lunedì, maggio 23, 2016

 

Iraq, dove i cristiani non rinnegano la fede “neanche per finta”

Marinella Bandini
 
In Iraq “non abbiamo notizia di nessun cristiano che si sia convertito all’Islam, anche per finta, magari per mantenere la casa o il lavoro”.
A raccontarlo è il nunzio apostolico, monsignor Alberto Ortega. L’arcivescovo, di passaggio a Roma, ha celebrato una Messa nella Basilica dei Santi Apostoli. Il Vangelo del giorno riportava le dure parole di Gesù: “Se la tua mano ti è motivo di scandalo tagliala, è meglio per te entrare nella vita con una mano sola anziché con le due mani essere gettato nella Geènna…”.
L’arcivescovo ha commentato: “Qual è il contenuto di questa vita? In cosa consiste entrare nel Regno di Dio? ‘Siete di Cristo’. Questo è il contenuto della vita, la consistenza della nostra vita: essere di Cristo, appartenere a Lui. Lo hanno capito benissimo i cristiani in Iraq, che ho avuto la grazia di conoscere e visitare spesso, soprattutto quelli che sono stati perseguitati e hanno perso tutto per mantenere questa amicizia con il Signore, per mantenere la fede”.
Quando i miliziani dell’Isis arrivano sono tre le possibilità che si aprono per chi non è musulmano: la conversione, il pagamento di una tassa, oppure andarsene abbandonando tutto. “E tutti, tutti se ne sono andati – ha sottolineato monsignor Ortega – , non abbiamo notizia di nessuno che si sia convertito all’Islam, anche per finta, magari per mantenere la casa o il lavoro. Tutti hanno abbandonato tutto quanto e hanno perso tutto per affermare la fede, per testimoniare l’amicizia con il Signore. Li ho ringraziati per questa testimonianza”.
Monsignor Ortega ha visitato i campi degli sfollati nel Kurdistan, dove le condizioni di vita, dopo due anni, sono ancora molto precarie. “Una intera famiglia vive in una sola stanza, con i materassi da una parte, e la sera li stendono per terra per dormire, e le pareti piene di immagini di Gesù, della Madonna dei Santi”.
Qui monsignor Ortega ha potuto toccare con mano anche la carità della Chiesa universale verso i propri figli chiamati a vivere questa persecuzione. "Tutto ciò che queste persone hanno per mantenersi viene dalla Chiesa”.
In Iraq, il nunzio ha celebrato il Natale e la Pasqua, e ha aperto una porta santa della Misericordia. “Di fronte a una tragedia così solo la Misericordia può dare risposta – ha detto - un amore più grande che ha vinto il male, che è più forte del male. Soltanto la misericordia è l’unica vera risposta alla situazione dell’uomo, alle violenze, alle fatiche, alle contraddizioni. A loro dico sempre: il Signore, per cui avete perso tutto, è Colui che vi può dare la forza anche oggi, Colui che vi sostiene e può portare a compimento la vostra vita, e li invito a essere sempre più attaccati al Signore e a sostenersi in questo gli uni con gli altri”.
Ecco “il segreto della vita”, in Iraq come in Italia: “L’amicizia con il Signore, essere attaccati a Lui, ‘cercarlo giorno e notte’”. Dai cristiani iracheni “impariamo il valore della testimonianza: il nostro contributo al mondo non consiste nel fare qualcosa ma perché ‘siamo di Cristo’”. E ha concluso con un augurio, sempre con le parole del Vangelo: “Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri”.

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