venerdì, luglio 22, 2016

 

Appello del vescovo di Aleppo: basta con il traffico di armi

 
“Basta politica di interessi economici e strategici che incentivano il traffico di armi”.
Così il vescovo di Aleppo, mons. Antoine Audo, lancia un appello alla comunità internazionale sulla crisi umanitaria in Siria. Solo negli ultimi tre mesi, più di 900 i civili uccisi, dei quali 200 bambini. Centrale, per il vescovo, trovare soluzioni politiche per sedare l’annoso conflitto tra le forze del regime governativo e i ribelli attraverso il dialogo, il rispetto dell’uomo e della fede. Gioia Tagliente lo ha intervistato:


Questi bombardamenti attorno a quella che viene chiamata “la strada di castello”, nel nord di Aleppo, avvengono perché il governo cerca di bloccare la strada che porta in Turchia. Ci sono bambini uccisi. D’altra parte, però, non si deve parlare solo di questi bombardamenti, perché ce ne sono altri ad opera di gruppi armati sulla città, in centro. Ma i media non ne parlano e parlano soltanto di bambini uccisi dai bombardamenti del governo. Non parlano dell’altra realtà in cui ci sono case distrutte, non solo nei quartieri cristiani ma dappertutto. Noi, come Caritas, siamo sempre presenti per aiutare la gente, le persone ferite, con il programma medico e per ricostruire le case. I programmi continuano. Questa è la nostra situazione drammatica, di pericolo, sui due fronti.
I bambini sono forse le principali vittime di questo conflitto. Come lei sa, è recente il video di un bambino decapitato dai cosiddetti ribelli moderati. Dove stiamo andando?
E’ una cosa terribile. Come si può immaginare di uccidere un bambino di 13 anni... Questa è una lotta tra differenti gruppi sul terreno. Come ha detto anche il Santo Padre, con questa campagna della Caritas per la pace, non c’è una soluzione militare: la soluzione è politica, a livello internazionale. Le Nazioni Unite devono aiutare la Siria, facendo sedere tutti i gruppi attorno ad un tavolo per discutere ad una soluzione politica.
Quanto è importante l’aiuto della Chiesa per il popolo siriano?
E’ molto importante. E’ una questione di solidarietà, di compassione. Senza tutti questi aiuti delle organizzazioni cristiane e, in maniera particolare, della Chiesa cattolica – dei tanti gruppi, tra cui sicuramente la Caritas, come organismo nazionale che applica diversi programmi in Siria – senza questi aiuti sarebbero veramente tutti malati, morti ed emigrati. Questo è il nostro dramma. Sì, la guerra continua ed è una emorragia per tutti i siriani, ma in maniera particolare per i cristiani che partono in migliaia, non potendo più sopportare questa situazione di violenza, di povertà e di assenza di futuro. E’ una cosa terribile.
Vuole fare un appello alla comunità internazionale?
Non devono continuare a vendere armi, non devono continuare a dire di voler sostenere una opposizione moderata: non sono cose vere. Non devono sostenere questi gruppi armati estremisti, dando loro legittimità. C’è un governo, c’è un’autorità, c’è la Siria, c’è una storia, c’è una geografia. Non devono usare tutti questi gruppi per distruggere la Siria e fare una politica di interessi economici e strategici a livello internazionale. Si deve imparare la lezione da quello che è accaduto in Turchia: è lo stesso caso. Hanno presentato la Turchia come un modello di democrazia, di libertà e si vede oggi qual è il risultato. Si deve prendere tutto il mondo arabo e musulmano e cercare una soluzione attraverso il dialogo, il rispetto dell’uomo e della fede.

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