lunedì, novembre 07, 2016

 

“Damasco, prisma di speranze”. Al Pontificio Istituto Orientale una tre giorni sul futuro del Levante

By Zenit

L’instabilità cronica che sta drammaticamente caratterizzando intere aree del Vicino Oriente ha progressivamente catalizzato l’attenzione occidentale sui tragici avvenimenti che quotidianamente si verificano nel Levante.
Il quadro è difficile da decifrare, anche a causa dei molteplici interessi geopolitici ed economici in campo, i momenti di dialogo ed approfondimento diventano necessari per delineare strategie di pacificazione, contribuendo in tal modo alla ricostruzione dei tessuti comunitari martoriati dal conflitto.
E’ con questo obiettivo che il Pontificio Istituto Orientale ha organizzato dall’11 al 13 novembre un congresso internazionale dedicato specificatamente al Medio Oriente ed alle sue prospettive future, con un occhio di riguardo per il ruolo imprescindibile che le Chiese orientali rivestono nel contrasto agli odi settari, troppo spesso utilizzati da attori esterni per perseguire i propri interessi nella regione.
Non è un caso che tale iniziativa veda la luce proprio in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’Istituto, fondato nel 1917 da Benedetto XV ed affidato da Pio XI alla Compagnia di Gesù nel 1922, il cui scopo è promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e spirituale del cristianesimo orientale. L’Istituto recepisce le parole di Giovanni Paolo II nell’Orientale Lumen, dove viene sottolineata la necessità di far conoscere alle Chiese orientali “le immense ricchezze che […] sono conservate nei forzieri delle loro tradizioni”.
E’ in questo solco che si colloca la prossima tre giorni di novembre su Siria e Levante. Il programma dell’evento è suddiviso in differenti (ma complementari) aree tematiche, una per ogni giornata e vedrà la partecipazione di molti ospiti illustri.
Il congresso si aprirà venerdì 11 novembre, offrendo un’analisi geopolitica dei conflitti in corso. Dopo una prolusione di apertura del Rettore David E. Nazar, la sessione mattutina (dal titolo “I confini della convivenza e la convivenza dei confini”) verrà tenuta da Joseph Maïla, Professore di Relazioni Internazionali alla ESSEC (École Supérieure des Sciences Economiques et Commerciale) nonché ex Rettore dell’Istituto Cattolico di Parigi, dall’Ambasciatore della Repubblica Armena presso la Santa Sede ed il Sovrano Militare Ordine di Malta Mikayel Minasyan e dal Segretario del Middle East Council of Churches Michel Jalakh. Il tutto vedrà come moderatore padre Gianpaolo Salvini. Inoltre sono stati invitati all’evento l’Inviato speciale Onu per la Siria Staffan De Mistura, l’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dell’Ue Federica Mogherini ed il sindaco di Lampedusa e Linosa Giuseppina Nicolini.
La sessione pomeridiana della prima giornata, avente come tema “I cristiani nella regione siro-mesopotamica oggi: epilogo o nuove prospettive?”, vedrà la partecipazione del Presidente del comitato per la Lingua Siriaca dell’Accademia delle Scienze in Iraq in Baghdad il Prof. Youssef Qozi, del Professore Emerito dell’Università Cattolica di Lione Joseph Yacoub e del Direttore dell’Istituto di Studi Orientali Cristiani all’Università di Radboud Nijmegen il Prof. Herman Teule. A moderare la sessione sarà Padre Ken Gavin. Successivamente si svolgerà una tavola rotonda a cui parteciperanno il Vicario Apostolico di Anatolia Mons. Paolo Bizzetti, il Vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo ed il Direttore Internazionale del Jesuit Refugee Service Tom Smolich. In serata verrà presentato il libro di Vincenzo Ruggeri e Alexander Zäh “Visiting the Byzantine wall paintings in Turkey” (Coedizione Orientalia Christiana & Valore Italiano).
La seconda giornata, dedicata all’ambito religioso-educativo, vedrà durante la sessione mattutina, moderata da Padre Giacomo Costa ed avente come traccia “Le risorse dell’educazione e della cultura: quale la via del rinnovamento?”, gli interventi del Rettore dell’Università Sant-Joseph di Beirut Salim Dacchace, dell’Arcivescovo di Istanbul degli Armeni Mons. Levon Boghos Zekiyan, del Responsabile delle catechesi e dei centri educativi delle Chiese cattoliche di Damasco e provincia Rami Elias. Insieme a loro ci saranno l’Esperto per il dialogo tra la Chiesa Cattolica e Ortodossa Frans Bouwen, il Rettore del monastero di Mar Elian Jacques Mourad ed il vescovo di Aleppo per i Caldei Mons. Antoine Audo.
La sessione pomeridiana avrà per oggetto “Educazione e servizio: testimonianze e comunicazioni”, moderata da Padre Michael Czerny ed aperta dal Decano della Facoltà di Diritto Canonico Orientale del PIO Georges-H. Russeyn. Dopo un intermezzo musicale del Maestro armeno Aram Ipekdjian, vi saranno gli interventi dell’Amministratore Apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini Mons. Pierbattista Pizzaballa, del professore Amal Hazzen della Pontificia Università Urbaniana, del Presbitero della Chiesa Melkita in Egitto Mario Hanna Georges e del Presidente dell’Organizzazione delle scuole cristiane in Egitto Antonios Ghattas. Al termine verrà inoltre proiettato un video del Jesuit Refugee Service del Libano.
La giornata di chiusura del convegno, il 13 novembre, sarà invece incentrata sulle prospettive future dell’area. Dopo la prolusione iniziale del Prefetto per la Congregazione per le Chiese Orientali il Cardinale Leonardo Sandri, interverranno il Catholicos della Grande Casa di Cilicia Aram I, il Patriarca greco-melkita Gregorios III Laham, il Patriarca della Chiesa cattolica caldea Louis Raphaël I Sako, l’Amministratore Apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini Mons. Pierbattista Pizzaballa, il Patriarca Vicario in Zalheh e Beqqa della Chiesa Siro Ortodossa di Antiochia Justinus Boulos Safar, il Metropolita di Francia della Chiesa Greco Ortodossa di Antiochia ed il Presidente copto dell’Organizzazione delle scuole cristiane in Egitto Antonios Ghattas. A moderare sarà Vincenzo Ruggeri e verranno invitati il Segretario di Stato Vaticano il Cardinale Pietro Parolin ed il Gran Muftì della Repubblica Araba Siriana Ahmad Badreddin Hassoun.
“Damasco, prisma di speranze” rappresenta dunque un momento prezioso di incontro ed elaborazione, immaginato affinché ognuna delle diverse sensibilità presenti possa fornire il proprio contributo alla neutralizzazione dei settarismi della regione e degli odi confessionali. La speranza è che questa iniziativa possa diventare una pietra miliare nell’accidentato percorso che porta alla pace del Vicino Oriente.

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