forte, toccante, di una fede genuina e “vera”, così come quella della piccola Maryam, che, come tutti, ha dovuto lasciare il proprio paese, proposta da don Karam attraverso un video. Un “trattato” spicciolo e semplice di vangelo vissuto, che la porta a dire:  “Io non odio quelli dell’Isis; prego per loro perché si convertano”. “Devo ringraziare le mie due parrocchie – evidenzia il parroco don Giuseppe Di Martinoper la loro generosità a sostegno della Chiesa che soffre. Padre Karam ci ha fatto sperimentare fattivamente cosa significhi una fede vissuta, più forte di tutto. Una fede che dovrebbe rimotivare la nostra, spesso languida e poco convinta”.

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