mercoledì, settembre 14, 2016

 

Aiuto alla Chiesa che Soffre - Italia torna nel Kurdistan iracheno per essere accanto ai rifugiati cristiani


Dal 20 al 23 settembre prossimi Aiuto alla Chiesa che Soffre-Italia torna nel Kurdistan iracheno, e precisamente ad Erbil e Duhok. Il direttore della Fondazione pontificia, Alessandro Monteduro, farà parte, assieme a monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, di una delegazione internazionale che incontrerà autorità civili ed ecclesiastiche, in particolare l’arcivescovo caldeo di Erbil monsignor Bashar Matti Warda, ma soprattutto visiterà i diversi campi profughi che ancora oggi ospitano decine di migliaia di cristiani costretti alla fuga dal nord dell’Iraq dalla violenza di Isis. La missione ha come obiettivo primario la distribuzione di ingenti quantitativi di beni di prima necessità.
ACS-Italia ha visitato i campi profughi della città Erbil nell’aprile scorso, con lo stesso monsignor Cavina e con il vescovo di Ventimiglia-San Remo, monsignor Antonio Suetta.
«Ritorniamo nella regione in una fase particolarmente delicata», afferma Alessandro Monteduro. «La sottrazione allo Stato islamico di una importante area da parte delle forze militari governative, la tanto attesa azione di liberazione della città di Mosul, hanno infatti concretamente alimentato la speranza di chi nel 2014 fu costretto a lasciare tutto per non rinnegare la fede e salvare la propria vita e quella dei propri familiari. Andiamo in Kurdistan tuttavia sapendo che qualunque cosa accadrà sul piano militare, ancora per lungo tempo i cristiani di Erbil e Duhok saranno costretti a vivere in condizioni fortemente disagiate senza alcuna autonoma forma di sostentamento. ACS dedicherà dunque il Natale, ancora una volta, a loro. Intendiamo valutare personalmente su quali azioni di sostegno sia più appropriato richiedere l’aiuto dei nostri benefattori», afferma sempre Monteduro, «nella consapevolezza che Aiuto alla Chiesa che Soffre dall’inizio del 2014 a fine giugno 2016 ha curato in Iraq progetti per un totale di 19.300.509 euro».
Un ulteriore motivo della visita è descritto dallo stesso monsignor Cavina nel suo Diario “di viaggio”,redatto dopo il primo incontro di aprile: «Abbiamo trovato un gruppo di donne di Mosul in un container che si sono unite e hanno iniziato una attività lavorativa. Sono giunte a realizzare opere in mosaico. Hanno voluto precisare, il loro non è un laboratorio, ma un centro per aiutare la donna a vivere con dignità la propria condizione di profuga. Come segno della nostra vicinanza abbiamo promesso di inviare una macchina per tagliare in cubetti le steli di marmo».
Ed è anche con questo macchinario per tagliare pietre e marmo, dono della Diocesi di Carpi e dal peso di circa 4 quintali che, afferma il direttore Monteduro, «torneremo fra i cristiani presenti ad Erbil».

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